La “pietra di paragone” come tecnica per migliorarsi
Nel corso della mia professione di Istruttore ho conosciuto centinaia di persone che si sono affidate a me per imparare il Coreographic Dance Team.
Ho visto “crescere” dancers a cui mancava il senso del ritmo, l’eleganza, la disinvoltura. Fiorire persone che hanno acquisito sicurezza in se stesse man mano che imparavano cose nuove.
Ho visto accendersi sul loro viso la soddisfazione impagabile per aver raggiunto un obbiettivo, fosse anche solo quello di esibire una coreografia, sebbene vistosamente migliorabile, in completa autonomia.
Queste persone, molto diverse tra loro, che hanno incontrato e superato ognuna le proprie difficoltà, avevano in comune una caratteristica. Un modo di vedere le cose che ha fatto la differenza tra loro, e altri che hanno ottenuto invece risultati molto scarsi nonostante il medesimo percorso.
Avevano in comune un punto di vista che dovrebbe essere una filosofia di vita da adottare e utile in tutti i contesti.
L’obbiettivo di un aspirante ballerino
Come ho accennato anche nell’articolo “Una disciplina alla portata di tutti… o no!?“, l’obbiettivo di un aspirante ballerino è quello di apprendere le tecniche della danza al fine di crescere e migliorare.
Naturalmente l’aspirante dancer potrà definirsi tale a tutti gli effetti solo dopo aver raggiunto determinati risultati. Allora si che potrà con merito godere anche delle gratificazioni che ne derivano.
Devo riconoscere che molti allievi hanno ottenuto discreti risultati, meritando l’agognato “ben fatto” dall’istruttore e copiosi complimenti da chi ha apprezzato le loro performances.
Sono sempre stata generosa nell elargire “ben fatto” e complimenti agli allievi meritevoli, perché credo che gratificare qualcuno con un complimento o un gesto di apprezzamento per qualcosa in cui è riuscito, sia dovuto. Credo anche che sia importante per spronarlo a mantenere il ritmo dei risultati positivi e incoraggiarlo a fare se possibile sempre meglio.
Sono convinta che ricevere gratificazioni per il proprio impegno, spinga a dare di più e superarsi ogni volta.
A volte la gratificazione è uno scoglio su cui molti inciampano
Purtroppo ho dovuto constatare che la gratificazione da complimenti sprona nella giusta direzione solo le persone intelligenti, ossia quelle che hanno un desiderio genuino di risplendere di luce propria.
Infatti, molti hanno rivelato il loro limite al primo risultato confermato dalle espressioni di apprezzamento di ha assistito alle loro esibizioni.
Ma nella danza, come in qualsiasi altra attività, in realtà la strada dell’evoluzione personale è senza traguardo definitivo. Bisogna sempre fare in modo di mantenere alto il livello che si è raggiunto, e c’è sempre qualcosa da migliorare o da imparare.
Pensare di essere arrivati, o addirittura essere i migliori, è lo scoglio su cui si scontrano rovinosamente gli individui che hanno poca confidenza col successo personale.
Fortunatamente è impossibile quantificarli in un numero preciso, ma sono comunque tanti. Purtroppo troppi rispetto al numero di studenti.
La scelta della pietra di paragone è l’errore sui cui molti inciampano
Mi sono spesso chiesta se, nel genuino e nobile tentativo di spronare i miei allievi a dare il meglio di se, io abbia sbagliato qualcosa.
Per mostrare loro come avrebbero dovuto accuratamente evitare di essere o di diventare, gli facevo notare quanto fosse brutto, antiestetico, triste e noioso, il modo in cui molti gruppi esibivano le coreografie.
Ho sempre disapprovato quel modo di ballare, e mi ha sempre infastidito la reazione di alcune persone quando mi presentavo come istruttore di “balli di gruppo” . Infatti adesso mi identifico come istruttore di Coreographic Dance nel tentativo di sottolineare la differenza tra una disciplina curata e un attività amatoriale priva di basi.
Alcuni allievi hanno visto in questo tentativo, un “confronto” tra la loro bravura e la mediocrità di altri gruppi, ma invece di afferrare il vero senso del “confronto”, per l’appunto evitare di essere o diventare mediocri, si sono fermati al fatto che erano più preparati, quindi più bravi, quindi migliori. In pratica si sono ritenuti “arrivati”. E qui si è fermata anche la loro crescita come dancers.
La giusta scelta della pietra di paragone
Se è una realtà, è giusto nei propri confronti riconoscere di essere bravi. Purtroppo l’atteggiamento di questi allievi in realtà constava puramente nell’ostentazione della propria bravura. Col tempo hanno iniziato a prestare meno attenzione durante le lezioni, prendendo per scontato che “tanto sapevano fare”… e i risultati si sono rivelati in breve tempo in performance discutibili.
Per quanto tentassi di spiegarlo, pochi capirono che le pietre di paragone erano due, ognuna con uno scopo preciso.
La prima, di cui ho appena parlato, mirava a ciò che andava accuratamente evitato.
La seconda era quella alla quale dovevano guardare come esempio di obbiettivi da raggiungere: corpi di ballo e singoli dancers che in fatto di performance, con tutto ciò che tale parola implica, gli erano superiori.
La “pietra di paragone” è un ottima tecnica, se così possiamo chiamarla, ottima ai fini del miglioramento personale, perchè di mettere a confronto le nostre lacune con i pregi o punti forti della persona con la quale ci confrontiamo.
Per crescere dobbiamo confrontarci con chi fa meglio di noi
Guardando la faccenda da un altro punto di vista ancora, essere la pietra di paragone con la quale qualcuno si confronta è un privilegio e allo stesso tempo una respondabilità, cosa ben diversa dall’arroganza di pensarsi migliori e arrivati.
Fai la scelta giusta! Buona vita e buon ballo.