Su ballu tundu, grazie anche ai gruppi folk, oggi è conosciuto pressochè in tutto il mondo.
Molto apprezzato, ammirato, amato e ballato da una moltitudine di sardi e appassionati di danze popolari, questa tradizione è arrivata fino ai nostri giorni quasi intatta.
In origine infatti questa danza , era ballata in cerchio, con i ballerini rivolti verso l’interno. Non si ballava per intrattenere un pubblico, e finchè non c’è stata questa “esigenza” la danza si svolgeva dall’inizio alla fine in forma circolare.
E’ risaputo che su ballu tundu, detto anche ballo sardo, ha origini molto più antiche di quanto non ricordino i nostri i quasi centenari sardi che raccontano de “su ballu in pratza e chresia” , il ballo nella piazza della chiesa alla fine della messa.
Eh si! Questa usanza de su ballu tundu ha resistito perfino al divieto del Sinodo di Torres (1552) che ha tentato di vietare le danze popolari considerandole attività “disoneste”.
Il Sinodo di Cagliari ( 1778) le considerava addirittura un pretesto che poteva condurre al peccato! A pagina 186 del Sinodus Diocesana Ampuriensis , Cagliari 1778, si legge:
“Si ordina sopratutto in occasione delle feste celebrate principalmente in piccoli santuari campestri, di non far giochi, di non condurre danze e altre cose di altro genere dalle quali sogliono derivare occasioni di scandali; si allontani ogni pretesto che possa condurre al peccato”.
Confesso che leggere questo ha suscitato in me un sentimento di indignazione!
Che regola aberrante!
Fortunatamente questi divieti devono avere avuto poca influenza a quei tempi sul popolo dal momento che dopo poco più di un secolo il Sinodo di Cagliari 1886 ancora ordinava:
… sopratutto durante i giorni di festa di astenersi dalle rappresentazioni teatrali e dalle danze
(Acta Concilii Provincialis Calaritani, Cagliari, 1886 – pag 27)
Perchè la chiesa detestava tanto le danze popolari?
La danza era lo strumento con cui l’uomo dava vita ai simboli che rappresentavano le divinità.
Il cerchio per esempio è il simbolo del Principio Creatore, quello che nella mitologia è il Grande Essere dell’Inizio.
Il cerchio è anche considerato il luogo sacro dove si concentrano tutte le energie materiali e spirituali.
Il corpo umano è considerato il tempio dell’anima. Quando i danzatori formano un cerchio tenendosi per mano, danzando creano un tempio in movimento, un vero e proprio tempio vivente che dà vita agli antichi simboli e che si dissolve alla fine della danza. (fonte)
Probabilmente la Chiesa vedeva in questo strumento di espressione popolare un ostacolo all’asservimento del popolo al cristianesimo.
Il segreto nascosto delle danze popolari
Visto il fallimento del divieto ecclesiastico alle danze, è chiaro che il legame dell’uomo con le divinità della creazione è nettamente più forte.
Le danze erano collegate con i cicli della natura e celebravano il cambio delle stagioni.
Con le danze si propiziavano le attività della comunità come la semina, il raccolto, la vendemmia, le nozze e la venuta al mondo di una nuova vita.
Sebbene la maggior parte delle persone non ne sia consapevole, la danza conserva comunque ancora oggi il suo potere propiziatorio e di connessione col nostro divino e con le divinità della natura.
La danza, sopratutto quella in cerchio è anche simbolo di comunione tra individui, è un attività necessaria alla salute sociale in quanto promuove buoni rapporti tra i membri della comunità.
Dove si sta insieme in connessione e armonia si consolidano nuove amicizie, nascono nuove unioni, si creano opportunità di collaborazione anche in ambito lavorativo.
Forse per questo il popolo sardo, che ha conservato viva più che mai la tradizione de su ballu tundu, probabilmente protetto dalla situazione geografica, è famoso per essere generoso e ospitale. E’ potuto rimanere in contatto con la propria terra indisturbato nelle sue tradizioni isolane.
L’importanza di perpetuare le tradizioni
Le tradizioni sono l’ingrediente fondamentale che definisce l’identità di un popolo.
Purtroppo il modernismo ha fatto si che la conoscenza sulle origini di usi e costumi che oggi sono proposti come semplice folklore, sia venuta meno e si danza per fugace divertimento.
Sta a chi insegna portare a conoscenza dei propri discènti il valore e il potere di una tradizione, sopratutto per quanto riguarda la danza. Probabilmente nella maggior parte dei casi ci si andrà a scontrare contro la noncuranza di individui disinteressati a questi aspetti.
In questo caso dovremmo ricordare che “non si fa di tutta l’erba un fascio”:
Un buon insegnamento completo di teoria, pratica e storia, può dividere il grano dalla pula.
Ora, viste le origini di questa danza, su ballu tundu va ballato con la consapevolezza del potere che racchiude. Ricordalo se ti capiterà la fortunata occasione di ballarlo!
Ti auguro buona vita e ti dò appuntamento al prossimo articolo.





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