Come capire se un ballerino sta davvero ballando o solo eseguendo i passi.

Come capire se un ballerino sta davvero ballando o solo eseguendo i passi.

Ti sarà sicuramente capitato di assistere ad un’esibizione o spettacolo di danza. Di solito quando un ballerino arriva ad esibirsi in pubblico, ha raggiunto una certa perfezione e disinvoltura personale. Se è davvero bravo, c’è un momento preciso in cui smetti di guardare la coreografia e inizi a guardare il ballerino. Non i piedi o le braccia: ma lui, il modo in cui indossa la musica, come se fosse in connessione col brano che sta danzando, tanto che dentro di te dici: “ecco, questo è diverso.”

Ma cosa distingue davvero un danzatore che padroneggia il proprio corpo da uno che sta ancora lottando con esso? Non è necessariamente la difficoltà dei movimenti, né la velocità, né gli anni di studio alle spalle. È qualcosa di più sottile, e una volta che impari a riconoscerlo, non potrai fare a meno ogni volta di notarlo.

Che tu abbia trascorso anni in sala prove o non abbia mai messo piede su una pista da ballo, esistono dei segnali chiari, quasi universali, che rivelano il livello tecnico di un danzatore. Dal modo in cui tiene la schiena a come i suoi occhi si muovono durante una sequenza, il corpo racconta una storia precisa, che a un occhio attento si rivela immancabilmente.

Fortunatamente capire la danza non è appannaggio riservato agli addetti ai lavori. E’ piuttosto una porta aperta a chiunque voglia guardare con occhi più consapevoli. Allora vediamo come riconoscere questi segnali.

In cosa consiste la padronanza tecnica nel ballo?

La padronanza tecnica nel ballo è il controllo completo e consapevole del proprio corpo come strumento espressivo. Si articola in diversi aspetti:

    • Postura e allineamento, ossia la capacità di mantenere il corpo in equilibrio strutturale corretto, che varia per stile (per esempio, il portamento nel balletto classico è diverso da quello nel flamenco o nell’hip-hop.

    • Controllo muscolare, ossia saper isolare, contrarre e rilasciare gruppi muscolari specifici con precisione. Nell’hip-hop, ad esempio, l’isolamento di spalle e anche, è fondamentale.

    • Equilibrio e coordinazione, che consiste nella gestione del centro di gravità in movimento, specialmente in piroette, salti o figure di coppia.

Dimensione ritmica e musicale

    • La padronanza tecnica include anche la capacità di abitare il tempo musicale, non solo seguire il ritmo, ma interpretare accenti, pause, sincopi e fraseggi. Un ballerino tecnicamente completo sa dove stare nel beat, non solo quando arrivarci.

    • Qualità del movimento. Non basta eseguire un passo: è importante anche e soprattutto come viene eseguito. Questo include il flow (fluidità o frammentazione intenzionale), la dinamica (variazioni di velocità, peso, tensione) e la qualità del tono muscolare.

Memoria corporea e automatizzazione

La vera padronanza si raggiunge quando le sequenze tecniche diventano automatiche, liberando l’attenzione del ballerino per l’espressione artistica. È il passaggio dal “pensare il passo” al “vivere il passo”.

Il paradosso della tecnica

Un aspetto interessante è che la padronanza tecnica, alla fine, deve diventare invisibile: il pubblico non dovrebbe vedere lo sforzo, ma l’intenzione e l’emozione, la leggerezza, la disinvoltura. La tecnica è il mezzo per arrivare a un tale risultato, non il fine; è ciò che permette all’artista di dire qualcosa attraverso il corpo senza che i limiti fisici e mentali lo ostacolino.

I segnali della mancanza di tecnica nel ballo

La mancanza di padronanza tecnica in un ballerino si rivela attraverso diversi segnali, sia visivi che cinestesici:

Corpo e postura

    • Allineamento scorretto: schiena curva, spalle tese, testa in avanti o collo rigido indicano che il danzatore non ha ancora interiorizzato la postura di base del proprio stile.

    • Centro di gravità instabile: la difficoltà a mantenere l’equilibrio in posizioni statiche o durante le piroette, tradisce una scarsa connessione con il core (muscoli profondi dell’addome e del pavimento pelvico).

    • Tensione muscolare eccessiva: braccia rigide, mascella serrata, mani contratte sono segnali che il corpo “lsi sforza di lavorare” per compensare la mancanza di controllo

Movimento e coordinazione

    • Mancanza di isolamento: è l’incapacità di muovere singole parti del corpo in modo indipendente (es. fianchi mantenendo immobili le spalle), fondamentale in stili come jazz, hip-hop o danze caraibiche.

    • Ritmo impreciso: è quando il ballerino arriva in ritardo sui tempi forti, anticipa i cambi o perde il filo della musica durante le sequenze complesse.

    • Transizioni brusche: sono evidenti quando i passaggi tra un movimento e l’altro risultano spezzati, privi di quel legato (continuità fluida, scorrevole) che distingue un danzatore formato.

Spazio e dinamica

    • Uso dello spazio limitato o caotico: si nota quando il ballerino non è in grado di posizionarsi in modo corretto e tende a “rimpicciolirsi” oppure occupa lo spazio in modo casuale, senza intenzione coreografica.

    • Dinamica piatta: risalta quando tutti i movimenti hanno la stessa intensità e velocità; mancano i contrasti tra forte/piano, veloce/lento, pesante/leggero, tutti aspetti che danno vita alla danza.

Il segnale più importante

    • Paradossalmente, il segnale più eloquente è spesso lo sguardo: un ballerino tecnicamente insicuro tende a guardare i propri piedi, a perdere l’espressione del viso, e sembra mentalmente impegnato a ricordare invece che a danzare. La tecnica vera è quella che scompare nel corpo, che dà leggerezza, liberando la mente per l’espressione artistica.

Riconoscere i segnali di una tecnica ancora in costruzione non serve a giudicare, ma a crescere.

Che tu sia un appassionato che guarda uno spettacolo con occhi nuovi o un aspirante ballerino alle prime armi che si sta scoprendo davanti allo specchio, sapere cosa osservare è già il primo passo verso una comprensione più profonda della danza.
La tecnica non è un traguardo riservato ai professionisti: è un viaggio continuo, fatto di consapevolezza, ascolto del proprio corpo e pazienza. Il vero obiettivo, per chiunque danzi, è arrivare a quel momento magico in cui i passi smettono di essere un esercizio mentale e diventano semplicemente movimento. Quando la tecnica “scompare nel corpo” , è da quel momento in poi che inizia la vera danza.

Ma una cosa è sapere “cosa” fare, un’altra è imparare “come” farlo!

Per questo esistono le scuole di ballo con corsi dedicati a discipline specifiche.
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La danza è smettere di “essere qualcosa che si fa” per diventare “qualcosa che si è”

La danza è smettere di “essere qualcosa che si fa” per diventare “qualcosa che si è”

L’affermazione che la danza smetta di essere “qualcosa che si fa” per diventare “qualcosa che si è” rappresenta il traguardo ultimo di un percorso di trasformazione profonda, che sposta il focus dalla superficie del movimento alla sua essenza interiore. Questo passaggio può essere approfondito attraverso quattro pilastri fondamentali:

Dalla forma esteriore alla “sostanza” del movimento

Se sei nella fase in cui la danza è ancora solo “qualcosa che si fa”, stai tendendo a imitare il gesto o a seguire i movimenti dell’insegnante come se stessi copiando un disegno senza capirne il senso. In questo stadio, il tuo corpo impara l’apparenza del movimento, ma non la sua sostanza. Quando la danza diventa “qualcosa che si è”, il movimento non è più una replica meccanica, ma nasce da una comprensione interna e da una padronanza tecnica che rendono il gesto autentico e non “recitato”.

La presenza totale: mente e corpo in sincronia

Sei tra quegli allievi che frequentano lezioni per anni “recitando la parte”, portando il corpo in sala ma lasciando la mente fuori dalla porta? Sappi che la danza diventa identità (“qualcosa che si è”) solo quando scegli di tornare a lezione con una presenza diversa: non solo fisica, ma fatta di intenzione, curiosità e volontà sincera di capire i tuoi limiti. In questo stato, non stai più semplicemente “facendo la lezione”, ma stai agendo con una consapevolezza che trasforma la routine in disciplina.

Il dialogo consapevole con il proprio corpo

Un segno distintivo di chi “è” un ballerino è la capacità di sentire quando un movimento non funziona. Se ti limiti a “fare” danza subisci il ritmo o non sai valutarti con occhio critico. Al contrario, se interiorizzi la danza svilupperai un dialogo costante col tuo corpo, e sari in grado di percepire la differenza tra un gesto eseguito per abitudine e uno eseguito con controllo intenzionale. Questa sensibilità ti permetterà di sentire il tuo corpo non un semplice strumento, ma una parte integrante del tuo essere consapevole.

La musica come linguaggio, non come sottofondo

Mentre l’allievo mediocre spesso insegue il ritmo senza mai “toccarlo” davvero, per chi incarna la danza la musica smette di essere un elemento esterno da subire e diventa un linguaggio comprensibile.
Quando il ballerino e la musica parlano la stessa lingua, il confine tra il suono e il movimento scompare: il gesto non è più una risposta a uno stimolo esterno, ma l’espressione naturale di ciò che la persona è in quel momento. In sintesi, questo cambiamento avviene quando decidi di smettere di accontentarti della mediocrità e inizi a pretendere di più da te stesso, trasformando ogni passo in una scelta consapevole anziché in una routine vuota.

Fai una scelta costruttiva

Inizia il tuo percorso ricordando che la mediocrità non è un destino, ma una condizione che puoi cambiare in ogni momento decidendo di tornare ogni settimana a lezione con una presenza nuova, fatta di curiosità e intenzione. Chiediti onestamente se stai portando a lezione solo il tuo corpo o se anche la tua mente è pronta a comprendere la sostanza del movimento anziché limitarsi a imitarne l’apparenza. Non temere di porti la domanda fondamentale: “Sto facendo meglio di ieri?“, poiché è proprio da questo dialogo consapevole con te stesso che nasce il vero progresso. Smettere di “recitare la parte” per iniziare finalmente a danzare realmente ti permetterà di trasformare questa disciplina in qualcosa che non è più solo un gesto da compiere, ma una parte autentica di ciò che sei.

Frequentare un corso di ballo non basta per definirsi “ballerini”

Frequentare un corso di ballo non basta per definirsi “ballerini”

La scena che non dovrebbe sorprendere… eppure sorprende sempre

Mi è capitato spesso di assistere ad esibizioni di gruppi di ballo in contesti di eventi all’ aperto o semplicemente in sala. La musica parte e mi aspetto di vedere quello che ogni corso di ballo dovrebbe produrre: corpi consapevoli, movimenti intenzionali, almeno un accenno di quella grazia faticosamente conquistata settimana dopo settimana. E invece no. Ci sono spalle che cedono al peso della propria inerzia, braccia che non sanno dove andare o che accennano blandamente la figura coreografica, passi che inseguono il ritmo senza mai toccarlo davvero. Uno spettacolo mortificante, non perché si tratti di principianti alla prima lezione, ma perché quelle persone frequentano un corso di ballo da mesi. Qualcuno, addirittura, da anni.

Ed è proprio questo il punto che montare in me rabbia e delusione nello stesso tempo. Non la goffaggine in sé, quella appartiene a ogni inizio ed è persino tenera, a suo modo, ma la stasi. L’assenza di progresso. Quel risultato gravemente mediocre che non trova giustificazione nel tempo trascorso né nelle ore investite. E’ chiaro che qualcosa, da qualche parte, ha smesso di funzionare. E la domanda che mi pongo ogni volta è una sola: di chi è la responsabilità di questi risultati?

Le domande che nessuno osa fare e che invece vanno fatte

Nella danza, come in qualsiasi disciplina che richieda dedizione, esistono domande scomode ma necessarie. Ignorarle non risolve nulla: le lascia sedimentare, trasformandole in abitudini cattive e risultati mediocri che si cronicizzano nel tempo. Proviamo allora ad affrontarle una per una, con la franchezza che il rispetto per la danza, e per chi la pratica, impone.

Di chi è la responsabilità di un risultato mediocre? Dell’insegnante o dell’allievo?

La risposta onesta è: di entrambi, ma in misura diversa e per ragioni diverse. Un insegnante che non osserva i propri allievi con occhio critico, che non corregge, che non adatta il metodo alle difficoltà individuali, che si accontenta di “fare lezione” senza chiedersi se qualcuno stia davvero crescendo, ha mancato al suo compito fondamentale. Ma anche l’allievo porta la sua parte di responsabilità: chi entra in sala senza la vera intenzione di imparare e crescere, chi replica meccanicamente i movimenti senza cercare di comprenderli, chi non si allena tra una lezione e l’altra e non si pone mai la domanda “sto migliorando?” ha trasformato il corso in una routine vuota. La crescita nasce dall’incontro tra un insegnante che pretende e un allievo che risponde a quella pretesa.

Un insegnante che non mira alla crescita degli allievi, può ancora definirsi tale?

Insegnare la danza non significa trasmettere sequenze di passi. Significa accendere qualcosa: la consapevolezza del proprio corpo, il senso del ritmo, il desiderio di migliorarsi. Un insegnante che si limita a ripetere la stessa coreografia senza verificare se gli allievi la stiano interiorizzando, che non offre feedback personalizzati, che tollera la mediocrità per quieto vivere o per paura di perdere iscritti, non sta insegnando: sta semplicemente occupando uno spazio. La crescita dell’allievo è l’unica misura reale del lavoro di un insegnante. Tutto il resto è intrattenimento.

Un allievo che frequenta da anni senza progredire sta davvero ballando… o sta solo recitando la parte?

C’è una differenza sottile ma profonda tra chi balla e chi imita il gesto del ballare. Chi porta il corpo in sala ma lascia la mente fuori dalla porta, chi segue i movimenti dell’insegnante come si copia un disegno senza capirne il senso, chi non ascolta la musica ma la subisce: questa persona non sta danzando. Sta recitando una parte. E dopo mesi o anni di questa recita, il corpo ha imparato solo l’apparenza del movimento, non la sua sostanza. Riconoscerlo non è una sconfitta: è il primo atto di onestà necessario per cambiare rotta.

La mancanza di progressi è sempre visibile solo dall’esterno, o l’allievo stesso dovrebbe accorgersene?

Chi balla con intenzione sviluppa nel tempo una qualità preziosa: la capacità di sentire quando qualcosa non funziona, di percepire la differenza tra un movimento eseguito con controllo e uno eseguito per abitudine. Quando questa sensibilità non si sviluppa, quando l’allievo non sa valutarsi, non si ascolta, non si guarda mai con occhio critico, significa che non sta costruendo un vero dialogo con il proprio corpo. Un corso serio dovrebbe insegnare anche questo: non solo come muoversi, ma come osservarsi. Perché il miglioramento nasce sempre da una domanda: sto facendo meglio di ieri?

L’ambiente di una scuola di danza può influenzare negativamente il rendimento degli allievi?

Assolutamente sì. Un ambiente in cui non si pone attenzione alla qualità, in cui tutti vengono promossi indipendentemente dal livello raggiunto, in cui la mediocrità non viene mai nominata per non “scoraggiare” nessuno, diventa paradossalmente il luogo più scoraggiante di tutti: quello in cui non vale la pena impegnarsi perché tanto non cambia nulla. Una scuola che rispetta davvero i propri allievi ha il coraggio di fissare degli standard, di dire la verità con gentilezza, di creare un ambiente in cui il miglioramento è atteso, celebrato e richiesto. Solo così la danza smette di essere un passatempo e diventa una disciplina.

La mediocrità non è un destino, è una scelta

Detto tutto questo, con la franchezza che questo tema richiede, rimane una considerazione che vale più di qualsiasi rimprovero: la mediocrità non è mai definitiva. Non lo è per un allievo che ha trascorso anni a sfiorare la danza senza abbracciarla davvero, e non lo è nemmeno per un insegnante che ha perso di vista il proprio scopo. Entrambi possono scegliere, in qualsiasi momento, di cambiare prospettiva.

Per l’allievo, significa tornare in sala con una presenza diversa: non il corpo soltanto, ma l’intenzione, la curiosità, la volontà sincera di capire cosa non sta funzionando e di lavorarci. Significa smettere di “fare la lezione” e cominciare, finalmente, a danzare. Per l’insegnante, significa ricordare perché ha scelto questa professione: non per riempire sale, ma per trasformare persone. Per restituire a ogni allievo la consapevolezza del proprio corpo, il piacere del ritmo, la soddisfazione profonda di sentirsi migliorare.

Quando entrambe queste cose accadono insieme “l’insegnante che pretende il meglio e l’allievo che risponde a quella pretesa” succede qualcosa di straordinario. Il corpo si trasforma, la musica comincia a parlare una lingua comprensibile, e la danza smette di essere qualcosa che si fa per diventare qualcosa che si è. Quella è la meta. Ed è alla portata di tutti.

E’ il momento di scegliere davvero

Se ci tieni a crescere ma senti che il tuo percorso di danza si è fermato, se la lezione è diventata una routine senza più emozione né crescita, forse è il momento di farti le domande giuste.

Forse hai bisogno di un insegnante che non si accontenta di vederti in sala, ma che vuole vederti crescere. Un insegnante che lezione dopo lezione, con rigore e passione, con la giusta dose di esigenza e di incoraggiamento, ti aiuti a scoprire cosa significa ballare davvero.

👉  Contattami oggi, e inizia finalmente a pretendere di più da te stesso.

Lezioni di prova di Coreographic Dance Team

Lezioni di prova di Coreographic Dance Team

Innanzitutto: cos’è il Coreographic Dance Team?

Il Coreographic Dance Team è quella disciplina di danza che racconta/esprime con figure coreografiche il contenuto di un brano musicale.

E’ un evoluzione dei così detti e più conosciuti “balli di gruppo”. Evoluzione che non sta solo nelle coreografie più elaborate, curate, ricercate, rispetto ai classici balli di gruppo che riempiono le piazze e le sale da ballo, ma anche e sopratutto nella preparazione di base prima, e più avanzata poi, degli aspiranti ballerini, che dovranno essere tutti perfettamente sincronizzati nei movimenti e nei tempi musicali al fine di ottenere, sia singolarmente che come corpo di ballo, un esecuzione perfetta della coreografia.

Ma sincronismo e perfezione sono solo ciò che si vede “da fuori” come risultato del lavoro e dell’impegno che ci sono voluti durante lo studio e la preparazione.

Cosa c’è dentro l’esecuzione perfetta di una coreografia?

Ci sono tutte le qualità personali che il ballerino/a ha acquisito dal momento in cui ha mosso il primo passo fino al risultato finale.

Per citarne solo alcuni

  • Ha migliorato la presenza fisica correggendo la postura.
  • Ha imparato a compiere passi e movimenti rispettando il ritmo musicale.
  • Ha imparato a rispettare le posizioni e gli spazi personali e degli altri componenti del corpo di ballo.
  • Ha sviluppato percezione corporea, prontezza e velocità nei movimenti.
  • Ha imparato a memorizzare la sequenza delle figure … e molto altro.

Ma anche e assolutamente altrettanto importante

  • Ha acquisito eleganza e disinvoltura
  • Fiducia in sè stesso/a e sviluppato autostima
  • Ha ottenuto benessere fisico e mentale migliorando lo stato d’animo
  • Ha imparato a collaborare con i componenti del gruppo … e molto altro.

Insomma i benefici che apporta praticare il Coreographic Dance Team sono davvero molteplici.

Che tipo di danze puoi trovare nel Coreographic Dance Team?

Il Coreographic Dance Team è una specialità di danza fantastica perché abbraccia un infinità di ritmi e stili. Prevalentemente le proposte sono di Dance Line, ossia “danza in linea” dove i componenti del corpo di ballo danzano individualmente, ognuno al proprio posto, ma anche:

  • danze in cerchio
  • in cerchio con partner
  • danze a spalliera
  • danze bordo pista

Il Coreographic Dance Team tra l’altro prevede coreografie cicliche e coreografie dedicate ad uno specifico brano musicale; insomma, c’è davvero molto da imparare.

Le lezioni di prova

Per avere un idea di come funziona una lezione di Coreographic Dance Team, ci sono le cosidette “lezioni di prova” a cui possono partecipare principianti, intermedi, avanzati.

In realtà queste sono più che altro lezioni “dimostrative”, che anno un duplice scopo:

  • per l’Istruttore
    • mostrare il proprio metodo di insegnamento
    • fare una valutazione dei partecipanti allo scopo di ottimizzare i gruppi in base al livello di apprendimento personale e all’età
  • per l’aspirante ballerino
    • rendersi conto se il metodo di insegnamento dell’Istruttore fa al caso suo
    • capire se si sente a proprio agio nel gruppo

Quanto dura una lezione di prova?

La lezione di prova dovrebbe durare quanto una lezione normale, in questo modo il potenziale allievo si fa un idea concreta di cosa aspettarsi se dovesse decidere di iscriversi al corso.

L’Istruttore da parte sua, ha la possibilità, come descritto sopra, di rendersi conto delle potenzialità degli aspiranti ballerini e preparare un programma adatto a loro.

Cosa aspettarsi da una lezione di prova o dimostrativa?

Oltre come quanto fin qui detto, una lezione dimostrativa deve anche far si che i partecipanti portino a casa almeno un risultato, che sia capire che col giusto metodo possono imparare, o addirittura una coreografia semplice e completa, la prima che darà inizio al proprio repertorio coreografico.

Come partecipare ad una lezione dimostrativa?

Per quanto riguarda la location e gli orari è sufficiente seguire le indicazioni riportate nelle pubblicità e possibilmente prenotarsi ai numeri di contatto ivi riportati; comunque anche se ci si dovesse presentare direttamente in sede, l’accoglienza è assolutamente garantita.

L’abbigliamento deve essere comodo e possibilmente di materiali naturali; a corredo una maglietta di ricambio nel caso si sudasse (è molto probabile) un asciugamanetto, e una bottiglietta d’acqua.

I cellulari vanno spenti o messi in modalità silenziosa per non causare distrazione e disturbo a se stessi e agli altri.

… a questo punto

non resta che scoprire se il Coreographic Dance Team fa al caso tuo partecipando ad una lezione dimostrativa.

se vuoi partecipare ad uno dei miei corsi contattami qui
se ti fa piacere puoi anche seguirmi su questo profilo social

Buona vita e buon ballo.

Il bello del Coreographic Dance Team

Il bello del Coreographic Dance Team

Cos’è il Coreographic Dance?

Il Coreographic Dance Team è una vera e propria disciplina riconosciuta dalle federazioni sportive di danza. Si distingue in quattro varianti:

  • Show Dance
    Come definito da Feder Danza: Disciplina dal forte impatto spettacolare ed emotivo, alla performance tecnica unisce gli elementi artistici ed espressivi della composizione coreografica. Rappresentando un tema o una trama con peculiarità proprie dello spettacolo in genere – quali musica, costumi, trucco e scenografia – la prestazione degli atleti risulta maggiormente suggestiva, ricca di significato e coinvolgente, secondo il livello di creatività del coreografo.
  • Coreographic Dance
    Come definito da Feder Danza: Le esibizioni di Choreographic Dance si distinguono da quelle di Show Dance per l’assenza di tema/trama e per lo specifico sviluppo di schemi e tecnica coreografica. Sono ammessi tutti gli stili di ballo e musicali.
  • Disco Dance
    Come definito da Feder Danza: … la Disco Dance si è prepotentemente affermata sulle note di una musica costruita più per far ballare che per essere ascoltata.
  • Synchro Dance
    Come definito da Feder Danza: Ballo sincronizzato: sono ammessi tutti gli stili di danza e musicali. Tutti i ballerini della squadra eseguono contemporaneamente – e nelle stesse direzioni – identici passi e movimenti, mantenendo lo schieramento dall’inizio alla fine della prova.

La Synchro Dance è un evoluzione di quella tipologia di danza comunemente conosciuta come “balli di gruppo”.

A tutti è capitato almeno una volta di vedere ballare le persone singolarmente tutte insieme lo stesso ballo. Potrebbe anche essere capitato di vedere più gruppi nella stessa pista, ballare in modo diverso sullo stesso brano musicale.

E per fortuna direi! Altrimenti sai che monotonia!

Molti, sopratutto i cultori del ballo di coppia, hanno mostrato palese avversione per questa tipologia di danza, ma loro malgrado hanno dovuto accettare l’evolversi dei tempi.

Il potere della consuetudine ha fatto il resto, e oggi, in ogni serata danzante che si rispetti, si alternano brani musicali per i balli di coppia e proposte commerciali per i balli in linea

Perché ai suoi esordi il Coroegraphic dance, o più specificatamente Synchro Dance, è stato denigrato?

Il fatto è che a differenza di come accade oggi, ai tempi degli esordi del Synchro dance si era più conservatori, più irriducibilmente fedeli alle tradizioni. I ritmi musicali sui quali si ballava e si balla ancora oggi il ballo di coppia, erano sacri. Era impensabile una versione “line” di danza.

Eppure la danza in linea nulla ha tolto alla bellezza e alla magia del ballo di coppia che è rimasto intramontabile in tutte le discipline.

Chi è cresciuto nella filosofia classica del ballo di coppia, ha avuto il timore, col tempo dimostratosi infondato, che la sacra disciplina venisse in qualche modo soppiantata dalle nuove mode.

C’è voluto comunque del tempo perché questo timore fosse rimosso dal pensiero comune.

C’è voluto anche coraggio e determinazione da parte dei gruppi che portavano in pista le versione line sui “ritmi sacri”. Spesso hanno dovuto imporsi a muso duro per rimanere in pista. Comunque, come accade per tutte le cose, il peggio è passato.

Cos’ha di tanto straordinario il Coreographic dance da attrarre un gran numero di persone?

Il fatto è che questa tipologia di danza ha la peculiarità di dissacrare ciò che è stato istituito in precedenza. Nel Coreographic dance esiste solo il diritto di danzare. E sebbene si scelga di adottare i passi caratteristici dei ritmi sacri, nessuno vieta che vengano applicati secondo l’estro creativo del coreografo.

Cosa sono i “ritmi sacri”

I ritmi sacri sono quelli su cui si balla da sempre il ballo di coppia.

Danze:

  • Standard: Valzer Lento, Tango, Valzer Viennese, Slow Fox, Quick Step
  • Tradizionali e Folkloristiche: Valzer, Mazurka, Polka,
  • Latino Americane: Samba, Cha cha cha, Rumba, Paso Doble, Jive

Mentre per le danze Latino Americane è stato più facile accettarle in versione “line-dance”, per le danze Standard e Tradizionali è stata più dura.

Espressioni di scherno e di disprezzo sono state distribuite generosamente da parte degli “irriducibili” alla vista di gruppi che danzavano in versione line.

E’ perfino capitato di assistere a spiacevoli parapiglie in pista, come se ballare in un certo modo fosse un dogma e desse diritto di privare della libertà di ballare chi osava fare diversamente.

Le danze così come le conosciamo, non sono sempre esistite. C’è stato un momento in cui hanno avuto inizio. Qualcuno ha dato loro la nascita.

E se invece di “inventarle” in coppia, a contatto, le avessero inventate a coreografia individuale, o a quartetto?

Un tango o un valzer danzato in quattro … cosa avrebbero detto questi “irriducibili” che faticano ad accettare qualsiasi proposta alternativa, vedendo ballare in coppia?

Una piacevole scoperta

Una volta mi sono trovata ad una serata danzante in un paesino del viterbese.

E’ passato tanto tempo e non ricordo il nome, ma ricordo perfettamente che il pubblico dei ballerini era di età avanzata e tutti ballavano esclusivamente in coppia. Quando a un certo punto l’orchestra propose un Hully Gully … ballarono in coppia perfino quello!

Per me fu una sorpresa. Capii che quelle persone non conoscevano la versione line di quel ritmo, ma loro invece che scomporsi e uscire dalla pista, adattarono i passi e lo ballarono comunque.

Se avessi adottato il modo di pensare comune, avrei dovuto come minimo schernirli, invece trovai questa cosa fantastica!

Il ballo di coppia manterrà sempre il suo fascino e la sua magia nonostante le più disparate proposte coreografiche.

La danza è espressione individuale e sociale. E’ uno strumento di comunicazione e interazione, e probabilmente nasceranno nuovi tipi di danza. L’importante è che qualsiasi proposta si avanzi, tenga conto del buon gusto e del rispetto.

In ogni caso sta ad ognuno di noi la scelta, e dalle nostre scelte dipenderanno le usanze e le tradizioni future. Facciamo che siano evolutive nel bello.

Il bello del Coreographic dance team

Dissacrare il dogma dei ritmi sacri, sebbene possa sembrare un grave atto di offesa al ballo di coppia, ha una connotazione positiva.

Permettersi di danzare su tutti i ritmi muiscali consente di creare una grande varietà di coreografie, il che rende questa tipologia di ballo ricca di proposte e sempre interessante.

Questo naturalmente a patto che si vada oltre ciò che “tutti fanno”. Le proposte da villaggio turistico vanno bene per i villaggi turistici.

Se vuoi ottenere gratificazione dalla danza, devi vederla come un arte. Per diventare un autentico dancer, è importante che tu coltivi e nutra quella che viene definita “passione”.

Metti legna sul fuoco. Valuta le proposte coreografiche di qualsiasi disciplina, osserva gruppi e individui danzare, costruisci il tuo stile personale arricchendolo delle qualità che vedi in altri dancer facendole tue. Vedrai che in breve tempo quel fuoco divamperà in un grande falò e la tua vita si arricchirà di colore.

Buona vita e buon ballo.

Una disciplina alla portata di tutti . .  o no!?

Una disciplina alla portata di tutti . . o no!?

ALLA PORTATA DI TUTTI SI … MA …

Direi di si! Il Coreographic Dance team è una disciplina di danza alla portata di tutti. Ma… purtroppo anche in questo contesto come in tutte le cose c’è un “ma” … non è per tutti.

Con questa affermazione intendo dire che potrebbero sì praticarla tutti, a patto però che ci siano i dovuti e necessari presupposti, senza i quali si corre il rischio di scivolare in quelli volgarmente conosciuti come “balli di gruppo”, che come si può notare dal gran numero di persone che li praticano, possono davvero ballarli tutti.

Ne ho parlato anche nell’articolo di questo mio vecchio ma sempre attuale blog, cercando di trovare una spiegazione alla piega sbagliata che ha preso il concetto di ballo di gruppo:
Coreographic dance team: ingredienti necessari

LA DIFFERENZA LA FANNO I PRESUPPOSTI

Probabilmente ti starai chiedendo: qual’è allora la differenza tra “Coreographic dance team” e “balli di gruppo” visto che entrambi i termini hanno lo stesso significato? E hai ragione, in fin dei conti, in inglese o in italiano, il succo è che le persone ballano in gruppo la stessa coreografia.

Allora, vediamo insieme …

La differenza la fanno appunto i presupposti, che a loro volta determineranno i risultati, che a loro volta qualificheranno l’esibizione in “Coreographic dance team” o in “ballo di gruppo”.

Ora, i presupposti che fanno la differenza tra queste due cose che in sostanza dovrebbero essere la stessa cosa, sono ostici se non addirittura sconosciuti, a quelle persone che si “buttano” nella mischia senza pensarci troppo su, e che si accontentano di passare una serata danzante in un contesto in cui si riconoscono e in cui si sentono a loro agio, senza doversi per altro preoccupare troppo di fare o no una buona esibizione.

E va bene così! Ci mancherebbe altro! Ognuno ha diritto di ballare come meglio crede se questo lo gratifica, e sembra proprio che molti trovino gratificante fare così.

Ma chi veramente desidera imparare a ballare, perchè è attratto dal movimento sincronizzato e adattato armoniosamente al brano musicale, chi desidera ballare con eleganza… si rende conto che ci vuole molto più che buttarsi nella mischia senza pensarci troppo.

Questo vuol dire che per ballare in Coreographic Dance Team è necessario:

  • Conoscere la coreografia in ogni sua parte, il che implica
  • Sapere quale dinamica porta a una determinata figura.
  • “Cadere” perfettamente nel tempo.
  • Saper riconoscere l’inizio e la fine della frase musicale e quindi della figura coreografica.
  • Aver memorizzato l’intera sequenza delle figure.
  • Acquisito il giusto portamento.
  • Muoversi con disinvoltura ed eleganza.
  • Ambire a un esecuzione perfetta.

CIO’ CHE A VOLTE SEMBRA SCONTATO SI OTTIENE CON L’ IMPEGNO

Queste qualità, che sembrano tanto scontate quando si osserva danzare una persona preparata, al lato pratico, si dimostrano invece più difficili da esprimere.

Vedere una persona che danza in modo elegante e disinvolto  può far sembrare che sia naturale fare lo stesso, ma se mai ci si dovesse provare,ci si potrebbe anche accorgere che poi così scontato non è.

E anche vero però, che se la persona in oggetto danza bene, niente impedisce che si possa fare lo stesso.

Bisogna solo capire come fare. Da dove partire. A cosa dare la precedenza. Una buona esecuzione si costruisce dalle fondamenta, proprio come si costruisce una casa. E se le fondamenta sono ben piantate, la costruzione durerà nel tempo, seppur con la dovuta “manutenzione”.

Tra le persone che vorrebbero ballare in Coreographic Dance Team alcune sono più dotate di altre, più disinvolte.
Altre invece devono lavorarci sopra. Ma tutte possono ottenere ottimi risultati, se alla base c’è il desiderio, il giusto atteggiamento e il dovuto impegno personale a superare i propri limiti

AMBIRE A MIGLIORARSI PER EVOLVERE PERSONALMENTE

Sono sempre stata del parere che ambire a superare i propri limiti per migliorarsi e raggiungere un determinato obiettivo sia tipico delle persone propositive e aperte di mente, e di rado costoro mancano il segno.

Naturalmente nessuno sarà mai davvero perfetto, a meno che non sia un robot, (…voglio dirlo sottovoce perché di questi tempi tutto è possibile)… però è possibile raggiungere un più che discreto risultato se si ha l’ardire di puntare in alto, come dire… se punti al cento ottieni di sicuro un buon “settanta”.
Più in alto si punta più grande sarà il risultato che si otterrà.

Il famoso imprenditore e inventore Henry Ford disse:

“Che tu creda di farcela oppure no, avrai comunque ragione”.

Questo vale anche nel contesto della danza. Che tu riesca oppure no dipende solo da te.

Quindi, essere propositivi è fondamentale per riuscire in qualsiasi cosa si desideri. L’importante è dedicarsi del tempo per capire quali sono i propri obiettivi,  iniziare a darsi da fare, muovere i “primi passi”, fare le “giuste mosse”.

Da dove partire dunque?

La prima cosa da fare dopo aver scelto la specialità di danza che più ci attrae, è trovare un bravo Istruttore che ci affianchi durante il percorso. Col suo aiuto tutto diventerà molto più semplice e i risultati arriveranno più velocemente che non se si facesse tutto da soli.

E qui si pone la domanda: Quali caratteristiche dovrebbe avere un bravo Istruttore?

Una domanda che pochi si pongono ma che prenderemo in considerazione in un articolo dedicato.

In attesa se vuoi, puoi dare uno sguardo agli articoli pubblicati in questa pagina.

Buona lettura e a presto.