Il Ritmo del Successo: la Danza come Strategia Aziendale

Il Ritmo del Successo: la Danza come Strategia Aziendale

Oltre i Processi: La Danza come Motore di Trasformazione e Coesione Aziendale

Le aziende contemporanee dedicano sforzi considerevoli all’ottimizzazione di processi, strumenti e formazione tecnica. Tuttavia, spesso trascurano l’elemento primordiale che determina il successo di ogni organizzazione: la qualità delle relazioni umane e la capacità dei membri del team di “stare bene insieme”. In questo contesto, la danza emerge non come un semplice intrattenimento, ma come un potente strumento di team building capace di generare una trasformazione profonda nel clima lavorativo.

La Riconquista della Presenza Totale

In un’epoca dominata dal multitasking e dalle notifiche incessanti, la danza impone una condizione ormai rara: la presenza totale. Ballare richiede di ascoltare la musica, percepire il proprio corpo nello spazio e osservare chi si ha intorno, rendendo impossibile la distrazione digitale. Quando un team si ritrova proiettato in questa dimensione di attenzione al 100%, l’energia collettiva cambia radicalmente, creando un livello di connessione che nessuna riunione tradizionale può sperare di raggiungere.

L’Abbattimento delle Barriere e delle Gerarchie

Uno dei benefici più immediati della danza in azienda è la sospensione temporanea delle gerarchie formali. Sulla pista da ballo, titoli professionali e uffici prestigiosi perdono di significato; esiste solo il ritmo e la coordinazione. Questo scenario permette ai dirigenti di umanizzarsi, arrivando a ridere di se stessi davanti ai propri collaboratori, e consente a colleghi che abitualmente non interagiscono di sincronizzarsi in un movimento comune. Tali momenti rompono gli schemi rigidi dell’organigramma e costruiscono ponti relazionali autentici.

Apertura Mentale e Rilascio di Energia

Il movimento fisico agisce direttamente sulla psicologia del lavoratore: quando il corpo si muove, la mente si apre. La danza permette di liberare quell’energia positiva che spesso rimane compressa dalla routine, dalle scadenze e dalle preoccupazioni personali che inevitabilmente ci si porta da casa. In questo stato di rilassamento, le barriere difensive cadono, lasciando spazio a risate e a una percezione nuova e più empatica dell’altro. Questa esperienza condivisa diventa il collante più forte possibile per un gruppo di lavoro.

Il Potere della Memoria Emotiva

A differenza di un buffet o di un discorso istituzionale, che tendono a essere dimenticati rapidamente, l’emozione di aver ballato insieme attiva una potente memoria emotiva. È un ricordo che persiste per mesi: il valore reale di un evento simile si manifesta quando, a distanza di tempo, i colleghi ricordano ancora con piacere quel momento condiviso. Questo legame duraturo non risolve magicamente ogni problema aziendale, ma crea il terreno fertile necessario affinché le relazioni professionali crescano in modo sano. Un team che impara a “volersi bene” attraverso il ballo è un team che, come confermano i numeri, lavora oggettivamente meglio.

Tu come migliori il clima nell’ambiente di lavoro della tua azienda?

Integrare la danza nel tuo prossimo evento non è una semplice scelta di intrattenimento, ma un investimento strategico nel capitale umano della tua azienda.
Offri al tuo team l’opportunità di vivere un momento di presenza totale al 100%, affinché possano creare una memoria emotiva destinata a durare nel tempo. Se stai organizzando un team building o un evento di fine anno e vuoi trovare la formula perfetta per far stare bene le persone insieme, scrivimi oggi stesso per progettare l’esperienza ideale per il tuo gruppo.

Passione, una cosa scontata?

Passione, una cosa scontata?

Passione, cos’è?

La passione è la parola che definisce il trasporto, l’attrazione, la spinta verso un determinato oggetto, azione o attività.

Di chi ha un hobby per esempio, si può dire che abbia una passione.
Il collezionismo per esempio è un hobby. C’è chi colleziona clown, modellini di motociclette, fumetti, magliette, targhe di automobili di tutte le nazioni e di ogni epoca, e via dicendo.

Ogni persona ha un suo hobby specifico in armonia con la propria personalità.

C’è differenza tra hobby e passione?

Direi di si. Mentre l’hobby è più un passatempo o uno svago cui si dedica il tempo ritagliato dalle attività quotidiane e dai doveri, la passione è qualcosa di più come dire… importante.

La passione a differenza dell’hobby ha bisogno, nel tempo, di essere nutrita, curata, coltivata e se vogliamo anche protetta.

Possiamo pensare alla passione come la parte gemella del nostro organismo ma in versione “spirituale”. Al momento non riesco a trovare un termine che definisca cosa intendo dire.

Provo a rendere l’idea in questo modo: per continuare a vivere e svolgere le nostre attività abbiamo bisogno di nutrire il nostro corpo col cibo, con l’acqua, col sole e l’aria fresca. In carenza di queste cose ci ammaleremo immancabilmente.

Abbiamo anche bisogno di proteggerci dal caldo, dal freddo, dai maleintenzionati, dai profittatori e da qualsiasi cosa possa danneggiarci.

Nel caso della passione vale lo stesso anche se con “ingredienti” diversi.

Nel contesto della danza

Rimanendo nel contesto del tema principale di questo sito, prendiamo in considerazione la passione per la danza. Che sia Coreographic Dance o qualsiasi altra disciplina, il concetto fondamentale vale in ogni caso.

La danza è la risposta naturale e istintiva al ritmo, al suono , alla melodia. Praticamente alla musica nel suo insieme, come affermo anche nell’ articolo “la tecnica non è tutto

In molte persone questa risposta istintiva è più accentuata che in altre. In questo caso a ogni nota percepita si è inclini a mantenerne il tempo battendo il piede, o tamburellando con le dita sul tavolo, o dondolandosi.

Ma se il ritmo è decisamente incisivo allora si risponde con tutto il corpo. E’ proprio vero! La risposta umana alla musica e al ritmo è una cosa incredibile e fantastica.

C’è da dire però che questa è solo la base di quella che potrebbe diventare vera passione.

Una parola molto abusata

Eh si! Ti è mai capitato di sentire qualcuno affermare: “se non potessi più fare questo o quello, non so come farei… non potrei vivere… morirei ….”

Sono solo parole pronunciate per far apparire più importante di quanto in realtà non sia, qualcosa che manca di “spessore”, di “fondamento”, di vera motivazione.

Non è un reato mancare di passione per qualcosa che per vari motivi si condivide con altri.
Le cose si fanno anche solo per il piacere temporaneo, magari anche solo per capire se fa per noi.

Questo vale anche per la danza. Si potrebbe decidere di frequentare un corso solo per spezzare dai pressanti doveri quotidiani. Per fare nuove amicizie. Per combattere la sedentarietà.

Se queste situazioni prese ad esempio dovessero cambiare, potrebbe tranquillamente venir meno il motivo e quindi il desiderio di continuare a praticare l’attività di danza. (O qualsiasi altra attività scelta agli scopi sopra descritti).

L’onestà semplifica la vita

Affermare di potere morire se non si potesse fare una certa cosa, mette in una posizione spinosa colui che la fa, perchè nel momento inevitabile in cui smetterà di farla, potrebbe trasmettere l’immagine di se (cosa ritenuta importante, altrimenti non si farebbe l’affermazione in oggetto) come di “tanto fumo e niente arrosto”.

La cosa migliore è fare le cose che ci fanno piacere, anche se solo per un breve periodo, senza per forza “gonfiarle” e senza voler a tutti i costi apparire … chissà chi.

L’importante di sicuro è che qualsiasi cosa facciamo, la facciamo bene, anche solo per un giorno. La passione non è un obbligo nè uno status da ostentare!

Il tempo è un bene prezioso e dobbiamo impegnarlo minuto per minuto in modo costruttivo. Ogni cosa che facciamo deve arricchire la nostra conoscenza e la nostra personalità.

Questo è un dovere sacro nei nostri confronti innanzitutto, e anche se può sembrare campato in aria, contribuisce ad elevare la qualità della società umana.

La passione non è un obbligo nè uno status!

Facciamo ciò che più ci piace fare senza il carico di dover dimostrare qualcosa. Quando i nostri interessi cambieranno, perchè anche questo è normale che accada, focalizzeremo il nostro tempo e la nostra attenzione verso il nuovo oggetto del nostro interesse, senza dover trovare giustificazioni per aver fatto affermazioni esagerate.

Quando e perchè la passione va nutrita

Le cose che più amiamo fare potrebbero essere oppure no collegate con la sfera lavorativa.
Nel caso in cui siano scollegate dal lavoro secolare, possiamo goderne semplicemente quando doveri e attività quotidiane ce ne lasciano il tempo.

Ma nel caso in cui abbiano a che fare direttamente col nostro lavoro, corriamo il rischio di inciampare nello scoglio del “dovere” e della noia e di perdere il piacere di fare.

Le cose fatte perchè siamo in qualche modo costretti a farle, perdono la luce che le rende attraenti ai nostri occhi. La costrizione ricopre di una patina opaca qualsiasi cosa facendola diventare pesante e poco desiderabile. E’ importante quindi eliminare quella patina.

Per scongiurare i danni da noia e dovere e far risplendere di luce la nostra passione ritrovando il piacere e la gratificazione che dovrebbe derivarne, dobbiamo nutrirla.

Come si nutre una passione?

Il nutrimento consiste nella ricerca costante di informazioni che arricchiscano la nostra conoscenza al riguardo.

Nel caso della danza, (ma anche per l’arte culinaria, la sartoria, l’artigianato, l’idraulica, la meccanica, la pittura, il disegno e via dicendo) può tornarare utile al nostro fine il confronto per esempio.

Confrontare le proprie competenze con quelle di chi pratica danza, sia nel Coreographic Dance che in altre discipline, potrebbe mettere in evidenza pregi e difetti o anche necessari miglioramenti della nostra performance.

Per chi della danza ne fa uno strumento di lavoro, studiare atteggiamenti, posizioni, stranezze di altri dancer sarà particolarmente utile per arricchire il repertorio personale di conoscenza e per spronare alla crescita e all’evoluzione. Il tempo che dedicheremo allo “studio” e al miglioramento è l’ossigeno che serve a rimuovere la “patina” e alimentare di nuova vita e vigore la nostra passione.

Sempre per chi della danza ne fa uno strumento di lavoro, sarà perfino possibile che le nuove conoscenze acquisite, miscelate col proprio stile o le proprie idee, diano vita a nuove interessanti proposte tecniche e/o coreografiche.

Danzare solo per diletto

Quanto sopra esposto vale anche per chi danza solo per diletto. Anche se la passione per la danza non è legata all’ambiente lavorativo, resta il fatto che come tutte le cose deve ci si deve lavorare sopra per ottenere nel proprio contesto, i risultati migliori possibili.

Vedere un dancer o un corpo di ballo esibirsi deve essere un esperienza piacevole dal punto di vista dello spettatore.

Questa società si è appoggiata troppo sul pressapochismo, contaminando la naturale propensione dell’essere umano a imparare ed evolvere in qualsiasi cosa faccia.

La filosofia del fare le cose alla “volemose bene” per dirlo alla “romanesca”, ha tirato su un popolo di fantocci scimmiottanti, scoraggiando colui che guarda dall’ intraprendere una qualsiasi attività, perfino una bella come la danza. Ne ho fatto accenno in questo breve articolo

Dulcis in fundo

Direi a questo punto che il concetto di “passione” vada riveduto.

La passione non è una cosa scontata, non vive di vita propria, non dà le appropriate gratificazioni se non riceve le dovute attenzioni.

E’ vero però che con i dovuti accorgimenti e cure di “passione” si può anche vivere, e credo anche che una vita vissuta di “passione” valga la pena di essere vissuta più di una vita comune.

Buona vita e buon ballo.

La “pietra di paragone” come tecnica per migliorarsi

La “pietra di paragone” come tecnica per migliorarsi

Nel corso della mia professione di Istruttore ho conosciuto centinaia di persone che si sono affidate a me per imparare il Coreographic Dance Team.

Ho visto “crescere” dancers a cui mancava il senso del ritmo, l’eleganza, la disinvoltura. Fiorire persone che hanno acquisito sicurezza in se stesse man mano che imparavano cose nuove.

Ho visto accendersi sul loro viso la soddisfazione impagabile per aver raggiunto un obbiettivo, fosse anche solo quello di esibire una coreografia, sebbene vistosamente migliorabile, in completa autonomia.

Queste persone, molto diverse tra loro, che hanno incontrato e superato ognuna le proprie difficoltà, avevano in comune una caratteristica. Un modo di vedere le cose che ha fatto la differenza tra loro, e altri che hanno ottenuto invece risultati molto scarsi nonostante il medesimo percorso.

Avevano in comune un punto di vista che dovrebbe essere una filosofia di vita da adottare e utile in tutti i contesti.

L’obbiettivo di un aspirante ballerino

Come ho accennato anche nell’articolo Una disciplina alla portata di tutti… o no!?, l’obbiettivo di un aspirante ballerino è quello di apprendere le tecniche della danza al fine di crescere e migliorare.

Naturalmente l’aspirante dancer potrà definirsi tale a tutti gli effetti solo dopo aver raggiunto determinati risultati. Allora si che potrà con merito godere anche delle gratificazioni che ne derivano.

Devo riconoscere che molti allievi hanno ottenuto discreti risultati, meritando l’agognato “ben fatto” dall’istruttore e copiosi complimenti da chi ha apprezzato le loro performances.

Sono sempre stata generosa nell elargire “ben fatto” e complimenti agli allievi meritevoli, perché credo che gratificare qualcuno con un complimento o un gesto di apprezzamento per qualcosa in cui è riuscito, sia dovuto. Credo anche che sia importante per spronarlo a mantenere il ritmo dei risultati positivi e incoraggiarlo a fare se possibile sempre meglio.

Sono convinta che ricevere gratificazioni per il proprio impegno, spinga a dare di più e superarsi ogni volta.

A volte la gratificazione è uno scoglio su cui molti inciampano

Purtroppo ho dovuto constatare che la gratificazione da complimenti sprona nella giusta direzione solo le persone intelligenti, ossia quelle che hanno un desiderio genuino di risplendere di luce propria.

Infatti, molti hanno rivelato il loro limite al primo risultato confermato dalle espressioni di apprezzamento di ha assistito alle loro esibizioni.

Ma nella danza, come in qualsiasi altra attività, in realtà la strada dell’evoluzione personale è senza traguardo definitivo. Bisogna sempre fare in modo di mantenere alto il livello che si è raggiunto, e c’è sempre qualcosa da migliorare o da imparare.

Pensare di essere arrivati, o addirittura essere i migliori, è lo scoglio su cui si scontrano rovinosamente gli individui che hanno poca confidenza col successo personale.

Fortunatamente è impossibile quantificarli in un numero preciso, ma sono comunque tanti. Purtroppo troppi rispetto al numero di studenti.

La scelta della pietra di paragone è l’errore sui cui molti inciampano

Mi sono spesso chiesta se, nel genuino e nobile tentativo di spronare i miei allievi a dare il meglio di se, io abbia sbagliato qualcosa.

Per mostrare loro come avrebbero dovuto accuratamente evitare di essere o di diventare, gli facevo notare quanto fosse brutto, antiestetico, triste e noioso, il modo in cui molti gruppi esibivano le coreografie.

Ho sempre disapprovato quel modo di ballare, e mi ha sempre infastidito la reazione di alcune persone quando mi presentavo come istruttore di “balli di gruppo” . Infatti adesso mi identifico come istruttore di Coreographic Dance nel tentativo di sottolineare la differenza tra una disciplina curata e un attività amatoriale priva di basi.

Alcuni allievi hanno visto in questo tentativo, un “confronto” tra la loro bravura e la mediocrità di altri gruppi, ma invece di afferrare il vero senso del “confronto”, per l’appunto evitare di essere o diventare mediocri, si sono fermati al fatto che erano più preparati, quindi più bravi, quindi migliori. In pratica si sono ritenuti “arrivati”. E qui si è fermata anche la loro crescita come dancers.

La giusta scelta della pietra di paragone

Se è una realtà, è giusto nei propri confronti riconoscere di essere bravi. Purtroppo l’atteggiamento di questi allievi in realtà constava puramente nell’ostentazione della propria bravura. Col tempo hanno iniziato a prestare meno attenzione durante le lezioni, prendendo per scontato che “tanto sapevano fare”… e i risultati si sono rivelati in breve tempo in performance discutibili.

Per quanto tentassi di spiegarlo, pochi capirono che le pietre di paragone erano due, ognuna con uno scopo preciso.
La prima, di cui ho appena parlato, mirava a ciò che andava accuratamente evitato.
La seconda era quella alla quale dovevano guardare come esempio di obbiettivi da raggiungere: corpi di ballo e singoli dancers che in fatto di performance, con tutto ciò che tale parola implica, gli erano superiori.

La “pietra di paragone” è un ottima tecnica, se così possiamo chiamarla, ottima ai fini del miglioramento personale, perchè di mettere a confronto le nostre lacune con i pregi o punti forti della persona con la quale ci confrontiamo.

Per crescere dobbiamo confrontarci con chi fa meglio di noi

Guardando la faccenda da un altro punto di vista ancora, essere la pietra di paragone con la quale qualcuno si confronta è un privilegio e allo stesso tempo una respondabilità, cosa ben diversa dall’arroganza di pensarsi migliori e arrivati.

Fai la scelta giusta! Buona vita e buon ballo.

La tecnica non è tutto

La tecnica non è tutto

La musica chiama, la danza risponde

La danza che in gergo popolare viene più comunemente definita “ballo”, è la risposta instintiva, innata negli individui al richiamo della musica.

La musica popolare sopratutto, per intenderci quella che si suona nelle feste tradizionali dei paesi di tutto il mondo, ha il potere di sprigionare allegria e mettere di buon umore chiunque si trovi nei paraggi.

Disse Vicki Baum, scrittrice e sceneggiatrice ebrea della prima metà del XX secolo
Ci sono delle scorciatoie per la felicità. E danzare è una di esse.

Fortunatamente c’è ancora l’usanza di organizzare queste feste e sagre che celebrano antiche usanze popolari, caratteristiche della cultura umana. Se dovessero smetterle perderemo il patrimonio umano e sarebbe come essere senza origini!

La musica ha lo straordinario potere di rivitalizzare gli animi e il morale della comunità, la quale risponde appunto con la danza o ballo che dir si voglia.

In tempi più antichi rispetto ai nostri, saper ballare era una sorta di eredità che si trasmetteva tra individui con semplicità e divertimento, senza particolari pretese.

Ma la società di oggi è diversa da quelli di ieri, e con i suoi pro e i suoi contro, per imparare a ballare è diventato necessario frequentare scuole o corsi appositi.

Un ombra che aleggia sulla spontaneità!

C’è però un aspetto della danza su cui nessuno osa mettere bocca, ma che più spesso di quanto si pensi lascia perplesse le persone che vorrebbero imparare per il semplice piacere di dilettarsi nel ballo seppur con la giusta tecnica.

Qual’è dunque questo aspetto, che pare necessario in alcuni contesti, e invece di troppo quando addirittura inutile in altri? Un aspetto che ha quasi il potere di spegnere l’allegria in una attività che dovrebbe essere espressione spontanea come appunto ballare?

Categorie diverse di amanti della danza

Il mondo della danza affascina e appassiona una grandissima percentuale di persone.

Tra queste persone ci sono coloro che danzano per competizione e ambiscono ai riconoscimenti inerenti la perfezione della tecnica.  L’ impegno speso consiste in un numero considerevole di ore e ore e anni di duro lavoro per poter competere con professionisti della danza di alto livello.

Poi ci sono le persone che desiderano acquisire la conoscenza, la padronanza, l’eleganza della specialità scelta, e preferiscono semplicemente dilettarsi nella danza a livello puramente amatoriale.

Ci sono anche le persone, sopratutto della precedente generazione, che hanno imparato a ballare … ballando come ai vecchi tempi. Costoro ballano per puro diletto e sono felici così.

La spina nel fianco degli aspiranti ballerini

Tra la moltitudine degli aspiranti ballerini, una parte è portata alla competizione e si impegna a tal proposito a lavorare su quegli aspetti della danza come per esempio esecuzione tecnica, tricks, immagine, performance, eccetera, che saranno poi in adeguata sede sottoposti all’attenzione di una giuria competente nella valutazione.

Gli aspiranti ballerini che si annoverano nella categoria “amatoriale” , hanno anch’essi degli aspetti su cui lavorare che condividono con la categoria “competitors” . L’esecuzione tecnica per esempio, che è anche il motivo principale per cui si affidano ad un professionista.

Sebbene l’esecuzione tecnica sia assolutamente importante, nel caso del ballerino amatoriale, alcuni aspetti possono, anzi … io direi proprio “devono” essere molto molto “diluiti” in quanto risulterebbero fuori luogo in un contesto di danza diverso da una gara competitiva.

Di cosa parliamo? Hai presente quei movimenti estremamente scattosi che si esibiscono per esempio nel tango? Oppure le torsioni eccessive tipiche nelle esibizioni competitive di Rumba o Cha Cha Cha?

Ti ricordo che mi riferisco a un contesto di pista da ballo popolare, quindi non in una gara tra professionisti della danza.

Ora, i movimenti molto “pronunciati”,  in una donna che si muove con eleganza e sinuosità potrebbero anche risultare piacevoli ed essere apprezzati. Ho sempre trovato invece fuori luogo e poco elegante ai fini puri della danza i movimenti eccessivamente scattosi in un uomo.

Questa mia personale perplessità al riguardo, è condivisa per l’appunto da chi la danza la vede come un attività amatoriale, e l’idea o il concetto che ballare bene implichi muoversi o contorcersi in modo così esasperato, potrebbe avere un pericoloso effetto scoraggiante nell’allievo che istintivamente avverte disagio.

La tecnica è importante ma …

La tecnica è importante ma deve essere necessariamente corredata da eleganza, disinvoltura, feeling con il partner, o partners quando si fa parte di un corpo di ballo.

Una volta, in una delle tante uscite con gli allievi, mi capitò di vedere ballare un Queck Step da una coppia sulla sessantina. Lei aveva una corporatura importante, lui invece era più esile.
Per tutta la durata della danza non ci fu da parte loro nessuna ostentazione tecnica, ma si muovevano con una tale eleganza e leggerezza nei movimenti che sembrava che più che ballare accarezzassero il pavimento volandoci sopra!

Vederli danzare fu letteralmente una delizia per gli occhi.  Ricordo che alla fine del brano non potei fare a meno di raggiunerli e complimentarmi con loro. Chiesi dove insegnavano, e rimasi sbalordita quando mi risposero che loro erano solo allievi!

Questa coppia fu la dimostrazione reale delle parole di Leila Hassan:

La performance tecnica è nulla in sé, la danza inizia quando si mette l’anima.

A meno che non vogliamo  fare della danza una professione agonistica, questo è il risultato a cui tutti, ognuno col proprio stile dobbiamo ambire.

Quindi mio caro aspirante dancer, puoi  ottenere importanti risultati imparando la tecnica senza portarla all’esasperazione voluta dalle competizioni olimpioniche.

Fai in modo che a distinguerti sia il tuo personale stile.

Buona vita e buon ballo.

“Chi ben comincia è a metà dell’opera.”

“Chi ben comincia è a metà dell’opera.”

CHI BEN COMINCIA E’ A META’ DELL’OPERA

Lo disse Orazio, il famoso poeta romano,  e dopo tanti secoli questa affermazione è arrivata fino a noi ancora intatta della sua incontrastabile verità!

Chi può negare che a partire da come programmiamo e iniziamo la nostra giornata e sopratutto dal modo in cui facciamo le cose, ne determiniamo il risultato?

Per esempio alzarsi per tempo al mattino ci permette di fare colazione con calma, riassettare la stanza, e prepararsi per andare al lavoro. Ora immagina di rientrare e trovare la stanza in ordine, e magari tutta la casa se si è stati avveduti a rimettere a posto tutto la sera, prima di andare a dormire.

Avremmo tutto il resto della giornata da dedicare ad altro senza il pensiero fastidioso delle faccende da sbrigare, senza contare che abbiamo iniziato la giornata con uno stato d’animo più tranquillo e positivo.

FACCIAMO UN ALTRO ESEMPIO

Mettiamo di dover preparare una pietanza particolare. Dopo aver trovato la ricetta e averla accuratamente letta, faremo in modo di procurarci tutti gli ingredienti e gli utensili e metterli a portata di mano sul tavolo, in modo che la preparazione si svolga senza difficoltà.

Anche questo vuol dire “ben cominciare”. Pensa se ci accingessimo a preparare una pietanza senza avere a portata di mano ciò che serve!
Dovremmo interrompere in continuazione per andare prendere ora l’una, ora l’altra cosa!
Quante possibilità avremmo di ottenere un ottimo risultato?

Quindi è assodato che “ben cominiciare” è senza dubbio una grande virtù, e che “fare le cose bene” equivale a “ben cominciare”. In quale altro contesto possiamo applicare questo principio? Vediamo.

UN PRINCIPIO CHE SI ADATTA A QUALSIASI CONTESTO

A dispetto di ciò che molti pensano, “ben cominciare” si applica anche al contesto danza, e nel nostro caso specifico anche al Coreographi Dance Team.

Esibirsi in una coreografia con la dovuta eleganza, disinvoltura e precisione, è il risultato di una preventiva e adeguata preparazione. A questo proposito troverai utile sapere di cosa deve tener conto un dancer.

Qui non si parla di imparare semplicemente una coreografia, ma degli aspetti fondamentali che sono alla base di qualsiasi disciplina di danza.

Senza un adeguata preparazione il dancer, o ballerino che lo si voglia chiamare, rivelerà tutte le lacune di una persona che fa le cose in modo approssimativo, e di certo la sua esibizione lascerà molto a desiderare agli occhi di uno spettatore.

Davvero vogliamo dare di noi una tale immagine di pressapochismo!?
Chiunque si esibisce, in qualsiasi attività, ma sopratutto in quelle attività che anche involontariamente fanno spettacolo, come la danza, lo fa aspettandosi di ricevere applausi invece che critiche.

Ma gli applausi vanno meritati e per ottenerli è necessario prepararsi nel giusto modo e col dovuto metodo. Ciò significa, per l’appunto “fare bene le cose”, che come ho detto prima equivale a “ben cominciare”

Dopo tutto il successo personale dipende molto anche da determinati fattori. Ne scrissi qui tempo fa.

IN COSA CONSISTE IL “BEN COMINCIARE” DI UN DANCER

Innanzitutto è fondamentale la consapevolezza che imparare vuol dire impegnarsi.
Il concetto di “impegno” spaventa molte persone, le quali probabilmente associano l’impegno con la “fatica”.

Ma l’impegno nel caso della danza ha più a che fare con la determinazione a riuscire.

Naturalmente parliamo di coreografie adatte alla gente comune, prive cioè di figure acrobatiche, per cui la fatica di un esibizione anche in fase di preparazione è davvero molto limitata.

L’impegno implica anche la costanza ad esercitarsi e quindi la presenza alle lezioni.

Quindi, dopo questi presupposti la prima cosa che un dancer dovrà imparare avrà a che fare con la postura. Sembra una cosa irrilevante vero?
Eppure questo aspetto ha il suo peso nell’esecuzione di una coreografia, non per niente è la prima nella lista.

La dinamica dei passi che compongono la figura coreografica è la seconda cosa importantissima da imparare. Essere consapevoli del perchè un determinato passo va fatto in quel preciso modo, mette in mano al dancer la metà di tutto il futuro lavoro.

Le direzioni possono creare difficoltà a molte più persone di quanto si pensi.
Ho dovuto constatare nel corso degli anni che anche le persone più portate per il ballo trovano ostiche delle specifiche direzioni. Qui è importante avere un metodo semplice per descriverle al fine di riconoscerle e arrivarci automaticamente che per renderle “innocue” e percepirle come qualsiasi altra direzione.

Un altra cosa importante è il movimento sul tempo nel rispetto del ritmo e delle sue molteplici caratteristiche.

UN BEL BAGAGLIO PER L’ASPIRANTE DANCER

Sembrano tante cose difficili da dover imparare. In realtà è molto più semplice di quando si pensi.

Un bravo insegnante, un buon metodo e la partecipazione del futuro dancer, sono tutto quello che ci vuole per crescere in breve tempo e dedicarsi poi alla parte più intrigante del Coreographic Dance: imparare le più disparate coreografie sui qualsiasi ritmo possibile e immaginabile.

C’è un mondo intero dietro la definizione “Coroegraphic Dance Team”.
Sta solo a te scoprirlo.

Un abitudine importante prima di tutto

Un abitudine importante prima di tutto

SIAMO PORTATI ISTINTIVAMENTE A FARE SOLO COSE CHE CI PIACCIONO E AD IGNORARE QUELLE CHE RITENIAMO NOIOSE

E’ nella natura umana, ed è giusto che sia così. Può capitare però che le cose che riteniamo noiose, siano necessarie e importanti proprio per il buon esito di quella cosa che ci piace fare.

Ma cosa mai potrebbe esserci di noioso per un dancer che si accinge ad esercitarsi su una coreografia?

Purtroppo molti dancers, per ignoranza, per noia, o per pigrizia, trascurano una cosa che dovrebbe diventare un abitudine importante prima di tutto: il RISCALDAMENTO.

LA SITUAZIONE TIPICA DEI CORSI IN PRESENZA

Ai corsi comuni di danza affluiscono molte persone che si iscrivono per i motivi più disparati. Questi motivi spesso sono fuori focus rispetto a ciò che viene insegnato al corso, e l’istruttore talvolta si trova a dover scendere a compromesso per non perdere l’attenzione degli allievi, pena l’abbandono del corso di questi ultimi.

Così, se il corso non è finalizzato alla competizione, l’insegnante decide di passare  direttamente alle coreografie.

Devo dire che questa situazione mi è familiare. Ho imparato a mie spese che la persona comune si iscrive a un corso di ballo per imparare le coreografie ignorando completamente che imparare a ballare è tutt’altra cosa. ne ho accennato in questo articolo “Una disciplina alla portata di tutti . . o no!?”

Così, dal momento che questa è la professione che mi da di che vivere, consapevole che il riscadamento è una cosa importante, avevo trovato un modo per farglielo fare, che sebbene non fosse un riscaldamento vero e proprio,  comunque li preparava per la lezione.

IGNORANZA, NOIA… O PIGRIZIA?

Purtroppo bisogna ammetterlo. C’è tanta ignoranza che gira intorno alla danza. La gente comune vuole quello che vedono gli occhi e ignora che un attività così “divertente” implica anche una preparazione “pre-coreografica” .

E’ vero che educarli è compito dell’insegnante, ma a volte, anzi il piu’ delle volte, l’insegnante è solo un isruttore improvvisato che ignora egli stesso l’importanza di un abitudine “importante prima di tutto” come appunto il “riscaldamento”.

C’E CHI LO TROVA NOIOSO

Altri invece, ignorandone l’importanza, lo trovano noioso.

Tutti quei movimenti lenti, prima di qua poi di la … cosa c’entrano col ballo? Forse se sapessero quanto più facile sarebbe eseguire le figure, sopratutto quelle che con movimenti ampi degli arti, e magari anche un pò sostenute in velocità, e quanto più brillante sarebbe il risultato che otterrebbero, di certo la noia lascerebbe il posto a una buona abitudine, appunto importante prima di tutto.

C’E’ CHI INVECE E’ PIGRO

Alcuni altri invece sanno bene che è importante fare esercizio di riscaldamento, ma la pigrizia impedisce loro di beneficiarne gli effetti. Le persone che hanno questo brutto difetto, sprecheranno tempo e denaro e otterranno sempre risultati mediocri tanto nella danza come nella vita.

Queste persone dovrebbero tenere a mente le parole di Seneca con le possibili conseguenze del caso

Il pigro ostacola se stesso.

Interessante anche la riflessione di Ralph Waldo Emerson
È pigro l’uomo che può far di meglio.

PERCHE’ IL RISCALDAMENTO E’ UN ABITUDINE IMPORTANTE?

Il riscaldamento, che consiste in movimenti rotatori  degli arti e del busto eseguiti per un determinato numero di movimenti appunto,  di secondi o di minuti, rende più flessibili nell’insieme le parti del corpo, le articolazioni acquistano più mobilita e i movimenti più armonia.

Il corpo si rivela più agile durante l’esecuzione coreografica, è il rusultato che si ottiene è vistosamente migliore rispetto a quello ottenuto da chi per ignoranza, noia, o pigrizia lo omette dal programma.

Un altro beneficio che si ottiene da questa abitudine importante è la concentrazione. Durante il riscaldamento, oltre il corpo anche la mente entra in uno stato più concentrato e attento alla lezione che seguirà. E’ facile immaginare con quali risultati.

Mondo della danza una via di fuga dalla solita routine

Mondo della danza una via di fuga dalla solita routine

SPESSO LE PERSONE CHE SI AVVICINANO A QUESTO  BRILLANTE E FANTASTICO MONDO DELLA DANZA, LO FANNO QUANDO HANNO BISOGNO DI UNA “VIA DI FUGA”

Ogni persona ha una sua storia, fatta di esperienze quotidiane comuni a tutti nella società in cui viviamo, e anche se  diverse e uniche in virtù del modo di ognuno di affrontarle,  per una qualche alchimia, molte di queste persone si sentono spinte verso il mondo della danza.

Sappiamo tutti che qualsiasi attività professionale,  in veste di libero professionista o dipendente,  ruba almeno metà della vita, e va anche bene, se il lavoro piace e gratifica.

Ma cosa accadrebbe se invece sentissimo il lavoro come un peso?

In questo caso la faccenda sarebbe tristemente e gravemente seria. Potremmo addirittura rischiare di perde la nostra “scintilla vitale”!

Impegni e responsabilità sono propri anche a coloro che seppur liberi dal lavoro secolare hanno la responsabilità della cura della casa e della famiglia. Possiamo anche affermare con certezza che in questo caso l’onere è senza tregua.

Hai mai provato a chiedere a una donna a che ora inizia la sua giornata di massaia e a che ora finisce?

Chiediglielo e poi prova a metterti nei suoi panni. Sono certa che in pochissimo tempo comincerebbero a starti stretti.

IL MONDO DELLA DANZA PUO’ ESSERE UNA VALIDA VIA FUGA DALLA QUOTIDIANITA’ E DALLA NOIA

In questi casi una “via di fuga” è necessaria. C’è chi si iscrive in palestra, chi a un corso di cucito, chi a un corso di equitazione. Qualsiasi attività che dia benessere anche solo psicologico è utile per ricaricaricarsi di rinnovata energia.

Tra queste vie di fuga attrae in modo particolare il mondo della danza.

Ci sono poi persone più fortunate che lavorano solo  mezza giornata e hanno la possibilità di dedicare il resto del tempo come meglio desiderano.

Bene! Ognuna di queste persone ha un motivo ben preciso che la spinge ad avvicinarsi a questo scintillante e luminoso mondo ricco di specialità artistiche,

e per quanto possano essere diversi tra loro questi motivi di certo hanno in comune un esigenza da soddisfare, hanno bisogno di qualcosa che le faccia “sentire bene dentro”.

NATURALMENTE CI SONO ANCHE MOTIVI CHE ESULANO DAL LAVORO E DA SITUAZIONI TRISTI, PER FORTUNA!

Infatti la spinta in direzione della danza può venire anche dal desiderio genuino di volere imparare a ballare seriamente, che sia per passione, per vanità, o per allargare la propria sfera sociale con persone che condividano la stessa passione.

Oppure il desiderio di rimettersi in forma, perchè magari si è negati per la tipica palestra.

O anche solo perchè ci si è resi conto di essere attratti da una determinata disciplina di ballo che gratificare, permette anche di scaricare stress e ricaricarsi di energia pulita e di grinta.

Qualunque motivazione è buona se al centro c’è la spinta  propositiva al benessere e all’evoluzione personale.

Dedicarsi del tempo per staccare dalla routine incalzante che giorno dopo giorno ci priva di energia e pian piano spegne la nostra vitalità, è oltre che un diritto anche un obbligo nei confronti di noi stessi.

La vita è preziosa e ritengo che tutti dovremmo poter dire di aver avuto la fortuna di nascere, ma potremo dirlo solo se la vita che viviamo è degna di essere vissuta per le cose buone e belle che ci fanno stare bene e ci gratificano.

Tempo fa scrissi un articolo interessante sul perchè molte persone scelgono il Coreographic dance Team come specialità di danza. Puoi trovarlo a “questo link

A questo punto proporrei  una riflessione

PERCHE’ LA DANZA SI PUO’ RITENERE UNA “VIA DI FUGA”?

Solo perché l’ attività ha a che fare con la musica che per sua natura, sopratutto in un contesto di ballo ispira allegria?
Certo, questo ha la sua assoluta importanza, ma se fosse il vero motivo potresti tranquillamente accendere la radio in casa, metterti a ballare e avresti lo stesso risultato.

E’ chiaro che le cose stanno diversamente.
La danza, come d’ altronde  qualsiasi altra attività scelta come valvola di sfogo, può ritenersi una via di fuga a patto che sia praticata con impegno e dedizione.

Di sicuro, almeno una volta nella vita, abbiamo sperimentato che per il tempo in cui siamo concentrati su qualcosa che ci “prende” , il resto del mondo sparisce insieme a tutti i suoi problemi, portandosi via perfino la stanchezza di una giornata di lavoro.

Ecco, quello è il momento in cui la catena quotidiana si spezza e i suoi effetti devastanti smettono di avere la meglio su noi, che invece, impegnati e concentrati ci ricarichiamo di nuova energia e vitalità.

E tu? Sei tra coloro che hanno bisogno di una via di fuga o sei semplicemente attratto/a dalla danza e magari in particolare dalla specialità del Coreographic Dance team, visto che è il tema su cui è nato questo sito?

Approffitta del box dei commenti per raccontare cosa ti spinge verso il colorato e allegro mondo della danza.

A presto e buona vita.

Coreographic dance, di cosa deve tener conto un dancer

Coreographic dance, di cosa deve tener conto un dancer

BALLARE IN COREOGRAPHIC DANCE TEAM IMPLICA UNA BUONA DOSE DI RESPONSABILITA’

Chi è rimasto fermo al concetto “balli di gruppo” ignora quanto sia importante essere consapevoli di come ci si debba muovere in un contesto di danza condiviso da un numero imprecisato di ballerini. Per l’appunto un gruppo o un corpo di ballo.

Infatti essere all’altezza di danzare in team comporta …

  • Conoscere perfettamente la coreografia nella giusta sequenza di figure
  • Iniziare e mantenere il tempo.
  • Rispettare lo spazio necessario per se e la giusta distanza tra ballerini.

Queste sono solo alcune delle cose importanti di cui tener conto per evitare di farsi male e di arrecare danno a chi danza vicino a noi.

BALLARE IN TEAM COMPORTA IMPEGNO PERSONALE

Dal momento che nel Coreographic Dance si danza in contemporanea con altri ballerini, venire meno alla preparazione necessaria, nel contesto sincronizzato di questa specialità di danza, significherebbe vanificare ore di studio e di impegno di tutto il gruppo, mettendo a rischio il risultato per cui tutti hanno lavorato.

Ecco perché, quando abbiamo a che fare con altre persone abbiamo il dovere di impegnarci per dare il massimo e contribuire al miglior risultato possibile.

Questo potrebbe significare che alle ore di lezione settimanali si debba aggiungere l’esercizio a casa.

Naturalmente il discorso vale, ma non solo, nel caso in cui si sia principianti e si incontrino difficoltà da superare. Oppure nel caso in cui la coreografia fosse particolarmente lunga o elaborata.

A onor del vero, questo concetto vale anche al di fuori del contesto della danza.
In ogni cosa che facciamo, dobbiamo impegnarci oltre il necessario per ottenere “ottimi” risultati invece che solo “risultati”.

C’E’ SEMPRE QUALCHE NUOVO OSTACOLO DA SUPERARE

Bisogna tener presente comunque, che tutti, anche se esperti, in ogni nuova coreografia potremo incontrare qualche ostacolo da superare. Potrebbe trattarsi di una direzione che fa perdere l’orientamento, una partenza, un nuovo movimento.

Talvolta potrebbe darci da filo da torcere una figura a metà del brano che facciamo fatica a centrare. Anche memorizzare la giusta sequenza delle figure potrebbe rivelarsi una sfida.

In ognuno di questi casi sarà sufficiente armarsi di calma e pazienza e ricordare i consigli dell’insegnante.

LE BASI SONO IMPORTANTI

Se le lezioni di base sono state seguite con attenzione e impegno, in seguito, la spiegazione dettagliata di ogni passo e figura, renderà lo studio della nuova coreografia estremamente facile.

Dopo saranno l’esercizio e l’impegno a determinare il risultato finale che conseguiremo.

Il grande filosofo e relatore motivazionale Jim Rohn  disse:

Per ogni sforzo disciplinato ci sono molteplici ricompense. 

E io aggiungo che nel Coroegraphic Dance Team ricompense e gratificazioni piovono copiose.