L’affermazione che la danza smetta di essere “qualcosa che si fa” per diventare “qualcosa che si è” rappresenta il traguardo ultimo di un percorso di trasformazione profonda, che sposta il focus dalla superficie del movimento alla sua essenza interiore. Questo passaggio può essere approfondito attraverso quattro pilastri fondamentali:
Dalla forma esteriore alla “sostanza” del movimento
Se sei nella fase in cui la danza è ancora solo “qualcosa che si fa”, stai tendendo a imitare il gesto o a seguire i movimenti dell’insegnante come se stessi copiando un disegno senza capirne il senso. In questo stadio, il tuo corpo impara l’apparenza del movimento, ma non la sua sostanza. Quando la danza diventa “qualcosa che si è”, il movimento non è più una replica meccanica, ma nasce da una comprensione interna e da una padronanza tecnica che rendono il gesto autentico e non “recitato”.
La presenza totale: mente e corpo in sincronia
Sei tra quegli allievi che frequentano lezioni per anni “recitando la parte”, portando il corpo in sala ma lasciando la mente fuori dalla porta? Sappi che la danza diventa identità (“qualcosa che si è”) solo quando scegli di tornare a lezione con una presenza diversa: non solo fisica, ma fatta di intenzione, curiosità e volontà sincera di capire i tuoi limiti. In questo stato, non stai più semplicemente “facendo la lezione”, ma stai agendo con una consapevolezza che trasforma la routine in disciplina.
Il dialogo consapevole con il proprio corpo
Un segno distintivo di chi “è” un ballerino è la capacità di sentire quando un movimento non funziona. Se ti limiti a “fare” danza subisci il ritmo o non sai valutarti con occhio critico. Al contrario, se interiorizzi la danza svilupperai un dialogo costante col tuo corpo, e sari in grado di percepire la differenza tra un gesto eseguito per abitudine e uno eseguito con controllo intenzionale. Questa sensibilità ti permetterà di sentire il tuo corpo non un semplice strumento, ma una parte integrante del tuo essere consapevole.
La musica come linguaggio, non come sottofondo
Mentre l’allievo mediocre spesso insegue il ritmo senza mai “toccarlo” davvero, per chi incarna la danza la musica smette di essere un elemento esterno da subire e diventa un linguaggio comprensibile. Quando il ballerino e la musica parlano la stessa lingua, il confine tra il suono e il movimento scompare: il gesto non è più una risposta a uno stimolo esterno, ma l’espressione naturale di ciò che la persona è in quel momento. In sintesi, questo cambiamento avviene quando decidi di smettere di accontentarti della mediocrità e inizi a pretendere di più da te stesso, trasformando ogni passo in una scelta consapevole anziché in una routine vuota.
Fai una scelta costruttiva
Inizia il tuo percorso ricordando che la mediocrità non è un destino, ma una condizione che puoi cambiare in ogni momento decidendo di tornare ogni settimana a lezione con una presenza nuova, fatta di curiosità e intenzione. Chiediti onestamente se stai portando a lezione solo il tuo corpo o se anche la tua mente è pronta a comprendere la sostanza del movimento anziché limitarsi a imitarne l’apparenza. Non temere di porti la domanda fondamentale: “Sto facendo meglio di ieri?“, poiché è proprio da questo dialogo consapevole con te stesso che nasce il vero progresso. Smettere di “recitare la parte” per iniziare finalmente a danzare realmente ti permetterà di trasformare questa disciplina in qualcosa che non è più solo un gesto da compiere, ma una parte autentica di ciò che sei.
Oltre i Processi: La Danza come Motore di Trasformazione e Coesione Aziendale
Le aziende contemporanee dedicano sforzi considerevoli all’ottimizzazione di processi, strumenti e formazione tecnica. Tuttavia, spesso trascurano l’elemento primordiale che determina il successo di ogni organizzazione: la qualità delle relazioni umane e la capacità dei membri del team di “stare bene insieme”. In questo contesto, la danza emerge non come un semplice intrattenimento, ma come un potente strumento di team building capace di generare una trasformazione profonda nel clima lavorativo.
La Riconquista della Presenza Totale
In un’epoca dominata dal multitasking e dalle notifiche incessanti, la danza impone una condizione ormai rara: la presenza totale. Ballare richiede di ascoltare la musica, percepire il proprio corpo nello spazio e osservare chi si ha intorno, rendendo impossibile la distrazione digitale. Quando un team si ritrova proiettato in questa dimensione di attenzione al 100%, l’energia collettiva cambia radicalmente, creando un livello di connessione che nessuna riunione tradizionale può sperare di raggiungere.
L’Abbattimento delle Barriere e delle Gerarchie
Uno dei benefici più immediati della danza in azienda è la sospensione temporanea delle gerarchie formali. Sulla pista da ballo, titoli professionali e uffici prestigiosi perdono di significato; esiste solo il ritmo e la coordinazione. Questo scenario permette ai dirigenti di umanizzarsi, arrivando a ridere di se stessi davanti ai propri collaboratori, e consente a colleghi che abitualmente non interagiscono di sincronizzarsi in un movimento comune. Tali momenti rompono gli schemi rigidi dell’organigramma e costruiscono ponti relazionali autentici.
Apertura Mentale e Rilascio di Energia
Il movimento fisico agisce direttamente sulla psicologia del lavoratore: quando il corpo si muove, la mente si apre. La danza permette di liberare quell’energia positiva che spesso rimane compressa dalla routine, dalle scadenze e dalle preoccupazioni personali che inevitabilmente ci si porta da casa. In questo stato di rilassamento, le barriere difensive cadono, lasciando spazio a risate e a una percezione nuova e più empatica dell’altro. Questa esperienza condivisa diventa il collante più forte possibile per un gruppo di lavoro.
Il Potere della Memoria Emotiva
A differenza di un buffet o di un discorso istituzionale, che tendono a essere dimenticati rapidamente, l’emozione di aver ballato insieme attiva una potente memoria emotiva. È un ricordo che persiste per mesi: il valore reale di un evento simile si manifesta quando, a distanza di tempo, i colleghi ricordano ancora con piacere quel momento condiviso. Questo legame duraturo non risolve magicamente ogni problema aziendale, ma crea il terreno fertile necessario affinché le relazioni professionali crescano in modo sano. Un team che impara a “volersi bene” attraverso il ballo è un team che, come confermano i numeri, lavora oggettivamente meglio.
Tu come migliori il clima nell’ambiente di lavoro della tua azienda?
Integrare la danza nel tuo prossimo evento non è una semplice scelta di intrattenimento, ma un investimento strategico nel capitale umano della tua azienda. Offri al tuo team l’opportunità di vivere un momento di presenza totale al 100%, affinché possano creare una memoria emotiva destinata a durare nel tempo. Se stai organizzando un team building o un evento di fine anno e vuoi trovare la formula perfetta per far stare bene le persone insieme, scrivimi oggi stesso per progettare l’esperienza ideale per il tuo gruppo.
C’è un gesto che in Sardegna si ripete da millenni: prendersi per mano, formare un cerchio, muoversi insieme al ritmo di una musica che invita tutti a ballare ma non aspetta nessuno. Non è una performance. Non è un museo vivente. È su ballu sardu, e chi lo ha visto almeno una volta in una piazza di paese ha desiderato di farne parte, perché il ballo sardo risveglia il sentimento di appartenenza. In quei momenti chi non è sardo vorrebbe esserlo.
Non si balla per ricordare il passato, si balla per esistere insieme.
In Sardegna le danze popolari non solo hanno mantenuto viva una tradizione, ma hanno conservato una sorprendente ricchezza di forme, stili e significati. La tradizione sarda non è qualcosa di imbalsamato in un museo etnografico: i balli sardi sono praticati, contesi, discussi. Vivi, nel senso più letterale.
Quando ballare era un atto sacro
Su un vaso risalente a circa 3000 anni fa, prodotto dalla cultura di Ozieri, è documentata una scena tipica di ballo sardo. Le origini precise restano sfumate, ma si suppone che i balli sardi derivino dalle cerimonie sacre preistoriche, celebrate per propiziarsi un buon raccolto o una caccia abbondante. La danza non era intrattenimento: era linguaggio collettivo, strumento per comunicare con forze più grandi, per tenere insieme la comunità nei momenti di crisi o di festa.
Questi balli avevano un profondo legame con il fuoco, e ancora oggi, alla vigilia di alcune feste paesane, si preparano i fuochi intorno ai quali si danza. Il filo tra antico e contemporaneo non è metaforico. è fisico, incarnato nei corpi che ballano.
La forma è il messaggio
Il tratto più riconoscibile del ballo sardo è il cerchio: tutti i danzatori si tengono per mano o per le braccia formando un cerchio che ruota in senso orario, e dal punto di vista ritmico e melodico vi è uno stretto legame tra chi esegue la musica e chi la balla, confermando l’importanza dell’unione comunitaria durante i momenti più significativi di aggregazione sociale.
Non è un dettaglio estetico. Su ballu tundu è una danza collettiva nella quale i balladores non sono semplici esecutori, ma partecipanti attivi di un evento comunitario, sacro e rituale. Il cerchio include, non esclude. Non c’è un palco, non c’è un pubblico: c’è solo dentro e fuori, e chiunque può entrare. È proprio la sinergia che unisce la musica ai danzatori a costituire uno dei tratti più peculiari del ballo sardo: un dualismo di musica e passi ripetuti in maniera composta, fluida, costante. La parte superiore del corpo resta ferma, mentre i piedi tracciano ritmi precisi, a volte semplici e a volte complessi. C’è qualcosa di ipnotico in questi movimenti perfettamente sincronizzati.
Tramandare non significa congelare
Uno degli errori più comuni quando si parla di tradizioni è confondere la trasmissione con la conservazione statica. I balli sardi smentiscono questa idea. Accanto alle forme autoctone, la tradizione ha assorbito nel tempo anche danze di origine esterna, come la muffulina, probabilmente derivata dalla manfrina rinascimentale, o lo scotis, danza ottocentesca centro-europea. La tradizione ha sempre preso, trasformato, reinterpretato, senza mai perdere il filo.
Oggi queste danze vengono mantenute vive e tramandate grazie ai gruppi folk presenti in tutti i paesi dell’isola, unitamente alle associazioni culturali che si occupano di promuoverli costantemente anche nelle numerose feste paesane. Ma la vera anima della tradizione sono le persone comuni, quelle che quando parte la musica si uniscono prontamente in un cerchio, come in antichità, quando ancora non esistevano i gruppi folk con le loro coreografie. Ogni generazione decide cosa vuole portare avanti, e il fatto che i balli sardi siano ancora qui, ancora ballati, dimostra che la tradizione non è nostalgia, è scelta attiva, è costume, è un modo di vivere e di esprimere il piacere di vivere il dono della comunità.
Perché importa anche se non sei sardo?
Anche se non sei sardo, avrai comunque le tue origini e di conseguenza anche le tue tradizioni. Tramandare una tradizione non vuol dire conservare e trasmettere un ricordo. Piuttosto è un modo di rispondere a una delle domande più urgenti del nostro tempo: chi siamo quando le identità si frammentano e le comunità si disperdono?
Le comunità sarde, grazie al ballo e alla musica, sottolineavano la propria identità e diversità rispetto alle comunità limitrofe, poiché erano occasioni privilegiate oltre che per propiziare buoni eventi, anche per dar sfoggio degli abiti tradizionali e dei gioielli più preziosi. La tradizione è sempre stata anche questo: un modo di dire “noi esistiamo, e siamo fatti così.”
In un’epoca in cui tutti si conformano a pensieri e usanze di massa, e le esperienze si scambiano con un clic, un cerchio di persone che si tengono per mano e muovono i piedi sincronicamente, ha qualcosa di radicalmente controcorrente. Non perché sia antico. Ma perché è reale, è fisico, è condiviso, irriducibile a uno schermo.
A manu tenta (tenersi per mano). Forse la tradizione più importante da tramandare è proprio questa: la capacità di rimanere connessi alle generazioni passate, vivendo il nostro presente per lasciare questa eredità ai posteri. In questo modo manteniamo ben salda la nostra identità sarda, o come si usa dire oggi, la nostra sardità. Quindi si! Vale la pena tramandare le tradizioni, perché i balli sardi non sono folklore, sono memoria viva.
Tramandare è un verbo che ha bisogno di un soggetto
C’è una parola che torna spesso quando si parla di tradizioni: tramandare. La usiamo al passivo, quasi fosse un processo automatico, qualcosa che accade da se, per inerzia, o per fortuna. Ma tramandare è un verbo attivo, e come tutti i verbi attivi ha bisogno di qualcuno che lo compia. Ha bisogno di un insegnante che mostri il passo, di un allievo che lo ripeta fino a farlo suo, di una comunità che crei lo spazio perché questo scambio avvenga. Ha bisogno, in una parola, di una scelta.
Quella scelta puoi farla tu. Non domani, non quando avrai più tempo o più sicurezza. ma adesso, con quello che sei. I miei corsi di ballo sardo e gli stage nascono proprio per questo: per offrire uno spazio in cui la trasmissione non sia solo un concetto astratto ma un’esperienza concreta, fatta di corpo, ritmo e relazione. Imparare a ballare su ballu sardu significa essere custodi di un patrimonio di incommensurabile valore culturale.
E se la prossima volta fossi tu a tenere la mano a qualcuno?
La tradizione non si conserva guardandola. Si conserva vivendola. Ogni persona che impara un passo, che entra per la prima volta in un cerchio, che sente sotto i piedi il ritmo di una musica antica di secoli, diventa automaticamente parte di una catena, un anello vivo tra chi è venuto prima e chi verrà dopo. Non serve essere sardi di nascita, non serve avere un costume nell’armadio o un nonno che ballava in piazza. Serve il desiderio di volerne far parte vivendola. di imparare, e il coraggio di prendere la mano che ti viene tesa.
È esattamente da questa convinzione che nascono i miei corsi di ballo sardo e gli stage: non come esercizio nostalgico, non come attrazione folkloristica, ma come occasione concreta di partecipare a qualcosa che esiste da millenni e che ha bisogno, oggi più che mai, di persone disposte a portarlo avanti. Dentro un cerchio non ci sono spettatori. Ci sei tu, c’è chi ti sta accanto, e c’è tutto quello che insieme decidete di non lasciare andare, di tenere vivo.
Le parole però possono arrivare fino a un certo punto, Una tradizione, sopratutto quella dei balli sardi, non si tramanda leggendola, ma vivendola. Il cerchio è aperto. Se senti che è il momento di fare il primo passo, i prossimi corsi e stage di ballo sardo sono il posto giusto dove farlo, e scegliere di esserci significa scegliere di essere parte di qualcosa che ci sopravvivrà.
Questa domanda mi è stata fatta da un lettore che per sua definizione è un ricercatore etnografico. Potrei rispondere citando molte fonti che si trovano facilmente in rete, ma in questo caso desidero condividere il mio punto di vista.
Per come la vedo io, oggi il legame dei balli sardi col territorio è di natura “tradizionale” ossia, è qualcosa che è stato tramandato di generazione in generazione. I balli sardi devono avere avuto un profondo valore e importanza in antichità dal momento che hanno attraversato secoli di storia arrivando fino ai nostri giorni praticamente immutati.
Allora si danzava per propiziare iniziative di qualsiasi sorta come un sodalizio tra commercianti, un matrimonio, una nascita ecc… o per ottenere buoni raccolti e prosperità nel proprio lavoro. L’atmosfera che si creava stando insieme in allegria e armonia, predisponeva a frequenze benefiche che facevano andare bene le cose. I Sardi antichi applicavano quella che oggi è definita la “Legge di Risonanza” secondo cui, emozioni positive attraggono situazioni positive. In pochi sanno che il potere simbolico di qualcosa, in questo caso del ballo sardo, si attiva con la consapevolezza.
Io credo, anzi tutti siamo sappiamo, che in passato si dava un altro valore alle cose, si dava VERO valore. Ogni cosa si otteneva a prezzo di fatica, dedizione e costanza e l’auspicio della riuscita era un augurio sincero. Era con questi sentimenti che ci si riuniva e con questi sentimenti si influenzava la danza, la musica, il canto…
Oggi è diverso!
Come ho detto sopra, oggi si balla per tradizione senza sapere quali valori questa tradizione custodisce in sé. Il modernismo ha cambiato le nostre vite e si dà un altro valore alle cose. La vita frenetica e le distrazioni, hanno pian piano allontanato la consapevolezza e il bisogno di avere cura dell’aspetto spirituale della vita. Balliamo per divertici, balliamo per moda… ma in questo divertimento quali sentimenti o auspici portiamo? Con quali vibrazioni influenziamo le nostre danze? Ecco perché ho affermato all’inizio di questo articolo che il legame col territorio è di natura tradizionale.
Di certo il ballo sardo afferma e conferma la nostra appartenenza e il legame con la nostra terra. Le danze, la musica e il canto hanno sempre il potere di riunire una comunità, lo si nota in modo particolare in occasione di festa. Quando ci riuniamo per ballare condividiamo il piacere di stare insieme, e per tutta la durata della festa percepiamo di far parte di qualcosa che, anche se non riusciamo a definire, ci fa sentire bene.
E lontano da casa?
I balli sardi sono il legame con la nostra terra anche quando siamo lontani da casa. Nella penisola italica, come in tutto il mondo, i Sardi creano associazioni culturali dedicate alla Sardegna, allo scopo di affermare il senso di appartenenza al proprio popolo proponendone la cultura e le tradizioni tra cui, e sopra tutto, il ballo sardo.
Dulcis in fundo…
Dulcis in fundo, secondo me, i balli sardi non hanno un legame col nostro territorio, SONO il legame col nostro territorio, ci identificano come popolo, come d’altronde tutte le nostre tradizioni, sia che ne conosciamo la storia oppure no.
Nella Sardegna di una volta la fanciullezza veniva investita presto della responsabilità del lavoro. I bimbi facevano le prime esperienze nella campagna, per aiutare nei campi o pascere le greggi. Le bimbe invece imparavano a diventare brave massaie aiutando in casa.
Così, tra i doveri in famiglia e la scuola, il tempo passava e i bimbi diventavano giovani uomini e donne in età di matrimonio. Ed ecco che altri impegni e altre responsabilità incalzavano e rubavano tempo ai sogni o ai desideri.
Questa è anche la storia di Marielene, che proprio a causa degli impegni quotidiani che fin dalla più tenera età si era trovata suo malgrado costretta ad adempiere, era arrivata alla mezza età senza aver mai potuto dedicare il tempo necessario a realizzare il suo desiderio: imparare a ballare le danze della sua terra, per l’appunto la Sardegna.
Ogni occasione è buona
Marielene aveva cercato di imparare approffittando di tutte le occasioni che si presentavano alle feste di paese, dove musica e balli erano parte integrante dell’evento. Qualche passo era anche riuscita ad ingranarlo, trascinata dall’entusiasmo e dagli altri ballerini, ma non era mai andata oltre. Questo la faceva soffrire.
Tutto sembrava facile vedendo gli altri ballare, ma a lei non riusciva facile per niente, e arrivò perfino a pensare che, nonostante la passione probabilmente non era portata per la danza!
Come se volessero mettere il “carico da undici”, le circostanze della vita la portarono ad espatriare dalla sua bella Sardegna, e così vennero meno anche le opportunità delle feste. Addio musica e balli e la possibilità, anche se remota, di imparare a ballare. Il suo desiderio sembrava proprio destinato a rimanere custodito in un angolo del suo cuore.
Cogliere l’attimo
Tutti prima o poi facciamo l’esperienza di pensare che, sopratutto per le cose a cui teniamo in modo particolare, non ci sia niente da fare, e con rassegnazione tendiamo a metterci una pietra sopra. Ma la vita non si stanca mai di darci lezioni. O almeno ci prova…
Un pomeriggio, uno dei tanti, dopo aver riassettato la cucina, Marielene si sedette sulla sua poltrona preferita per riposare un pò e approffittare per fare una capatina sui social. Iniziò a scorrere senza troppo interesse i post. L’estate era agli sgoccioli e tutti pian piano tornavano alla vita lavorativa o alla normalità post vacanze. Tutti pubblicavano scorci delle loro giornate, chi con nostalgia del dolce far niente, chi con l’entusiasmo di chi, ricaricatosi di nuova energia tornava al lavoro quasi con piacere.
Tra scollare e leggere notizie più o meno interessanti, a un certo punto un post particolare attirò la sua attenzione…
Questo era un treno che non avrebbe perso! Non ebbe bisogno di pensarci su! Era arrivato il momento di perseguire concretamente il suo sogno. Colse l’attimo, e pochi minuti dopo era iscritta al suo corso di danze sarde popolari.
Inizia l’avventura
Le prime lezioni furono, come dire… caotiche, un pò perché per i principianti tutto era novità, un pò perchè ci si voleva conoscere tra compagni di corso e fare amicizia. Furono comunque determinanti per inquadrare il metodo di insegnamento ed entrare nell’ottica giusta della lezione. L’atmosfera allegra e rumorosa era l’espressione dell’entusiasmo dei partecipanti e contribuì a far sentire tutti a proprio agio.
Ma il meglio doveva ancora arrivare.
Sebbene le lezioni durassero più meno un ora e mezza, per Marielene e i suoi compagni erano sempre troppo corte, e le settimane tra un appuntamento e l’altro, sempre più lunghe! Marielene copriva questo gap ripassando a casa la lezione. Si rese subito conto che esercitarsi da sola l’aiutava a mantenere il filo tra una lezione e l’altra, e imparare nuove cose diventava via via sempre più facile.
Il piacere di doversi ricredere
Dopo solo qualche mese Marielene e i suoi compagni di corso furono in grado eseguire in modo quasi impeccabile, le principali danze popolari della Sardegna. Si erano impegnati tutti con serietà e determinazione, seguendo coscienziosamente i consigli dell’insegnante. Per questo motivo la loro crescita fu costante e i risultati arrivarono prima di quanto essi stessi si aspettassero.
Tra i partecipanti al corso Marielene fu quella che più di tutti sentiva la gratificazione di saper ballare. Dovette ricredersi, con molta soddisfazione per altro, dall’idea sbagliata di non essere portata per la danza. Aveva solo bisogno che qualcuno competente le spiegasse cosa fare e come farlo.
Lei da parte sua ce l’aveva messa tutta. Aveva vinto il primo round, le principali danze popolari. Ma la tradizione sarda è ricchissima di danze e lei aveva deciso che le avrebbe imparate tutte.
La più grande soddisfazione
Ci sono moltissime comunità dei sardi sparse per la penisola italica (anche all’estero). Il loro punto di riferimento sono i “Circoli”, nati allo scopo di preserevare, proporre e far sentire un pò meno la nostalgia di casa a chi come Marielene vive fuori dall’Isola.
Con appuntamenti annuali questi Circoli organizzano eventi di tre, talvolta anche quattro giorni, che ospitano l’artigianato, la cucina, la musica Sarda. C’è sempre una grande affluenza di gente tra sardi e nativi del posto.
Marielene non ha mai perso un appuntamento! Tutti gli anni partecipa con entusiasmo a queste manifestazioni della tradizione sarda, ma questa volta l’occasione è più speciale che mai, perchè ora sa ballare, e non ha più bisogno di raccomandarsi alla gentilezza di qualche anima buona che la guidi nelle danze. Ora può definirsi una vera ballerina di ballo sardo, star indiscussa del suo sogno.
L’avventura per Marielene continua.
E tu? A che punto della storia di Marielene ti trovi? Pensi anche tu di non essere portato o portata per la danze sarde? Come Marielene coglierai l’attimo?
Su ballu tundu, grazie anche ai gruppi folk, oggi è conosciuto pressochè in tutto il mondo.
Molto apprezzato, ammirato, amato e ballato da una moltitudine di sardi e appassionati di danze popolari, questa tradizione è arrivata fino ai nostri giorni quasi intatta.
In origine infatti questa danza , era ballata in cerchio, con i ballerini rivolti verso l’interno. Non si ballava per intrattenere un pubblico, e finchè non c’è stata questa “esigenza” la danza si svolgeva dall’inizio alla fine in forma circolare.
E’ risaputo che su ballu tundu, detto anche ballo sardo, ha origini molto più antiche di quanto non ricordino i nostri i quasi centenari sardi che raccontano de “su ballu in pratza e chresia” , il ballo nella piazza della chiesa alla fine della messa.
Eh si! Questa usanza de su ballu tundu ha resistito perfino al divieto del Sinodo di Torres (1552) che ha tentato di vietare le danze popolari considerandole attività “disoneste”.
Il Sinodo di Cagliari ( 1778) le considerava addirittura un pretesto che poteva condurre al peccato! A pagina 186 del Sinodus Diocesana Ampuriensis , Cagliari 1778, si legge:
“Si ordina sopratutto in occasione delle feste celebrate principalmente in piccoli santuari campestri, di non far giochi, di non condurre danze e altre cose di altro genere dalle quali sogliono derivare occasioni di scandali; si allontani ogni pretesto che possa condurre al peccato”.
Confesso che leggere questo ha suscitato in me un sentimento di indignazione! Che regola aberrante!
Fortunatamente questi divieti devono avere avuto poca influenza a quei tempi sul popolo dal momento che dopo poco più di un secolo il Sinodo di Cagliari 1886 ancora ordinava:
… sopratutto durante i giorni di festa di astenersi dalle rappresentazioni teatrali e dalle danze (Acta Concilii Provincialis Calaritani, Cagliari, 1886 – pag 27)
Perchè la chiesa detestava tanto le danze popolari?
La danza era lo strumento con cui l’uomo dava vita ai simboli che rappresentavano le divinità.
Il cerchio per esempio è il simbolo del Principio Creatore, quello che nella mitologia è il Grande Essere dell’Inizio.
Il cerchio è anche considerato il luogo sacro dove si concentrano tutte le energie materiali e spirituali.
Il corpo umano è considerato il tempio dell’anima. Quando i danzatori formano un cerchio tenendosi per mano, danzando creano un tempio in movimento, un vero e proprio tempio vivente che dà vita agli antichi simboli e che si dissolve alla fine della danza. (fonte)
Probabilmente la Chiesa vedeva in questo strumento di espressione popolare un ostacolo all’asservimento del popolo al cristianesimo.
Il segreto nascosto delle danze popolari
Visto il fallimento del divieto ecclesiastico alle danze, è chiaro che il legame dell’uomo con le divinità della creazione è nettamente più forte.
Le danze erano collegate con i cicli della natura e celebravano il cambio delle stagioni. Con le danze si propiziavano le attività della comunità come la semina, il raccolto, la vendemmia, le nozze e la venuta al mondo di una nuova vita.
Sebbene la maggior parte delle persone non ne sia consapevole, la danza conserva comunque ancora oggi il suo potere propiziatorio e di connessione col nostro divino e con le divinità della natura.
La danza, sopratutto quella in cerchio è anche simbolo di comunione tra individui, è un attività necessaria alla salute sociale in quanto promuove buoni rapporti tra i membri della comunità.
Dove si sta insieme in connessione e armonia si consolidano nuove amicizie, nascono nuove unioni, si creano opportunità di collaborazione anche in ambito lavorativo.
Forse per questo il popolo sardo, che ha conservato viva più che mai la tradizione de su ballu tundu, probabilmente protetto dalla situazione geografica, è famoso per essere generoso e ospitale. E’ potuto rimanere in contatto con la propria terra indisturbato nelle sue tradizioni isolane.
L’importanza di perpetuare le tradizioni
Le tradizioni sono l’ingrediente fondamentale che definisce l’identità di un popolo.
Purtroppo il modernismo ha fatto si che la conoscenza sulle origini di usi e costumi che oggi sono proposti come semplice folklore, sia venuta meno e si danza per fugace divertimento.
Sta a chi insegna portare a conoscenza dei propri discènti il valore e il potere di una tradizione, sopratutto per quanto riguarda la danza. Probabilmente nella maggior parte dei casi ci si andrà a scontrare contro la noncuranza di individui disinteressati a questi aspetti.
In questo caso dovremmo ricordare che “non si fa di tutta l’erba un fascio”: Un buon insegnamento completo di teoria, pratica e storia, può dividere il grano dalla pula.
Ora, viste le origini di questa danza, su ballu tundu va ballato con la consapevolezza del potere che racchiude. Ricordalo se ti capiterà la fortunata occasione di ballarlo!
Ti auguro buona vita e ti dò appuntamento al prossimo articolo.
Il ballo sardo è una tradizione popolare tramandata da tempi antichissimi e attualmente ancora molto sentita e praticata in Sardegna.
Per un nativo dell’Isola imparare a ballare le danze tradizionali è come imparare a camminare.
I primi passi di danza li impara fin da piccolo e man mano che cresce perfeziona e interiorizza fino al punto che danzare diventa parte della sua natura.
Questo però non vuol dire che chi non ha potuto imparare a ballare fin’ora, non possa farlo adesso! Ci mancherebbe altro!
Quindi, fermo restando che è comunque importante quanto necessario conoscere alcuni aspetti fondamentali di come sono strutturate le figure del ballo sardo, col giusto metodo e col dovuto impegno ed esercizio è assolutamente possibile imparare.
Danze popolari e danze folk
Qui c’è da fare una distinzione. Le danze folk si differenziano dalle danze popolari in quanto sono danze coreografate in cui ogni coppia di ballerini deve rispettare le figure coreografiche e i tempi stabiliti dalla coreografia.
Questo vuol dire che per ballare una determinata danza coreografata bisogna necessariamente far parte del gruppo folk a cui appartiene.
Diventa perciò indispensabile partecipare agli appuntamenti in cui il gruppo si riunisce per imparare e mantenersi in esercizio in vista delle esibizioni in pubblico.
La perfezione e il filing tra i componenti del corpo di ballo infatti, non sono qualità che si improvvisano su un palco al momento dell’esibizione. Sono piuttosto il risultato di costante impegno ed esercizio.
E’ giusto affermare che l’ammirazione che suscitano nel pubblico è quanto mai meritata.
Le danze popolari invece sono ballate dalla gente comune, e a parte le strutture di base non ci sono tempi e figure coreografiche da rispettare. Tutte le danze sarde si possono ballare in cerchio chiuso, in cerchio aperto, in gruppi senza limite di numero di ballerini, o in coppia.
Sopratutto, le danze sarde possono essere ballate da persone di tutte le età anche se molto avanti con gli anni, come mostra l’immagine in cima a questo articolo.
Se può essere di incoraggiamento, sappi che ogni danza sarda è formata da una figura coreografica composta di pochi passi di cui si mantiene la struttura durante tutta la durata del ballo, indipendentemente dalla direzione in cui i ballerini decidano di andare, fermo restando naturalmente il senso orario della direzione di marcia.
Detto quanto sopra, direi che il modo migliore per entrare nella vera dimensione del ballo sardo è iniziare a conoscere le norme fondamentali.
Se il mondo delle danze sarde incontra il tuo interesse ti invito a seguirmi su questo blog. Tratterò ogni aspetto del ballo sardo in modo approfondito. A presto e buona vita.
Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu sia d'accordo.