Il ballo sardo, un antica usanza quotidiana

Mi è capitato spesso di trovarmi a delle feste sarde, dove tra le proposte di artigianato e prodotti locali, a fine giornata il pubblico viene intrattenuto con uno spettacolo di ballo sardo.

I gruppi folcloristici sono davvero molto belli da vedere.

Bellissimi e variopinti abiti tradizionali, indossati con fierezza ed eleganza, da ballerini, perfettamente sincronizzati che ipnotizzano lo spettatore per tutto il tempo del ballo.

La maestria dei musicisti che danno il ritmo alla magia del ballo sardo, anch’essi rigorosamente in abito tradizionale.

Tutto è sempre perfetto! Non so se dipende dal fatto che sono sarda e amo profondamene la mia terra, ma ogni volta rimango estasiata, e mi lascio andare anche solo per pochi minuti all’immaginazione che mi proietta nella sardegna antica, dove sono nate queste splendide tradizioni, così profondamente radicate che resistono perfino a questi tempi moderni, che con le loro mode vorrebbero annientarle.

Lo svago nella Sardegna di una volta

Il ballo sardo in passato,  ha sempre accompagnato la vita della comunità.
Ci si riuniva in musica e balli per propiziare i raccolti, o nuove attività della famiglia o della comunità, e anche alla fine di una raccolta, di una vendemmia, o di qualsiasi lavoro.

Non si aspettavano necessariamente i giorni di festa per dilettarsi con canti a tenore e ballos tundos.

Che usanza preziosa! Continuo a immaginare come poteva essere la vita nell’antica Sardegna …
Sicuramente era più faticosa rispetto ai nostri tempi.

Allora si lavorava nei campi senza le comodità delle macchine agricole.
I pastori dopo una giornata a “pastorigare” (condurre le pecore al pascolo) dovevano mungere e preparare ricotta e formaggi, sia per la provvista familiare sia per la vendita.

Le donne badavano alla casa e ai figli e preparavano il pane, lavavano i panni a mano e dovevano andare alla fonte per prendere l’acqua. Allora le massaie non avevano il lavoro alleggerito dagli elettrodomestici oggi comuni in tutte le case.

Questa quotidianità era comune a tutte le donne ed era occasione per stare insieme quando preparavano il pane, si scambiavano buone nuove o cattive nuove mentre lavavano i panni al fiume o al lavatoio, oppure facevano la strada insieme con le brocche sulla testa fino alla fonte per prendere l’acqua.

A quei tempi, dopo una faticosa giornata il momento di svago era sicuramente consumare il pasto serale insieme a parenti e amici e tra una “tassichedda de filu e ferru o vinu nigheddu” cantare a “birombae” accompagnati da un organetto o da una trunfa, o anche da una chitarra, e ballare a “ballu tundu tottus impari alligros e cuntentos”.

Oggi è diverso!

Anche oggi si sta insieme agli amici e ai parenti, si fa vita di società, e si frequentano locali dove si canta e si balla. Temo però che tutto questo non abbia lo stesso sapore di allora.

Oggi siamo intrappolati in una vita troppo frenetica e piena di cose inutili che ci rubano tempo. Abbiamo perso per strada la consapevolezza di ciò che è davvero importante e la saggezza dei valori.

A volte sento che questo modernismo mi sta stretto e mi sfianca con le sue pretese che mi obbligano a “stare al passo” e mi chiedo se io non sia nata nell’epoca sbagliata … !?

Chissà se sono la sola a sentire questa “nostalgia” dei tempi antichi ed è per questo che del ballo e del canto sardo ne ho fatto una professione!?

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Rosanna Becconi

Rosanna Becconi

Sono Istruttore di Danze Popolari Sarde, Istruttore di Coreographic Dance Team e Coreografa dal 2003. Professionista per passione in questo specifico settore della danza artistica, insegno col preciso obiettivo di trasformare in abile ballerino chiunque voglia approcciarsi al mondo luminoso della danza.