Periodo alquanto strano questo. Si passa da giornate autunnali con temporali spaventosi e anomali a giornate illuminate da un sole fiacco immerso in un cielo lattiginoso.
I giorni estivi con un sole splendente in un cielo azzurro e terso, per il momento sono solo un ricordo della mia generazione. Dico per il momento perchè auspico che lo scempio e la manipolazione a cui stiamo assistendo arrivi presto alla fine.
Questo caldo estivo, che ci fa sudare già al mattino appena alzati, che ci costringe a vestirci davanti al ventilatore, che ci fa contare quanto manca a rientrare a casa ancor prima di essere usciti per andare al lavoro, potrebbe trovare sollievo in una giornata immersi nella natura, in montagna o al lago, o chi lo preferisce al mare.
Potrebbe! Il condizionale è d’obbligo.
Hai presente quando per anni sei andato nel solito posto in montagna?
Sai… il barbeque di cemento con i residui di cenere che riposano sotto una griglia scurita dall’uso e con un pò di legna lasciata in eredità da chi è stato lì prima di te, magari la settimana prima?
Hai presente i tavoli con le panche di legno, disposti a debita distanza l’uno dall’altro e dal barbeque? E’ vero, sono ogni anno sempre un pò più consumati dal tempo, ma comunque comodi per appoggiare le stoviglie e le pietanze portate da casa.
E hai presente la bella sensazione di benessere, di fresco, di tranquillità che si prova in un contesto del genere?
Bene! Questa sensazione, al momento puoi solo custodirla gelosamente tra i ricordi, e ritornarci ogni tanto per mantenerla viva.
“Hai da pagà”!
Ebbene, questi luoghi dedicati al libero uso stanno velocemente scomparendo!
Prima o poi tutti sperimenteremo la spiacevole sensazione (che lascerà inevitabilmente il posto alla rabbia e forse, si spera, a un azione di ribellione) che si prova a trovare lo spazio vuoto al posto dei tavoli. E se malauguratamente come me non ti sei portato il tavolino pieghevole e le sedie, te ne puoi pure tornare a casa.
Allora ti chiedi: “perchè hanno tolto i tavoli e il barbeque? e i secchi per la spazzatura che raccoglievano i resti del pranzo?” Poche cose ma utili e indispensabili per godere della natura e avere nello stesso tempo la possibilità di lasciare tutto pulito nel rispetto dell’ambiente.
La risposta era pochi metri più in là, in quella che viene definita “area ricreativa” con accesso a pagamento.
Quell’area, inaugurata l’anno prima, probabilmente non ha avuto l’affluenza che i gestori si aspettavano. Ricordo che l’area di libero accesso, situata proprio di fronte, e oggi priva di tavoli, barbeque e secchi, era invece copiosamente frequentata.
Famiglie, coppie di anziani, coppie di giovani innamorati. Tutti godevano di uno spazio comune nel rispetto degli spazi altrui, in piena armonia e cordialità!
Tutti erano allegri e felici e alla fine della giornata tornavano alle loro case col fisico e l’anima ristorati dalla natura, dal fresco, e dalla compagnia.
A quale titolo!?
La delusione e la rabbia a questo punto fanno esplodere nella tua testa una domanda;
Chi, e a quale titolo qualcuno si permette di appropriarsi degli spazi naturali del pianeta?
Potresti credere che siano le istituzioni ad avere titolo per fare una cosa del genere…
E INVECE NO!
Non esiste nessun titolo specifico per cui le istituzioni possano permettersi di forzare l’accesso alle aree ricreative organizzate, sopratutto se sono con accesso a pagamento privando gli spazi liberi delle comodità utili per il godimento di tale spazio.
SE SONO “OBBLIGATO” A USUFRUIRE DI QUALUNQUE COSA, NON LA VOGLIO NEANCHE GRATIS!!!
Qualsiasi filosofia imposta nel tempo con tecniche manipolatorie non cambia il fatto che le Leggi e i regolamenti devono essere promulgati al solo scopo di garantire il buon vivere civile e la salvaguardia del pianeta.
Le tasse che siamo (finché durerà) costretti a pagare, con tutto ciò che questo “dovere” comporta, devono ricevere in cambio “servizi utili concreti e funzionali dalle istituzioni alla popolazione”.
E invece cosa accade!?
Per una distorsione della concezione dei diritti e dei doveri. . . accade esattamente il contrario. Le istituzioni (illeggittimamente) dispongono, e la popolazione (ignorantemente) ubbidisce.
Il dovere delle istituzioni, e quindi di chi è ricoperto degli incarichi decisionali, dovrebbe essere quello di garantire il buon funzionamento di tutto ciò che riguarda il quotidiano della comunità.
Imporre regole e restrizioni, illeggittime peraltro nel caso in cui vìolano i diritti dell’individuo, è ben lungi dal promuovere e preservare il benessere delle persone e quello del pianeta.
Se un istituzione opera in modo dispotico sulla popolazione, è evidente che chi è “addetto ai lavori” ha una concezione sbagliata del dovere cui deve adempiere, salvo che il dovere non sia proprio privare la popolazione di ogni diritto e libertà!
Pensare di avere il diritto di “fare e disfare” a proprio piacimento è indice di ignoranza dolosa delle Leggi fondamentali dei diritti umani e sopratutto delle leggi UNIVERSALI, che sono al di sopra di qualsiasi Legge o regoletta scritta da umani tutt’altro che infallibili. E purtroppo nella maggioranza dei casi il tutto è condito da un ingrediente legante infame: la corruzione.
Si possono rimettere le cose al loro posto?
SI . Si possono rimettere le cose a posto. Anzi, si potrebbero rimettere le cose a posto se solo il popolo iniziasse a “pretendere” e a “comportarsi” con etica.
Si potrebbe, se si cambiasse filosofia di vita. Se tutti capissimo che nessuno è padrone del pianeta e tutti ne siamo responsabili. La responsabilità è un valore che non si delega.
E’ brutto da dire, ma colui che delega la propria responsabilità merita di essere asservito.
Si potrebbero rimettere le cose a posto se solo tutti capissimo che il modo migliore per godere delle risorse del pianeta è quello di “fare” per la comunità nel suo insieme e non (con la scusa di “preservare”) riempire invece le tasche del SISTEMA che amplificando in questo modo il suo potere, non fa altro che convogliare tutti in recinti dove ti dicono, dietro tuo stesso compenso, cosa fare, dove fare, per quanto tempo, e poi magari trovare anche cavilli per renderti colpevole di non aver adempiuto…
Nota bene: Se non paghi, non puoi entrare nel recinto e di conseguenza non sei sottoposto alle loro regole. Il vantaggio per te è doppio come è doppio per loro lo svantaggio in quanto invece perderebbero capra e cavoli.
riflessione personale e ovvia
Si può iniziare ora!
Non servono “movimenti a tema” per mettere le cose a posto. I movimenti dividono.
Il popolo, in termini di individui è decisamente molto più numeroso di qualsiasi movimento si possa organizzare (e manipolare)
Serve iniziare ad AGIRE con etica, correttezza, saggezza, e tutto ciò che sia di “sano princìpio”
Per esempio possiamo iniziare a comportarci onestamente col nostro prossimo più prossimo. Iniziare a ragionare in interazione con gli altri e considerare la differenza che c’è tra i diritti della gente e i doveri delle istituzioni.
Dovremmo iniziare a capire che il potere delle istituzioni sta nell’ubbidienza della popolazione.
Il concetto è chiaro. Quando una cosa è sbagliata la si rigetta.
Dovremmo iniziare a considerare seriamente e concretamente quali soluzioni potrebbero risolvere questa stagnante e abberrante situazione. Dobbiamo farlo tutti, ognuno nel proprio quotidiano, e dovremmo farlo col nobile principio del benessere collettivo.
UNO PER TUTTI, TUTTI PER UNO!
La corruzione si è infilata dappertutto. i Corrotti sono fra di noi e da qui si deve cominciare.
Dal basso, dalla base della piramide. Dal piatto dove il sistema mangia. La forchetta della corruzione non deve trovare niente su cui affondare i suoi rebbi.
Se non trova cibo per il suo sostentamento il “CORPO” si debilita e muore.
Alziamo il culo dalla sedia, e diamoci da fare. Se vogliamo che un diritto inalienabile come la LIBERTA’ sia preservato per noi e per le generazioni future, dobbiamo esercitarlo. E un modo per farlo è prendere provvedimenti nei confronti di azioni ingiuste come quella descritta in questo articolo se vogliamo che la scampagnata del fine settimana sia un diritto e non una concessione.
Nota bene: questo articolo è tutelato dall’art.19 del D.U.D.U.
e dall’art. 11 della Carta dei diritti fondamentali dell’ Unione Europea
Buona riflessione e buona vita.





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