Il ballo sardo, da ” su ballu tundu, a su passu e trese, ai balli campidanesi”, e a tutti i balli tipici di ogni paese dell’Isola, non è mai stato pensato per essere guardato da fuori. È una pratica collettiva, nata nelle piazze delle chiese, nelle feste patronali, nei momenti in cui una comunità si incontrava anche solo per condividere la quotidianità.
Impararlo oggi significa vivere la tradizione: adottare un sistema di gesti, ritmi e relazioni che ha attraversato generazioni e che porta ancora con sé tutta quella forza.
Le tradizioni sono il mezzo con cui un popolo conserva la sua identità, quel valore che ci fa sentire orgogliosi del luogo in cui siamo nati. Quel sentimento di appartenenza che da un senso alla nostra vita. Quello che chiamiamo “Sardità”. I balli sardi fanno parte di queste tradizioni.
Ma se non sai ballare o vivi fuori dall’Isola, cosa puoi fare per riconnetterti alle tue radici ed essere anche tu uno strumento per mantenere viva questa particolare tradizione e trasmetterla alle nuove generazioni?
Per esempio puoi partecipare ai corsi trimestrali, annuali o stage dedicati alle danze sarde.
Quelle che seguono sono le mie proposte. Sono il modo in cui contribuisco personalmente e professionalmente a mantenere viva la mia (e tua) sardità
Corsi e Stage
I corsi trimestrali sono il punto di partenza ideale: un tempo sufficiente per imparare i passi fondamentali, sciogliersi, e capire cosa significhi davvero ballare insieme. Tre mesi in cui capisci quanto la tradizione possa diventare qualcosa di reale, di fisico, di vivo.
I corsi annuali sono per chi vuole andare più in profondità. Nel corso dell’anno si esplorano balli di diverse aree geografiche dell’isola, si affina la tecnica, si entra a far parte di un gruppo che cresce e che condivide molto più di una lezione settimanale.
Gli stage sono pensati per occasioni speciali: un evento del tuo circolo sardo, una festa comunitaria, un team building aziendale fuori dall’ordinario, una serata culturale. Prepariamo insieme un programma per adattarlo a chi partecipa e a cosa vuoi offrire.
Cosa succede in sala
Le lezioni partono sempre dal ritmo perché il corpo impara meglio quando capisce cosa sta ascoltando. Da lì partono le basi, le nozioni fondamentali che formeranno ” su balladore sardu”.
Non si richiede coordinazione innata. Si richiede attenzione, frequenza regolare alle lezioni, disponibilità a provare con l’intento di riuscire. L’atmosfera è quella giusta: nessuna gara, nessuna pressione. Solo il piacere di imparare tra persone che condividono lo stesso obiettivo.
Per circoli, eventi e aziende
Se gestisci un circolo culturale sardo, organizzi eventi identitari o stai cercando un’attività di gruppo originale per la tua azienda, uno stage di balli sardi sarà una proposta molto apprezzata, un dono pensato e autentico.
Non occorre esperienza nei partecipanti, né uno spazio perticolarmente attrezzato. Occorre solo un gruppo di persone pronte a mettersi in gioco. Il resto lo costruiamo insieme.
Rispondi al richiamo al richiamo della nostra antica terra sarda, torramus tottus a ballare su ballu tundu.
Ti sarà sicuramente capitato di assistere ad un’esibizione o spettacolo di danza. Di solito quando un ballerino arriva ad esibirsi in pubblico, ha raggiunto una certa perfezione e disinvoltura personale. Se è davvero bravo, c’è un momento preciso in cui smetti di guardare la coreografia e inizi a guardare il ballerino. Non i piedi o le braccia: ma lui, il modo in cui indossa la musica, come se fosse in connessione col brano che sta danzando, tanto che dentro di te dici: “ecco, questo è diverso.”
Ma cosa distingue davvero un danzatore che padroneggia il proprio corpo da uno che sta ancora lottando con esso? Non è necessariamente la difficoltà dei movimenti, né la velocità, né gli anni di studio alle spalle. È qualcosa di più sottile, e una volta che impari a riconoscerlo, non potrai fare a meno ogni volta di notarlo.
Che tu abbia trascorso anni in sala prove o non abbia mai messo piede su una pista da ballo, esistono dei segnali chiari, quasi universali, che rivelano il livello tecnico di un danzatore. Dal modo in cui tiene la schiena a come i suoi occhi si muovono durante una sequenza, il corpo racconta una storia precisa, che a un occhio attento si rivela immancabilmente.
Fortunatamente capire la danza non è appannaggio riservato agli addetti ai lavori. E’ piuttosto una porta aperta a chiunque voglia guardare con occhi più consapevoli. Allora vediamo come riconoscere questi segnali.
In cosa consiste la padronanza tecnica nel ballo?
La padronanza tecnica nel ballo è il controllo completo e consapevole del proprio corpo come strumento espressivo. Si articola in diversi aspetti:
Postura e allineamento, ossia la capacità di mantenere il corpo in equilibrio strutturale corretto, che varia per stile (per esempio, il portamento nel balletto classico è diverso da quello nel flamenco o nell’hip-hop.
Controllo muscolare, ossia saper isolare, contrarre e rilasciare gruppi muscolari specifici con precisione. Nell’hip-hop, ad esempio, l’isolamento di spalle e anche, è fondamentale.
Equilibrio e coordinazione, che consiste nella gestione del centro di gravità in movimento, specialmente in piroette, salti o figure di coppia.
Dimensione ritmica e musicale
La padronanza tecnica include anche la capacità di abitare il tempo musicale, non solo seguire il ritmo, ma interpretare accenti, pause, sincopi e fraseggi. Un ballerino tecnicamente completo sa dove stare nel beat, non solo quando arrivarci.
Qualità del movimento. Non basta eseguire un passo: è importante anche e soprattutto come viene eseguito. Questo include il flow (fluidità o frammentazione intenzionale), la dinamica (variazioni di velocità, peso, tensione) e la qualità del tono muscolare.
Memoria corporea e automatizzazione
La vera padronanza si raggiunge quando le sequenze tecniche diventano automatiche, liberando l’attenzione del ballerino per l’espressione artistica. È il passaggio dal “pensare il passo” al “vivere il passo”.
Il paradosso della tecnica
Un aspetto interessante è che la padronanza tecnica, alla fine, deve diventare invisibile: il pubblico non dovrebbe vedere lo sforzo, ma l’intenzione e l’emozione, la leggerezza, la disinvoltura. La tecnica è il mezzo per arrivare a un tale risultato, non il fine; è ciò che permette all’artista di dire qualcosa attraverso il corpo senza che i limiti fisici e mentali lo ostacolino.
I segnali della mancanza di tecnica nel ballo
La mancanza di padronanza tecnica in un ballerino si rivela attraverso diversi segnali, sia visivi che cinestesici:
Corpo e postura
Allineamento scorretto: schiena curva, spalle tese, testa in avanti o collo rigido indicano che il danzatore non ha ancora interiorizzato la postura di base del proprio stile.
Centro di gravità instabile: la difficoltà a mantenere l’equilibrio in posizioni statiche o durante le piroette, tradisce una scarsa connessione con il core (muscoli profondi dell’addome e del pavimento pelvico).
Tensione muscolare eccessiva: braccia rigide, mascella serrata, mani contratte sono segnali che il corpo “lsi sforza di lavorare” per compensare la mancanza di controllo
Movimento e coordinazione
Mancanza di isolamento: è l’incapacità di muovere singole parti del corpo in modo indipendente (es. fianchi mantenendo immobili le spalle), fondamentale in stili come jazz, hip-hop o danze caraibiche.
Ritmo impreciso: è quando il ballerino arriva in ritardo sui tempi forti, anticipa i cambi o perde il filo della musica durante le sequenze complesse.
Transizioni brusche: sono evidenti quando i passaggi tra un movimento e l’altro risultano spezzati, privi di quel legato (continuità fluida, scorrevole) che distingue un danzatore formato.
Spazio e dinamica
Uso dello spazio limitato o caotico: si nota quando il ballerino non è in grado di posizionarsi in modo corretto e tende a “rimpicciolirsi” oppure occupa lo spazio in modo casuale, senza intenzione coreografica.
Dinamica piatta: risalta quando tutti i movimenti hanno la stessa intensità e velocità; mancano i contrasti tra forte/piano, veloce/lento, pesante/leggero, tutti aspetti che danno vita alla danza.
Il segnale più importante
Paradossalmente, il segnale più eloquente è spesso lo sguardo: un ballerino tecnicamente insicuro tende a guardare i propri piedi, a perdere l’espressione del viso, e sembra mentalmente impegnato a ricordare invece che a danzare. La tecnica vera è quella che scompare nel corpo, che dà leggerezza, liberando la mente per l’espressione artistica.
Riconoscere i segnali di una tecnica ancora in costruzione non serve a giudicare, ma a crescere.
Che tu sia un appassionato che guarda uno spettacolo con occhi nuovi o un aspirante ballerino alle prime armi che si sta scoprendo davanti allo specchio, sapere cosa osservare è già il primo passo verso una comprensione più profonda della danza. La tecnica non è un traguardo riservato ai professionisti: è un viaggio continuo, fatto di consapevolezza, ascolto del proprio corpo e pazienza. Il vero obiettivo, per chiunque danzi, è arrivare a quel momento magico in cui i passi smettono di essere un esercizio mentale e diventano semplicemente movimento. Quando la tecnica “scompare nel corpo” , è da quel momento in poi che inizia la vera danza.
Ma una cosa è sapere “cosa” fare, un’altra è imparare “come” farlo!
Per questo esistono le scuole di ballo con corsi dedicati a discipline specifiche. Partecipa a un corso dedicato; trova il tuo team e trasforma l’esercizio in pura espressione, perché la vera danza inizia quando la tecnica scompare nella naturalezza di gesti e movimenti.
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L’affermazione che la danza smetta di essere “qualcosa che si fa” per diventare “qualcosa che si è” rappresenta il traguardo ultimo di un percorso di trasformazione profonda, che sposta il focus dalla superficie del movimento alla sua essenza interiore. Questo passaggio può essere approfondito attraverso quattro pilastri fondamentali:
Dalla forma esteriore alla “sostanza” del movimento
Se sei nella fase in cui la danza è ancora solo “qualcosa che si fa”, stai tendendo a imitare il gesto o a seguire i movimenti dell’insegnante come se stessi copiando un disegno senza capirne il senso. In questo stadio, il tuo corpo impara l’apparenza del movimento, ma non la sua sostanza. Quando la danza diventa “qualcosa che si è”, il movimento non è più una replica meccanica, ma nasce da una comprensione interna e da una padronanza tecnica che rendono il gesto autentico e non “recitato”.
La presenza totale: mente e corpo in sincronia
Sei tra quegli allievi che frequentano lezioni per anni “recitando la parte”, portando il corpo in sala ma lasciando la mente fuori dalla porta? Sappi che la danza diventa identità (“qualcosa che si è”) solo quando scegli di tornare a lezione con una presenza diversa: non solo fisica, ma fatta di intenzione, curiosità e volontà sincera di capire i tuoi limiti. In questo stato, non stai più semplicemente “facendo la lezione”, ma stai agendo con una consapevolezza che trasforma la routine in disciplina.
Il dialogo consapevole con il proprio corpo
Un segno distintivo di chi “è” un ballerino è la capacità di sentire quando un movimento non funziona. Se ti limiti a “fare” danza subisci il ritmo o non sai valutarti con occhio critico. Al contrario, se interiorizzi la danza svilupperai un dialogo costante col tuo corpo, e sari in grado di percepire la differenza tra un gesto eseguito per abitudine e uno eseguito con controllo intenzionale. Questa sensibilità ti permetterà di sentire il tuo corpo non un semplice strumento, ma una parte integrante del tuo essere consapevole.
La musica come linguaggio, non come sottofondo
Mentre l’allievo mediocre spesso insegue il ritmo senza mai “toccarlo” davvero, per chi incarna la danza la musica smette di essere un elemento esterno da subire e diventa un linguaggio comprensibile. Quando il ballerino e la musica parlano la stessa lingua, il confine tra il suono e il movimento scompare: il gesto non è più una risposta a uno stimolo esterno, ma l’espressione naturale di ciò che la persona è in quel momento. In sintesi, questo cambiamento avviene quando decidi di smettere di accontentarti della mediocrità e inizi a pretendere di più da te stesso, trasformando ogni passo in una scelta consapevole anziché in una routine vuota.
Fai una scelta costruttiva
Inizia il tuo percorso ricordando che la mediocrità non è un destino, ma una condizione che puoi cambiare in ogni momento decidendo di tornare ogni settimana a lezione con una presenza nuova, fatta di curiosità e intenzione. Chiediti onestamente se stai portando a lezione solo il tuo corpo o se anche la tua mente è pronta a comprendere la sostanza del movimento anziché limitarsi a imitarne l’apparenza. Non temere di porti la domanda fondamentale: “Sto facendo meglio di ieri?“, poiché è proprio da questo dialogo consapevole con te stesso che nasce il vero progresso. Smettere di “recitare la parte” per iniziare finalmente a danzare realmente ti permetterà di trasformare questa disciplina in qualcosa che non è più solo un gesto da compiere, ma una parte autentica di ciò che sei.
Oltre i Processi: La Danza come Motore di Trasformazione e Coesione Aziendale
Le aziende contemporanee dedicano sforzi considerevoli all’ottimizzazione di processi, strumenti e formazione tecnica. Tuttavia, spesso trascurano l’elemento primordiale che determina il successo di ogni organizzazione: la qualità delle relazioni umane e la capacità dei membri del team di “stare bene insieme”. In questo contesto, la danza emerge non come un semplice intrattenimento, ma come un potente strumento di team building capace di generare una trasformazione profonda nel clima lavorativo.
La Riconquista della Presenza Totale
In un’epoca dominata dal multitasking e dalle notifiche incessanti, la danza impone una condizione ormai rara: la presenza totale. Ballare richiede di ascoltare la musica, percepire il proprio corpo nello spazio e osservare chi si ha intorno, rendendo impossibile la distrazione digitale. Quando un team si ritrova proiettato in questa dimensione di attenzione al 100%, l’energia collettiva cambia radicalmente, creando un livello di connessione che nessuna riunione tradizionale può sperare di raggiungere.
L’Abbattimento delle Barriere e delle Gerarchie
Uno dei benefici più immediati della danza in azienda è la sospensione temporanea delle gerarchie formali. Sulla pista da ballo, titoli professionali e uffici prestigiosi perdono di significato; esiste solo il ritmo e la coordinazione. Questo scenario permette ai dirigenti di umanizzarsi, arrivando a ridere di se stessi davanti ai propri collaboratori, e consente a colleghi che abitualmente non interagiscono di sincronizzarsi in un movimento comune. Tali momenti rompono gli schemi rigidi dell’organigramma e costruiscono ponti relazionali autentici.
Apertura Mentale e Rilascio di Energia
Il movimento fisico agisce direttamente sulla psicologia del lavoratore: quando il corpo si muove, la mente si apre. La danza permette di liberare quell’energia positiva che spesso rimane compressa dalla routine, dalle scadenze e dalle preoccupazioni personali che inevitabilmente ci si porta da casa. In questo stato di rilassamento, le barriere difensive cadono, lasciando spazio a risate e a una percezione nuova e più empatica dell’altro. Questa esperienza condivisa diventa il collante più forte possibile per un gruppo di lavoro.
Il Potere della Memoria Emotiva
A differenza di un buffet o di un discorso istituzionale, che tendono a essere dimenticati rapidamente, l’emozione di aver ballato insieme attiva una potente memoria emotiva. È un ricordo che persiste per mesi: il valore reale di un evento simile si manifesta quando, a distanza di tempo, i colleghi ricordano ancora con piacere quel momento condiviso. Questo legame duraturo non risolve magicamente ogni problema aziendale, ma crea il terreno fertile necessario affinché le relazioni professionali crescano in modo sano. Un team che impara a “volersi bene” attraverso il ballo è un team che, come confermano i numeri, lavora oggettivamente meglio.
Tu come migliori il clima nell’ambiente di lavoro della tua azienda?
Integrare la danza nel tuo prossimo evento non è una semplice scelta di intrattenimento, ma un investimento strategico nel capitale umano della tua azienda. Offri al tuo team l’opportunità di vivere un momento di presenza totale al 100%, affinché possano creare una memoria emotiva destinata a durare nel tempo. Se stai organizzando un team building o un evento di fine anno e vuoi trovare la formula perfetta per far stare bene le persone insieme, scrivimi oggi stesso per progettare l’esperienza ideale per il tuo gruppo.
La scena che non dovrebbe sorprendere… eppure sorprende sempre
Mi è capitato spesso di assistere ad esibizioni di gruppi di ballo in contesti di eventi all’ aperto o semplicemente in sala. La musica parte e mi aspetto di vedere quello che ogni corso di ballo dovrebbe produrre: corpi consapevoli, movimenti intenzionali, almeno un accenno di quella grazia faticosamente conquistata settimana dopo settimana. E invece no. Ci sono spalle che cedono al peso della propria inerzia, braccia che non sanno dove andare o che accennano blandamente la figura coreografica, passi che inseguono il ritmo senza mai toccarlo davvero. Uno spettacolo mortificante, non perché si tratti di principianti alla prima lezione, ma perché quelle persone frequentano un corso di ballo da mesi. Qualcuno, addirittura, da anni.
Ed è proprio questo il punto che montare in me rabbia e delusione nello stesso tempo. Non la goffaggine in sé, quella appartiene a ogni inizio ed è persino tenera, a suo modo, ma la stasi. L’assenza di progresso. Quel risultato gravemente mediocre che non trova giustificazione nel tempo trascorso né nelle ore investite. E’ chiaro che qualcosa, da qualche parte, ha smesso di funzionare. E la domanda che mi pongo ogni volta è una sola: di chi è la responsabilità di questi risultati?
Le domande che nessuno osa fare e che invece vanno fatte
Nella danza, come in qualsiasi disciplina che richieda dedizione, esistono domande scomode ma necessarie. Ignorarle non risolve nulla: le lascia sedimentare, trasformandole in abitudini cattive e risultati mediocri che si cronicizzano nel tempo. Proviamo allora ad affrontarle una per una, con la franchezza che il rispetto per la danza, e per chi la pratica, impone.
Di chi è la responsabilità di un risultato mediocre? Dell’insegnante o dell’allievo?
La risposta onesta è: di entrambi, ma in misura diversa e per ragioni diverse. Un insegnante che non osserva i propri allievi con occhio critico, che non corregge, che non adatta il metodo alle difficoltà individuali, che si accontenta di “fare lezione” senza chiedersi se qualcuno stia davvero crescendo, ha mancato al suo compito fondamentale. Ma anche l’allievo porta la sua parte di responsabilità: chi entra in sala senza la vera intenzione di imparare e crescere, chi replica meccanicamente i movimenti senza cercare di comprenderli, chi non si allena tra una lezione e l’altra e non si pone mai la domanda “sto migliorando?” ha trasformato il corso in una routine vuota. La crescita nasce dall’incontro tra un insegnante che pretende e un allievo che risponde a quella pretesa.
Un insegnante che non mira alla crescita degli allievi, può ancora definirsi tale?
Insegnare la danza non significa trasmettere sequenze di passi. Significa accendere qualcosa: la consapevolezza del proprio corpo, il senso del ritmo, il desiderio di migliorarsi. Un insegnante che si limita a ripetere la stessa coreografia senza verificare se gli allievi la stiano interiorizzando, che non offre feedback personalizzati, che tollera la mediocrità per quieto vivere o per paura di perdere iscritti, non sta insegnando: sta semplicemente occupando uno spazio. La crescita dell’allievo è l’unica misura reale del lavoro di un insegnante. Tutto il resto è intrattenimento.
Un allievo che frequenta da anni senza progredire sta davvero ballando… o sta solo recitando la parte?
C’è una differenza sottile ma profonda tra chi balla e chi imita il gesto del ballare. Chi porta il corpo in sala ma lascia la mente fuori dalla porta, chi segue i movimenti dell’insegnante come si copia un disegno senza capirne il senso, chi non ascolta la musica ma la subisce: questa persona non sta danzando. Sta recitando una parte. E dopo mesi o anni di questa recita, il corpo ha imparato solo l’apparenza del movimento, non la sua sostanza. Riconoscerlo non è una sconfitta: è il primo atto di onestà necessario per cambiare rotta.
La mancanza di progressi è sempre visibile solo dall’esterno, o l’allievo stesso dovrebbe accorgersene?
Chi balla con intenzione sviluppa nel tempo una qualità preziosa: la capacità di sentire quando qualcosa non funziona, di percepire la differenza tra un movimento eseguito con controllo e uno eseguito per abitudine. Quando questa sensibilità non si sviluppa, quando l’allievo non sa valutarsi, non si ascolta, non si guarda mai con occhio critico, significa che non sta costruendo un vero dialogo con il proprio corpo. Un corso serio dovrebbe insegnare anche questo: non solo come muoversi, ma come osservarsi. Perché il miglioramento nasce sempre da una domanda: sto facendo meglio di ieri?
L’ambiente di una scuola di danza può influenzare negativamente il rendimento degli allievi?
Assolutamente sì. Un ambiente in cui non si pone attenzione alla qualità, in cui tutti vengono promossi indipendentemente dal livello raggiunto, in cui la mediocrità non viene mai nominata per non “scoraggiare” nessuno, diventa paradossalmente il luogo più scoraggiante di tutti: quello in cui non vale la pena impegnarsi perché tanto non cambia nulla. Una scuola che rispetta davvero i propri allievi ha il coraggio di fissare degli standard, di dire la verità con gentilezza, di creare un ambiente in cui il miglioramento è atteso, celebrato e richiesto. Solo così la danza smette di essere un passatempo e diventa una disciplina.
La mediocrità non è un destino, è una scelta
Detto tutto questo, con la franchezza che questo tema richiede, rimane una considerazione che vale più di qualsiasi rimprovero: la mediocrità non è mai definitiva. Non lo è per un allievo che ha trascorso anni a sfiorare la danza senza abbracciarla davvero, e non lo è nemmeno per un insegnante che ha perso di vista il proprio scopo. Entrambi possono scegliere, in qualsiasi momento, di cambiare prospettiva.
Per l’allievo, significa tornare in sala con una presenza diversa: non il corpo soltanto, ma l’intenzione, la curiosità, la volontà sincera di capire cosa non sta funzionando e di lavorarci. Significa smettere di “fare la lezione” e cominciare, finalmente, a danzare. Per l’insegnante, significa ricordare perché ha scelto questa professione: non per riempire sale, ma per trasformare persone. Per restituire a ogni allievo la consapevolezza del proprio corpo, il piacere del ritmo, la soddisfazione profonda di sentirsi migliorare.
Quando entrambe queste cose accadono insieme “l’insegnante che pretende il meglio e l’allievo che risponde a quella pretesa” succede qualcosa di straordinario. Il corpo si trasforma, la musica comincia a parlare una lingua comprensibile, e la danza smette di essere qualcosa che si fa per diventare qualcosa che si è. Quella è la meta. Ed è alla portata di tutti.
E’ il momento di scegliere davvero
Se ci tieni a crescere ma senti che il tuo percorso di danza si è fermato, se la lezione è diventata una routine senza più emozione né crescita, forse è il momento di farti le domande giuste.
Forse hai bisogno di un insegnante che non si accontenta di vederti in sala, ma che vuole vederti crescere. Un insegnante che lezione dopo lezione, con rigore e passione, con la giusta dose di esigenza e di incoraggiamento, ti aiuti a scoprire cosa significa ballare davvero.
👉 Contattami oggi, e inizia finalmente a pretendere di più da te stesso.
C’è un gesto che in Sardegna si ripete da millenni: prendersi per mano, formare un cerchio, muoversi insieme al ritmo di una musica che invita tutti a ballare ma non aspetta nessuno. Non è una performance. Non è un museo vivente. È su ballu sardu, e chi lo ha visto almeno una volta in una piazza di paese ha desiderato di farne parte, perché il ballo sardo risveglia il sentimento di appartenenza. In quei momenti chi non è sardo vorrebbe esserlo.
Non si balla per ricordare il passato, si balla per esistere insieme.
In Sardegna le danze popolari non solo hanno mantenuto viva una tradizione, ma hanno conservato una sorprendente ricchezza di forme, stili e significati. La tradizione sarda non è qualcosa di imbalsamato in un museo etnografico: i balli sardi sono praticati, contesi, discussi. Vivi, nel senso più letterale.
Quando ballare era un atto sacro
Su un vaso risalente a circa 3000 anni fa, prodotto dalla cultura di Ozieri, è documentata una scena tipica di ballo sardo. Le origini precise restano sfumate, ma si suppone che i balli sardi derivino dalle cerimonie sacre preistoriche, celebrate per propiziarsi un buon raccolto o una caccia abbondante. La danza non era intrattenimento: era linguaggio collettivo, strumento per comunicare con forze più grandi, per tenere insieme la comunità nei momenti di crisi o di festa.
Questi balli avevano un profondo legame con il fuoco, e ancora oggi, alla vigilia di alcune feste paesane, si preparano i fuochi intorno ai quali si danza. Il filo tra antico e contemporaneo non è metaforico. è fisico, incarnato nei corpi che ballano.
La forma è il messaggio
Il tratto più riconoscibile del ballo sardo è il cerchio: tutti i danzatori si tengono per mano o per le braccia formando un cerchio che ruota in senso orario, e dal punto di vista ritmico e melodico vi è uno stretto legame tra chi esegue la musica e chi la balla, confermando l’importanza dell’unione comunitaria durante i momenti più significativi di aggregazione sociale.
Non è un dettaglio estetico. Su ballu tundu è una danza collettiva nella quale i balladores non sono semplici esecutori, ma partecipanti attivi di un evento comunitario, sacro e rituale. Il cerchio include, non esclude. Non c’è un palco, non c’è un pubblico: c’è solo dentro e fuori, e chiunque può entrare. È proprio la sinergia che unisce la musica ai danzatori a costituire uno dei tratti più peculiari del ballo sardo: un dualismo di musica e passi ripetuti in maniera composta, fluida, costante. La parte superiore del corpo resta ferma, mentre i piedi tracciano ritmi precisi, a volte semplici e a volte complessi. C’è qualcosa di ipnotico in questi movimenti perfettamente sincronizzati.
Tramandare non significa congelare
Uno degli errori più comuni quando si parla di tradizioni è confondere la trasmissione con la conservazione statica. I balli sardi smentiscono questa idea. Accanto alle forme autoctone, la tradizione ha assorbito nel tempo anche danze di origine esterna, come la muffulina, probabilmente derivata dalla manfrina rinascimentale, o lo scotis, danza ottocentesca centro-europea. La tradizione ha sempre preso, trasformato, reinterpretato, senza mai perdere il filo.
Oggi queste danze vengono mantenute vive e tramandate grazie ai gruppi folk presenti in tutti i paesi dell’isola, unitamente alle associazioni culturali che si occupano di promuoverli costantemente anche nelle numerose feste paesane. Ma la vera anima della tradizione sono le persone comuni, quelle che quando parte la musica si uniscono prontamente in un cerchio, come in antichità, quando ancora non esistevano i gruppi folk con le loro coreografie. Ogni generazione decide cosa vuole portare avanti, e il fatto che i balli sardi siano ancora qui, ancora ballati, dimostra che la tradizione non è nostalgia, è scelta attiva, è costume, è un modo di vivere e di esprimere il piacere di vivere il dono della comunità.
Perché importa anche se non sei sardo?
Anche se non sei sardo, avrai comunque le tue origini e di conseguenza anche le tue tradizioni. Tramandare una tradizione non vuol dire conservare e trasmettere un ricordo. Piuttosto è un modo di rispondere a una delle domande più urgenti del nostro tempo: chi siamo quando le identità si frammentano e le comunità si disperdono?
Le comunità sarde, grazie al ballo e alla musica, sottolineavano la propria identità e diversità rispetto alle comunità limitrofe, poiché erano occasioni privilegiate oltre che per propiziare buoni eventi, anche per dar sfoggio degli abiti tradizionali e dei gioielli più preziosi. La tradizione è sempre stata anche questo: un modo di dire “noi esistiamo, e siamo fatti così.”
In un’epoca in cui tutti si conformano a pensieri e usanze di massa, e le esperienze si scambiano con un clic, un cerchio di persone che si tengono per mano e muovono i piedi sincronicamente, ha qualcosa di radicalmente controcorrente. Non perché sia antico. Ma perché è reale, è fisico, è condiviso, irriducibile a uno schermo.
A manu tenta (tenersi per mano). Forse la tradizione più importante da tramandare è proprio questa: la capacità di rimanere connessi alle generazioni passate, vivendo il nostro presente per lasciare questa eredità ai posteri. In questo modo manteniamo ben salda la nostra identità sarda, o come si usa dire oggi, la nostra sardità. Quindi si! Vale la pena tramandare le tradizioni, perché i balli sardi non sono folklore, sono memoria viva.
Tramandare è un verbo che ha bisogno di un soggetto
C’è una parola che torna spesso quando si parla di tradizioni: tramandare. La usiamo al passivo, quasi fosse un processo automatico, qualcosa che accade da se, per inerzia, o per fortuna. Ma tramandare è un verbo attivo, e come tutti i verbi attivi ha bisogno di qualcuno che lo compia. Ha bisogno di un insegnante che mostri il passo, di un allievo che lo ripeta fino a farlo suo, di una comunità che crei lo spazio perché questo scambio avvenga. Ha bisogno, in una parola, di una scelta.
Quella scelta puoi farla tu. Non domani, non quando avrai più tempo o più sicurezza. ma adesso, con quello che sei. I miei corsi di ballo sardo e gli stage nascono proprio per questo: per offrire uno spazio in cui la trasmissione non sia solo un concetto astratto ma un’esperienza concreta, fatta di corpo, ritmo e relazione. Imparare a ballare su ballu sardu significa essere custodi di un patrimonio di incommensurabile valore culturale.
E se la prossima volta fossi tu a tenere la mano a qualcuno?
La tradizione non si conserva guardandola. Si conserva vivendola. Ogni persona che impara un passo, che entra per la prima volta in un cerchio, che sente sotto i piedi il ritmo di una musica antica di secoli, diventa automaticamente parte di una catena, un anello vivo tra chi è venuto prima e chi verrà dopo. Non serve essere sardi di nascita, non serve avere un costume nell’armadio o un nonno che ballava in piazza. Serve il desiderio di volerne far parte vivendola. di imparare, e il coraggio di prendere la mano che ti viene tesa.
È esattamente da questa convinzione che nascono i miei corsi di ballo sardo e gli stage: non come esercizio nostalgico, non come attrazione folkloristica, ma come occasione concreta di partecipare a qualcosa che esiste da millenni e che ha bisogno, oggi più che mai, di persone disposte a portarlo avanti. Dentro un cerchio non ci sono spettatori. Ci sei tu, c’è chi ti sta accanto, e c’è tutto quello che insieme decidete di non lasciare andare, di tenere vivo.
Le parole però possono arrivare fino a un certo punto, Una tradizione, sopratutto quella dei balli sardi, non si tramanda leggendola, ma vivendola. Il cerchio è aperto. Se senti che è il momento di fare il primo passo, i prossimi corsi e stage di ballo sardo sono il posto giusto dove farlo, e scegliere di esserci significa scegliere di essere parte di qualcosa che ci sopravvivrà.
Tra le tante disgrazie che stanno occorrendo in questi tempi bui, una ha sollevato oltre il solito limite, l’indignazione della popolazione umana.
Il rapimento di bambini!
Nessun dolore è più profondo di quello che prova una famiglia quando un figlio gli viene strappato via all’improvviso. Il rapimento di un’anima innocente rappresenta una ferita innaturale, una violenza che strappa i legami sacri degli affetti e della famiglia e lascia nelle vittime cicatrici invisibili, e talvolta anche dolorosamente visibili e indelebili. Il terrore, la solitudine e l’angoscia che piombano sul bambino rapito e sui familiari è un grido straziante e nello stesso tempo un affronto che la società non può e non ha nessuna intenzione di ignorare. Ogni rapimento è una tragedia di vite spezzate, di infanzie rubate, di speranze infrante, è un’infamia che impone e pretende una risposta ferma e immediata da parte di tutti.
La vera faccia delle ISTITUZIONI
A rendere ancor più grave l’infamia del rapimento è la mano che ha agito. Forze dell’Ordine e Servizi Sociali!!! Ossia proprio quelle ISTITUZIONI che ci aspettiamo agiscano per il bene, la protezione e la sicurezza comune! Chi ha deciso e perché, il rapimento dei bambini dal loro padre e dalla loro madre?
Questi schiavi servi senza coscienza hanno avallato la loro azione mostrando documenti senza firma. Hanno avuto perfino l’ardire di identificarsi a video con COGNOME, NOME E GRADO.
Questo identificarsi dimostra non la legittimità e legalità ad agire ma un altro ulteriore arrogante affronto, ossia la certezza di essere “coperti” dai mandanti.
Cosa spinge questi schiavi servi senza coscienza a vessare il prossimo in modo così prepotente?
Che soddisfazione si può trarre da tali infami azioni?
Sono davvero convinti di passarla liscia?
Chi sono i mandanti che ordinano di rubare i bambini ai loro padri e alle loro madri?
Dove li portano? Cosa gli fanno?
A dispetto dei media collusi che tacciono sistematicamente, si sta facendo molto rumore in rete riguardo la piaga del rapimento per mano delle ISTITUZIONI, anche perché a dirla tutta, i bimbi rapiti, come per esempio nel caso di Harald e Nadia e di Nathan Trevillion, erano fantasticamente felici! Accuditi con cura e con amore. In questi due casi come in moltissimi altri, non ci sono aberranti storie di maltrattamenti.
Quindi a questo punto della storia sorge il dubbio che queste ISTITUZIONI non siano state istituite per il bene comune, ma per farne la volontà di loschi individui per sconosciute (e forse no) ragioni. Queste ISTITUZIONI vanno votate all’estinzione!
Eppure potrebbe esserci anche un’altra ragione, meno conosciuta dalla massa, ma che lentamente e costantemente sta venendo alla luce.
la frode del nome legale
Non tutti sanno che il SISTEMA con l’inganno, ha fatto sì che alla nascita i nostri genitori ci cedessero allo STATO. Si è appropriato della nostra vita creando di noi una copia cartacea e stabilendo un valore in denaro.
Nel momento esatto in cui un neonato viene registrato all’anagrafe diviene di fatto proprietà dello STATO. Questo è un reato, anzi, direi a ragione “crimine”, ed è conosciuto come “la frode del nome legale”. (a questo linkuna breve ma chiarissima spiegazione di barbara banco, assolutamente da ascoltare con attenzione)
Questo inganno è stato scoperto e oggi gli uomini possono riappropriarsi del proprio valore (tra l’altro impossibile da quantificare in valuta) e del diritto alla vita e alla libertà. Quest’azione è conosciuta come” autodeterminazione”.
Naturalmente il SISTEMA tramite i suoi schiavi servi senza coscienza (un esempio è descritto sopra) oppone ogni ostacolo possibile per mantenerci in schiavitù. Infatti ogni schiavo che si libera dalle catene è un gruzzolone di milioni di euro o dollari in meno da poter reinvestire in spese di qualsiasi tipo di affare.
Inoltre, cosa ancor più grave dal punto di vista del SISTEMA, ogni schiavo che si rappropria della libertà, è un esempio che potrebbe, se diventa consuetudine, far crollare questa infame schiavitù mondiale.
I bambini sono il valore/valuta, da non perdere, perché a differenza degli adulti non sanno di essere schiavi e di potersi liberare autodeterminandosi.
Quindi il SISTEMA, con i rapimenti dei minori salvaguarda i SUOI interessi.
Messaggio e obiettivo del SISTEMA
Cosa vuole ottenere il SISTEMA con queste azioni? Personalmente mi vien da pensare che voglia:
punire il singolo per educare la massa; Chiunque voglia staccarsi dal SISTEMA e dal PENSIERO IMPOSTO viene punito a monito per chi volesse seguirne l’esempio. (esempio dei bambini rapiti alle famiglie che vivono fuori città)
tenere al sicuro il valore/valuta/merce umana; chi si autodetermina è una perdita in denaro per il SISTEMA, perciò rapiscono i bambini prima che i genitori li proteggano con l’autodeterminazione, ma a quanto pare anche in quel caso se ne appropriano!
radunare le persone nelle città per poterle controllare completamente.
con la menzogna espropriare case e terreni per poter installare indisturbati campi eolici e fotovoltaici per produrre energia per l’IA. La Sardegna è un tragico esempio
incaprettare la specie umana riducendola al minimo indispensabile per sostituirla con le macchine, lo afferma LARRY FINK.
Dici che sono fissazioni mentali? Me lo auguro di cuore!
lo strumento e il problema siamo noi!
Non credo che si possa cancellare con un colpo di spugna questo CANCRO MONDIALE pilotato da entità non di origine umana e supportato da schiavi servi senza coscienza di cui siamo circondati!
Credo che intanto dobbiamo guardarci intorno, tra noi gente comune, e scegliere con cura chi frequentare e da chi guardarsi, perché sono proprio gli uomini lo strumento di cui si serve il SISTEMA per schiavizzarci!
C’è molto da dire sulla situazione attuale, e ogni disgrazia provocata a danno della razza umana è collegata a questo crimine.
Se vuoi saperne di più sull’argomento, ho trovato molto interessante ed esaustivo di spiegazioni il sito Noi è Io Sono
Altri video interessanti che fanno luce sull’inganno del SISTEMA e come salvaguardarsi:
Siamo in gran numero a detestare questo SISTEMA marcio. Forse non possiamo eliminarlo del tutto, ma se ognuno di noi che aborre questi comportamenti e azioni criminali nega il consenso agendo di volta in volta con consapevolezza e polso fermo, con sani principi e virtù propri dell’homo vivo, contribuirà costruttivamente a DARGLI una fragorosa frenata.
Il nostro “no” deve diventare consuetudine e di conseguenza Legge. E’ arrivato il momento di fare appello e applicare la legge naturale e le leggi sui diritti umani. Infatti, anche se vengono sempre applicate altre leggi/regole capestro, la legge naturale e la legge sui diritti umani sono ancora e più che mai in vigore. Che ognuno faccia la propria parte.
Festa dei Sardi. Un pomeriggio assolato scampato alle nuvole autunnali di ottobre. Stavamo suonando sul ritmo di un “passu e trese” un brano in lingua sarda, una melodia che sembrava trascinare con sé la storia e il respiro dell’isola. Ero concentrata sulla tastiera della chitarra quando, con la coda dell’occhio, ho percepito qualcosa che ha catturato subito la mia attenzione. Mi volto un istante a guardare e vedo un gruppo di una decina di persone che aveva iniziato a ballare in cerchio.
Forse erano sardi, abituati a ballare al suono della musica in ogni luogo e momento, o forse erano turisti che durante una vacanza in Sardegna avevano imparato quella danza particolare. Era una danza molto semplice, ma eseguita alla perfezione, al ritmo giusto. Non aveva particolari figure coreografiche, era scandita e ripetitiva, e forse proprio per questo era stata capace di incantare il pubblico.
Come spesso accade, soprattutto nelle danze folk, a vedere tanta allegria e armonia si viene invasi come da un’onda a cui non si può resistere. Entrare nel cerchio, a farsi parte della danza, abbandonando sulla sedia giacca, borsa, e magari anche la sporta degli acquisti fatti durante la giornata, era inevitabile!
La passione non basta
Qualcuno si inseriva senza difficoltà, anche con poche nozioni, perché i balli popolari sardi offrono proprio questo: poche figure semplici, un ritmo costante. Per chi osserva con attenzione, basta mettere a fuoco la sequenza dei passi e subito replicarla, e si entra immediatamente nel flusso senza esitazioni.
Tutti possono ballare il ballo sardo. ma non tutti possiedono questa capacità di osservazione raffinata. C’erano persone che mosse da un’ardente passione più che da abilità, si gettavano improvvisamente nella mischia, pensando di partecipare a un semplice saltellare. Ma quel gesto ingenuo – sotto gli sguardi perplessi di chi guardava – ha avuto il solo risultato di spezzare l’armonia del cerchio, facendo vacillare il divertimento di chi invece danzava in perfetta sintonia.
Era una scena forse anche un po’ divertente, nonostante il velato disappunto di chi guardava, perché quelle persone che con tanto entusiasmo si erano unite al gruppo che ballava, ignoravano le conseguenze del loro ingresso goffo, incapaci di leggere l’intreccio delicato di movimenti sincronizzati. I sorrisi di rimprovero tacevano mascherati da comprensione, e il pensiero comune sussurrato sottovoce, si poteva indovinare facilmente dalle espressioni dei presenti: “Un corso di ballo risolverebbe tutto”!
“Quel momento, sospeso fra musica e movimento, raccontava però di più di una semplice danza. Parlava di sentimento e voglia di appartenenza, di una comunità invisibile che si rivela al richiamo delle danze in cerchio, con quei piccoli inciampi che rendono umana e viva ogni esperienza condivisa. Il fatto è che anche se la danza in cerchio chiama, non tutti sono in grado di integrarsi al volo.
Dovremo sempre ricordare che
la bellezza della condivisione nasce dall’armonia del gruppo, dall’ascolto e dal rispetto del flusso collettivo. Non tutti riescono a inserirsi spontaneamente: è importante saper osservare, apprendere e partecipare con delicatezza, in modo da non spezzare l’equilibrio degli altri. Spesso un aiuto (come un corso) può facilitare l’integrazione, se si vuole appartenere e partecipare per davvero con consapevolezza e con responsabilità soprattutto nel caso dei balli sardi.
Questa domanda mi è stata fatta da un lettore che per sua definizione è un ricercatore etnografico. Potrei rispondere citando molte fonti che si trovano facilmente in rete, ma in questo caso desidero condividere il mio punto di vista.
Per come la vedo io, oggi il legame dei balli sardi col territorio è di natura “tradizionale” ossia, è qualcosa che è stato tramandato di generazione in generazione. I balli sardi devono avere avuto un profondo valore e importanza in antichità dal momento che hanno attraversato secoli di storia arrivando fino ai nostri giorni praticamente immutati.
Allora si danzava per propiziare iniziative di qualsiasi sorta come un sodalizio tra commercianti, un matrimonio, una nascita ecc… o per ottenere buoni raccolti e prosperità nel proprio lavoro. L’atmosfera che si creava stando insieme in allegria e armonia, predisponeva a frequenze benefiche che facevano andare bene le cose. I Sardi antichi applicavano quella che oggi è definita la “Legge di Risonanza” secondo cui, emozioni positive attraggono situazioni positive. In pochi sanno che il potere simbolico di qualcosa, in questo caso del ballo sardo, si attiva con la consapevolezza.
Io credo, anzi tutti siamo sappiamo, che in passato si dava un altro valore alle cose, si dava VERO valore. Ogni cosa si otteneva a prezzo di fatica, dedizione e costanza e l’auspicio della riuscita era un augurio sincero. Era con questi sentimenti che ci si riuniva e con questi sentimenti si influenzava la danza, la musica, il canto…
Oggi è diverso!
Come ho detto sopra, oggi si balla per tradizione senza sapere quali valori questa tradizione custodisce in sé. Il modernismo ha cambiato le nostre vite e si dà un altro valore alle cose. La vita frenetica e le distrazioni, hanno pian piano allontanato la consapevolezza e il bisogno di avere cura dell’aspetto spirituale della vita. Balliamo per divertici, balliamo per moda… ma in questo divertimento quali sentimenti o auspici portiamo? Con quali vibrazioni influenziamo le nostre danze? Ecco perché ho affermato all’inizio di questo articolo che il legame col territorio è di natura tradizionale.
Di certo il ballo sardo afferma e conferma la nostra appartenenza e il legame con la nostra terra. Le danze, la musica e il canto hanno sempre il potere di riunire una comunità, lo si nota in modo particolare in occasione di festa. Quando ci riuniamo per ballare condividiamo il piacere di stare insieme, e per tutta la durata della festa percepiamo di far parte di qualcosa che, anche se non riusciamo a definire, ci fa sentire bene.
E lontano da casa?
I balli sardi sono il legame con la nostra terra anche quando siamo lontani da casa. Nella penisola italica, come in tutto il mondo, i Sardi creano associazioni culturali dedicate alla Sardegna, allo scopo di affermare il senso di appartenenza al proprio popolo proponendone la cultura e le tradizioni tra cui, e sopra tutto, il ballo sardo.
Dulcis in fundo…
Dulcis in fundo, secondo me, i balli sardi non hanno un legame col nostro territorio, SONO il legame col nostro territorio, ci identificano come popolo, come d’altronde tutte le nostre tradizioni, sia che ne conosciamo la storia oppure no.
Di recente ho assistito involontariamente una conversazione, e sono venuta a conoscenza di un fatto gravissimo che ha profondamente colpito una giovane ballerina.
So bene che queste cose purtroppo accadono all’ordine del giorno in ogni parte del mondo, ma in questo caso ne sono stata profondamente e spiacevolmente turbata perché è accaduto nel mondo che io per professione conosco e frequento: il mondo della danza, più precisamente delle scuole di danza.
Un comportamento inaccettabile nelle scuole di danza!
E’ chiaro che non scenderò nei particolari e non farò nomi, per ovvie ragioni; tra l’altro non conosco le persone di cui ho sentito parlare.
In breve: l’istruttore di un corso di danza ha abusato della vulnerabilità di una ragazzina, ricattandola con la minaccia che se avesse detto qualcosa a qualcuno, avrebbe fatto del male ai genitori e che comunque sarebbe stata la parola della piccola contro la sua e nessuno le avrebbe creduto. Al momento l’autore di questo crimine è sotto inchiesta, quindi da parte dei genitori e delle autorità preposte si sta facendo quanto si deve.
La cosa però che più mi ha lasciato inorridita ascoltando la conversazione, è stato sapere che questo infame era recidivo! Ma ancora peggio è stato sentire che le precedenti vittime e i loro genitori sono riluttanti a testimoniare… posso capire che non vorrebbero giustamente attirare l’attenzione sulle loro figlie e risparmiare loro ulteriore dolore, ma testimoniare sarebbe necessario per dare alle forze dell’ordine la possibilità di sbattere in galera questo maledetto figlio di puttana.
Ai genitori che sicuramente non leggeranno mai questo articolo, voglio comunque dire che non affrontare il problema permetterà a questo schifoso infame di continuare indisturbato e impunito nel suo odioso comportamento, e ogni volta che lo fa è come se abusasse di nuovo delle loro figlie.
Questo non è il momento di tacere, questo è il momento di trovare il coraggio e parlare!
Un appello alla comunità
Forse qualcuno potrebbe pensare che ci vorrebbe una bella lezione magari una bella sussa (scarica di legnate), e sicuramente qualche genitore gliel’ avrà anche data, ma non basta!
Questo maledetto deve pagare anche socialmente! Devono sapere tutti cos’ha fatto!
Merita l’ostracismo sociale. Bisogna negargli il saluto e l’amicizia. Guardalo con disprezzo. E soprattutto non deve più di lavorare nel mondo della danza, in qualsiasi contesto, fosse anche solo fare la pulizia delle sale!
Uniti e solidali per la sicurezza dei minori
Questo fatto è gravissimo e di fondamentale importanza. Riguarda l’etica professionale e la protezione dei più vulnerabili: i minori, che più di tutti hanno bisogno di tutela e supporto.
È fondamentale che tutti noi ci uniamo per vegliare sui nostri figli. Abbiamo il dovere di proteggerli da esseri infami che approfittano di ogni occasione per i loro insani appetiti.
Dobbiamo garantire che episodi del genere non vengano ignorati o sottovalutati, ma presi nella dovuta considerazione. Questi personaggi sono indegni di vivere nella società. Non possiamo rimanere in silenzio o fare finta di niente!
E’ ora che ognuno di noi si prenda la responsabilità di fare la propria parte, come una grande famiglia che non è composta solo da parenti, ma anche dai vicini, dagli amici, dai passanti per strada, insomma da chiunque possa intervenire in aiuto in casi come questo.
Tutti i minori sono nostri figli e un atto infame al figlio di un altro è un atto infame ai nostri stessi figli! Il dolore di un minore è un dolore per tutti noi.
Chi sa deve parlare! Se è nelle nostre possibilità aiutiamo le vittime con la nostra vicinanza e col nostro sostegno morale a trovare il coraggio di far chiudere in galera il bastardo che ha rovinato loro la vita. Forse non ci sarà necessariamente bisogno di rendere nota la loro identità. Ma se si faranno avanti, anche con le dovute precauzioni di riservatezza, potranno dare il loro contributo a che questo odioso individuo riceva una lezione esemplare. La galera gli darà il resto, perché personaggi del genere sono visti male perfino dai galeotti.
Parlare per Cambiare, l’importanza di fare la propria parte
Vi invito caldamente a riflettere e condividere, e che ognuno faccia la propria doverosa parte in casi come questo!
Tacere o parlare? A volte parlare può contribuire a ripulire questo povero mondo da autori di fatti particolarmente esecrabili come questo di cui avete letto, e renderlo un posto migliore dove poter vivere con più serenità.
Non possiamo sempre controllare gli eventi nella nostra vita, ma possiamo controllare come reagiamo ad essi.” – Brian Tracy
Viviamo in un’epoca in cui lo stress e la frenesia della vita quotidiana sono diventati la norma. Se non vogliamo soccombere a questa “normalità” dobbiamo assolutamente reagire scrollandoci di dosso l’abitudine a subire questa deprecabile situazione e reagire.
Un modo per farlo è trovare attività che ci aiutino a rallentare e a connetterci con noi stessi, per due motivi principali: il nostro benessere fisico e il nostro benessere mentale.
In questo contesto, la Line Dance si rivela una pratica non solo divertente, ma anche estremamente benefica per il corpo e la mente.
Ma quanto valore possiamo attribuire a questa forma di danza che ci invita sostanzialmente a muoverci per liberarci e nello stesso tempo far fronte a nuove situazioni di stress? Scopriamolo insieme!
Che cos’è la Line Dance?
In breve, la Line Dance è una forma di danza sociale che si esegue in gruppo, con i ballerini disposti in file parallele, a volte anche diversamente secondo le istruzioni dell’insegnante, dove tutti eseguono gli stessi e figure coreografiche in sincronia. Non richiede un partner fisso, il che la rende accessibile sia a coppie che a single, e indipendentemente dalle abilità di ballo che comunque, per i meno esperti si acquisiscono col tempo e la frequenza costante alle lezioni.
Questa caratteristica la rende un’attività ideale sia per i principianti che per i ballerini più esperti, unendoli in una passione comune.
I Benefici della Line Dance
Vediamo quali sono effettivamente alcuni dei benefici fisici di questa eccezionale forma di danza;
Migliora la forma fisica e la resistenza
la Line Dance è un attività aerobica che coinvolge tutto il corpo
i movimenti ritmici e costanti aiutano a sviluppare la resistenza,
a bruciare le calorie e tonificare i muscoli
anche se non sembra impegnativa come altre forme di esercizio, una sessione di Line Dance può contribuire significativamente a migliorare la salute cardiovascolare
Favorisce il coordinamento e l’equilibrio
mantenere la sincronizzazione con il gruppo mentre si eseguono figure e passi talvolta anche complessi, sviluppa la coordinazione e l’equilibrio
coordinazione ed equilibrio aiutano a migliorare la postura e
ridurre il rischio di traumi muscolari e cadute sopratutto in età avanzata
I benefici mentali della Line Dance
I benefici mentali non sono visibili all’occhio ma si percepiscono personalmente e hanno lo stesso valore, se non di più, dei benefici fisici
Riduzione dello stress e aumento del benessere
la danza ha un potente effetto sul nostro stato d’animo
quando ci muoviamo al ritmo della musica il cervello rilascia endorfine, ormoni noti per la loro capacità di migliorare l’umore e ridurre lo stress
la Line Dance è una vera e propria terapia per la mente, capace di distrarci dalle preoccupazioni quotidiane e farci provare un senso generale di leggerezza
stimola le capacità cognitive: imparare nuove coreografie e ricordare i passi di una sequenza è un ottimo esercizio per il cervello
Questo tipo di allenamento mentale stimola la memoria e riduce il rischio di declino cognitivo con l’età.
Suggerimento di lettura la Line Dance offre anche benefici immediati! Ti è mai capitato di leggere questo articolo? “I benefici immediati della danza”
Line Dance, un esperienza sociale che unisce
Un terzo aspetto oltremodo importante da annoverare tra i più gratificanti della Line Dance è l’aspetto sociale. Partecipare a eventi di ballo, ma sopra tutto a corsi di gruppo (per la continuità degli incontri), crea un forte senso di comunità e connessione con gli altri.
E’ scientificamente provato che partecipare a un corso di ballo unisce in modo particolare rispetto a qualsiasi altro corso formativo.
Un nuovo studio dell’Università di Aarhus, in Danimarca, dimostra che le persone formano legami più forti con chi le circonda, quando ballano in sincronia con la musica. [fonte]
Le persone si riuniscono non solo per ballare, ma anche per condividere momenti di gioia, divertimento e supporto reciproco. Questo senso di appartenenza e l’opportunità di fare nuove amicizie, sono elementi che contribuiscono in modo significativo al benessere emotivo.
Perché la Line Dance è perfetta per tutti?
A differenza di altre forme di danza, la Line Dance, fermo restando le basi fondamentali, non richiede una preparazione fisica specifica o abilità tecniche avanzate.
È accessibile a persone di tutte le età e livelli di forma fisica, aspetti che l’istruttore prenderà in considerazione per far sì che il gruppo cresca nel suo insieme e per adattare il programma alle specifiche degli allievi. Questo farà si che sia il principiante assoluto che un esperto ballerino, troverà nella Line Dance un’attività inclusiva che lo farà sentire subito a proprio agio.
Conclusione: prova i benefici della Line Dance per il tuo benessere
La Line Dance quindi rappresenta una fuga ideale, un modo per ricaricarci di nuova energia e ritrovare il nostro equilibrio interiore. Questo è un ottimo modo di reagire e far fronte alla frenesia stressante della quotidianità.
Non solo miglioreremo la forma fisica e le capacità cognitive, ma ci apriremo a nuove amicizie che col tempo potrebbero diventare legami significativi, e vivere momenti di vera spensieratezza.
La Line Dance è un’attività che permette di combinare movimento, musica, divertimento e vita sociale. E’ senza ombra di dubbio una scelta perfetta. Provala e scopri come può trasformarti la vita.
Il Coreographic Dance Team è quella disciplina di danza che racconta/esprime con figure coreografiche il contenuto di un brano musicale.
E’ un evoluzione dei così detti e più conosciuti “balli di gruppo”. Evoluzione che non sta solo nelle coreografie più elaborate, curate, ricercate, rispetto ai classici balli di gruppo che riempiono le piazze e le sale da ballo, ma anche e sopratutto nella preparazione di base prima, e più avanzata poi, degli aspiranti ballerini, che dovranno essere tutti perfettamente sincronizzati nei movimenti e nei tempi musicali al fine di ottenere, sia singolarmente che come corpo di ballo, un esecuzione perfetta della coreografia.
Ma sincronismo e perfezione sono solo ciò che si vede “da fuori” come risultato del lavoro e dell’impegno che ci sono voluti durante lo studio e la preparazione.
Cosa c’è dentro l’esecuzione perfetta di una coreografia?
Ci sono tutte le qualità personali che il ballerino/a ha acquisito dal momento in cui ha mosso il primo passo fino al risultato finale.
Per citarne solo alcuni
Ha migliorato la presenza fisica correggendo la postura.
Ha imparato a compiere passi e movimenti rispettando il ritmo musicale.
Ha imparato a rispettare le posizioni e gli spazi personali e degli altri componenti del corpo di ballo.
Ha sviluppato percezione corporea, prontezza e velocità nei movimenti.
Ha imparato a memorizzare la sequenza delle figure … e molto altro.
Ma anche e assolutamente altrettanto importante
Ha acquisito eleganza e disinvoltura
Fiducia in sè stesso/a e sviluppato autostima
Ha ottenuto benessere fisico e mentale migliorando lo stato d’animo
Ha imparato a collaborare con i componenti del gruppo … e molto altro.
Insomma i benefici che apporta praticare il Coreographic Dance Team sono davvero molteplici.
Che tipo di danze puoi trovare nel Coreographic Dance Team?
Il Coreographic Dance Team è una specialità di danza fantastica perché abbraccia un infinità di ritmi e stili. Prevalentemente le proposte sono di Dance Line, ossia “danza in linea” dove i componenti del corpo di ballo danzano individualmente, ognuno al proprio posto, ma anche:
danze in cerchio
in cerchio con partner
danze a spalliera
danze bordo pista
Il Coreographic Dance Team tra l’altro prevede coreografie cicliche e coreografie dedicate ad uno specifico brano musicale; insomma, c’è davvero molto da imparare.
Le lezioni di prova
Per avere un idea di come funziona una lezione di Coreographic Dance Team, ci sono le cosidette “lezioni di prova” a cui possono partecipare principianti, intermedi, avanzati.
In realtà queste sono più che altro lezioni “dimostrative”, che anno un duplice scopo:
per l’Istruttore
mostrare il proprio metodo di insegnamento
fare una valutazione dei partecipanti allo scopo di ottimizzare i gruppi in base al livello di apprendimento personale e all’età
per l’aspirante ballerino
rendersi conto se il metodo di insegnamento dell’Istruttore fa al caso suo
capire se si sente a proprio agio nel gruppo
Quanto dura una lezione di prova?
La lezione di prova dovrebbe durare quanto una lezione normale, in questo modo il potenziale allievo si fa un idea concreta di cosa aspettarsi se dovesse decidere di iscriversi al corso.
L’Istruttore da parte sua, ha la possibilità, come descritto sopra, di rendersi conto delle potenzialità degli aspiranti ballerini e preparare un programma adatto a loro.
Cosa aspettarsi da una lezione di prova o dimostrativa?
Oltre come quanto fin qui detto, una lezione dimostrativa deve anche far si che i partecipanti portino a casa almeno un risultato, che sia capire che col giusto metodo possono imparare, o addirittura una coreografia semplice e completa, la prima che darà inizio al proprio repertorio coreografico.
Come partecipare ad una lezione dimostrativa?
Per quanto riguarda la location e gli orari è sufficiente seguire le indicazioni riportate nelle pubblicità e possibilmente prenotarsi ai numeri di contatto ivi riportati; comunque anche se ci si dovesse presentare direttamente in sede, l’accoglienza è assolutamente garantita.
L’abbigliamento deve essere comodo e possibilmente di materiali naturali; a corredo una maglietta di ricambio nel caso si sudasse (è molto probabile) un asciugamanetto, e una bottiglietta d’acqua.
I cellulari vanno spenti o messi in modalità silenziosa per non causare distrazione e disturbo a se stessi e agli altri.
… a questo punto
non resta che scoprire se il Coreographic Dance Team fa al caso tuo partecipando ad una lezione dimostrativa.
se vuoi partecipare ad uno dei miei corsi contattami qui se ti fa piacere puoi anche seguirmi su questo profilo social
Nella Sardegna di una volta la fanciullezza veniva investita presto della responsabilità del lavoro. I bimbi facevano le prime esperienze nella campagna, per aiutare nei campi o pascere le greggi. Le bimbe invece imparavano a diventare brave massaie aiutando in casa.
Così, tra i doveri in famiglia e la scuola, il tempo passava e i bimbi diventavano giovani uomini e donne in età di matrimonio. Ed ecco che altri impegni e altre responsabilità incalzavano e rubavano tempo ai sogni o ai desideri.
Questa è anche la storia di Marielene, che proprio a causa degli impegni quotidiani che fin dalla più tenera età si era trovata suo malgrado costretta ad adempiere, era arrivata alla mezza età senza aver mai potuto dedicare il tempo necessario a realizzare il suo desiderio: imparare a ballare le danze della sua terra, per l’appunto la Sardegna.
Ogni occasione è buona
Marielene aveva cercato di imparare approffittando di tutte le occasioni che si presentavano alle feste di paese, dove musica e balli erano parte integrante dell’evento. Qualche passo era anche riuscita ad ingranarlo, trascinata dall’entusiasmo e dagli altri ballerini, ma non era mai andata oltre. Questo la faceva soffrire.
Tutto sembrava facile vedendo gli altri ballare, ma a lei non riusciva facile per niente, e arrivò perfino a pensare che, nonostante la passione probabilmente non era portata per la danza!
Come se volessero mettere il “carico da undici”, le circostanze della vita la portarono ad espatriare dalla sua bella Sardegna, e così vennero meno anche le opportunità delle feste. Addio musica e balli e la possibilità, anche se remota, di imparare a ballare. Il suo desiderio sembrava proprio destinato a rimanere custodito in un angolo del suo cuore.
Cogliere l’attimo
Tutti prima o poi facciamo l’esperienza di pensare che, sopratutto per le cose a cui teniamo in modo particolare, non ci sia niente da fare, e con rassegnazione tendiamo a metterci una pietra sopra. Ma la vita non si stanca mai di darci lezioni. O almeno ci prova…
Un pomeriggio, uno dei tanti, dopo aver riassettato la cucina, Marielene si sedette sulla sua poltrona preferita per riposare un pò e approffittare per fare una capatina sui social. Iniziò a scorrere senza troppo interesse i post. L’estate era agli sgoccioli e tutti pian piano tornavano alla vita lavorativa o alla normalità post vacanze. Tutti pubblicavano scorci delle loro giornate, chi con nostalgia del dolce far niente, chi con l’entusiasmo di chi, ricaricatosi di nuova energia tornava al lavoro quasi con piacere.
Tra scollare e leggere notizie più o meno interessanti, a un certo punto un post particolare attirò la sua attenzione…
Questo era un treno che non avrebbe perso! Non ebbe bisogno di pensarci su! Era arrivato il momento di perseguire concretamente il suo sogno. Colse l’attimo, e pochi minuti dopo era iscritta al suo corso di danze sarde popolari.
Inizia l’avventura
Le prime lezioni furono, come dire… caotiche, un pò perché per i principianti tutto era novità, un pò perchè ci si voleva conoscere tra compagni di corso e fare amicizia. Furono comunque determinanti per inquadrare il metodo di insegnamento ed entrare nell’ottica giusta della lezione. L’atmosfera allegra e rumorosa era l’espressione dell’entusiasmo dei partecipanti e contribuì a far sentire tutti a proprio agio.
Ma il meglio doveva ancora arrivare.
Sebbene le lezioni durassero più meno un ora e mezza, per Marielene e i suoi compagni erano sempre troppo corte, e le settimane tra un appuntamento e l’altro, sempre più lunghe! Marielene copriva questo gap ripassando a casa la lezione. Si rese subito conto che esercitarsi da sola l’aiutava a mantenere il filo tra una lezione e l’altra, e imparare nuove cose diventava via via sempre più facile.
Il piacere di doversi ricredere
Dopo solo qualche mese Marielene e i suoi compagni di corso furono in grado eseguire in modo quasi impeccabile, le principali danze popolari della Sardegna. Si erano impegnati tutti con serietà e determinazione, seguendo coscienziosamente i consigli dell’insegnante. Per questo motivo la loro crescita fu costante e i risultati arrivarono prima di quanto essi stessi si aspettassero.
Tra i partecipanti al corso Marielene fu quella che più di tutti sentiva la gratificazione di saper ballare. Dovette ricredersi, con molta soddisfazione per altro, dall’idea sbagliata di non essere portata per la danza. Aveva solo bisogno che qualcuno competente le spiegasse cosa fare e come farlo.
Lei da parte sua ce l’aveva messa tutta. Aveva vinto il primo round, le principali danze popolari. Ma la tradizione sarda è ricchissima di danze e lei aveva deciso che le avrebbe imparate tutte.
La più grande soddisfazione
Ci sono moltissime comunità dei sardi sparse per la penisola italica (anche all’estero). Il loro punto di riferimento sono i “Circoli”, nati allo scopo di preserevare, proporre e far sentire un pò meno la nostalgia di casa a chi come Marielene vive fuori dall’Isola.
Con appuntamenti annuali questi Circoli organizzano eventi di tre, talvolta anche quattro giorni, che ospitano l’artigianato, la cucina, la musica Sarda. C’è sempre una grande affluenza di gente tra sardi e nativi del posto.
Marielene non ha mai perso un appuntamento! Tutti gli anni partecipa con entusiasmo a queste manifestazioni della tradizione sarda, ma questa volta l’occasione è più speciale che mai, perchè ora sa ballare, e non ha più bisogno di raccomandarsi alla gentilezza di qualche anima buona che la guidi nelle danze. Ora può definirsi una vera ballerina di ballo sardo, star indiscussa del suo sogno.
L’avventura per Marielene continua.
E tu? A che punto della storia di Marielene ti trovi? Pensi anche tu di non essere portato o portata per la danze sarde? Come Marielene coglierai l’attimo?
Periodo alquanto strano questo. Si passa da giornate autunnali con temporali spaventosi e anomali a giornate illuminate da un sole fiacco immerso in un cielo lattiginoso.
I giorni estivi con un sole splendente in un cielo azzurro e terso, per il momento sono solo un ricordo della mia generazione. Dico per il momento perchè auspico che lo scempio e la manipolazione a cui stiamo assistendo arrivi presto alla fine.
Questo caldo estivo, che ci fa sudare già al mattino appena alzati, che ci costringe a vestirci davanti al ventilatore, che ci fa contare quanto manca a rientrare a casa ancor prima di essere usciti per andare al lavoro, potrebbe trovare sollievo in una giornata immersi nella natura, in montagna o al lago, o chi lo preferisce al mare.
Potrebbe! Il condizionale è d’obbligo.
Hai presente quando per anni sei andato nel solito posto in montagna? Sai… il barbeque di cemento con i residui di cenere che riposano sotto una griglia scurita dall’uso e con un pò di legna lasciata in eredità da chi è stato lì prima di te, magari la settimana prima?
Hai presente i tavoli con le panche di legno, disposti a debita distanza l’uno dall’altro e dal barbeque? E’ vero, sono ogni anno sempre un pò più consumati dal tempo, ma comunque comodi per appoggiare le stoviglie e le pietanze portate da casa.
E hai presente la bella sensazione di benessere, di fresco, di tranquillità che si prova in un contesto del genere?
Bene! Questa sensazione, al momento puoi solo custodirla gelosamente tra i ricordi, e ritornarci ogni tanto per mantenerla viva.
“Hai da pagà”!
Ebbene, questi luoghi dedicati al libero uso stanno velocemente scomparendo!
Prima o poi tutti sperimenteremo la spiacevole sensazione (che lascerà inevitabilmente il posto alla rabbia e forse, si spera, a un azione di ribellione) che si prova a trovare lo spazio vuoto al posto dei tavoli. E se malauguratamente come me non ti sei portato il tavolino pieghevole e le sedie, te ne puoi pure tornare a casa.
Allora ti chiedi: “perchè hanno tolto i tavoli e il barbeque? e i secchi per la spazzatura che raccoglievano i resti del pranzo?” Poche cose ma utili e indispensabili per godere della natura e avere nello stesso tempo la possibilità di lasciare tutto pulito nel rispetto dell’ambiente.
La risposta era pochi metri più in là, in quella che viene definita “area ricreativa” con accesso a pagamento.
Quell’area, inaugurata l’anno prima, probabilmente non ha avuto l’affluenza che i gestori si aspettavano. Ricordo che l’area di libero accesso, situata proprio di fronte, e oggi priva di tavoli, barbeque e secchi, era invece copiosamente frequentata. Famiglie, coppie di anziani, coppie di giovani innamorati. Tutti godevano di uno spazio comune nel rispetto degli spazi altrui, in piena armonia e cordialità! Tutti erano allegri e felici e alla fine della giornata tornavano alle loro case col fisico e l’anima ristorati dalla natura, dal fresco, e dalla compagnia.
A quale titolo!?
La delusione e la rabbia a questo punto fanno esplodere nella tua testa una domanda; Chi, e a quale titolo qualcuno si permette di appropriarsi degli spazi naturali del pianeta? Potresti credere che siano le istituzioni ad avere titolo per fare una cosa del genere… E INVECE NO!
Non esiste nessun titolo specifico per cui le istituzioni possano permettersi di forzare l’accesso alle aree ricreative organizzate, sopratutto se sono con accesso a pagamento privando gli spazi liberi delle comodità utili per il godimento di tale spazio.
SE SONO “OBBLIGATO” A USUFRUIRE DI QUALUNQUE COSA, NON LA VOGLIO NEANCHE GRATIS!!!
Qualsiasi filosofia imposta nel tempo con tecniche manipolatorie non cambia il fatto che le Leggi e i regolamenti devono essere promulgati al solo scopo di garantire il buon vivere civile e la salvaguardia del pianeta.
Le tasse che siamo (finché durerà) costretti a pagare, con tutto ciò che questo “dovere” comporta, devono ricevere in cambio “servizi utili concreti e funzionali dalle istituzioni alla popolazione”.
E invece cosa accade!?
Per una distorsione della concezione dei diritti e dei doveri. . . accade esattamente il contrario. Le istituzioni (illeggittimamente) dispongono, e la popolazione (ignorantemente) ubbidisce.
Il dovere delle istituzioni, e quindi di chi è ricoperto degli incarichi decisionali, dovrebbe essere quello di garantire il buon funzionamento di tutto ciò che riguarda il quotidiano della comunità. Imporre regole e restrizioni, illeggittime peraltro nel caso in cui vìolano i diritti dell’individuo, è ben lungi dal promuovere e preservare il benessere delle persone e quello del pianeta.
Se un istituzione opera in modo dispotico sulla popolazione, è evidente che chi è “addetto ai lavori” ha una concezione sbagliata del dovere cui deve adempiere, salvo che il dovere non sia proprio privare la popolazione di ogni diritto e libertà!
Pensare di avere il diritto di “fare e disfare” a proprio piacimento è indice di ignoranza dolosa delle Leggi fondamentali dei diritti umani e sopratutto delle leggi UNIVERSALI, che sono al di sopra di qualsiasi Legge o regoletta scritta da umani tutt’altro che infallibili. E purtroppo nella maggioranza dei casi il tutto è condito da un ingrediente legante infame: la corruzione.
Si possono rimettere le cose al loro posto?
SI . Si possono rimettere le cose a posto. Anzi, si potrebbero rimettere le cose a posto se solo il popolo iniziasse a “pretendere” e a “comportarsi” con etica.
Si potrebbe, se si cambiasse filosofia di vita. Se tutti capissimo che nessuno è padrone del pianeta e tutti ne siamo responsabili. La responsabilità è un valore che non si delega.
E’ brutto da dire, ma colui che delega la propria responsabilità merita di essere asservito.
Si potrebbero rimettere le cose a posto se solo tutti capissimo che il modo migliore per godere delle risorse del pianeta è quello di “fare” per la comunità nel suo insieme e non (con la scusa di “preservare”) riempire invece le tasche del SISTEMA che amplificando in questo modo il suo potere, non fa altro che convogliare tutti in recinti dove ti dicono, dietro tuo stesso compenso, cosa fare, dove fare, per quanto tempo, e poi magari trovare anche cavilli per renderti colpevole di non aver adempiuto…
Nota bene: Se non paghi, non puoi entrare nel recinto e di conseguenza non sei sottoposto alle loro regole. Il vantaggio per te è doppio come è doppio per loro lo svantaggio in quanto invece perderebbero capra e cavoli.
riflessione personale e ovvia
Si può iniziare ora!
Non servono “movimenti a tema” per mettere le cose a posto. I movimenti dividono. Il popolo, in termini di individui è decisamente molto più numeroso di qualsiasi movimento si possa organizzare (e manipolare) Serve iniziare ad AGIRE con etica, correttezza, saggezza, e tutto ciò che sia di “sano princìpio”
Per esempio possiamo iniziare a comportarci onestamente col nostro prossimo più prossimo. Iniziare a ragionare in interazione con gli altri e considerare la differenza che c’è tra i diritti della gente e i doveri delle istituzioni.
Dovremmo iniziare a capire che il potere delle istituzioni sta nell’ubbidienza della popolazione. Il concetto è chiaro. Quando una cosa è sbagliata la si rigetta. Dovremmo iniziare a considerare seriamente e concretamente quali soluzioni potrebbero risolvere questa stagnante e abberrante situazione. Dobbiamo farlo tutti, ognuno nel proprio quotidiano, e dovremmo farlo col nobile principio del benessere collettivo.
UNO PER TUTTI, TUTTI PER UNO!
La corruzione si è infilata dappertutto. i Corrotti sono fra di noi e da qui si deve cominciare. Dal basso, dalla base della piramide. Dal piatto dove il sistema mangia. La forchetta della corruzione non deve trovare niente su cui affondare i suoi rebbi.
Se non trova cibo per il suo sostentamento il “CORPO” si debilita e muore.
Alziamo il culo dalla sedia, e diamoci da fare. Se vogliamo che un diritto inalienabile come la LIBERTA’ sia preservato per noi e per le generazioni future, dobbiamo esercitarlo. E un modo per farlo è prendere provvedimenti nei confronti di azioni ingiuste come quella descritta in questo articolo se vogliamo che la scampagnata del fine settimana sia un diritto e non una concessione.
Mi è capitato spesso di trovarmi a delle feste sarde, dove tra le proposte di artigianato e prodotti locali, a fine giornata il pubblico viene intrattenuto con uno spettacolo di ballo sardo.
I gruppi folcloristici sono davvero molto belli da vedere.
Bellissimi e variopinti abiti tradizionali, indossati con fierezza ed eleganza, da ballerini, perfettamente sincronizzati che ipnotizzano lo spettatore per tutto il tempo del ballo.
La maestria dei musicisti che danno il ritmo alla magia del ballo sardo, anch’essi rigorosamente in abito tradizionale.
Tutto è sempre perfetto! Non so se dipende dal fatto che sono sarda e amo profondamene la mia terra, ma ogni volta rimango estasiata, e mi lascio andare anche solo per pochi minuti all’immaginazione che mi proietta nella sardegna antica, dove sono nate queste splendide tradizioni, così profondamente radicate che resistono perfino a questi tempi moderni, che con le loro mode vorrebbero annientarle.
Lo svago nella Sardegna di una volta
Il ballo sardo in passato, ha sempre accompagnato la vita della comunità. Ci si riuniva in musica e balli per propiziare i raccolti, o nuove attività della famiglia o della comunità, e anche alla fine di una raccolta, di una vendemmia, o di qualsiasi lavoro.
Non si aspettavano necessariamente i giorni di festa per dilettarsi con canti a tenore e ballos tundos.
Che usanza preziosa! Continuo a immaginare come poteva essere la vita nell’antica Sardegna … Sicuramente era più faticosa rispetto ai nostri tempi.
Allora si lavorava nei campi senza le comodità delle macchine agricole. I pastori dopo una giornata a “pastorigare” (condurre le pecore al pascolo) dovevano mungere e preparare ricotta e formaggi, sia per la provvista familiare sia per la vendita.
Le donne badavano alla casa e ai figli e preparavano il pane, lavavano i panni a mano e dovevano andare alla fonte per prendere l’acqua. Allora le massaie non avevano il lavoro alleggerito dagli elettrodomestici oggi comuni in tutte le case.
Questa quotidianità era comune a tutte le donne ed era occasione per stare insieme quando preparavano il pane, si scambiavano buone nuove o cattive nuove mentre lavavano i panni al fiume o al lavatoio, oppure facevano la strada insieme con le brocche sulla testa fino alla fonte per prendere l’acqua.
A quei tempi, dopo una faticosa giornata il momento di svago era sicuramente consumare il pasto serale insieme a parenti e amici e tra una “tassichedda de filu e ferru o vinu nigheddu” cantare a “birombae” accompagnati da un organetto o da una trunfa, o anche da una chitarra, e ballare a “ballu tundu tottus impari alligros e cuntentos”.
Oggi è diverso!
Anche oggi si sta insieme agli amici e ai parenti, si fa vita di società, e si frequentano locali dove si canta e si balla. Temo però che tutto questo non abbia lo stesso sapore di allora.
Oggi siamo intrappolati in una vita troppo frenetica e piena di cose inutili che ci rubano tempo. Abbiamo perso per strada la consapevolezza di ciò che è davvero importante e la saggezza dei valori.
A volte sento che questo modernismo mi sta stretto e mi sfianca con le sue pretese che mi obbligano a “stare al passo” e mi chiedo se io non sia nata nell’epoca sbagliata … !?
Su ballu tundu, grazie anche ai gruppi folk, oggi è conosciuto pressochè in tutto il mondo.
Molto apprezzato, ammirato, amato e ballato da una moltitudine di sardi e appassionati di danze popolari, questa tradizione è arrivata fino ai nostri giorni quasi intatta.
In origine infatti questa danza , era ballata in cerchio, con i ballerini rivolti verso l’interno. Non si ballava per intrattenere un pubblico, e finchè non c’è stata questa “esigenza” la danza si svolgeva dall’inizio alla fine in forma circolare.
E’ risaputo che su ballu tundu, detto anche ballo sardo, ha origini molto più antiche di quanto non ricordino i nostri i quasi centenari sardi che raccontano de “su ballu in pratza e chresia” , il ballo nella piazza della chiesa alla fine della messa.
Eh si! Questa usanza de su ballu tundu ha resistito perfino al divieto del Sinodo di Torres (1552) che ha tentato di vietare le danze popolari considerandole attività “disoneste”.
Il Sinodo di Cagliari ( 1778) le considerava addirittura un pretesto che poteva condurre al peccato! A pagina 186 del Sinodus Diocesana Ampuriensis , Cagliari 1778, si legge:
“Si ordina sopratutto in occasione delle feste celebrate principalmente in piccoli santuari campestri, di non far giochi, di non condurre danze e altre cose di altro genere dalle quali sogliono derivare occasioni di scandali; si allontani ogni pretesto che possa condurre al peccato”.
Confesso che leggere questo ha suscitato in me un sentimento di indignazione! Che regola aberrante!
Fortunatamente questi divieti devono avere avuto poca influenza a quei tempi sul popolo dal momento che dopo poco più di un secolo il Sinodo di Cagliari 1886 ancora ordinava:
… sopratutto durante i giorni di festa di astenersi dalle rappresentazioni teatrali e dalle danze (Acta Concilii Provincialis Calaritani, Cagliari, 1886 – pag 27)
Perchè la chiesa detestava tanto le danze popolari?
La danza era lo strumento con cui l’uomo dava vita ai simboli che rappresentavano le divinità.
Il cerchio per esempio è il simbolo del Principio Creatore, quello che nella mitologia è il Grande Essere dell’Inizio.
Il cerchio è anche considerato il luogo sacro dove si concentrano tutte le energie materiali e spirituali.
Il corpo umano è considerato il tempio dell’anima. Quando i danzatori formano un cerchio tenendosi per mano, danzando creano un tempio in movimento, un vero e proprio tempio vivente che dà vita agli antichi simboli e che si dissolve alla fine della danza. (fonte)
Probabilmente la Chiesa vedeva in questo strumento di espressione popolare un ostacolo all’asservimento del popolo al cristianesimo.
Il segreto nascosto delle danze popolari
Visto il fallimento del divieto ecclesiastico alle danze, è chiaro che il legame dell’uomo con le divinità della creazione è nettamente più forte.
Le danze erano collegate con i cicli della natura e celebravano il cambio delle stagioni. Con le danze si propiziavano le attività della comunità come la semina, il raccolto, la vendemmia, le nozze e la venuta al mondo di una nuova vita.
Sebbene la maggior parte delle persone non ne sia consapevole, la danza conserva comunque ancora oggi il suo potere propiziatorio e di connessione col nostro divino e con le divinità della natura.
La danza, sopratutto quella in cerchio è anche simbolo di comunione tra individui, è un attività necessaria alla salute sociale in quanto promuove buoni rapporti tra i membri della comunità.
Dove si sta insieme in connessione e armonia si consolidano nuove amicizie, nascono nuove unioni, si creano opportunità di collaborazione anche in ambito lavorativo.
Forse per questo il popolo sardo, che ha conservato viva più che mai la tradizione de su ballu tundu, probabilmente protetto dalla situazione geografica, è famoso per essere generoso e ospitale. E’ potuto rimanere in contatto con la propria terra indisturbato nelle sue tradizioni isolane.
L’importanza di perpetuare le tradizioni
Le tradizioni sono l’ingrediente fondamentale che definisce l’identità di un popolo.
Purtroppo il modernismo ha fatto si che la conoscenza sulle origini di usi e costumi che oggi sono proposti come semplice folklore, sia venuta meno e si danza per fugace divertimento.
Sta a chi insegna portare a conoscenza dei propri discènti il valore e il potere di una tradizione, sopratutto per quanto riguarda la danza. Probabilmente nella maggior parte dei casi ci si andrà a scontrare contro la noncuranza di individui disinteressati a questi aspetti.
In questo caso dovremmo ricordare che “non si fa di tutta l’erba un fascio”: Un buon insegnamento completo di teoria, pratica e storia, può dividere il grano dalla pula.
Ora, viste le origini di questa danza, su ballu tundu va ballato con la consapevolezza del potere che racchiude. Ricordalo se ti capiterà la fortunata occasione di ballarlo!
Ti auguro buona vita e ti dò appuntamento al prossimo articolo.
Per campanilismo s’intende l’attaccamento «esagerato ed esclusivo» alla propria città o paese, ai suoi usi e alle sue tradizioni «che induce spesso a un’ostilità preconcetta verso paesi e costumi diversi». Questa è la definizione che ne da Wikipedia.
Attaccamento esagerato e gretto alle tradizioni e agli usi della propria città. Questa è la definizione che dà la Treccani
“Attaccamento esagerato al proprio paese”, oppure “eccessivo e fazioso attaccamento al luogo di nascita”. Questa è la frase che accomuna le definizioni di tutti i dizionari.
Il campanilismo dal mio punto di vista
Non mi ero mai preoccupata di cercare il significato di questa parola. Sono sempre stata convinta che il campanilismo fosse semplicemente l’attaccamento alla propria terra, alle proprie tradizioni e al proprio popolo per un sentimento d’amore e di affetto, non certo per ostilità verso altre terre, tradizioni e popoli!
Visti i tempi in cui viviamo di certo l’ostilità verso altre terre, tradizioni e popoli, sarebbe assolutamente deprecabile.
Di contro però un forte attaccamento alla propria terra, tradizione e popolo non è affatto esagerato. Anzi oserei dire che sarebbe auspicabile, perchè sarebbe la risposta naturale a tutto l’infame disegno che vuole standardizzare la società omologandola ad un esercito di individui senza personalità, tutti uguali tra di loro, nel modo di agire, vestire, mangiare, e peggio ancora pensare! Invece un tale attaccamento è del tutto mancante.
Una definizione senza fondamento
Proprio così! Il campanilismo è solo una definizione senza fondamento, perchè se fossimo per davvero campanilisti secondo la definizione dei vocabolari, molte situazioni programmate a tavolino non ci sogneremmo neanche di subirle come invece stiamo facendo.
Se fossimo campanilisti avremmo dato priorità alle nostre usanze. Ognuno nella propria nazione, regione, provincia, città, quartiere.
Avremmo continuato a dare la priorità, per esempio, al nostro modo di fare musica e scrivere canzoni.
Trovatemi un Pino Daniele che racconta l’amore con la sua voce così personale ed espressiva che la riconosci ancora oggi tra un milione di voci!
Trovatemi un Lucio Dalla, musicista e cantautore coi fiocchi! La sua musica e le sue canzoni sono impresse nelle nostre orecchie e basta una frase, a volte anche solo una piccola sequenza di note per intonare subito la melodia di una canzone anche se non dovessimo sentirla per molti anni.
Lucio Battisti! La sua musica è stata la colonna sonora della vita di molti italici.
Potrei stilare un elenco di artisti italici nel campo della musica e riempirei lo scibile umano a 360°! Eppure, nonostante la grandezza dei nostri artisti non disprezziamo le espressioni di artisti internazionali e accogliamo tra i nostri anche i loro lavori.
Vogliamo parlare di cucina? Di sartoria? Di pittura? Artigianato? Vogliamo parlarne?
Vorrei essere in ognuno di coloro che stanno leggendo questo articolo e sono sicura che ognuno avrebbe qualcosa da raccontare con orgoglio della sua terra, degli artisti, dei monumenti, degli eroi del suo paese.
Avere attaccamento, se non vogliamo chiamarlo campanilismo per l’accezione negativa che gli è stata data, è cosa buona e giusta, perchè l’attaccamento alle proprie origini e tradizioni è ciò che salvaguarda l’identità di un popolo. Non significa affatto e non si sente il bisogno di disprezzare o non riconoscere l’identità di altri popoli.
Piuttosto, questo è il meschino e basso disegno di un manipolo di psicopatici che cerca di distruggere l’identità dei popoli umani al fine di ottenere un unico popolo inconsapevolmente e completamente asservito ai loro vizi.
Sarà vero?
Wikipedia dice che il campanilismo « induce spesso a un’ostilità preconcetta verso paesi e costumi diversi»
Mi chiedo in base a cosa si affermi ciò!?
Ogni paese, città o nazione, accoglie, in uno scambio reciproco culture differenti dalla propria, e a volte, anzi troppo spesso direi, a discapito della propria.
Dov’è questa “ostilità preconcetta”? Forse nel rifiuto di usanze ritenute offensive nei confronti della persona umana? O nell’insofferenza e intolleranza alla prepotenza di individui senza scrupoli e senza rispetto per il paese che li ospita?
A pensarci bene l’Italia è una specie di piccola america popolata da una moltitudine di etnie che cercano dove è possibile di convivere tra loro.
Il campanilismo non esiste
L’ostilità di un popolo non è nei confronti di altri popoli, ma nei confronti di atteggiamenti sbagliati, ingiusti, violenti, schiavizzanti, di cui fanno uso individui, sette, clan e governazzi, ed è giusto e doveroso difendersi e combatterli.
Questo mondo sta andando a scatafascio. Perbenismo, permessivismo, buonismo, sono tutte storture del concetto di “diritto” e “libero arbitrio”.
Sono storture che hanno fatto apparire valori come la moralità, l’etica, il buon senso, il rispetto, il pudore, e perfino il buon gusto, un limite alla libertà dell’individuo, ma non dell’individuo che custodisce questi valori, quanto invece dell’individuo dissoluto.
Dell’individuo che è in realtà una caricatura grottesca della persona umana, e alla quale nonostante gli sforzi impositivi di chi vuole farceli accettare per forza, proprio non riusciamo a farceli piacere.
Quindi alla fine, l’attaccamento alle proprie origini è una buona cosa ed un valore che va coltivato, mentre il campanilismo esiste solo tra la razza umana e la razza tirannica.
Il ballo sardo è una tradizione popolare tramandata da tempi antichissimi e attualmente ancora molto sentita e praticata in Sardegna.
Per un nativo dell’Isola imparare a ballare le danze tradizionali è come imparare a camminare.
I primi passi di danza li impara fin da piccolo e man mano che cresce perfeziona e interiorizza fino al punto che danzare diventa parte della sua natura.
Questo però non vuol dire che chi non ha potuto imparare a ballare fin’ora, non possa farlo adesso! Ci mancherebbe altro!
Quindi, fermo restando che è comunque importante quanto necessario conoscere alcuni aspetti fondamentali di come sono strutturate le figure del ballo sardo, col giusto metodo e col dovuto impegno ed esercizio è assolutamente possibile imparare.
Danze popolari e danze folk
Qui c’è da fare una distinzione. Le danze folk si differenziano dalle danze popolari in quanto sono danze coreografate in cui ogni coppia di ballerini deve rispettare le figure coreografiche e i tempi stabiliti dalla coreografia.
Questo vuol dire che per ballare una determinata danza coreografata bisogna necessariamente far parte del gruppo folk a cui appartiene.
Diventa perciò indispensabile partecipare agli appuntamenti in cui il gruppo si riunisce per imparare e mantenersi in esercizio in vista delle esibizioni in pubblico.
La perfezione e il filing tra i componenti del corpo di ballo infatti, non sono qualità che si improvvisano su un palco al momento dell’esibizione. Sono piuttosto il risultato di costante impegno ed esercizio.
E’ giusto affermare che l’ammirazione che suscitano nel pubblico è quanto mai meritata.
Le danze popolari invece sono ballate dalla gente comune, e a parte le strutture di base non ci sono tempi e figure coreografiche da rispettare. Tutte le danze sarde si possono ballare in cerchio chiuso, in cerchio aperto, in gruppi senza limite di numero di ballerini, o in coppia.
Sopratutto, le danze sarde possono essere ballate da persone di tutte le età anche se molto avanti con gli anni, come mostra l’immagine in cima a questo articolo.
Se può essere di incoraggiamento, sappi che ogni danza sarda è formata da una figura coreografica composta di pochi passi di cui si mantiene la struttura durante tutta la durata del ballo, indipendentemente dalla direzione in cui i ballerini decidano di andare, fermo restando naturalmente il senso orario della direzione di marcia.
Detto quanto sopra, direi che il modo migliore per entrare nella vera dimensione del ballo sardo è iniziare a conoscere le norme fondamentali.
Se il mondo delle danze sarde incontra il tuo interesse ti invito a seguirmi su questo blog. Tratterò ogni aspetto del ballo sardo in modo approfondito. A presto e buona vita.
Nonostante io nasca professionalmente come istruttore di Coreographic Dance Team, quindi danze coroegrafiche sulla musica commerciale, probabilmente per la mia natura isolana da nativa sarda ho sempre avuto un attrazione particolare per le danze tradizionali della mia splendida e antica Terra a cui mi sento profondamente legata.
Le danze tradizionali in Sardegna, in perfetta sintonia col carattere determinato e conservatore del popolo sardo hanno resistito al cambiamento dei tempi e all’incalzare manipolatorio del modernismo e delle mode di stagione.
Sebbene quindi le danze dei tempi moderni si siano comunque instaurate anche nella comunità sarda, la tradizione del ballo, della musica popolare e delle canzoni cantate in lingua è ancora viva e vegeta in Sardegna. Anzi, posso con orgoglio affermare che questa antica eppure attuale tradizione è stata sapientemente trasmessa ai giovani di oggi che la praticano nella vita quotidiana, contribuendo inconsapevolmente in questo contesto a preservare l’dentità del popolo Sardo.
Ogni paese ha il suo gruppo folk di rappresentanza
Ogni paese della Sardegna ha la sua scuola di ballo sardo popolare e folk, anche se a dir la verità le scuole sono più utili per chi vuole far parte di un gruppo folk. Le danze tradizionali infatti si imparano in modo naturale e automatico fin da piccoli stando tra la gente che balla in ogni possibile contesto sociale che sfocia in musica, balli e canti in lingua. Si può quasi dire che i piccoli sardi crescono (anche) ballando.
Le danze folk invece sono prerogativa dei corpi di ballo specializzati, i quali danzano per esibizione su coreografie specifiche in rappresentanza del paese a cui appartengono, per cui per poter ballare si deve necessariamente frequentare il gruppo negli appuntamenti stabiliti per imparare le coreografie e mantenersi allenati nell’attività di ballo.
Le danze tradizionali sarde, mezzo di comunicazione col divino
Il cerchio è il luogo sacro dove si concentrano tutte le energie materiali e spirituali.
Data la caratteristica della sua struttura a cerchio, si evince perciò che il ballo sardo, come per altro tutte le danze in cerchio, fin dall’antichità è stato espressione di connessione con l’invisibile, con gli dei della natura a cui si sentiva il bisogno di rivolgersi per propiziare un evento o un iniziativa, o per rendere grazie per un buon risultato come un lauto raccolto per fare un esempio.
Fatto stà che in Sardegna, dove la comunità si riunisce, buon cibo, musica e danze tradizionali la fanno ancora oggi da padrone, in barba perfino al modernismo che ha svuotato di senso e di valore la socializzazione.
Quando la comunità ha la buona abitudine di riunirsi, dove c’è musica e ballo c’è anche allegria e spensieratezza, e in un atmosfera festosa e serena le persone esprimono la loro parte migliore. Nascono così sodalizi e opportunità e si evolve per il bene di tutti.
Le danze tradizionali sarde, o ballo sardo come si usa comunemente dire, sono l’ingrediente fondamentale, il collante che tiente unite le persone che lo praticano.
Il ballo sardo, un mezzo per mantenere il legame con le proprie origini
Le danze tradizionali sarde, corredate naturalmente di musica e canti in lingua, sono la parte più colorita e attraente della cultura sarda
Molti sardi che come me vivono lontano dalla terra natìa, avvertono la necessità e il desiderio di consolidare il legame con le proprie origini e vorrebbero poter avere nei luoghi in cui vivono un contesto in cui rifuggiarsi tra connazionali (la Sardegna dai sardi è considerata Nazione) per sentirsi un pò a casa, magari proprio ballando “in tundu”.
Lo scopo di questo spazio dedicato alle danze popolari sarde
Ecco quindi lo scopo per cui ho deciso di dedicare uno spazio al ballo sardo. Mi piacciono le danze tradizionali sarde. Amo la mia terra e posso dare un contributo personale e professionale per far sì che una tradizione importante come questa, possa essere alla portata di chi sente il richiamo delle proprie origini e voglia rispondere “ballande in tundu”.
Se sei tra questi seguimi su questo sito. Sono in arrivo importanti novità.
L’esperienza estremamente sgradevole recentemente vissuta da una persona di cui ho una grandissima stima, ha acceso in me per l’ennesima volta, la scintilla dell’ indignazione per il comportamente scorretto e coercitivo di un individuo divenuto preda (a meno che così non ci sia proprio nato) di quella che io chiamo “febbre da potere”!
Sicuramente nella categoria a cui appartiene l’individuo in questione, non è certamente l’unico “poveretto” ad esserne contagiato, quindi il contenuto di questo articolo vale per chiunque si comporti come costui.
Per ricoprire un ruolo di responsabilità ci vuole un bagaglio minimo di princìpi
Tale soggetto ricopre un incarico di responsabilità nella comunità, ma sembra essere completamente privo dei valori fondamentali e imprescidibili quali educazione, rispetto, etica, e a quanto pare purtroppo anche cultura personale!
Lo si deduce dalla posizione che ha assunto durante il faticoso periodo in cui buona parte della popolazione è stata costretta ai “domiciliari” dietro una meschina propaganda terroristica fondata sul nulla, allo scopo di testare il famigerato siero genico che ha poi portato invece gravi conseguenze, ormai sotto gli occhi di tutti, a coloro che ignari e ricattati, consapevoli oppure no hanno accettato di farselo inoculare…
tale individuo dicevo, in questo gravissimo contesto sociale, ha dimostrato un basso livello di competenza “professionale”, completa assenza di etica personale, e scarsa conoscenza delle leggi fondamentali sui diritti umani a cui qualsiasi altra legge è seconda.
Da due sparuti commenti sotto questo video che si può vedere anche sul “tubo” c’è stato perfino chi ha approvato l’operato di questo individuo nonostante il discutibile e aggiungerei ignobile modo con cui si è espresso.
Un vero e proprio delirio di maleducazione! (le frasi in sovraimpressione nel video le ho aggiunte io, non sono presenti nel vide originale su Youtube)
Questo signore pare aver dimenticato che le minoranze sono protette dalla legge, in quanto composte da singoli individui di cui la legge stessa ne sancisce i diritti.
Questo video è pubblico e testimonia la grave mancanza di rispetto di chi ricoprendo l’incarico di Primo Cittadino, dovrebbe invece essere un irreprensibile esempio di educazione. Dovrebbe essere super preparato sulla conoscenza delle leggi in vigore che garantiscono libertà di scelta, di pensiero e di azione ad ogni individuo e condanna chi agisce in violazione di queste libertà.
Dovrebbe per altro essere al corrente che nessuna istituzione è al di sopra dell’essere umano.
Gli elettori dovrebbero riflettere
Ma io mi chiedo … questo tizio si ascolta quando parla?
E chi lo ha votato si sarà reso conto di aver dato potere a un essere piccolo e insignificante che gioca a fare il padrone e si rivolge in modo dispregiativo alla comunità che gli ha dato la possibilità di elevarsi socialmente e di cui dovrebbe avere massima cura e riconoscenza ?
Costui deve ammettere di essersi comportato in modo indegno e chiedere immediatamente scusa alla popolazione. Deve riconoscere di non essere all’ altezza ruolo che gli è stato affidato e dare subito le dimissioni.
E’ chiaro che non è stato in grado di meritarsi la fiducia che gli è stata CONCESSA.
Se la gente fosse consapevole della Legge non scritta dell’onore e del rispetto, personaggi come questo pascolerebbero altrove e la vita della comunità sarebbe davvero molto migliore.
L’ostracismo come forma di battaglia
Questo tipo di persone, qualsiasi ruolo rivestano nella società, vanno combattute. Con la Legge quando funziona. Con l’esempio sempre. Chi si comporta male merita l’ostracismo fino a quando non impara e assume un atteggiamento etico e più consono sopratutto (ma non solo) a chi deve fare gli interessi della comunità.
Siamo circondati da opportunisti, menefreghisti, bugiardi, imbroglioni, fannulloni. Questi profili appartengono a persone di bassa estrazione morale e sono coloro che vivono di favori e raccomandazioni dando in cambio sostegno ai rappresentanti delle istituzioni che ormai, come si è capito non sono più al servizio delle persone umane ma del sistema che predica e pratica l’asservimento.
La nostra battaglia è prima di tutto personale, che va combattuta con l’esempio e l’etica. Il modo in cui reagiamo alle imposizioni che vogliono limitare la nostra evoluzione, sotto tutti i punti di vista, ma questo solo in pochi lo capiscono, determinerà l’esito della battaglia sociale, fosse anche solo per chi combatte.
Cerchiamo di essere uomini e donne veri, di spessore morale, irreprensibilmente coerenti con i nostri principi, e guardiamo dritto negli occhi e a testa alta chi sceglie di essere meno di questo.
Siamo una razza dentro la razza, ma siamo la parte migliore, quella che sopravvivrà a tutto questo scempio.
Buona vita alle anime belle e coraggiose.
P.S. Questo post è tutelato dall’art. 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani proclamata il 10 Dicembre 1948 che così sancisce: Ogni individuo ha diritto alla libertà di espressione e di opinione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione, e il diritto di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.
Il titolo professionale corretto taglia la testa alla discriminazione.
Ho letto in rete dei post che volevano focalizzare l’attenzione sul fatto che le donne vengono discriminate nell’uso dei titoli professionali, e supportavano come l’esempio dell’immagine qui sopra, la forma grammaticale femminile di questi titoli appunto.
A mio parere, se proprio vogliamo metterla sul piano dei diritti, specificare la forma femminile di un termine potrebbe invece sottolineare in modo distorto una “differenza di importanza del ruolo professionale” tra le due identità.
Io credo che l’eleganza di una lingua così come il prestigio di un titolo professionale, niente ha a che vedere con la parità dei sessi.
Uomini e donne sono di pari importanza nei ruoli che occupano e hanno gli stessi diritti di scelta della professione verso la quale sono più inclini.
Entrambi possono essere dentisti, avvocati, sindaci, per citare alcune professioni i cui titoli sono stati “sfregiati” dall’uso improprio, al fine secondo me, di sporcare la bella lingua italiana, per farla scomparire.
Strategia manipolativa.
Anche questa è una strategia adottata per “annacquare” l’identità di un popolo. La lingua di un popolo fa parte di quegli ingredienti essenziali a contraddistinguerlo dagli altri popoli. Parlare la propria lingua fa si che l’individuo avverta profondamente il senso di appartenza alle sue origini.
La lingua di un popolo è un valore forgiato nel tempo. E’ qualcosa di prezioso da salvaguardare.
Per come la vedo io, la lingua italiana è una lingua elegante, espressiva, ricca. E al di fuori di chi parla nel gergo del proprio paese o città di residenza, chi parla in italiano ha il dovere di parlare in modo corretto. Il che esula dal contesto che vuole ostentare una violazione di “diritti di parità” che non sussiste.
Un uomo che si laurea in giurisprudenza diventa avvocato. Una donna che si laurea in giurisprudenza diventa avvocato.
Un uomo che si laurea in odontoiatria diventa odontoiatra. Una donna che si laurea in odontoiatria diventa odontoiatra.
Un uomo che vince le elezioni al paese diventa sindaco. Una donna che vince le elezioni al paese diventa sindaco.
Così come nel caso di laurea in medicina anche la donna è “medico” e non “medica” o “medichessa”.
Oppure nel caso che una donna prenda un dottorato, sarà “dottore” o “dottoressa” ma mai di certo “dottora”!
“Avvocata”, “odontoiatro”, “sindaca”, “medichessa”, “dottora” … sono termini scorretti e stonati nella nostra bella ed elegante lingua italiana. E’ gravissimo che i “professionisti” della comunicazione che dovrebbero usare un linguaggio irreprensibilmente corretto, trasmettano quotidiamente queste storpiature attraverso i media.
Questa è la stessa strategia che usa la pubblicità per fissare nella mente delle persone determinati prodotti commerciali per spingerle inconsciamente all’acquisto. Questi sedicenti professionisti abituano l’orecchio delle persone, ormai disabituate a riflettere su ciò che ascoltano, a questi “stridori” indecenti. E si sa che l’abitudine fa diventare normale, buono o giusto, anche ciò che è anormale, cattivo e sbagliato.
Una generazione senza storia non ha passato nè futuro Robert Anson Eeinlein
Abbiamo un preciso dovere nei confronti della nostra evoluzione e crescita culturale e personale. Aprire un libro di grammatica.
Meglio se di almeno dieci anni fa, dal momento che anche alcuni tra i più famosi vocabolari attualmente in commercio accolgono tra le loro pagine questi pietosi termini.
“E dopo averlo aperto studiare con cognizione di causa“
Un’altra moda linguistica da correggere.
Un’altra stortura che va tanto di moda, perchè di questo si tratta, è il modo si esporre un azione che si è in procinto di compiere. La troviamo in molti video tutorial di qualsiasi genere e naturalmente nelle trasmissioni TV.
La costruzione grammaticale incriminata è questa: (esempio) in un tutorial di cucina, il cuoco deve togliere la pietanza dalla pentola in cui sta cuocendo per metterla sul piatto di portata e dice: “… bene! la carne è cotta al punto giusto, la vado a prendere e la vado a mettere sul piatto di portata …” !!!
Alle mie orecchie è come il gesso che scricchiola sulla lavagna!!! Chi diavolo ha messo in giro questo modo di esprimere un azione!? Qualcuno lo arresti con tutti quelli che dicono “avvocata ” e “sindaca”!!! Nel caso tu non abbia mai fatto caso a questo e te lo stessi chiedendo, il modo corretto di esprimere l’azione dell’esempio, e questo: “Prendo la pietanza dalla pentola e la metto sul piatto di portata”, o al massimo ” vado a metterla” e non “la vado a mettere” !!!
Dobbiamo sempre ricordare che verità e correttezza non sono scontate solo perchè proposte dai media, dai libri, dai quotidiani, e perfino purtroppo dai vocabolari come nel caso di “avvocata” e “sindaca”.
Chi prende sotto gamba questo aspetto allarmante che ha tanto il sapore di una pericolosa moda, non ha capito che è destinato ad essere scollegato dalle sue origini.
Come una generazione senza storia non ha passato nè futuro, così non ha futuro neanche una generazione senza lingua.
La passione è la parola che definisce il trasporto, l’attrazione, la spinta verso un determinato oggetto, azione o attività.
Di chi ha un hobby per esempio, si può dire che abbia una passione. Il collezionismo per esempio è un hobby. C’è chi colleziona clown, modellini di motociclette, fumetti, magliette, targhe di automobili di tutte le nazioni e di ogni epoca, e via dicendo.
Ogni persona ha un suo hobby specifico in armonia con la propria personalità.
C’è differenza tra hobby e passione?
Direi di si. Mentre l’hobby è più un passatempo o uno svago cui si dedica il tempo ritagliato dalle attività quotidiane e dai doveri, la passione è qualcosa di più come dire… importante.
La passione a differenza dell’hobby ha bisogno, nel tempo, di essere nutrita, curata, coltivata e se vogliamo anche protetta.
Possiamo pensare alla passione come la parte gemella del nostro organismo ma in versione “spirituale”. Al momento non riesco a trovare un termine che definisca cosa intendo dire.
Provo a rendere l’idea in questo modo: per continuare a vivere e svolgere le nostre attività abbiamo bisogno di nutrire il nostro corpo col cibo, con l’acqua, col sole e l’aria fresca. In carenza di queste cose ci ammaleremo immancabilmente.
Abbiamo anche bisogno di proteggerci dal caldo, dal freddo, dai maleintenzionati, dai profittatori e da qualsiasi cosa possa danneggiarci.
Nel caso della passione vale lo stesso anche se con “ingredienti” diversi.
Nel contesto della danza
Rimanendo nel contesto del tema principale di questo sito, prendiamo in considerazione la passione per la danza. Che sia Coreographic Dance o qualsiasi altra disciplina, il concetto fondamentale vale in ogni caso.
La danza è la risposta naturale e istintiva al ritmo, al suono , alla melodia. Praticamente alla musica nel suo insieme, come affermo anche nell’ articolo “la tecnica non è tutto“
In molte persone questa risposta istintiva è più accentuata che in altre. In questo caso a ogni nota percepita si è inclini a mantenerne il tempo battendo il piede, o tamburellando con le dita sul tavolo, o dondolandosi.
Ma se il ritmo è decisamente incisivo allora si risponde con tutto il corpo. E’ proprio vero! La risposta umana alla musica e al ritmo è una cosa incredibile e fantastica.
C’è da dire però che questa è solo la base di quella che potrebbe diventare vera passione.
Una parola molto abusata
Eh si! Ti è mai capitato di sentire qualcuno affermare: “se non potessi più fare questo o quello, non so come farei… non potrei vivere… morirei ….”
Sono solo parole pronunciate per far apparire più importante di quanto in realtà non sia, qualcosa che manca di “spessore”, di “fondamento”, di vera motivazione.
Non è un reato mancare di passione per qualcosa che per vari motivi si condivide con altri. Le cose si fanno anche solo per il piacere temporaneo, magari anche solo per capire se fa per noi.
Se queste situazioni prese ad esempio dovessero cambiare, potrebbe tranquillamente venir meno il motivo e quindi il desiderio di continuare a praticare l’attività di danza. (O qualsiasi altra attività scelta agli scopi sopra descritti).
L’onestà semplifica la vita
Affermare di potere morire se non si potesse fare una certa cosa, mette in una posizione spinosa colui che la fa, perchè nel momento inevitabile in cui smetterà di farla, potrebbe trasmettere l’immagine di se (cosa ritenuta importante, altrimenti non si farebbe l’affermazione in oggetto) come di “tanto fumo e niente arrosto”.
La cosa migliore è fare le cose che ci fanno piacere, anche se solo per un breve periodo, senza per forza “gonfiarle” e senza voler a tutti i costi apparire … chissà chi.
L’importante di sicuro è che qualsiasi cosa facciamo, la facciamo bene, anche solo per un giorno. La passione non è un obbligo nè uno status da ostentare!
Il tempo è un bene prezioso e dobbiamo impegnarlo minuto per minuto in modo costruttivo. Ogni cosa che facciamo deve arricchire la nostra conoscenza e la nostra personalità.
Questo è un dovere sacro nei nostri confronti innanzitutto, e anche se può sembrare campato in aria, contribuisce ad elevare la qualità della società umana.
La passione non è un obbligo nè uno status!
Facciamo ciò che più ci piace fare senza il carico di dover dimostrare qualcosa. Quando i nostri interessi cambieranno, perchè anche questo è normale che accada, focalizzeremo il nostro tempo e la nostra attenzione verso il nuovo oggetto del nostro interesse, senza dover trovare giustificazioni per aver fatto affermazioni esagerate.
Quando e perchè la passione va nutrita
Le cose che più amiamo fare potrebbero essere oppure no collegate con la sfera lavorativa. Nel caso in cui siano scollegate dal lavoro secolare, possiamo goderne semplicemente quando doveri e attività quotidiane ce ne lasciano il tempo.
Ma nel caso in cui abbiano a che fare direttamente col nostro lavoro, corriamo il rischio di inciampare nello scoglio del “dovere” e della noia e di perdere il piacere di fare.
Le cose fatte perchè siamo in qualche modo costretti a farle, perdono la luce che le rende attraenti ai nostri occhi. La costrizione ricopre di una patina opaca qualsiasi cosa facendola diventare pesante e poco desiderabile. E’ importante quindi eliminare quella patina.
Per scongiurare i danni da noia e dovere e far risplendere di luce la nostra passione ritrovando il piacere e la gratificazione che dovrebbe derivarne, dobbiamo nutrirla.
Come si nutre una passione?
Il nutrimento consiste nella ricerca costante di informazioni che arricchiscano la nostra conoscenza al riguardo.
Nel caso della danza, (ma anche per l’arte culinaria, la sartoria, l’artigianato, l’idraulica, la meccanica, la pittura, il disegno e via dicendo) può tornarare utile al nostro fine il confronto per esempio.
Confrontare le proprie competenze con quelle di chi pratica danza, sia nel Coreographic Dance che in altre discipline, potrebbe mettere in evidenza pregi e difetti o anche necessari miglioramenti della nostra performance.
Per chi della danza ne fa uno strumento di lavoro, studiare atteggiamenti, posizioni, stranezze di altri dancer sarà particolarmente utile per arricchire il repertorio personale di conoscenza e per spronare alla crescita e all’evoluzione. Il tempo che dedicheremo allo “studio” e al miglioramento è l’ossigeno che serve a rimuovere la “patina” e alimentare di nuova vita e vigore la nostra passione.
Sempre per chi della danza ne fa uno strumento di lavoro, sarà perfino possibile che le nuove conoscenze acquisite, miscelate col proprio stile o le proprie idee, diano vita a nuove interessanti proposte tecniche e/o coreografiche.
Danzare solo per diletto
Quanto sopra esposto vale anche per chi danza solo per diletto. Anche se la passione per la danza non è legata all’ambiente lavorativo, resta il fatto che come tutte le cose deve ci si deve lavorare sopra per ottenere nel proprio contesto, i risultati migliori possibili.
Vedere un dancer o un corpo di ballo esibirsi deve essere un esperienza piacevole dal punto di vista dello spettatore.
Questa società si è appoggiata troppo sul pressapochismo, contaminando la naturale propensione dell’essere umano a imparare ed evolvere in qualsiasi cosa faccia.
La filosofia del fare le cose alla “volemose bene” per dirlo alla “romanesca”, ha tirato su un popolo di fantocci scimmiottanti, scoraggiando colui che guarda dall’ intraprendere una qualsiasi attività, perfino una bella come la danza. Ne ho fatto accenno in questo breve articolo
Dulcis in fundo
Direi a questo punto che il concetto di “passione” vada riveduto.
La passione non è una cosa scontata, non vive di vita propria, non dà le appropriate gratificazioni se non riceve le dovute attenzioni.
E’ vero però che con i dovuti accorgimenti e cure di “passione” si può anche vivere, e credo anche che una vita vissuta di “passione” valga la pena di essere vissuta più di una vita comune.
Ammesso che siamo interessati a ciò che è giusto, come facciamo a stabilire se ciò che riteniamo giusto sia effettivamente … giusto?
Ci sono regole e Leggi, dirai.
Ma le regole e le leggi possono davvero racchiudere tutto lo scibile umano?
Le regole sono norme che appunto “regolano” il comportamento sociale al fine di promuovere ordine e armonia nella comunità. Sono utili sopratutto nel caso in cui un individuo tenti di venir meno ai propri doveri nei confronti del prossimo o voglia approffittarsene indebitamente.
Questo tipo di individui sono detti: opportunisti. Essi meritano senza ombra di dubbio di essere assoggettati alle regole e obbligati a rispettarle.
Ma cosa ne è del diritto di fare quello che ci pare?
Qualcuno potrebbe azzardare il concetto di “libero arbitrio” . Tutti hanno diritto di agire in piena libertà e fare ciò che gli pare come gli pare, compreso essere opportunista.
E’ vero. E il libero arbitrio, la libertà individuale di scelta e di azione, sono sacrosanti. Nasciamo già liberi. E nessuno, anche se osa farlo, ha il diritto o l’autorità di privarci della nostra libertà.
E’ semplicemente impossibile, perché il libero arbitrio è parte di noi come il nostro sangue, la nostra pelle, il soffio vitale che ci anima.
Chiunque tenti di privare qualcuno della propria libertà, lo sta di fatto violando, danneggiando, uccidendolo, commette reato e merita di essere fermato e punito.
Nessuno che privi qualcuno della propria libertà e dei propri diritti, ha diritto di reclamare a sua volta libertà e diritti.
Il diritto di fare quello che ci pare però, implica il rispetto dei diritti altrui, quando legittimi.
Di certo una persona moralmente sana giammai vorrà rispettare il (non) diritto altrui di depredare qualcuno di un suo bene o un suo diritto, o di approffittarsi indebitamente della sua buona fede o della sua onestà.
Allora sì, in caso di mancanza di rispetto, regole e Leggi sono utili e vanno osservate.
CI SONO REGOLE E REGOLE
Le regole sulla strada (per esempio)
Alcune regole vanno assolutamente rispettate al fine di contribuire alla sicurezza propria e altrui. Per esempio le regole sulla strada.
Si viaggia con l’auto sulla corsia di destra. I pedoni attraversano sulle striscie che sono debitamente evidenziate dalla segnaletica verticale. Ci si ferma col semaforo rosso e ci si avvia col semaforo verde. Si lascia il passo all’ambulanza con la sirena accesa. Si da la precedenza al parcheggio all’auto che sta nella carregiata del posto libero ecc. ecc.
Chiunque capisce che queste regole sono assolutamente da rispettare, poichè violarle vorrebbe dire mettere a repentaglio la propria vita e quella altrui.
Regole morali
Poi ci sono le regole morali, quelle che si potrebbe scegliere di rispettare oppure no.
Il risultato di una scelta in questo caso potrebbe anche esulare da un azione in termini di Legge, ma potrebbe riflettersi in positivo o negativo sia sulla persona che fa la scelta che su altre persone coinvolte.
Per esempio le regole morali sono quelle che interessano i rapporti di amicizia. I rapporti di lavoro. Il rispetto della fila all’ufficio postale.
Evitare di pettegolare a danno di qualcuno è un importantissima regola morale che oltre che dare un infima immagine di chi la viola, danneggia la reputazione di colui a cui sono indirizzati i pettegolezzi, spesso infondati quanto invece ingigantiti dal passaparola.
Mantenere la parola data è un’altra regola morale che determina l’affidabilità e quindi la reputazione di una persona.
I contesti in cui si applicano le regole morali sono infiniti e quotidiani.
Le regole sono comunque solo linee guida
Le regole vanno applicate e rispettate giudiziosamente applicando quello che viene definito “buon senso”.
Una regola non è giusta solo perché è tale. E non va rispettata solo perchè è una regola.
Un esempio che potrebbe rendere l’idea. E’ noto che il furto è un reato punibile penalmente. Quindi di regola non si ruba.
Mettiamo che un uomo venga sorpreso mentre ruba una pecora da un ovile. La legge vuole che il ladro sia condannato e come recita l’articolo 624 del Codice Penale punito con una multa che va dai 154 € ai 516 € e con reclusione da sei mesi a tre anni.
In seguito alle dovute indagini si appura che l’uomo ha perso il lavoro, e nonostante gli sforzi è stato impossibile per lui fino a quel momento trovare anche solo uno straccio di impiego. Chiedere aiuto gli ha fatto prendere atto di poter contare solo su se stesso.
I risparmi messi da parte in tempi migliori servono per pagare l’affitto in modo da garantire momentaneamente un tetto alla famiglia. Ma mancano i soldi per la spesa.
Il poveretto ha “rubato” per sfamare moglie e figli.
Se la Legge e il senso di giustizia condanna il furto, di contro però, se proprio non riusciamo ad arrivarci col nostro senso umano,
la Dichiarazione Universale sui Diritti Umani, anche conosciuta come DUDU, recita:
Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in altro caso di perdita di mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.
In coscienza, in un caso come questo quale regola credi che sia giusto applicare? Io personalmente sono certa e ferma sulla risposta e su CHI ricade la responsabilità di una situazione inaccettabile in un epoca che vanta benessere e progresso.
Lo scopo di regole e Leggi
Regole e Leggi sono state promulgate per garantire sicurezza, benessere e diritti alla persona umana, e per proteggere i più deboli dai malvagi.
Dove regole e leggi sono promulgate per asservire la popolazione, c’è da chiedersi da chi vengano, trovare gli autori, privarli di beni e libertà e punirli in modo esemplare a monito di chi pensa di poter fare altrettanto.
E necessario e urgente scongiurare una situazione che pare gli aguzzini del popolo vogliano creare nella nostra nazione e che prende a esempio quella infame che esiste in un paese martoriato dalla dittatura.
Qualsiasi iniziativa finalizzata alla protezione dei diritti dell’essere umano è supportata da Leggi apposite e tutt’ora in vigore. In assenza di Leggi o di negligenza nell’osservarle da parte delle Istituzioni, vige la Legge Universale cui nessuno può opporsi. E’ la Legge del popolo. E’ la Legge del giusto.
Questa Legge vuole ogni individuo libero, giusto, giudice, autorità.
Responsabilità personale
Sebbene molti lo ignorino volutamente, per meschino tornaconto personale, tutti abbiamo la responsabilità di condurre una vita moralmente corretta.
Corretta nei nostri confronti innanzi tutto e nei confronti degli altri di conseguenza.
Sia chiaro che questo concetto niente ha a che vedere con ciò che viene considerato “perbenismo”. Il perbenismo è la maschera che nasconde la pochezza di individui che hanno la pretesa di essere buoni, giusti, e sopratutto superiori a qualcun altro, mentre nella realtà sono incapaci di pensare ad altro che a se stessi.
Se tutti applicassimo il Princìpio della buona etica, e capissimo che ogni diritto è immancabilmente legato ad un dovere, la nostra sarebbe una società migliore.
Avremmo meno bisogno dell’interevento delle autorità costituite a salvaguardia di quei diritti che abbiamo visto talvolta esse stesse violare. E forse i “governazzi” avrebbero trovato un muro di granito ad impedirgli di prosperare sul popolo.
Come riconoscere il modo giusto di agire?
E’ semplice! Prima di applicare la regola si deve applicare il Princìpio.
Va sempre ricercato il motivo per cui una persona compie un furto, o dà un pugno in faccia a qualcuno. Si potrebbe arrivare a rubare per fame e per disperazione. Così come si potrebbe essere costretti a intervenire manescamente per difendersi o per difendere qualcuno dall’aggressione di un malintenzionato.
Giudicare per sentito dire è la scelta peggiore che si possa fare. Il modo giusto di agire è farci guidare dal nostro “sentire”.
Il Coreographic Dance Team è una vera e propria disciplina riconosciuta dalle federazioni sportive di danza. Si distingue in quattro varianti:
Show Dance Come definito da Feder Danza: Disciplina dal forte impatto spettacolare ed emotivo, alla performance tecnica unisce gli elementi artistici ed espressivi della composizione coreografica. Rappresentando un tema o una trama con peculiarità proprie dello spettacolo in genere – quali musica, costumi, trucco e scenografia – la prestazione degli atleti risulta maggiormente suggestiva, ricca di significato e coinvolgente, secondo il livello di creatività del coreografo.
Coreographic Dance Come definito da Feder Danza: Le esibizioni di Choreographic Dance si distinguono da quelle di Show Dance per l’assenza di tema/trama e per lo specifico sviluppo di schemi e tecnica coreografica. Sono ammessi tutti gli stili di ballo e musicali.
Disco Dance Come definito da Feder Danza:… la Disco Dance si è prepotentemente affermata sulle note di una musica costruita più per far ballare che per essere ascoltata.
Synchro Dance Come definito da Feder Danza: Ballo sincronizzato: sono ammessi tutti gli stili di danza e musicali. Tutti i ballerini della squadra eseguono contemporaneamente – e nelle stesse direzioni – identici passi e movimenti, mantenendo lo schieramento dall’inizio alla fine della prova.
La Synchro Dance è un evoluzione di quella tipologia di danza comunemente conosciuta come “balli di gruppo”.
A tutti è capitato almeno una volta di vedere ballare le persone singolarmente tutte insieme lo stesso ballo. Potrebbe anche essere capitato di vedere più gruppi nella stessa pista, ballare in modo diverso sullo stesso brano musicale.
E per fortuna direi! Altrimenti sai che monotonia!
Molti, sopratutto i cultori del ballo di coppia, hanno mostrato palese avversione per questa tipologia di danza, ma loro malgrado hanno dovuto accettare l’evolversi dei tempi.
Il potere della consuetudine ha fatto il resto, e oggi, in ogni serata danzante che si rispetti, si alternano brani musicali per i balli di coppia e proposte commerciali per i balli in linea
Perché ai suoi esordi il Coroegraphic dance, o più specificatamente Synchro Dance, è stato denigrato?
Il fatto è che a differenza di come accade oggi, ai tempi degli esordi del Synchro dance si era più conservatori, più irriducibilmente fedeli alle tradizioni. I ritmi musicali sui quali si ballava e si balla ancora oggi il ballo di coppia, erano sacri. Era impensabile una versione “line” di danza.
Eppure la danza in linea nulla ha tolto alla bellezza e alla magia del ballo di coppia che è rimasto intramontabile in tutte le discipline.
Chi è cresciuto nella filosofia classica del ballo di coppia, ha avuto il timore, col tempo dimostratosi infondato, che la sacra disciplina venisse in qualche modo soppiantata dalle nuove mode.
C’è voluto comunque del tempo perché questo timore fosse rimosso dal pensiero comune.
C’è voluto anche coraggio e determinazione da parte dei gruppi che portavano in pista le versione line sui “ritmi sacri”. Spesso hanno dovuto imporsi a muso duro per rimanere in pista. Comunque, come accade per tutte le cose, il peggio è passato.
Cos’ha di tanto straordinario il Coreographic dance da attrarre un gran numero di persone?
Il fatto è che questa tipologia di danza ha la peculiarità di dissacrare ciò che è stato istituito in precedenza. Nel Coreographic dance esiste solo il diritto di danzare. E sebbene si scelga di adottare i passi caratteristici dei ritmi sacri, nessuno vieta che vengano applicati secondo l’estro creativo del coreografo.
Cosa sono i “ritmi sacri”
I ritmi sacri sono quelli su cui si balla da sempre il ballo di coppia.
Tradizionali e Folkloristiche: Valzer, Mazurka, Polka,
Latino Americane: Samba, Cha cha cha, Rumba, Paso Doble, Jive
Mentre per le danze Latino Americane è stato più facile accettarle in versione “line-dance”, per le danze Standard e Tradizionali è stata più dura.
Espressioni di scherno e di disprezzo sono state distribuite generosamente da parte degli “irriducibili” alla vista di gruppi che danzavano in versione line.
E’ perfino capitato di assistere a spiacevoli parapiglie in pista, come se ballare in un certo modo fosse un dogma e desse diritto di privare della libertà di ballare chi osava fare diversamente.
Le danze così come le conosciamo, non sono sempre esistite. C’è stato un momento in cui hanno avuto inizio. Qualcuno ha dato loro la nascita.
E se invece di “inventarle” in coppia, a contatto, le avessero inventate a coreografia individuale, o a quartetto?
Un tango o un valzer danzato in quattro … cosa avrebbero detto questi “irriducibili” che faticano ad accettare qualsiasi proposta alternativa, vedendo ballare in coppia?
Una piacevole scoperta
Una volta mi sono trovata ad una serata danzante in un paesino del viterbese.
E’ passato tanto tempo e non ricordo il nome, ma ricordo perfettamente che il pubblico dei ballerini era di età avanzata e tutti ballavano esclusivamente in coppia. Quando a un certo punto l’orchestra propose un Hully Gully … ballarono in coppia perfino quello!
Per me fu una sorpresa. Capii che quelle persone non conoscevano la versione line di quel ritmo, ma loro invece che scomporsi e uscire dalla pista, adattarono i passi e lo ballarono comunque.
Se avessi adottato il modo di pensare comune, avrei dovuto come minimo schernirli, invece trovai questa cosa fantastica!
Il ballo di coppia manterrà sempre il suo fascino e la sua magia nonostante le più disparate proposte coreografiche.
La danza è espressione individuale e sociale. E’ uno strumento di comunicazione e interazione, e probabilmente nasceranno nuovi tipi di danza. L’importante è che qualsiasi proposta si avanzi, tenga conto del buon gusto e del rispetto.
In ogni caso sta ad ognuno di noi la scelta, e dalle nostre scelte dipenderanno le usanze e le tradizioni future. Facciamo che siano evolutive nel bello.
Il bello del Coreographic dance team
Dissacrare il dogma dei ritmi sacri, sebbene possa sembrare un grave atto di offesa al ballo di coppia, ha una connotazione positiva.
Permettersi di danzare su tutti i ritmi muiscali consente di creare una grande varietà di coreografie, il che rende questa tipologia di ballo ricca di proposte e sempre interessante.
Questo naturalmente a patto che si vada oltre ciò che “tutti fanno”. Le proposte da villaggio turistico vanno bene per i villaggi turistici.
Se vuoi ottenere gratificazione dalla danza, devi vederla come un arte. Per diventare un autentico dancer, è importante che tu coltivi e nutra quella che viene definita “passione”.
Metti legna sul fuoco. Valuta le proposte coreografiche di qualsiasi disciplina, osserva gruppi e individui danzare, costruisci il tuo stile personale arricchendolo delle qualità che vedi in altri dancer facendole tue. Vedrai che in breve tempo quel fuoco divamperà in un grande falò e la tua vita si arricchirà di colore.
L’incapacità più assoluta di creare qualcosa di positivo perfino per se stessi!
Lo dico a VOI creatori del “nulla di buono” cosmico! Vi siete arrogati il potere illegittimo di decidere della sorte di un pianeta con tutte le creature viventi che lo animano. Creature del regno animale e vegetale. Esseri umani, umanoidi e sicuramente anche altre specie di cui noi, umani naturali, siamo ignari.
Potevate fare qualcosa di grande! Potevate creare un pianeta prospero e felice anche a vostro vantaggio. Invece siete stati capaci solo di distruggere. Siete incompetenti in ciò che più gratifica un essere: creare il sublime, che si tratti di vita, arte, scienza, o qualsiasi cosa protesa all’evoluzione della razza, sia pure la vostra.
Invece niente. In questo senso… il nulla più assoluto
SIETE ESSERI INFERIORI
In fondo, a osservare meglio, siete esseri inferiori e disperati. E aggiungo ancora una volta: incapaci. Una vergogna pari a questa chi la può vantare!?
Siete inferiori rispetto a noi, umani naturali, che possiamo vivere in armonia col resto delle creature, alla luce del sole, senza bisogno di distruggere per sentirci appagati.
Noi umani naturali che siamo appagati anche solo dal semplice vivere. Che traiamo gratificazione nella riuscita di un opera buona, propositiva, utile per la nostra specie e per la creazione nel suo insieme. Noi umani naturali, capaci di provare nobili sentimenti e stati d’animo.
Noi, umani naturali siamo consapevoli di essere “infinitamente e immortalmente oltre” il nostro contenitore organico denominato “corpo”. Siete inferiori perchè alla vostra razza manca “l’essenza umana” un requisito fondamentale perché una specie sia “completa”.
E siete disperati perché senza l’essenza umana, quella che rubate a tutte quelle vittime scomparse, ai figli che strappate dalle braccia dei legittimi genitori biologici, e chissà in quali altri modi ce la strappate … siete finiti!
E siete incapaci perché nella vostra “grandezza” del caxxo, esseri prepotenti e assassini, vi manca l’intelligenza per trovare una soluzione scevra da distruzione, che vi allunghi la vita.
Avrete anche fatto patti infami con esseri alieni bastardi come voi per ottenere la conoscenza che vi desse chissà quale ambìto potere, ma a quanto pare siete rimasti al punto di partenza. Inferiori, disperati e irrimediabilmente incapaci. Come possiamo definire tutto questo!? Ah sì: una vergogna planetaria!
MA AVETE CAPITO CHE IN QUESTA VERGOGNA PLANETARIA …
Mica penserete di avere una sorte diversa da quella a cui avete destinato qui deficienti arroganti omuncoli assetati di effimero potere!? E’ così lampante che glielo avete dato per poi toglierglielo e disfarvi di loro quando saranno diventati inutili ai vostri scopi, che è schifosamente scontato che gli infami esseri che vi hanno dato potere faranno lo stesso con voi!
Dopo tutto, una razza capace solo di distruggere è scomoda a chiunque in qualsiasi tempo e dimensione.
C’è pure il particolare dell’immortalità! Noi umani naturali siamo contenitori di essenza immortale. Sicuri che di voi si può dire lo stesso!? Perché tutte le porcherie e i reati contro la vita di cui vi siete macchiati farebbero pensare che ne siete privi, altrimenti perché cercare l’elisir di lunga vita nella vita altrui?
QUALCOSA E ‘ FORSE ANDATO STORTO?
Eh si perché pare proprio che abbiate una certa fretta … state bruciando le tappe. Andate talmente veloci con le vostre pretese, che la gente si sta svegliando dal torpore indotto dai vostri subdoli e meschini trucchi.
Come mai tutta questa fretta? Sapete che c’è? Gli umani naturali prendono la vita per quello che è. Cercano istintivamente di migliorare quello che trovano al loro arrivo. E quando è il momento di lasciare il contenitore organico … amen. Ricordate che la nostra essenza è immortale? Cambieremo semplicemente dimensione.
Ma voi siete così attaccati a questa di dimensione, che potete tranquillamente o preoccupatamene (scegliete voi) dire addio alla vostra specie. Che siate maledetti e la vostra paga sia la scomparsa eterna in questa e in tutte le dimensioni, quanto anche nei ricordi dell’Universo. Questo vi meritate. Che questo abbiate!
Certo, noi al momento umani naturali, infettati dal vostro malato sistema, commettiamo degli errori. Errori ai quali però possiamo porre rimedio anche solo coi valori dell’empatia e del rispetto. Ma grazie alla nostra essenza immortale, sperimenteremo comunque altre forme di vita in molte altre dimensioni. Felici, contenti, evoluti.
Nel corso della mia professione di Istruttore ho conosciuto centinaia di persone che si sono affidate a me per imparare il Coreographic Dance Team.
Ho visto “crescere” dancers a cui mancava il senso del ritmo, l’eleganza, la disinvoltura. Fiorire persone che hanno acquisito sicurezza in se stesse man mano che imparavano cose nuove.
Ho visto accendersi sul loro viso la soddisfazione impagabile per aver raggiunto un obbiettivo, fosse anche solo quello di esibire una coreografia, sebbene vistosamente migliorabile, in completa autonomia.
Queste persone, molto diverse tra loro, che hanno incontrato e superato ognuna le proprie difficoltà, avevano in comune una caratteristica. Un modo di vedere le cose che ha fatto la differenza tra loro, e altri che hanno ottenuto invece risultati molto scarsi nonostante il medesimo percorso.
Avevano in comune un punto di vista che dovrebbe essere una filosofia di vita da adottare e utile in tutti i contesti.
L’obbiettivo di un aspirante ballerino
Come ho accennato anche nell’articolo “Una disciplina alla portata di tutti… o no!?“, l’obbiettivo di un aspirante ballerino è quello di apprendere le tecniche della danza al fine di crescere e migliorare.
Naturalmente l’aspirante dancer potrà definirsi tale a tutti gli effetti solo dopo aver raggiunto determinati risultati. Allora si che potrà con merito godere anche delle gratificazioni che ne derivano.
Devo riconoscere che molti allievi hanno ottenuto discreti risultati, meritando l’agognato “ben fatto” dall’istruttore e copiosi complimenti da chi ha apprezzato le loro performances.
Sono sempre stata generosa nell elargire “ben fatto” e complimenti agli allievi meritevoli, perché credo che gratificare qualcuno con un complimento o un gesto di apprezzamento per qualcosa in cui è riuscito, sia dovuto. Credo anche che sia importante per spronarlo a mantenere il ritmo dei risultati positivi e incoraggiarlo a fare se possibile sempre meglio.
Sono convinta che ricevere gratificazioni per il proprio impegno, spinga a dare di più e superarsi ogni volta.
A volte la gratificazione è uno scoglio su cui molti inciampano
Purtroppo ho dovuto constatare che la gratificazione da complimenti sprona nella giusta direzione solo le persone intelligenti, ossia quelle che hanno un desiderio genuino di risplendere di luce propria.
Infatti, molti hanno rivelato il loro limite al primo risultato confermato dalle espressioni di apprezzamento di ha assistito alle loro esibizioni.
Ma nella danza, come in qualsiasi altra attività, in realtà la strada dell’evoluzione personale è senza traguardo definitivo. Bisogna sempre fare in modo di mantenere alto il livello che si è raggiunto, e c’è sempre qualcosa da migliorare o da imparare.
Pensare di essere arrivati, o addirittura essere i migliori, è lo scoglio su cui si scontrano rovinosamente gli individui che hanno poca confidenza col successo personale.
Fortunatamente è impossibile quantificarli in un numero preciso, ma sono comunque tanti. Purtroppo troppi rispetto al numero di studenti.
La scelta della pietra di paragone è l’errore sui cui molti inciampano
Mi sono spesso chiesta se, nel genuino e nobile tentativo di spronare i miei allievi a dare il meglio di se, io abbia sbagliato qualcosa.
Per mostrare loro come avrebbero dovuto accuratamente evitare di essere o di diventare, gli facevo notare quanto fosse brutto, antiestetico, triste e noioso, il modo in cui molti gruppi esibivano le coreografie.
Ho sempre disapprovato quel modo di ballare, e mi ha sempre infastidito la reazione di alcune persone quando mi presentavo come istruttore di “balli di gruppo” . Infatti adesso mi identifico come istruttore di Coreographic Dance nel tentativo di sottolineare la differenza tra una disciplina curata e un attività amatoriale priva di basi.
Alcuni allievi hanno visto in questo tentativo, un “confronto” tra la loro bravura e la mediocrità di altri gruppi, ma invece di afferrare il vero senso del “confronto”, per l’appunto evitare di essere o diventare mediocri, si sono fermati al fatto che erano più preparati, quindi più bravi, quindi migliori. In pratica si sono ritenuti “arrivati”. E qui si è fermata anche la loro crescita come dancers.
La giusta scelta della pietra di paragone
Se è una realtà, è giusto nei propri confronti riconoscere di essere bravi. Purtroppo l’atteggiamento di questi allievi in realtà constava puramente nell’ostentazione della propria bravura. Col tempo hanno iniziato a prestare meno attenzione durante le lezioni, prendendo per scontato che “tanto sapevano fare”… e i risultati si sono rivelati in breve tempo in performance discutibili.
Per quanto tentassi di spiegarlo, pochi capirono che le pietre di paragone erano due, ognuna con uno scopo preciso. La prima, di cui ho appena parlato, mirava a ciò che andava accuratamente evitato. La seconda era quella alla quale dovevano guardare come esempio di obbiettivi da raggiungere: corpi di ballo e singoli dancers che in fatto di performance, con tutto ciò che tale parola implica, gli erano superiori.
La “pietra di paragone” è un ottima tecnica, se così possiamo chiamarla, ottima ai fini del miglioramento personale, perchè di mettere a confronto le nostre lacune con i pregi o punti forti della persona con la quale ci confrontiamo.
Per crescere dobbiamo confrontarci con chi fa meglio di noi
Guardando la faccenda da un altro punto di vista ancora, essere la pietra di paragone con la quale qualcuno si confronta è un privilegio e allo stesso tempo una respondabilità, cosa ben diversa dall’arroganza di pensarsi migliori e arrivati.
La danza che in gergo popolare viene più comunemente definita “ballo”, è la risposta instintiva, innata negli individui al richiamo della musica.
La musica popolare sopratutto, per intenderci quella che si suona nelle feste tradizionali dei paesi di tutto il mondo, ha il potere di sprigionare allegria e mettere di buon umore chiunque si trovi nei paraggi.
Disse Vicki Baum, scrittrice e sceneggiatrice ebrea della prima metà del XX secolo Ci sono delle scorciatoie per la felicità. E danzare è una di esse.
Fortunatamente c’è ancora l’usanza di organizzare queste feste e sagre che celebrano antiche usanze popolari, caratteristiche della cultura umana. Se dovessero smetterle perderemo il patrimonio umano e sarebbe come essere senza origini!
La musica ha lo straordinario potere di rivitalizzare gli animi e il morale della comunità, la quale risponde appunto con la danza o ballo che dir si voglia.
In tempi più antichi rispetto ai nostri, saper ballare era una sorta di eredità che si trasmetteva tra individui con semplicità e divertimento, senza particolari pretese.
Ma la società di oggi è diversa da quelli di ieri, e con i suoi pro e i suoi contro, per imparare a ballare è diventato necessario frequentare scuole o corsi appositi.
Un ombra che aleggia sulla spontaneità!
C’è però un aspetto della danza su cui nessuno osa mettere bocca, ma che più spesso di quanto si pensi lascia perplesse le persone che vorrebbero imparare per il semplice piacere di dilettarsi nel ballo seppur con la giusta tecnica.
Qual’è dunque questo aspetto, che pare necessario in alcuni contesti, e invece di troppo quando addirittura inutile in altri? Un aspetto che ha quasi il potere di spegnere l’allegria in una attività che dovrebbe essere espressione spontanea come appunto ballare?
Categorie diverse di amanti della danza
Il mondo della danza affascina e appassiona una grandissima percentuale di persone.
Tra queste persone ci sono coloro che danzano per competizione e ambiscono ai riconoscimenti inerenti la perfezione della tecnica. L’ impegno speso consiste in un numero considerevole di ore e ore e anni di duro lavoro per poter competere con professionisti della danza di alto livello.
Poi ci sono le persone che desiderano acquisire la conoscenza, la padronanza, l’eleganza della specialità scelta, e preferiscono semplicemente dilettarsi nella danza a livello puramente amatoriale.
Ci sono anche le persone, sopratutto della precedente generazione, che hanno imparato a ballare … ballando come ai vecchi tempi. Costoro ballano per puro diletto e sono felici così.
La spina nel fianco degli aspiranti ballerini
Tra la moltitudine degli aspiranti ballerini, una parte è portata alla competizione e si impegna a tal proposito a lavorare su quegli aspetti della danza come per esempio esecuzione tecnica, tricks, immagine, performance, eccetera, che saranno poi in adeguata sede sottoposti all’attenzione di una giuria competente nella valutazione.
Gli aspiranti ballerini che si annoverano nella categoria “amatoriale” , hanno anch’essi degli aspetti su cui lavorare che condividono con la categoria “competitors” . L’esecuzione tecnica per esempio, che è anche il motivo principale per cui si affidano ad un professionista.
Sebbene l’esecuzione tecnica sia assolutamente importante, nel caso del ballerino amatoriale, alcuni aspetti possono, anzi … io direi proprio “devono” essere molto molto “diluiti” in quanto risulterebbero fuori luogo in un contesto di danza diverso da una gara competitiva.
Di cosa parliamo? Hai presente quei movimenti estremamente scattosi che si esibiscono per esempio nel tango? Oppure le torsioni eccessive tipiche nelle esibizioni competitive di Rumba o Cha Cha Cha?
Ti ricordo che mi riferisco a un contesto di pista da ballo popolare, quindi non in una gara tra professionisti della danza.
Ora, i movimenti molto “pronunciati”, in una donna che si muove con eleganza e sinuosità potrebbero anche risultare piacevoli ed essere apprezzati. Ho sempre trovato invece fuori luogo e poco elegante ai fini puri della danza i movimenti eccessivamente scattosi in un uomo.
Questa mia personale perplessità al riguardo, è condivisa per l’appunto da chi la danza la vede come un attività amatoriale, e l’idea o il concetto che ballare bene implichi muoversi o contorcersi in modo così esasperato, potrebbe avere un pericoloso effetto scoraggiante nell’allievo che istintivamente avverte disagio.
La tecnica è importante ma …
La tecnica è importante ma deve essere necessariamente corredata da eleganza, disinvoltura, feeling con il partner, o partners quando si fa parte di un corpo di ballo.
Una volta, in una delle tante uscite con gli allievi, mi capitò di vedere ballare un Queck Step da una coppia sulla sessantina. Lei aveva una corporatura importante, lui invece era più esile. Per tutta la durata della danza non ci fu da parte loro nessuna ostentazione tecnica, ma si muovevano con una tale eleganza e leggerezza nei movimenti che sembrava che più che ballare accarezzassero il pavimento volandoci sopra!
Vederli danzare fu letteralmente una delizia per gli occhi. Ricordo che alla fine del brano non potei fare a meno di raggiunerli e complimentarmi con loro. Chiesi dove insegnavano, e rimasi sbalordita quando mi risposero che loro erano solo allievi!
Questa coppia fu la dimostrazione reale delle parole di Leila Hassan:
La performance tecnica è nulla in sé, la danza inizia quando si mette l’anima.
A meno che non vogliamo fare della danza una professione agonistica, questo è il risultato a cui tutti, ognuno col proprio stile dobbiamo ambire.
Quindi mio caro aspirante dancer, puoi ottenere importanti risultati imparando la tecnica senza portarla all’esasperazione voluta dalle competizioni olimpioniche.
Fai in modo che a distinguerti sia il tuo personale stile.
Lo disse Orazio, il famoso poeta romano, e dopo tanti secoli questa affermazione è arrivata fino a noi ancora intatta della sua incontrastabile verità!
Chi può negare che a partire da come programmiamo e iniziamo la nostra giornata e sopratutto dal modo in cui facciamo le cose, ne determiniamo il risultato?
Per esempio alzarsi per tempo al mattino ci permette di fare colazione con calma, riassettare la stanza, e prepararsi per andare al lavoro. Ora immagina di rientrare e trovare la stanza in ordine, e magari tutta la casa se si è stati avveduti a rimettere a posto tutto la sera, prima di andare a dormire.
Avremmo tutto il resto della giornata da dedicare ad altro senza il pensiero fastidioso delle faccende da sbrigare, senza contare che abbiamo iniziato la giornata con uno stato d’animo più tranquillo e positivo.
FACCIAMO UN ALTRO ESEMPIO
Mettiamo di dover preparare una pietanza particolare. Dopo aver trovato la ricetta e averla accuratamente letta, faremo in modo di procurarci tutti gli ingredienti e gli utensili e metterli a portata di mano sul tavolo, in modo che la preparazione si svolga senza difficoltà.
Anche questo vuol dire “ben cominciare”. Pensa se ci accingessimo a preparare una pietanza senza avere a portata di mano ciò che serve! Dovremmo interrompere in continuazione per andare prendere ora l’una, ora l’altra cosa! Quante possibilità avremmo di ottenere un ottimo risultato?
Quindi è assodato che “ben cominiciare” è senza dubbio una grande virtù, e che “fare le cose bene” equivale a “ben cominciare”. In quale altro contesto possiamo applicare questo principio? Vediamo.
UN PRINCIPIO CHE SI ADATTA A QUALSIASI CONTESTO
A dispetto di ciò che molti pensano, “ben cominciare” si applica anche al contesto danza, e nel nostro caso specifico anche al Coreographi Dance Team.
Esibirsi in una coreografia con la dovuta eleganza, disinvoltura e precisione, è il risultato di una preventiva e adeguata preparazione. A questo proposito troverai utile sapere di cosa deve tener conto un dancer.
Qui non si parla di imparare semplicemente una coreografia, ma degli aspetti fondamentali che sono alla base di qualsiasi disciplina di danza.
Senza un adeguata preparazione il dancer, o ballerino che lo si voglia chiamare, rivelerà tutte le lacune di una persona che fa le cose in modo approssimativo, e di certo la sua esibizione lascerà molto a desiderare agli occhi di uno spettatore.
Davvero vogliamo dare di noi una tale immagine di pressapochismo!? Chiunque si esibisce, in qualsiasi attività, ma sopratutto in quelle attività che anche involontariamente fanno spettacolo, come la danza, lo fa aspettandosi di ricevere applausi invece che critiche.
Ma gli applausi vanno meritati e per ottenerli è necessario prepararsi nel giusto modo e col dovuto metodo. Ciò significa, per l’appunto “fare bene le cose”, che come ho detto prima equivale a “ben cominciare”
Dopo tutto il successo personale dipende molto anche da determinati fattori. Ne scrissi qui tempo fa.
IN COSA CONSISTE IL “BEN COMINCIARE” DI UN DANCER
Innanzitutto è fondamentale la consapevolezza che imparare vuol dire impegnarsi. Il concetto di “impegno” spaventa molte persone, le quali probabilmente associano l’impegno con la “fatica”.
Ma l’impegno nel caso della danza ha più a che fare con la determinazione a riuscire.
Naturalmente parliamo di coreografie adatte alla gente comune, prive cioè di figure acrobatiche, per cui la fatica di un esibizione anche in fase di preparazione è davvero molto limitata.
L’impegno implica anche la costanza ad esercitarsi e quindi la presenza alle lezioni.
Quindi, dopo questi presupposti la prima cosa che un dancer dovrà imparare avrà a che fare con la postura. Sembra una cosa irrilevante vero? Eppure questo aspetto ha il suo peso nell’esecuzione di una coreografia, non per niente è la prima nella lista.
La dinamica dei passi che compongono la figura coreografica è la seconda cosa importantissima da imparare. Essere consapevoli del perchè un determinato passo va fatto in quel preciso modo, mette in mano al dancer la metà di tutto il futuro lavoro.
Le direzioni possono creare difficoltà a molte più persone di quanto si pensi. Ho dovuto constatare nel corso degli anni che anche le persone più portate per il ballo trovano ostiche delle specifiche direzioni. Qui è importante avere un metodo semplice per descriverle al fine di riconoscerle e arrivarci automaticamente che per renderle “innocue” e percepirle come qualsiasi altra direzione.
Un altra cosa importante è il movimento sul tempo nel rispetto del ritmo e delle sue molteplici caratteristiche.
UN BEL BAGAGLIO PER L’ASPIRANTE DANCER
Sembrano tante cose difficili da dover imparare. In realtà è molto più semplice di quando si pensi.
Un bravo insegnante, un buon metodo e la partecipazione del futuro dancer, sono tutto quello che ci vuole per crescere in breve tempo e dedicarsi poi alla parte più intrigante del Coreographic Dance: imparare le più disparate coreografie sui qualsiasi ritmo possibile e immaginabile.
C’è un mondo intero dietro la definizione “Coroegraphic Dance Team”. Sta solo a te scoprirlo.
SCRIVIAMO PER CONDIVIDERE CON EMPATIA E RISPETTO AUGURANDOCI DI ESSERE IN QUALCHE MODO UTILI A COLUI O COLEI CHE LEGGERA’
Questo è il motivo per cui ho scritto due articoli, molto semplici e di facile e veloce lettura, sull’importanza di dedicarsi del tempo per fare attività che aiutino a scaricare lo stress e ricaricarci di nuova energia. Un piccolo mondo personale nel quale rifugiarsi e una valvola di sfogo che ci permetta di staccare dal quotidiano che tanto ci assilla e ci pesa.
L’ attività fisica, è un validissimo aiuto in questo. Quali vantaggi se ne traggono?
Il movimento è liberatorio per il corpo. Infatti, dopo aver svolto esercizi ginnici o di danza o anche solo una lunga passeggiata a passo svelto, ci sentiamo sì stanchi, ma al contempo anche “euforici”. Il nostro stato d’animo è cambiato, e sentiamo di essere impregnati di rinnovata vitalità. Abbiamo di nuovo voglia di fare! Siamo più positivi e propositivi, più tolleranti anche verso il prossimo.
Sono i vantaggi dello star bene, e star bene ci fa essere anche persone migliori . . . o almeno così dovrebbe essere, anche perché …
MOLTE PERSONE FANNO ATTIVITA’ FISICA, EPPURE…
Le palestre pullulano di sportivi. Nelle strade delle città è consueto incontrare podisti a ogni ora del giorno. Ma se l’attività fisica fa talmente bene, come mai allora il mondo è pieno di persone scontente, sempre indaffarate, irrascibili, sempre di corsa eppure sempre perennemente in ritardo?
Cosa è successo al nostro lato umano? A quelle parti buone del nostro carattere naturale? Alla pazienza, alla tolleranza e all’educazione? All’empatia e al rispetto?
E come mai questi valori quando si esprimono sono spesso rivolti nella direzione sbagliata?
In realtà le caratteristiche appena descritte, sono proprie dell’essere umano (diverso da umanoide) e fanno comunque costantemente parte del suo comportamento. E’ impossibile annullarle. Ma è possibile invece manipolarle fino a far agire l’individuo a danno della sua stessa natura.
A questo riguardo ho trovato in rete un articolo molto interessante, dal titolo “Tesina sulla manipolazione delle coscienze” che spiega a grandi linee, fonti e tecniche di manipolazione e a quali fini sono praticate. Conoscere queste fonti, tecniche e fini può aiutare a riconoscerli e a tenergli testa salvaguardando la nostra incolumità umana.
LA CONOSCENZA E’ IMPORTANTE MA INSUFFICIENTE
Sapere in quale modo è attuata la manipolazione è importante per poterla riconoscere, ma è insufficiente per renderla inoffensiva.
Il modus operandi di questa meschina pratica, prevede l’annullamento della coscienza naturale dell’individuo, che però interagisce quotidianamente con altri individui, anch’essi manipolati.
Se nell’interazione tra loro questi individui praticano la nuova “configurazione indotta” succede quello che vediamo oggi intorno a noi. Tanti individui isolati ognuno nel proprio egoismo a salvaguardia (egli crede) dei propri mezzi di sostentamento, dei propri beni, della propria famiglia, della propria vita.
Questa punto di vista delle cose, chiaramente indotto dalla manipolazione, gli fa scordare che in realtà soli si muore. Si muore alla natura umana con tutti i suoi pregi e forse anche difetti, ma tutto comunque in perfetto equilibrio. Oggi però abbiamo visto che è anche possibile morire fisicamente alla vita.
Siamo tutti testimoni della stortura sociale che vede le persone raccogliere gli inviti più disparati proposti dai mezzi di comunicazione di massa, volti a “nobili aiuti umanitari” di tutti i tipi, ma insensibili ai bisogni del “prossimo” più vicino a loro.
Ci capita anche di assistere a discussioni in cui le persone si riempiono la bocca di “diritti” ma dimenticano di avere innanzitutto dei doveri. Oppure invocano la giustizia ma la applicano a senso unico che va sempre nell’altrui direzione.
Persone che hanno sempre la soluzione in mano … finché sono sedute al tavolo di un bar, ma che come si alzano dalla sedia si inchinano al padrone di turno.
Persone persuase che seguire le regole sia “buono e giusto” anche a costo di passare sopra al loro fratello o migliore amico e ignorano il fine della regola stessa.
Questo è il risultato della manipolazione. Ma se riconoscerla è insufficiente, come risolvere il problema?
SE FOSSIMO PIU’ ATTENTI…
Se fossimo più attenti e ci prendessimo il tempo per riflettere, ci accorgeremo che in tutto questo manca un valore fondamentale. Forse questa generazione è stata privata di un adeguata educazione personale, mi riferisco a quella che dovrebbero impartire i genitori ai figli.
Infatti quello che vediamo intorno a noi sono persone maleducate, tipo quelle che sugli autobus o sul treno fanno gli gnorri quando dovrebbero alzarsi e far sedere una persona anziana o una donna incinta o chiunque mostri di aver bisogno di sedersi. Questa è mancanza di empatia e di rispetto.
E che dire di quelle persone che eludono i loro doveri a spese altrui, tipo … che sò … pagare la retta condominiale che garantisce un ambiente comune ordinato e pulito. O dove i condomini si mettono d’accordo per risparmiare sulle spese incaricandosi di tenere pulito a turno ma ci sono sempre i furbastri che dimenticando regolarmente di adempiere all’incarico quando è il loro turno. Anche questa è mancanza di empatia e di rispetto.
Anche la pretesa che tutti si sottopongano a un trattamento sanitario a prescindere perchè è ritenuta una regola imposta, è mancanza di empatia e di rispetto.
Si potrebbe andare avanti all’infinito con gli esempi, e il risultato sarebbe sembre lo stesso: la mancanza di empatia e di rispetto!
EMPATIA E RISPETTO SONO DUE VALORI FONDAMENTALI DI UNA SOCIETA’ SANA E PROSPERA
Riprendiamo uno degli esempi descritti sopra e applichiamovi questi due valori.
Parliamo degli aiuti umanitari ai quali siamo chiamati costantemente e sistematicmente a rispondere con un contributo economico dai mass media.
Sia chiaro che chiunque si trovi in una condizione di indigenza ha diritto ad essere aiutato. Vista però la disonestà che si nasconde dietro ogni annuncio mediatico, c’è da dubitare seriamente che i contributi in denaro arrivino ai destinatari indicati.
Se distogliessimo per un momento lo sguardo dalla “scatola parlante” e lo rivolgessimo al nostro vicino è probabile che scopriremo che la sua auto è coperta da uno strato spesso di polvere, come se non la prendesse da molti giorni. Che avesse perso il lavoro!? Se fosse così forse avrebbe bisogno di un aiuto economico, o se anche noi avessimo poche possibilità in questo senso, forse potremmo fargli avere con la massima discrezione una busta di spesa.
Ecco! In questo caso mostreremo empatia per la sua situazione disagiata e rispetto per la sua dignità. Avremmo aiuato concretamente una persona che ha bisogno, la nostra coscienza si sentirebbe meritatamente a posto e avremmo anche salvaguardato il lato buono della nostra natura umana.
La persona che riceve un aiuto del genere sarebbe anch’essa risvegliata a questi valori e si comporterebbe nello stesso modo nei confronti di altri disperati aiutandoli a venire fuori da una brutta situazione.
Sarebbe una sorta di benedetto effetto domino! Pensa se tutti applicassimo questo agire consapevole empatico e rispettoso, la manipolazione delle coscienze fallirebbe miseramente il suo obbiettivo in una sola settimana.
Ma l’empatia e il rispetto si mostrano anche in contesti diversi da quelli qui descritti e oltre che avere il dovere di esercitarli abbiamo anche il diritto di pretenderli. Ne parlerò in un prossimo articolo.
SIAMO PORTATI ISTINTIVAMENTE A FARE SOLO COSE CHE CI PIACCIONO E AD IGNORARE QUELLE CHE RITENIAMO NOIOSE
E’ nella natura umana, ed è giusto che sia così. Può capitare però che le cose che riteniamo noiose, siano necessarie e importanti proprio per il buon esito di quella cosa che ci piace fare.
Ma cosa mai potrebbe esserci di noioso per un dancer che si accinge ad esercitarsi su una coreografia?
Purtroppo molti dancers, per ignoranza, per noia, o per pigrizia, trascurano una cosa che dovrebbe diventare un abitudine importante prima di tutto: il RISCALDAMENTO.
LA SITUAZIONE TIPICA DEI CORSI IN PRESENZA
Ai corsi comuni di danza affluiscono molte persone che si iscrivono per i motivi più disparati. Questi motivi spesso sono fuori focus rispetto a ciò che viene insegnato al corso, e l’istruttore talvolta si trova a dover scendere a compromesso per non perdere l’attenzione degli allievi, pena l’abbandono del corso di questi ultimi.
Così, se il corso non è finalizzato alla competizione, l’insegnante decide di passare direttamente alle coreografie.
Devo dire che questa situazione mi è familiare. Ho imparato a mie spese che la persona comune si iscrive a un corso di ballo per imparare le coreografie ignorando completamente che imparare a ballare è tutt’altra cosa. ne ho accennato in questo articolo “Una disciplina alla portata di tutti . . o no!?”
Così, dal momento che questa è la professione che mi da di che vivere, consapevole che il riscadamento è una cosa importante, avevo trovato un modo per farglielo fare, che sebbene non fosse un riscaldamento vero e proprio, comunque li preparava per la lezione.
IGNORANZA, NOIA… O PIGRIZIA?
Purtroppo bisogna ammetterlo. C’è tanta ignoranza che gira intorno alla danza. La gente comune vuole quello che vedono gli occhi e ignora che un attività così “divertente” implica anche una preparazione “pre-coreografica” .
E’ vero che educarli è compito dell’insegnante, ma a volte, anzi il piu’ delle volte, l’insegnante è solo un isruttore improvvisato che ignora egli stesso l’importanza di un abitudine “importante prima di tutto” come appunto il “riscaldamento”.
C’E CHI LO TROVA NOIOSO
Altri invece, ignorandone l’importanza, lo trovano noioso.
Tutti quei movimenti lenti, prima di qua poi di la … cosa c’entrano col ballo? Forse se sapessero quanto più facile sarebbe eseguire le figure, sopratutto quelle che con movimenti ampi degli arti, e magari anche un pò sostenute in velocità, e quanto più brillante sarebbe il risultato che otterrebbero, di certo la noia lascerebbe il posto a una buona abitudine, appunto importante prima di tutto.
C’E’ CHI INVECE E’ PIGRO
Alcuni altri invece sanno bene che è importante fare esercizio di riscaldamento, ma la pigrizia impedisce loro di beneficiarne gli effetti. Le persone che hanno questo brutto difetto, sprecheranno tempo e denaro e otterranno sempre risultati mediocri tanto nella danza come nella vita.
Queste persone dovrebbero tenere a mente le parole di Seneca con le possibili conseguenze del caso
Il pigro ostacola se stesso.
Interessante anche la riflessione di Ralph Waldo Emerson È pigro l’uomo che può far di meglio.
PERCHE’ IL RISCALDAMENTO E’ UN ABITUDINE IMPORTANTE?
Il riscaldamento, che consiste in movimenti rotatori degli arti e del busto eseguiti per un determinato numero di movimenti appunto, di secondi o di minuti, rende più flessibili nell’insieme le parti del corpo, le articolazioni acquistano più mobilita e i movimenti più armonia.
Il corpo si rivela più agile durante l’esecuzione coreografica, è il rusultato che si ottiene è vistosamente migliore rispetto a quello ottenuto da chi per ignoranza, noia, o pigrizia lo omette dal programma.
Un altro beneficio che si ottiene da questa abitudine importante è la concentrazione. Durante il riscaldamento, oltre il corpo anche la mente entra in uno stato più concentrato e attento alla lezione che seguirà. E’ facile immaginare con quali risultati.
Sovente mi capita di discutere, di una questione che sembra essere senza soluzione. Una questione difficile da risolvere.
Il nodo si crea sempre quando si parla dei maestri di ballo e di un certo tipo di persone che si iscrivono ai loro corsi.
Ora, si presuppone che chi si iscrive a un corso di ballo, di qualsiasi disciplina si tratti, lo faccia perché debba appunto imparare a ballare, oppure anche solo per migliorare la tecnica o lo stile personale. In ogni caso lo scopo è di imparare “oltre” ciò che sa già fare.
E nei corsi di ballo si insegnano per l’appunto cose utili alla crescita del futuro ballerino.
Ti sembra ovvio? Eppure questo concetto così logico è tutt’altro che scontato!
DUE SCUOLE DI PENSIERO
La scuola di pensiero tradizionale vuole insegnare, senza se e senza ma, tutto ciò che un dancer che si rispetti deve conoscere per dichiararsi tale.
E’ chiaro che il compito dell’insegnante di danza è di rendere semplici gli aspetti della danza laddove l’allievo incontra difficoltà, senza però per questo eliminare quegli aspetti della tecnica che potrebbero più o meno risultare difficoltosi da apprendere.
Ma questo vuol forse dire semplificare le coreografie spogliandole di qualsiasi figura potrebbe essere difficile da eseguire per l’allievo? Perché è questo che recita la seconda scuola di pensiero.
A mio avviso, adottare questa “politica” va proprio in contrasto con lo scopo di un insegnante, che come ho detto prima consiste nell’ aiutare l’allievo a crescere aiutandolo a superare le difficoltà.
Le difficoltà si eliminano per quelle persone che mancano totalmente della capacità di imparare. In questo caso però sarebbe come dire che l’allievo è “diversamente intelligente”! Nel malaugurato caso che fosse davvero così, allora più che un corso di ballo sarebbe un incontro di intrattenimento danzante. In quale altro modo si potrebbe chiamarlo !?
Questa “moderna” scuola di pensiero recita che i balli debbano essere semplici in modo che tutti possano impararli facilmente. E fin qui va ancora bene.
Il problema però, è che si è travisato il concetto di “semplice”, che implica comunque l’acquisizione delle basi fondamentali a qualsiasi disciplina di danza.
Anche una coreografia semplice deve essere ballata con ordine e precisione, disinvoltura ed eleganza. Purtoppo il fatto che la musica e il ballo siano sinonimo di allegria e buon umore, spesso fa si che le persone affette da “pressapochismo” che siano allievi o insegnanti, trascurino o addirittura ignorino quegli aspetti che rendono questa attività attraente, sia da praticare che da vedere.
Personalmente il pressapochismo a me ha sempre dato infastidito e ho sempre cercato imperterrita di spronare i miei allievi e i miei lettori alla riflessione secondo cui il Coreographic Dance Team sia davvero il ballo di gruppo che vediamo nelle piazze!
CON UNA ADEGUATA SPIEGAZIONE E COL GIUSTO METODO ANCHE UNA COREOGRAFIA CHE SEMBRA DIFFICILE DIVENTA FACILE!
Ecco che qui è di fondmentale importanza il ruolo dell’insegnante.
Preparazione personale di sicuro, ma anche pazienza e costanza nel seguire l’allievo nell’apprendimento. Il mio motto è sempre stato:
sono disposta a spiegare la stessa cosa cento volte in cento modi diversi pur di vedere il mio allievo raggiungere il risultato migliore,
naturalmente se l’allievo mostra il dovuto impegno e interesse.
ALLORA COME SI RISOLVE LA QUESTIONE?
Purtroppo è impossibile cambiare il carattere delle persone. Si può solo, ognuno nel proprio piccolo, cercare di dare il meglio di sè e avere polso fermo dove è palese il tentativo di boicottare i principi di etica professionale con cui si dovrebbe agire.
E’ vero che a volte rimanere fermi nelle proprie posizioni potrebbe comportare la perdita di qualche allievo, ma tanto prima o poi se ne andrebbe lo stesso. Chi manca di impegno e interesse mancherà anche di risultati, e si annoierà. Sarà inevitabile per costui lasciare il corso. Quindi ” amen”.
LA MIA SOLUZIONE E’ NEL WEB
Fortunatamente il Web in qualche modo risolve la questione.
Grazie agli strumenti interattivi è possibile rivolgersi a uno specifico tipo di persone, probabilmente in numero inferiore (o magari anche superiore) a quelle che parteciperebbero a un corso in presenza.
Queste però sarebbero un utenza di nicchia, e quindi di qualità. E’ quello che cerco. E’ quello che voglio. Dopo anni e ore infinite di lezioni a un numero imprecisato di persone tra allievi doc e allievi “così così”, preferisco …
Se non posso fare grandi cose, (posso) fare piccole cose in un modo fantastico. (Martin Luther King Jr.)
UN PICCOLO MONDO PERSONALE E’ CIO’ CHE TUTTI DOVREMMO AVERE.
A dir la verità tutti ce l’abbiamo, anche se forse si discosta un pò dal concetto di cui ne parlo in questo articolo.
Purtroppo il piccolo mondo personale di molti è già configurato, e se coloro che vi si rifugiano non cambiano configurazione, sono destinati a subire una vita in versione passiva perennemente alimentata dalla velenosa configurazione di default.
Forse penserai che il piccolo mondo personale consiste nella nostra casa. A volte è anche così. Smontare dal lavoro e fare ritorno a casa, in un ambiente confortevole e accogliente, tra le nostre cose, tra le braccia e la compagnia dei nostri familiari, ci rinfranca dalle noie quotidiane.
E questo è molto bello. Vuol dire che abbiamo costruito bene in rapporti sociali e familiari, fondandoli su sani principi e valori. Questo è un bene prezioso, da proteggere e custodire con cura.
Ma è davvero tutto qui? Davvero tutte queste cose, sebbene preziose, ci bastano?
E SE AVESSIMO BISOGNO DI QUALCOS’ALTRO?
Se avessimo bisogno di altro, di qualcosa in più?
Cosa potrebbe essere questo “qualcosa”? Cosa si può volere più di una casa accogliente e una famiglia unita?
Queste sono cose che tutti dovrebbero avere a prescindere. Guai se mancassero!
Ma anche la famiglia, seppure in questo modo benedetta, fa parte della quotidianità. Ha giustamente bisogno di cure, di mille attenzioni, e assorbe buona parte del nostro tempo.
Ma allora, siamo forse degli eterni scontenti e magari perfino un pò ingrati a voler di più? Tutt’altro! Il fatto è che siamo umani e la nostra natura richiede, non già egoisticamente, ma per la salute personale a tutto tondo, del tempo per se stessi.
Questo vuol dire sentire il sano e giusto desiderio di impegnarci in attività che ci gratificherebbero se solo potessimo praticarle.
IL NOSTRO PICCOLO MONDO PERSONALE
Al di là della benedizione di una casa accogliente e l’affetto della famiglia, in cosa consisterebbe dunque questo “piccolo mondo personale”?
Come anticipato sopra, consiste in quelle attività che ci sono precluse a motivo degli impegni quotidiani.
Per esempio la lettura è il piccolo mondo personale in cui molti si rifugiano dedicando a questa attività un paio d’ore una volta o più, la settimana . E’ risaputo che tuffarsi in un buon libro è come viaggiare, e quindi staccarsi dai pensieri pressanti dei doveri secolari. E’ come allontanarsi per un pò da casa.
Per di più la lettura fa crescere in cultura personale, e abitua la mente a spaziare in universi altrimenti irragiungibili fisicamente. Si chiama anche evoluzione personale.
Anche frequentare dei corsi per imparare a cucire, o a cucinare, a usare la macchina per maglieria. Oppure incontrarsi regolarmente con un gruppo di persone per discutere di argomenti che ci accomunano. Queste e altre cose ancora, che potrebbero sembrare futili a chi è sordo a questo tipo di richiamo, sono invece importanti spinte alla crescita e all’evoluzione personale.
L’impegno di frequenza di un corso, per esempio, aiuta ad essere costanti nella scelta fatta e declinare gli imprevisti che sembrano presentarsi apposta per farci perdere la lezione. Se questi imprevisti dovessero capitare per più di due volte di seguito, il nostro piccolo mondo personale rischierebbe di essere immediatamente soppiantato dalla configurazione di default!
COS’E’ LA CONFIGURAZIONE DI DEFAULT?
La configurazione di default è quel comportamento indotto che spinge una persona a fare qualsiasi cosa che impedisca la crescita e l’evoluzione personale.
Per esempio piantarsi davanti al televisore appena arrivati a casa, magari anche all’ora di cena quando invece si dovrebbe approfittare per comunicare con i familiari e scambiarsi le novità sulla giornata appena trascorsa.
I programmi inutili e di infima scrittura, proposti dalla tv nazionale, compresi i notiziari che in realtà trasmettono altro che farse e propaganda mirata, supportano e mantengono in essere la “configurazione di default”.
Ben lungi dal nobile scopo di far crescere e trasmettere cultura, inducono le persone che se ne lasciano ipnotizzare ad accettare come normale la mondezza che gli viene messa davanti agli occhi.
Un’altra cosa molto brutta è che la “configurazione di defoult” dà l’illusione di vivere, mentre invece si sta solo guardando la vita inventata dei personaggi dentro una scatola. La la mente ignora che ciò che gli occhi vedono è una finta, è l’inconscio che poverino accusa il colpo, si mette in stand-by lasciandoci alla mercè del nulla!
Il risultato sono persone senza carattere, senza desideri oltre quelli indotti da messaggi subliminali creati ad arte per ammaestrare la massa. Per questo ci ritroviamo tra una moltitudine di inetti, incapaci di esprimere perfino un semplice punto di vista personale.
Per assurdo questa inettitudine si trasforma in qualcosa di pericoloso proprio per l’incapacita di fare uso del dono della riflessione e del buon senso, facendo si che questi poveretti provino ed esternino sentimenti di odio per chiunque si accorgano essere su frequenze diverse dalla loro.
BURATTINI E BURATTINAI MEGLIO SCENDERE DAL PALCO!
Ma davvero siamo venuti a questo mondo per essere manipolati e asserviti alla volontà di CHICCHESSIA!?
Io credo che la missione di ogni essere umano che viene alla vita, sia quella di migliorare ciò che trova al suo arrivo. Intendo però migliorare per il bene personale, della comunità e del pianeta.
Dobbiamo scendere dal palco, dobbiamo in fretta e furia uscire da questo orribile TEATRO prima che i burattinai ci leghino ai loro fili e ci precludano la possibilità di vivere una vita consapevole.Di sperimentare fin dove possiamo arrivare con la nostra creatività. Di sperimentare quanto di buono un essere umano è in grado di fare.
Ecco a cosa serve un piccolo mondo personale. A impegnarci e concentrarci in attività gratificanti. A proteggere il diritto di scoprire chi siamo, quanto siamo grandi nel nostro creare, quanto possiamo essere felici, cosa significa essere vivi.
Il nostro piccolo mondo personale ci tiene lontani dai fili dei burattinai, perchè anche se siamo al lavoro o in famiglia, la consapevolezza di avere un angolo felice che ci aspetta, fa da sfondo alle nostre giornate e il nostro cuore, la nostra mente, la nostra brama sono rivolti nella sua direzione.
Il filoso e poeta Ralph Waldo Emerson scrisse: “Per la mente illuminata il mondo arde e scintilla di luce”
Personalmente ho molti interessi che mi tengono al sicuro. Uno è questo sito nel quale posso esprimere tutta la mia creatività professionale. Altri interessi sono i corsi di formazione che sto frequentando e che sono indirettamente connessi con la danza.
E poi la musica e il canto. Ogni nuova cosa mi entusiasma e la voglio fare mia.
Devo ammettere però che in questi ultimi anni la mia attenzione si è molto concentrata sulla situazione attuale che coinvolge il mondo intero. Questo ha fatto si che un aspetto della mia personalità venisse fuori in modo prepotente. Una spinta interiore in difesa dei diritti umani e della creazione, perché tutto è connesso.
E’ impossibile per me rimanere indifferente a ciò che sta accadendo, e promuovere qualsiasi iniziativa che supporti, protegga, sproni la società a difendere la sua natura umana, per me è di vitale importanza.
Anche questo è un piccolo mondo. Il mio piccolo mondo che mi fa sentire bene perché faccio qualcosa di buono e di utile ai fini di una buona società, più pulita, più umana.
E tu? Qual’è il tuo piccolo mondo personale? Se ti fa piacere condividerlo approfitta del box commenti qui sotto.
SPESSO LE PERSONE CHE SI AVVICINANO A QUESTO BRILLANTE E FANTASTICO MONDO DELLA DANZA, LO FANNO QUANDO HANNO BISOGNO DI UNA “VIA DI FUGA”
Ogni persona ha una sua storia, fatta di esperienze quotidiane comuni a tutti nella società in cui viviamo, e anche se diverse e uniche in virtù del modo di ognuno di affrontarle, per una qualche alchimia, molte di queste persone si sentono spinte verso il mondo della danza.
Sappiamo tutti che qualsiasi attività professionale, in veste di libero professionista o dipendente, ruba almeno metà della vita, e va anche bene, se il lavoro piace e gratifica.
Ma cosa accadrebbe se invece sentissimo il lavoro come un peso?
In questo caso la faccenda sarebbe tristemente e gravemente seria. Potremmo addirittura rischiare di perde la nostra “scintilla vitale”!
Impegni e responsabilità sono propri anche a coloro che seppur liberi dal lavoro secolare hanno la responsabilità della cura della casa e della famiglia. Possiamo anche affermare con certezza che in questo caso l’onere è senza tregua.
Hai mai provato a chiedere a una donna a che ora inizia la sua giornata di massaia e a che ora finisce?
Chiediglielo e poi prova a metterti nei suoi panni. Sono certa che in pochissimo tempo comincerebbero a starti stretti.
IL MONDO DELLA DANZA PUO’ ESSERE UNA VALIDA VIA FUGA DALLA QUOTIDIANITA’ E DALLA NOIA
In questi casi una “via di fuga” è necessaria. C’è chi si iscrive in palestra, chi a un corso di cucito, chi a un corso di equitazione. Qualsiasi attività che dia benessere anche solo psicologico è utile per ricaricaricarsi di rinnovata energia.
Tra queste vie di fuga attrae in modo particolare il mondo della danza.
Ci sono poi persone più fortunate che lavorano solo mezza giornata e hanno la possibilità di dedicare il resto del tempo come meglio desiderano.
Bene! Ognuna di queste persone ha un motivo ben preciso che la spinge ad avvicinarsi a questo scintillante e luminoso mondo ricco di specialità artistiche,
e per quanto possano essere diversi tra loro questi motivi di certo hanno in comune un esigenza da soddisfare, hanno bisogno di qualcosa che le faccia “sentire bene dentro”.
NATURALMENTE CI SONO ANCHE MOTIVI CHE ESULANO DAL LAVORO E DA SITUAZIONI TRISTI, PER FORTUNA!
Infatti la spinta in direzione della danza può venire anche dal desiderio genuino di volere imparare a ballare seriamente, che sia per passione, per vanità, o per allargare la propria sfera sociale con persone che condividano la stessa passione.
Oppure il desiderio di rimettersi in forma, perchè magari si è negati per la tipica palestra.
O anche solo perchè ci si è resi conto di essere attratti da una determinata disciplina di ballo che gratificare, permette anche di scaricare stress e ricaricarsi di energia pulita e di grinta.
Qualunque motivazione è buona se al centro c’è la spinta propositiva al benessere e all’evoluzione personale.
Dedicarsi del tempo per staccare dalla routine incalzante che giorno dopo giorno ci priva di energia e pian piano spegne la nostra vitalità, è oltre che un diritto anche un obbligo nei confronti di noi stessi.
La vita è preziosa e ritengo che tutti dovremmo poter dire di aver avuto la fortuna di nascere, ma potremo dirlo solo se la vita che viviamo è degna di essere vissuta per le cose buone e belle che ci fanno stare bene e ci gratificano.
Tempo fa scrissi un articolo interessante sul perchè molte persone scelgono il Coreographic dance Team come specialità di danza. Puoi trovarlo a “questo link“
A questo punto proporrei una riflessione
PERCHE’ LA DANZA SI PUO’ RITENERE UNA “VIA DI FUGA”?
Solo perché l’ attività ha a che fare con la musica che per sua natura, sopratutto in un contesto di ballo ispira allegria? Certo, questo ha la sua assoluta importanza, ma se fosse il vero motivo potresti tranquillamente accendere la radio in casa, metterti a ballare e avresti lo stesso risultato.
E’ chiaro che le cose stanno diversamente. La danza, come d’ altronde qualsiasi altra attività scelta come valvola di sfogo, può ritenersi una via di fuga a patto che sia praticata con impegno e dedizione.
Di sicuro, almeno una volta nella vita, abbiamo sperimentato che per il tempo in cui siamo concentrati su qualcosa che ci “prende” , il resto del mondo sparisce insieme a tutti i suoi problemi, portandosi via perfino la stanchezza di una giornata di lavoro.
Ecco, quello è il momento in cui la catena quotidiana si spezza e i suoi effetti devastanti smettono di avere la meglio su noi, che invece, impegnati e concentrati ci ricarichiamo di nuova energia e vitalità.
E tu? Sei tra coloro che hanno bisogno di una via di fuga o sei semplicemente attratto/a dalla danza e magari in particolare dalla specialità del Coreographic Dance team, visto che è il tema su cui è nato questo sito?
Approffitta del box dei commenti per raccontare cosa ti spinge verso il colorato e allegro mondo della danza.
BALLARE IN COREOGRAPHIC DANCE TEAM IMPLICA UNA BUONA DOSE DI RESPONSABILITA’
Chi è rimasto fermo al concetto “balli di gruppo” ignora quanto sia importante essere consapevoli di come ci si debba muovere in un contesto di danza condiviso da un numero imprecisato di ballerini. Per l’appunto un gruppo o un corpo di ballo.
Infatti essere all’altezza di danzare in team comporta …
Conoscere perfettamente la coreografia nella giusta sequenza di figure
Iniziare e mantenere il tempo.
Rispettare lo spazio necessario per se e la giusta distanza tra ballerini.
Queste sono solo alcune delle cose importanti di cui tener conto per evitare di farsi male e di arrecare danno a chi danza vicino a noi.
BALLARE IN TEAM COMPORTA IMPEGNO PERSONALE
Dal momento che nel Coreographic Dance si danza in contemporanea con altri ballerini, venire meno alla preparazione necessaria, nel contesto sincronizzato di questa specialità di danza, significherebbe vanificare ore di studio e di impegno di tutto il gruppo, mettendo a rischio il risultato per cui tutti hanno lavorato.
Ecco perché, quando abbiamo a che fare con altre persone abbiamo il dovere di impegnarci per dare il massimo e contribuire al miglior risultato possibile.
Questo potrebbe significare che alle ore di lezione settimanali si debba aggiungere l’esercizio a casa.
Naturalmente il discorso vale, ma non solo, nel caso in cui si sia principianti e si incontrino difficoltà da superare. Oppure nel caso in cui la coreografia fosse particolarmente lunga o elaborata.
A onor del vero, questo concetto vale anche al di fuori del contesto della danza. In ogni cosa che facciamo, dobbiamo impegnarci oltre il necessario per ottenere “ottimi” risultati invece che solo “risultati”.
C’E’ SEMPRE QUALCHE NUOVO OSTACOLO DA SUPERARE
Bisogna tener presente comunque, che tutti, anche se esperti, in ogni nuova coreografia potremo incontrare qualche ostacolo da superare. Potrebbe trattarsi di una direzione che fa perdere l’orientamento, una partenza, un nuovo movimento.
Talvolta potrebbe darci da filo da torcere una figura a metà del brano che facciamo fatica a centrare. Anche memorizzare la giusta sequenza delle figure potrebbe rivelarsi una sfida.
In ognuno di questi casi sarà sufficiente armarsi di calma e pazienza e ricordare i consigli dell’insegnante.
LE BASI SONO IMPORTANTI
Se le lezioni di base sono state seguite con attenzione e impegno, in seguito, la spiegazione dettagliata di ogni passo e figura, renderà lo studio della nuova coreografia estremamente facile.
Dopo saranno l’esercizio e l’impegno a determinare il risultato finale che conseguiremo.
Il grande filosofo e relatore motivazionale Jim Rohn disse:
Per ogni sforzo disciplinato ci sono molteplici ricompense.
E io aggiungo che nel Coroegraphic Dance Team ricompense e gratificazioni piovono copiose.
Direi di si! Il Coreographic Dance team è una disciplina di danza alla portata di tutti. Ma… purtroppo anche in questo contesto come in tutte le cose c’è un “ma” … non è per tutti.
Con questa affermazione intendo dire che potrebbero sì praticarla tutti, a patto però che ci siano i dovuti e necessari presupposti, senza i quali si corre il rischio di scivolare in quelli volgarmente conosciuti come “balli di gruppo”, che come si può notare dal gran numero di persone che li praticano, possono davvero ballarli tutti.
Ne ho parlato anche nell’articolo di questo mio vecchio ma sempre attuale blog, cercando di trovare una spiegazione alla piega sbagliata che ha preso il concetto di ballo di gruppo: Coreographic dance team: ingredienti necessari
LA DIFFERENZA LA FANNO I PRESUPPOSTI
Probabilmente ti starai chiedendo: qual’è allora la differenza tra “Coreographic dance team” e “balli di gruppo” visto che entrambi i termini hanno lo stesso significato? E hai ragione, in fin dei conti, in inglese o in italiano, il succo è che le persone ballano in gruppo la stessa coreografia.
Allora, vediamo insieme …
La differenza la fanno appunto i presupposti, che a loro volta determineranno i risultati, che a loro volta qualificheranno l’esibizione in “Coreographic dance team” o in “ballo di gruppo”.
Ora, i presupposti che fanno la differenza tra queste due cose che in sostanza dovrebbero essere la stessa cosa, sono ostici se non addirittura sconosciuti, a quelle persone che si “buttano” nella mischia senza pensarci troppo su, e che si accontentano di passare una serata danzante in un contesto in cui si riconoscono e in cui si sentono a loro agio, senza doversi per altro preoccupare troppo di fare o no una buona esibizione.
E va bene così! Ci mancherebbe altro! Ognuno ha diritto di ballare come meglio crede se questo lo gratifica, e sembra proprio che molti trovino gratificante fare così.
Ma chi veramente desidera imparare a ballare, perchè è attratto dal movimento sincronizzato e adattato armoniosamente al brano musicale, chi desidera ballare con eleganza… si rende conto che ci vuole molto più che buttarsi nella mischia senza pensarci troppo.
Questo vuol dire che per ballare in Coreographic Dance Team è necessario:
Conoscere la coreografia in ogni sua parte, il che implica
Sapere quale dinamica porta a una determinata figura.
“Cadere” perfettamente nel tempo.
Saper riconoscere l’inizio e la fine della frase musicale e quindi della figura coreografica.
Aver memorizzato l’intera sequenza delle figure.
Acquisito il giusto portamento.
Muoversi con disinvoltura ed eleganza.
Ambire a un esecuzione perfetta.
CIO’ CHE A VOLTE SEMBRA SCONTATO SI OTTIENE CON L’ IMPEGNO
Queste qualità, che sembrano tanto scontate quando si osserva danzare una persona preparata, al lato pratico, si dimostrano invece più difficili da esprimere.
Vedere una persona che danza in modo elegante e disinvolto può far sembrare che sia naturale fare lo stesso, ma se mai ci si dovesse provare,ci si potrebbe anche accorgere che poi così scontato non è.
E anche vero però, che se la persona in oggetto danza bene, niente impedisce che si possa fare lo stesso.
Bisogna solo capire come fare. Da dove partire. A cosa dare la precedenza. Una buona esecuzione si costruisce dalle fondamenta, proprio come si costruisce una casa. E se le fondamenta sono ben piantate, la costruzione durerà nel tempo, seppur con la dovuta “manutenzione”.
Tra le persone che vorrebbero ballare in Coreographic Dance Team alcune sono più dotate di altre, più disinvolte. Altre invece devono lavorarci sopra. Ma tutte possono ottenere ottimi risultati, se alla base c’è il desiderio, il giusto atteggiamento e il dovuto impegno personale a superare i propri limiti
AMBIRE A MIGLIORARSI PER EVOLVERE PERSONALMENTE
Sono sempre stata del parere che ambire a superare i propri limiti per migliorarsi e raggiungere un determinato obiettivo sia tipico delle persone propositive e aperte di mente, e di rado costoro mancano il segno.
Naturalmente nessuno sarà mai davvero perfetto, a meno che non sia un robot, (…voglio dirlo sottovoce perché di questi tempi tutto è possibile)… però è possibile raggiungere un più che discreto risultato se si ha l’ardire di puntare in alto, come dire… se punti al cento ottieni di sicuro un buon “settanta”. Più in alto si punta più grande sarà il risultato che si otterrà.
Il famoso imprenditore e inventore Henry Ford disse:
“Che tu creda di farcela oppure no, avrai comunque ragione”.
Questo vale anche nel contesto della danza. Che tu riesca oppure no dipende solo da te.
Quindi, essere propositivi è fondamentale per riuscire in qualsiasi cosa si desideri. L’importante è dedicarsi del tempo per capire quali sono i propri obiettivi, iniziare a darsi da fare, muovere i “primi passi”, fare le “giuste mosse”.
Da dove partire dunque?
La prima cosa da fare dopo aver scelto la specialità di danza che più ci attrae, è trovare un bravo Istruttore che ci affianchi durante il percorso. Col suo aiuto tutto diventerà molto più semplice e i risultati arriveranno più velocemente che non se si facesse tutto da soli.
E qui si pone la domanda: Quali caratteristiche dovrebbe avere un bravo Istruttore?
Una domanda che pochi si pongono ma che prenderemo in considerazione in un articolo dedicato.
In attesa se vuoi, puoi dare uno sguardo agli articoli pubblicati in questa pagina.
E’ NOTO CHE CHI PRATICA ATTIVITA’ DI BALLO NE TRAE INDUBBI E IMMEDIATI BENEFICI
Ormai tutti sanno che è stato scientificamente provato che chi pratica attività di ballo migliora il sistema cardiovascolare, fortica l’apparato muscolo schelettrico.
Sapevi che migliora perfino la resistenza fisica alla fatica delle attività quotidiane?
Basta farsi un giro in rete per trovare informazioni medico scientifiche su quanti benefici si ricavano dalla pratica della danza.
I benefici però di cui intendo parlare, sono quelli più evidenti e immediati di tutti, sono quelli che riguardano l’aspetto psicologico, quelli che possiamo constatare in prima persona invece che solo per sentito dire.
ESEMPIO PRATICO
Facciamo insieme un esempio pratico e sperimentiamo il risultato di un attività motoria di circa tre minuti, il tempo di durata di una canzone.
Scegli un brano che ti piace in modo particolare, meglio se ritmico, perché il ritmo suggerisce e accompagna il movimento.
Balla dall’inizio alla fine, anche estemporaneamente senza preoccuparti minimamente delle mosse.
Fallo, e quando sarai tornato qui alla fine del brano, ti accorgerai di aver scaricato tensione e stress, ti sentirai quasi un pò su di giri e probabilmente avrai voglia di ripetere l’esperienza.
Senti come il tuo stato d’animo è cambiato? Come il buon umore è riaffiorato e ti senti decisamente meglio rispetto a cinque minuti fa?
Puoi ripetere questa esperienza tutte le volte che vuoi, sopratutto nei momenti in cui ti senti particolarmente a terra, per spezzare la catena dei pensieri tristi, e talvolta anche per scaricare la rabbia.
Questo esercizio improntato sull’azione, oltre che sul concentrarsi sulla musica che già di per se è sinonimo di allegria e buon umore, aiuta a ritrovare un buon stato d’animo.
Sappiamo tutti che col giusto stato d’animo affrontiamo la vita in modo diverso, più leggero, meno serioso, e sopratutto con più equilibrio. Ne abbiamo bisogno sopratutto per la terribile situazione che stiamo vivendo. Ne ho parlato brevemente anche in questo articolo
Purtroppo però, questo è un aspetto spesso sotto valutato se non addirittura neanche preso in considerazione.
Eppure è uno dei motivi per cui la routine quotidiana prende il sopravvento, facendoci sentire stanchi e demotivati. In questa condizione la vita è davvero faticosa , e allora ecco che il mondo della danza può essere una “via di fuga dalla solita routine”
SCARICARE LO STRESS
E’ fondamentale per evitare di essere trascinati in una situazione di stand-by psico emotivo, scaricare regolarmente lo stress e ricaricarci di energia pulita.
Se la nostra energia sarà al top ci sentiremo in grado di fare qualsiasi cosa. Raggiungere qualsiasi obiettivo e superare qualsiasi ostacolo potrebbe perfino diventare consuetudine!
Ricorda, come ci sentiamo determina il tipo di vita che viviamo e che vivremo.
CONDIVIDI LA TUA ESPERIENZA
Se hai fatto l’esercizio che ho suggerito in questo articolo e desideri condividere il risultato che hai ottenuto, approfitta del modulo qui sotto. L’appuntamento è per il prossimo articolo.
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