Ognissanti e i Morti: quando gli avi tornano a tavola

Ognissanti e i Morti: quando gli avi tornano a tavola

Indice

Introduzione

Anche tu pensi che le zucche intagliate e i bambini che bussano alle porte chiedendo dolcetti siano un’invenzione americana, arrivata da noi insieme ai film di Hollywood?

Ti capisco, lo pensano in tanti. Eppure molto prima che Halloween diventasse una moda, l’Italia contadina lasciava già una candela accesa sul davanzale e il pane sulla tavola… per chi doveva tornare.

Erano gesti antichi, nati dalla terra, dal ritmo delle stagioni e dalla memoria degli avi. E in Sardegna, ancora oggi, qualcuno bussa alla porta per le anime.

Vieni con me: ti porto dentro quelle notti.

Le radici: dal Samhain a Ognissanti

Per capire queste notti dobbiamo fare un bel salto indietro nel tempo.

Il Samhain, il capodanno celtico, segnava la fine dell’estate e l’inizio della stagione buia. Per la cultura contadina quel passaggio era delicato: il velo tra il mondo dei vivi e quello dei morti si faceva sottilissimo.

La Chiesa, non potendo cancellare queste usanze, le trasformò. Nel VII secolo papa Bonifacio IV consacrò il Pantheon di Roma, il tempio di tutti gli dèi, alla Vergine e a tutti i martiri. Più tardi papa Gregorio III e papa Gregorio IV legarono la festa di Ognissanti al 1° novembre. Alla fine del X secolo l’abate Odilone di Cluny dedicò il 2 novembre alla Commemorazione dei defunti.

Ed ecco i tre giorni che conosciamo ancora oggi: la vigilia, i Santi, i Morti.

Lo sapevi? Il fiore dei morti

Il crisantemo fiorisce in autunno, proprio nei giorni dei Morti, e per questo in Italia è diventato il fiore dei cimiteri. Se pensi di portarlo a una cena o a un compleanno… ripensaci! È considerato una gaffe.

Zucche e lanterne: l’Halloween italiano che non ti aspetti

La zucca intagliata è una moda d’importazione? Niente affatto!

In Europa, in origine, si scavavano le rape per metterci dentro un tizzone acceso. Quando gli emigrati irlandesi arrivarono negli Stati Uniti, nell’Ottocento, trovarono zucche più grandi e più facili da lavorare… e il resto è storia nota.

Quello che pochi sanno è che in Italia quella luce nel buio era di casa da secoli.

  • Abruzzo e Molise: si preparavano le cocce de morte (teste di morto), zucche intagliate a teschio con una candela dentro, messe sui davanzali per indicare la strada alle anime.
  • Calabria: a Serra San Bruno i bambini girano ancora con il coccalu di muortu, la zucca intagliata con cui chiedono un’offerta di porta in porta.
  • Puglia: a Orsara di Puglia, la sera del 1° novembre, si celebrano i Fucacoste e cocce priatorje (falò e teste del purgatorio). Alle 19, ai rintocchi della campana della Chiesa Madre, oltre cento falò si accendono in ogni strada e piazza, mentre le zucche-lanterna guidano le anime verso le loro vecchie case.

Una visione suggestiva!

La Sardegna e il rito di Su Mortu Mortu

E poi c’è la mia Sardegna, dove il legame tra vivi e morti passa dalle mani dei bambini.

Confesso che io, da piccola, a chiedere per su mortu mortu non ci sono mai andata: babbo la sera non mi faceva uscire!

Tra il 31 ottobre e il 2 novembre prende vita una questua che cambia nome da paese a paese: Is animeddas nel sud dell’isola, Su mortu mortu in Barbagia, nel Marghine e nel Goceano, Su peti coccone in Baronia, Su Prugadoriu a Seui, alle porte dell’Ogliastra.

I bambini sono considerati gli ambasciatori delle anime. Portano con sé la vita che rinasce, e per questo sono i messaggeri ideali tra i due mondi. Bussano alle porte con un sacco in spalla; in antichità usavano una federa di cuscino detta cussinera. E recitano formule antiche, come quella che risuona ancora a Seui: “Seus benius po is animeddas” (siamo venuti per le piccole anime).

E nel sacco cosa finiva? Altro che caramelle confezionate! I frutti dell’autunno: noci, castagne, melagrane, fichi secchi, pane fatto in casa e i dolci della tradizione, come i papassinos con l’uva passa e il pan’e sapa impastato con il mosto cotto.

Mi piace pensare che non sia un caso se tutto questo accade a inizio novembre, il tempo della semina. Per gli antichi il seme scende nel grembo della terra, la stessa che custodisce i nostri morti, per poi tornare alla luce.

Morte e rinascita, nello stesso gesto.

A tavola con gli avi

Continuo a immaginare una cucina di paese, la notte tra il 1° e il 2 novembre. La cena è finita, ma nessuno sparecchia… In gran parte d’Italia il cibo si condivideva con chi non c’era più: nutriva i vivi e accoglieva le anime, come a dire “qui c’è ancora posto per te”.

  • La tavola apparecchiata: in molte zone del Nord, dal Piemonte al Friuli, restavano sulla tavola il pane, una brocca d’acqua fresca e un lume acceso, per accogliere i morti al loro ritorno.
  • Le fave dei morti: già nell’antica Roma la fava era legata al mondo dei defunti. Oggi in Veneto, Lombardia e Umbria le fave dei morti sono piccoli biscotti di mandorle, che a Venezia si preparano colorati. In Liguria invece si mangiano i bacilli, fave secche lessate.
  • Il grano e la melagrana: in Puglia si prepara la colva, un dolce antico di grano cotto, vincotto e chicchi di melagrana. È il frutto che già nel mito greco di Persefone parla di ritorno alla vita.
Lo sapevi? In Sicilia i Morti portano regali

Nella notte tra il 1° e il 2 novembre i defunti tornano a portare doni ai bambini buoni: frutta martorana, pupi di zucchero e ossa di morto.

Il banchetto degli spiriti: un viaggio per immagini

Scorri le schede e lasciati guidare tra tavole, dolci e riti dei Morti, regione per regione. Tocca un’immagine per vederla a tutto schermo.

Conclusione

Queste notti non celebrano la paura della fine. Celebrano la continuità: tra chi c’era e chi c’è, tra la terra che riposa e il seme che tornerà.

Zucche accese, falò, dolci per le anime, bambini che bussano alle porte… sono gesti che le nostre comunità hanno tramandato per secoli, perché nessuno venisse dimenticato.

In Sardegna questa memoria vive ancora nei riti, nei canti e nei balli che passano di generazione in generazione. Anche in su ballu tundu ogni passo porta con sé la memoria di chi ha ballato prima di noi.

E tu? Hai mai sentito il richiamo di queste tradizioni? Se lo senti, il cerchio ti aspetta.