Titoli professionali… maschile o femminile?

Il titolo professionale corretto taglia la testa alla discriminazione.

Ho letto in rete dei post che volevano focalizzare l’attenzione sul fatto che le donne vengono discriminate nell’uso dei titoli professionali, e supportavano come l’esempio dell’immagine qui sopra, la forma grammaticale femminile di questi titoli appunto.

A mio parere, se proprio vogliamo metterla sul piano dei diritti, specificare la forma femminile di un termine potrebbe invece sottolineare in modo distorto una “differenza di importanza del ruolo professionale” tra le due identità.

Io credo che l’eleganza di una lingua così come il prestigio di un titolo professionale, niente ha a che vedere con la parità dei sessi.

Uomini e donne sono di pari importanza nei ruoli che occupano e hanno gli stessi diritti di scelta della professione verso la quale sono più inclini.

Entrambi possono essere dentisti, avvocati, sindaci, per citare alcune professioni i cui titoli sono stati “sfregiati” dall’uso improprio, al fine secondo me, di sporcare la bella lingua italiana, per farla scomparire.

Strategia manipolativa.

Anche questa è una strategia adottata per “annacquare” l’identità di un popolo. La lingua di un popolo fa parte di quegli ingredienti essenziali a contraddistinguerlo dagli altri popoli. Parlare la propria lingua fa si che l’individuo avverta profondamente il senso di appartenza alle sue origini.

La lingua di un popolo è un valore forgiato nel tempo. E’ qualcosa di prezioso da salvaguardare.

Per come la vedo io, la lingua italiana è una lingua elegante, espressiva, ricca. E al di fuori di chi parla nel gergo del proprio paese o città di residenza, chi parla in italiano ha il dovere di parlare in modo corretto. Il che esula dal contesto che vuole ostentare una violazione di “diritti di parità” che non sussiste.

Un uomo che si laurea in giurisprudenza diventa avvocato.
Una donna che si laurea in giurisprudenza diventa avvocato.

Un uomo che si laurea in odontoiatria diventa odontoiatra.
Una donna che si laurea in odontoiatria diventa odontoiatra.

Un uomo che vince le elezioni al paese diventa sindaco.
Una donna che vince le elezioni al paese diventa sindaco.

Così come nel caso di laurea in medicina anche la donna è “medico” e non “medica” o “medichessa”.

Oppure nel caso che una donna prenda un dottorato, sarà “dottore” o “dottoressa” ma mai di certo “dottora”!

“Avvocata”, “odontoiatro”, “sindaca”, “medichessa”, “dottora” … sono termini scorretti e stonati nella nostra bella ed elegante lingua italiana. E’ gravissimo che i “professionisti” della comunicazione che dovrebbero usare un linguaggio irreprensibilmente corretto, trasmettano quotidiamente queste storpiature attraverso i media.

Questa è la stessa strategia che usa la pubblicità per fissare nella mente delle persone determinati prodotti commerciali per spingerle inconsciamente all’acquisto. Questi sedicenti professionisti abituano l’orecchio delle persone, ormai disabituate a riflettere su ciò che ascoltano, a questi “stridori” indecenti. E si sa che l’abitudine fa diventare normale, buono o giusto, anche ciò che è anormale, cattivo e sbagliato.

Una generazione senza storia non ha passato nè futuro
Robert Anson Eeinlein

Abbiamo un preciso dovere nei confronti della nostra evoluzione e crescita culturale e personale. Aprire un libro di grammatica.

Meglio se di almeno dieci anni fa, dal momento che anche alcuni tra i più famosi vocabolari attualmente in commercio accolgono tra le loro pagine questi pietosi termini.

E dopo averlo aperto studiare con cognizione di causa

Un’altra moda linguistica da correggere.

Un’altra stortura che va tanto di moda, perchè di questo si tratta, è il modo si esporre un azione che si è in procinto di compiere. La troviamo in molti video tutorial di qualsiasi genere e naturalmente nelle trasmissioni TV.

La costruzione grammaticale incriminata è questa: (esempio) in un tutorial di cucina, il cuoco deve togliere la pietanza dalla pentola in cui sta cuocendo per metterla sul piatto di portata e dice: “… bene! la carne è cotta al punto giusto, la vado a prendere e la vado a mettere sul piatto di portata …” !!!

Alle mie orecchie è come il gesso che scricchiola sulla lavagna!!!
Chi diavolo ha messo in giro questo modo di esprimere un azione!? Qualcuno lo arresti con tutti quelli che dicono “avvocata ” e “sindaca”!!!
Nel caso tu non abbia mai fatto caso a questo e te lo stessi chiedendo, il modo corretto di esprimere l’azione dell’esempio, e questo: “Prendo la pietanza dalla pentola e la metto sul piatto di portata”, o al massimo ” vado a metterla” e non “la vado a mettere” !!!

Dobbiamo sempre ricordare che verità e correttezza non sono scontate solo perchè proposte dai media, dai libri, dai quotidiani, e perfino purtroppo dai vocabolari come nel caso di “avvocata” e “sindaca”.

Chi prende sotto gamba questo aspetto allarmante che ha tanto il sapore di una pericolosa moda, non ha capito che è destinato ad essere scollegato dalle sue origini.

Come una generazione senza storia non ha passato nè futuro, così non ha futuro neanche una generazione senza lingua.

Buona vita e buon studio.

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I lettori di questo articolo hanno trovato interessante anche:

post per categoria

Coroegraphic Dance Team

post per categoria

Danze Tradizionali Sarde

post per categoria

Considerazioni Personali
Rosanna Becconi

Rosanna Becconi

Sono Istruttore di Danze Popolari Sarde, Istruttore di Coreographic Dance Team e Coreografa dal 2003. Professionista per passione in questo specifico settore della danza artistica, insegno col preciso obiettivo di trasformare in abile ballerino chiunque voglia approcciarsi al mondo luminoso della danza.