La tecnica non è tutto

La tecnica non è tutto

La musica chiama, la danza risponde

La danza che in gergo popolare viene più comunemente definita “ballo”, è la risposta instintiva, innata negli individui al richiamo della musica.

La musica popolare sopratutto, per intenderci quella che si suona nelle feste tradizionali dei paesi di tutto il mondo, ha il potere di sprigionare allegria e mettere di buon umore chiunque si trovi nei paraggi.

Disse Vicki Baum, scrittrice e sceneggiatrice ebrea della prima metà del XX secolo
Ci sono delle scorciatoie per la felicità. E danzare è una di esse.

Fortunatamente c’è ancora l’usanza di organizzare queste feste e sagre che celebrano antiche usanze popolari, caratteristiche della cultura umana. Se dovessero smetterle perderemo il patrimonio umano e sarebbe come essere senza origini!

La musica ha lo straordinario potere di rivitalizzare gli animi e il morale della comunità, la quale risponde appunto con la danza o ballo che dir si voglia.

In tempi più antichi rispetto ai nostri, saper ballare era una sorta di eredità che si trasmetteva tra individui con semplicità e divertimento, senza particolari pretese.

Ma la società di oggi è diversa da quelli di ieri, e con i suoi pro e i suoi contro, per imparare a ballare è diventato necessario frequentare scuole o corsi appositi.

Un ombra che aleggia sulla spontaneità!

C’è però un aspetto della danza su cui nessuno osa mettere bocca, ma che più spesso di quanto si pensi lascia perplesse le persone che vorrebbero imparare per il semplice piacere di dilettarsi nel ballo seppur con la giusta tecnica.

Qual’è dunque questo aspetto, che pare necessario in alcuni contesti, e invece di troppo quando addirittura inutile in altri? Un aspetto che ha quasi il potere di spegnere l’allegria in una attività che dovrebbe essere espressione spontanea come appunto ballare?

Categorie diverse di amanti della danza

Il mondo della danza affascina e appassiona una grandissima percentuale di persone.

Tra queste persone ci sono coloro che danzano per competizione e ambiscono ai riconoscimenti inerenti la perfezione della tecnica.  L’ impegno speso consiste in un numero considerevole di ore e ore e anni di duro lavoro per poter competere con professionisti della danza di alto livello.

Poi ci sono le persone che desiderano acquisire la conoscenza, la padronanza, l’eleganza della specialità scelta, e preferiscono semplicemente dilettarsi nella danza a livello puramente amatoriale.

Ci sono anche le persone, sopratutto della precedente generazione, che hanno imparato a ballare … ballando come ai vecchi tempi. Costoro ballano per puro diletto e sono felici così.

La spina nel fianco degli aspiranti ballerini

Tra la moltitudine degli aspiranti ballerini, una parte è portata alla competizione e si impegna a tal proposito a lavorare su quegli aspetti della danza come per esempio esecuzione tecnica, tricks, immagine, performance, eccetera, che saranno poi in adeguata sede sottoposti all’attenzione di una giuria competente nella valutazione.

Gli aspiranti ballerini che si annoverano nella categoria “amatoriale” , hanno anch’essi degli aspetti su cui lavorare che condividono con la categoria “competitors” . L’esecuzione tecnica per esempio, che è anche il motivo principale per cui si affidano ad un professionista.

Sebbene l’esecuzione tecnica sia assolutamente importante, nel caso del ballerino amatoriale, alcuni aspetti possono, anzi … io direi proprio “devono” essere molto molto “diluiti” in quanto risulterebbero fuori luogo in un contesto di danza diverso da una gara competitiva.

Di cosa parliamo? Hai presente quei movimenti estremamente scattosi che si esibiscono per esempio nel tango? Oppure le torsioni eccessive tipiche nelle esibizioni competitive di Rumba o Cha Cha Cha?

Ti ricordo che mi riferisco a un contesto di pista da ballo popolare, quindi non in una gara tra professionisti della danza.

Ora, i movimenti molto “pronunciati”,  in una donna che si muove con eleganza e sinuosità potrebbero anche risultare piacevoli ed essere apprezzati. Ho sempre trovato invece fuori luogo e poco elegante ai fini puri della danza i movimenti eccessivamente scattosi in un uomo.

Questa mia personale perplessità al riguardo, è condivisa per l’appunto da chi la danza la vede come un attività amatoriale, e l’idea o il concetto che ballare bene implichi muoversi o contorcersi in modo così esasperato, potrebbe avere un pericoloso effetto scoraggiante nell’allievo che istintivamente avverte disagio.

La tecnica è importante ma …

La tecnica è importante ma deve essere necessariamente corredata da eleganza, disinvoltura, feeling con il partner, o partners quando si fa parte di un corpo di ballo.

Una volta, in una delle tante uscite con gli allievi, mi capitò di vedere ballare un Queck Step da una coppia sulla sessantina. Lei aveva una corporatura importante, lui invece era più esile.
Per tutta la durata della danza non ci fu da parte loro nessuna ostentazione tecnica, ma si muovevano con una tale eleganza e leggerezza nei movimenti che sembrava che più che ballare accarezzassero il pavimento volandoci sopra!

Vederli danzare fu letteralmente una delizia per gli occhi.  Ricordo che alla fine del brano non potei fare a meno di raggiunerli e complimentarmi con loro. Chiesi dove insegnavano, e rimasi sbalordita quando mi risposero che loro erano solo allievi!

Questa coppia fu la dimostrazione reale delle parole di Leila Hassan:

La performance tecnica è nulla in sé, la danza inizia quando si mette l’anima.

A meno che non vogliamo  fare della danza una professione agonistica, questo è il risultato a cui tutti, ognuno col proprio stile dobbiamo ambire.

Quindi mio caro aspirante dancer, puoi  ottenere importanti risultati imparando la tecnica senza portarla all’esasperazione voluta dalle competizioni olimpioniche.

Fai in modo che a distinguerti sia il tuo personale stile.

Buona vita e buon ballo.