Marielene e il ballo sardo

Marielene e il ballo sardo

Nella Sardegna di una volta la fanciullezza veniva investita presto della responsabilità del lavoro. I bimbi facevano le prime esperienze nella campagna, per aiutare nei campi o pascere le greggi. Le bimbe invece imparavano a diventare brave massaie aiutando in casa.

Così, tra i doveri in famiglia e la scuola, il tempo passava e i bimbi diventavano giovani uomini e donne in età di matrimonio. Ed ecco che altri impegni e altre responsabilità incalzavano e rubavano tempo ai sogni o ai desideri.

Questa è anche la storia di Marielene, che proprio a causa degli impegni quotidiani che fin dalla più tenera età si era trovata suo malgrado costretta ad adempiere, era arrivata alla mezza età senza aver mai potuto dedicare il tempo necessario a realizzare il suo desiderio: imparare a ballare le danze della sua terra, per l’appunto la Sardegna.

Ogni occasione è buona

Marielene aveva cercato di imparare approffittando di tutte le occasioni che si presentavano alle feste di paese, dove musica e balli erano parte integrante dell’evento.
Qualche passo era anche riuscita ad ingranarlo, trascinata dall’entusiasmo e dagli altri ballerini, ma non era mai andata oltre. Questo la faceva soffrire.

Tutto sembrava facile vedendo gli altri ballare, ma a lei non riusciva facile per niente, e arrivò perfino a pensare che, nonostante la passione probabilmente non era portata per la danza!

Come se volessero mettere il “carico da undici”, le circostanze della vita la portarono ad espatriare dalla sua bella Sardegna, e così vennero meno anche le opportunità delle feste. Addio musica e balli e la possibilità, anche se remota, di imparare a ballare.
Il suo desiderio sembrava proprio destinato a rimanere custodito in un angolo del suo cuore.

Cogliere l’attimo

Tutti prima o poi facciamo l’esperienza di pensare che, sopratutto per le cose a cui teniamo in modo particolare, non ci sia niente da fare, e con rassegnazione tendiamo a metterci una pietra sopra. Ma la vita non si stanca mai di darci lezioni. O almeno ci prova…

Un pomeriggio, uno dei tanti, dopo aver riassettato la cucina, Marielene si sedette sulla sua poltrona preferita per riposare un pò e approffittare per fare una capatina sui social.
Iniziò a scorrere senza troppo interesse i post. L’estate era agli sgoccioli e tutti pian piano tornavano alla vita lavorativa o alla normalità post vacanze. Tutti pubblicavano scorci delle loro giornate, chi con nostalgia del dolce far niente, chi con l’entusiasmo di chi, ricaricatosi di nuova energia tornava al lavoro quasi con piacere.

Tra scollare e leggere notizie più o meno interessanti, a un certo punto un post particolare attirò la sua attenzione…

Questo era un treno che non avrebbe perso! Non ebbe bisogno di pensarci su!
Era arrivato il momento di perseguire concretamente il suo sogno.
Colse l’attimo, e pochi minuti dopo era iscritta al suo corso di danze sarde popolari.

Inizia l’avventura

Le prime lezioni furono, come dire… caotiche, un pò perché per i principianti tutto era novità, un pò perchè ci si voleva conoscere tra compagni di corso e fare amicizia.
Furono comunque determinanti per inquadrare il metodo di insegnamento ed entrare nell’ottica giusta della lezione. L’atmosfera allegra e rumorosa era l’espressione dell’entusiasmo dei partecipanti e contribuì a far sentire tutti a proprio agio.

Ma il meglio doveva ancora arrivare.

Sebbene le lezioni durassero più meno un ora e mezza, per Marielene e i suoi compagni erano sempre troppo corte, e le settimane tra un appuntamento e l’altro, sempre più lunghe!
Marielene copriva questo gap ripassando a casa la lezione. Si rese subito conto che esercitarsi da sola l’aiutava a mantenere il filo tra una lezione e l’altra, e imparare nuove cose diventava via via sempre più facile.

Il piacere di doversi ricredere

Dopo solo qualche mese Marielene e i suoi compagni di corso furono in grado eseguire in modo quasi impeccabile, le principali danze popolari della Sardegna.
Si erano impegnati tutti con serietà e determinazione, seguendo coscienziosamente i consigli dell’insegnante. Per questo motivo la loro crescita fu costante e i risultati arrivarono prima di quanto essi stessi si aspettassero.

Tra i partecipanti al corso Marielene fu quella che più di tutti sentiva la gratificazione di saper ballare. Dovette ricredersi, con molta soddisfazione per altro, dall’idea sbagliata di non essere portata per la danza. Aveva solo bisogno che qualcuno competente le spiegasse cosa fare e come farlo.

Lei da parte sua ce l’aveva messa tutta. Aveva vinto il primo round, le principali danze popolari.
Ma la tradizione sarda è ricchissima di danze e lei aveva deciso che le avrebbe imparate tutte.

La più grande soddisfazione

Ci sono moltissime comunità dei sardi sparse per la penisola italica (anche all’estero). Il loro punto di riferimento sono i “Circoli”, nati allo scopo di preserevare, proporre e far sentire un pò meno la nostalgia di casa a chi come Marielene vive fuori dall’Isola.

Con appuntamenti annuali questi Circoli organizzano eventi di tre, talvolta anche quattro giorni, che ospitano l’artigianato, la cucina, la musica Sarda. C’è sempre una grande affluenza di gente tra sardi e nativi del posto.

Marielene non ha mai perso un appuntamento! Tutti gli anni partecipa con entusiasmo a queste manifestazioni della tradizione sarda, ma questa volta l’occasione è più speciale che mai, perchè ora sa ballare, e non ha più bisogno di raccomandarsi alla gentilezza di qualche anima buona che la guidi nelle danze. Ora può definirsi una vera ballerina di ballo sardo, star indiscussa del suo sogno.

L’avventura per Marielene continua.

E tu? A che punto della storia di Marielene ti trovi? Pensi anche tu di non essere portato o portata per la danze sarde? Come Marielene coglierai l’attimo?

“Chi ben comincia è a metà dell’opera.”

“Chi ben comincia è a metà dell’opera.”

CHI BEN COMINCIA E’ A META’ DELL’OPERA

Lo disse Orazio, il famoso poeta romano,  e dopo tanti secoli questa affermazione è arrivata fino a noi ancora intatta della sua incontrastabile verità!

Chi può negare che a partire da come programmiamo e iniziamo la nostra giornata e sopratutto dal modo in cui facciamo le cose, ne determiniamo il risultato?

Per esempio alzarsi per tempo al mattino ci permette di fare colazione con calma, riassettare la stanza, e prepararsi per andare al lavoro. Ora immagina di rientrare e trovare la stanza in ordine, e magari tutta la casa se si è stati avveduti a rimettere a posto tutto la sera, prima di andare a dormire.

Avremmo tutto il resto della giornata da dedicare ad altro senza il pensiero fastidioso delle faccende da sbrigare, senza contare che abbiamo iniziato la giornata con uno stato d’animo più tranquillo e positivo.

FACCIAMO UN ALTRO ESEMPIO

Mettiamo di dover preparare una pietanza particolare. Dopo aver trovato la ricetta e averla accuratamente letta, faremo in modo di procurarci tutti gli ingredienti e gli utensili e metterli a portata di mano sul tavolo, in modo che la preparazione si svolga senza difficoltà.

Anche questo vuol dire “ben cominciare”. Pensa se ci accingessimo a preparare una pietanza senza avere a portata di mano ciò che serve!
Dovremmo interrompere in continuazione per andare prendere ora l’una, ora l’altra cosa!
Quante possibilità avremmo di ottenere un ottimo risultato?

Quindi è assodato che “ben cominiciare” è senza dubbio una grande virtù, e che “fare le cose bene” equivale a “ben cominciare”. In quale altro contesto possiamo applicare questo principio? Vediamo.

UN PRINCIPIO CHE SI ADATTA A QUALSIASI CONTESTO

A dispetto di ciò che molti pensano, “ben cominciare” si applica anche al contesto danza, e nel nostro caso specifico anche al Coreographi Dance Team.

Esibirsi in una coreografia con la dovuta eleganza, disinvoltura e precisione, è il risultato di una preventiva e adeguata preparazione. A questo proposito troverai utile sapere di cosa deve tener conto un dancer.

Qui non si parla di imparare semplicemente una coreografia, ma degli aspetti fondamentali che sono alla base di qualsiasi disciplina di danza.

Senza un adeguata preparazione il dancer, o ballerino che lo si voglia chiamare, rivelerà tutte le lacune di una persona che fa le cose in modo approssimativo, e di certo la sua esibizione lascerà molto a desiderare agli occhi di uno spettatore.

Davvero vogliamo dare di noi una tale immagine di pressapochismo!?
Chiunque si esibisce, in qualsiasi attività, ma sopratutto in quelle attività che anche involontariamente fanno spettacolo, come la danza, lo fa aspettandosi di ricevere applausi invece che critiche.

Ma gli applausi vanno meritati e per ottenerli è necessario prepararsi nel giusto modo e col dovuto metodo. Ciò significa, per l’appunto “fare bene le cose”, che come ho detto prima equivale a “ben cominciare”

Dopo tutto il successo personale dipende molto anche da determinati fattori. Ne scrissi qui tempo fa.

IN COSA CONSISTE IL “BEN COMINCIARE” DI UN DANCER

Innanzitutto è fondamentale la consapevolezza che imparare vuol dire impegnarsi.
Il concetto di “impegno” spaventa molte persone, le quali probabilmente associano l’impegno con la “fatica”.

Ma l’impegno nel caso della danza ha più a che fare con la determinazione a riuscire.

Naturalmente parliamo di coreografie adatte alla gente comune, prive cioè di figure acrobatiche, per cui la fatica di un esibizione anche in fase di preparazione è davvero molto limitata.

L’impegno implica anche la costanza ad esercitarsi e quindi la presenza alle lezioni.

Quindi, dopo questi presupposti la prima cosa che un dancer dovrà imparare avrà a che fare con la postura. Sembra una cosa irrilevante vero?
Eppure questo aspetto ha il suo peso nell’esecuzione di una coreografia, non per niente è la prima nella lista.

La dinamica dei passi che compongono la figura coreografica è la seconda cosa importantissima da imparare. Essere consapevoli del perchè un determinato passo va fatto in quel preciso modo, mette in mano al dancer la metà di tutto il futuro lavoro.

Le direzioni possono creare difficoltà a molte più persone di quanto si pensi.
Ho dovuto constatare nel corso degli anni che anche le persone più portate per il ballo trovano ostiche delle specifiche direzioni. Qui è importante avere un metodo semplice per descriverle al fine di riconoscerle e arrivarci automaticamente che per renderle “innocue” e percepirle come qualsiasi altra direzione.

Un altra cosa importante è il movimento sul tempo nel rispetto del ritmo e delle sue molteplici caratteristiche.

UN BEL BAGAGLIO PER L’ASPIRANTE DANCER

Sembrano tante cose difficili da dover imparare. In realtà è molto più semplice di quando si pensi.

Un bravo insegnante, un buon metodo e la partecipazione del futuro dancer, sono tutto quello che ci vuole per crescere in breve tempo e dedicarsi poi alla parte più intrigante del Coreographic Dance: imparare le più disparate coreografie sui qualsiasi ritmo possibile e immaginabile.

C’è un mondo intero dietro la definizione “Coroegraphic Dance Team”.
Sta solo a te scoprirlo.

Un abitudine importante prima di tutto

Un abitudine importante prima di tutto

SIAMO PORTATI ISTINTIVAMENTE A FARE SOLO COSE CHE CI PIACCIONO E AD IGNORARE QUELLE CHE RITENIAMO NOIOSE

E’ nella natura umana, ed è giusto che sia così. Può capitare però che le cose che riteniamo noiose, siano necessarie e importanti proprio per il buon esito di quella cosa che ci piace fare.

Ma cosa mai potrebbe esserci di noioso per un dancer che si accinge ad esercitarsi su una coreografia?

Purtroppo molti dancers, per ignoranza, per noia, o per pigrizia, trascurano una cosa che dovrebbe diventare un abitudine importante prima di tutto: il RISCALDAMENTO.

LA SITUAZIONE TIPICA DEI CORSI IN PRESENZA

Ai corsi comuni di danza affluiscono molte persone che si iscrivono per i motivi più disparati. Questi motivi spesso sono fuori focus rispetto a ciò che viene insegnato al corso, e l’istruttore talvolta si trova a dover scendere a compromesso per non perdere l’attenzione degli allievi, pena l’abbandono del corso di questi ultimi.

Così, se il corso non è finalizzato alla competizione, l’insegnante decide di passare  direttamente alle coreografie.

Devo dire che questa situazione mi è familiare. Ho imparato a mie spese che la persona comune si iscrive a un corso di ballo per imparare le coreografie ignorando completamente che imparare a ballare è tutt’altra cosa. ne ho accennato in questo articolo “Una disciplina alla portata di tutti . . o no!?”

Così, dal momento che questa è la professione che mi da di che vivere, consapevole che il riscadamento è una cosa importante, avevo trovato un modo per farglielo fare, che sebbene non fosse un riscaldamento vero e proprio,  comunque li preparava per la lezione.

IGNORANZA, NOIA… O PIGRIZIA?

Purtroppo bisogna ammetterlo. C’è tanta ignoranza che gira intorno alla danza. La gente comune vuole quello che vedono gli occhi e ignora che un attività così “divertente” implica anche una preparazione “pre-coreografica” .

E’ vero che educarli è compito dell’insegnante, ma a volte, anzi il piu’ delle volte, l’insegnante è solo un isruttore improvvisato che ignora egli stesso l’importanza di un abitudine “importante prima di tutto” come appunto il “riscaldamento”.

C’E CHI LO TROVA NOIOSO

Altri invece, ignorandone l’importanza, lo trovano noioso.

Tutti quei movimenti lenti, prima di qua poi di la … cosa c’entrano col ballo? Forse se sapessero quanto più facile sarebbe eseguire le figure, sopratutto quelle che con movimenti ampi degli arti, e magari anche un pò sostenute in velocità, e quanto più brillante sarebbe il risultato che otterrebbero, di certo la noia lascerebbe il posto a una buona abitudine, appunto importante prima di tutto.

C’E’ CHI INVECE E’ PIGRO

Alcuni altri invece sanno bene che è importante fare esercizio di riscaldamento, ma la pigrizia impedisce loro di beneficiarne gli effetti. Le persone che hanno questo brutto difetto, sprecheranno tempo e denaro e otterranno sempre risultati mediocri tanto nella danza come nella vita.

Queste persone dovrebbero tenere a mente le parole di Seneca con le possibili conseguenze del caso

Il pigro ostacola se stesso.

Interessante anche la riflessione di Ralph Waldo Emerson
È pigro l’uomo che può far di meglio.

PERCHE’ IL RISCALDAMENTO E’ UN ABITUDINE IMPORTANTE?

Il riscaldamento, che consiste in movimenti rotatori  degli arti e del busto eseguiti per un determinato numero di movimenti appunto,  di secondi o di minuti, rende più flessibili nell’insieme le parti del corpo, le articolazioni acquistano più mobilita e i movimenti più armonia.

Il corpo si rivela più agile durante l’esecuzione coreografica, è il rusultato che si ottiene è vistosamente migliore rispetto a quello ottenuto da chi per ignoranza, noia, o pigrizia lo omette dal programma.

Un altro beneficio che si ottiene da questa abitudine importante è la concentrazione. Durante il riscaldamento, oltre il corpo anche la mente entra in uno stato più concentrato e attento alla lezione che seguirà. E’ facile immaginare con quali risultati.

Una questione difficile da risolvere

Una questione difficile da risolvere

UNA QUESTIONE DIFFICILE DA RISOLVERE

Sovente mi capita di discutere, di una questione che sembra essere senza soluzione. Una questione difficile da risolvere.

Il nodo si crea sempre quando si parla dei maestri di ballo e di un certo tipo di persone che si iscrivono ai loro corsi.

Ora, si presuppone che chi si iscrive a un corso di ballo, di qualsiasi disciplina si tratti, lo faccia perché debba appunto imparare a ballare, oppure anche solo per migliorare la tecnica o lo stile personale. In ogni caso lo scopo è di imparare “oltre” ciò che sa già fare.

E nei corsi di ballo si insegnano per l’appunto cose utili alla crescita del futuro ballerino.

Ti sembra ovvio? Eppure questo concetto così logico è tutt’altro che scontato!

DUE SCUOLE DI PENSIERO

La scuola di pensiero tradizionale vuole insegnare, senza se e senza ma, tutto ciò che un dancer che si rispetti deve conoscere per dichiararsi tale.

E’ chiaro che il compito dell’insegnante di danza è di rendere semplici gli aspetti della danza laddove l’allievo incontra difficoltà, senza però per questo eliminare quegli aspetti della tecnica che potrebbero più o meno risultare difficoltosi da apprendere.

Ma questo vuol forse dire semplificare le coreografie spogliandole di qualsiasi figura potrebbe essere difficile da eseguire per l’allievo? Perché è questo che recita la seconda scuola di pensiero.

A mio avviso, adottare questa “politica” va proprio in contrasto con lo scopo di un insegnante, che come ho detto prima consiste nell’ aiutare l’allievo a crescere aiutandolo a superare le difficoltà.

Le difficoltà si eliminano per quelle persone che mancano totalmente della capacità di imparare. In questo caso però sarebbe come dire che l’allievo è “diversamente intelligente”!  Nel malaugurato caso che fosse davvero così, allora più che un corso di ballo sarebbe un incontro di intrattenimento danzante. In quale altro modo si potrebbe chiamarlo !?

Questa “moderna” scuola di pensiero  recita che i balli debbano essere semplici in modo che tutti possano impararli facilmente. E fin qui va ancora bene.

Il problema però, è che si è travisato il concetto di “semplice”, che implica comunque l’acquisizione delle basi fondamentali a qualsiasi disciplina di danza.

Anche una coreografia semplice deve essere ballata con ordine e precisione, disinvoltura ed eleganza.
Purtoppo il fatto che la musica e il ballo siano sinonimo di allegria e buon umore, spesso fa si che le persone affette da “pressapochismo”  che siano allievi o insegnanti,  trascurino o addirittura ignorino quegli aspetti che rendono questa attività attraente, sia da praticare che da vedere.

In questo articolo che ti suggerisco di leggere trovi un  accenno sugli aspetti importanti che si dovrebbero osservare sopratutto quando si danza in team:“Coreographic Dance: di cosa deve tener conto un dancer”

Personalmente il pressapochismo a me ha sempre dato infastidito e ho sempre cercato imperterrita di spronare i miei allievi e i miei lettori alla riflessione secondo cui il Coreographic Dance Team sia davvero  il ballo di gruppo che vediamo nelle piazze!

CON UNA ADEGUATA SPIEGAZIONE E COL GIUSTO METODO ANCHE UNA COREOGRAFIA CHE SEMBRA DIFFICILE DIVENTA FACILE!

Ecco che qui è di fondmentale importanza il ruolo dell’insegnante.

Preparazione personale di sicuro, ma anche pazienza e costanza nel seguire l’allievo nell’apprendimento.
Il mio motto è sempre stato:

sono disposta a spiegare la stessa cosa cento volte in cento modi diversi
pur di vedere il mio allievo raggiungere il risultato migliore,

naturalmente se l’allievo mostra il dovuto impegno e interesse.

ALLORA COME SI RISOLVE LA QUESTIONE?

Purtroppo è impossibile cambiare il carattere delle persone. Si può solo, ognuno nel proprio piccolo, cercare di dare il meglio di sè e avere polso fermo dove è palese il tentativo di boicottare i principi di etica professionale con cui si dovrebbe agire.

E’ vero che a volte rimanere fermi nelle proprie posizioni potrebbe comportare la perdita di qualche allievo, ma tanto prima o poi se ne andrebbe lo stesso. Chi manca di  impegno e interesse mancherà anche di risultati, e si annoierà. Sarà inevitabile per costui lasciare il corso. Quindi ” amen”.

LA MIA SOLUZIONE E’ NEL WEB

Fortunatamente il Web in qualche modo risolve la questione.

Grazie agli strumenti interattivi è possibile rivolgersi a uno specifico tipo di persone, probabilmente in numero inferiore (o magari anche superiore) a quelle che parteciperebbero a un corso in presenza.

Queste però sarebbero un utenza di nicchia, e quindi di qualità. E’ quello che cerco. E’ quello che voglio.
Dopo anni e ore infinite di lezioni a un numero imprecisato di persone tra allievi doc e allievi “così così”, preferisco …

Se non posso fare grandi cose, (posso) fare piccole cose in un modo fantastico.
(Martin Luther King Jr.)