Festa dei Sardi. Un pomeriggio assolato scampato alle nuvole autunnali di ottobre. Stavamo suonando sul ritmo di un “passu e trese” un brano in lingua sarda, una melodia che sembrava trascinare con sé la storia e il respiro dell’isola. Ero concentrata sulla tastiera della chitarra quando, con la coda dell’occhio, ho percepito qualcosa che ha catturato subito la mia attenzione. Mi volto un istante a guardare e vedo un gruppo di una decina di persone che aveva iniziato a ballare in cerchio.
Il potere della danza in cerchio
Forse erano sardi, abituati a ballare al suono della musica in ogni luogo e momento, o forse erano turisti che durante una vacanza in Sardegna avevano imparato quella danza particolare. Era una danza molto semplice, ma eseguita alla perfezione, al ritmo giusto. Non aveva particolari figure coreografiche, era scandita e ripetitiva, e forse proprio per questo era stata capace di incantare il pubblico.
Come spesso accade, soprattutto nelle danze folk, a vedere tanta allegria e armonia si viene invasi come da un’onda a cui non si può resistere. Entrare nel cerchio, a farsi parte della danza, abbandonando sulla sedia giacca, borsa, e magari anche la sporta degli acquisti fatti durante la giornata, era inevitabile!
La passione non basta
Qualcuno si inseriva senza difficoltà, anche con poche nozioni, perché i balli popolari sardi offrono proprio questo: poche figure semplici, un ritmo costante. Per chi osserva con attenzione, basta mettere a fuoco la sequenza dei passi e subito replicarla, e si entra immediatamente nel flusso senza esitazioni.
Tutti possono ballare il ballo sardo. ma non tutti possiedono questa capacità di osservazione raffinata. C’erano persone che mosse da un’ardente passione più che da abilità, si gettavano improvvisamente nella mischia, pensando di partecipare a un semplice saltellare. Ma quel gesto ingenuo – sotto gli sguardi perplessi di chi guardava – ha avuto il solo risultato di spezzare l’armonia del cerchio, facendo vacillare il divertimento di chi invece danzava in perfetta sintonia.
Era una scena forse anche un po’ divertente, nonostante il velato disappunto di chi guardava, perché quelle persone che con tanto entusiasmo si erano unite al gruppo che ballava, ignoravano le conseguenze del loro ingresso goffo, incapaci di leggere l’intreccio delicato di movimenti sincronizzati. I sorrisi di rimprovero tacevano mascherati da comprensione, e il pensiero comune sussurrato sottovoce, si poteva indovinare facilmente dalle espressioni dei presenti: “Un corso di ballo risolverebbe tutto”!
“Quel momento, sospeso fra musica e movimento, raccontava però di più di una semplice danza.
Parlava di sentimento e voglia di appartenenza, di una comunità invisibile che si rivela al richiamo delle danze in cerchio, con quei piccoli inciampi che rendono umana e viva ogni esperienza condivisa.
Il fatto è che anche se la danza in cerchio chiama, non tutti sono in grado di integrarsi al volo.
Dovremo sempre ricordare che
la bellezza della condivisione nasce dall’armonia del gruppo, dall’ascolto e dal rispetto del flusso collettivo. Non tutti riescono a inserirsi spontaneamente: è importante saper osservare, apprendere e partecipare con delicatezza, in modo da non spezzare l’equilibrio degli altri. Spesso un aiuto (come un corso) può facilitare l’integrazione, se si vuole appartenere e partecipare per davvero con consapevolezza e con responsabilità soprattutto nel caso dei balli sardi.





0 commenti