Come capire se un ballerino sta davvero ballando o solo eseguendo i passi.

Come capire se un ballerino sta davvero ballando o solo eseguendo i passi.

Ti sarà sicuramente capitato di assistere ad un’esibizione o spettacolo di danza. Di solito quando un ballerino arriva ad esibirsi in pubblico, ha raggiunto una certa perfezione e disinvoltura personale. Se è davvero bravo, c’è un momento preciso in cui smetti di guardare la coreografia e inizi a guardare il ballerino. Non i piedi o le braccia: ma lui, il modo in cui indossa la musica, come se fosse in connessione col brano che sta danzando, tanto che dentro di te dici: “ecco, questo è diverso.”

Ma cosa distingue davvero un danzatore che padroneggia il proprio corpo da uno che sta ancora lottando con esso? Non è necessariamente la difficoltà dei movimenti, né la velocità, né gli anni di studio alle spalle. È qualcosa di più sottile, e una volta che impari a riconoscerlo, non potrai fare a meno ogni volta di notarlo.

Che tu abbia trascorso anni in sala prove o non abbia mai messo piede su una pista da ballo, esistono dei segnali chiari, quasi universali, che rivelano il livello tecnico di un danzatore. Dal modo in cui tiene la schiena a come i suoi occhi si muovono durante una sequenza, il corpo racconta una storia precisa, che a un occhio attento si rivela immancabilmente.

Fortunatamente capire la danza non è appannaggio riservato agli addetti ai lavori. E’ piuttosto una porta aperta a chiunque voglia guardare con occhi più consapevoli. Allora vediamo come riconoscere questi segnali.

In cosa consiste la padronanza tecnica nel ballo?

La padronanza tecnica nel ballo è il controllo completo e consapevole del proprio corpo come strumento espressivo. Si articola in diversi aspetti:

    • Postura e allineamento, ossia la capacità di mantenere il corpo in equilibrio strutturale corretto, che varia per stile (per esempio, il portamento nel balletto classico è diverso da quello nel flamenco o nell’hip-hop.

    • Controllo muscolare, ossia saper isolare, contrarre e rilasciare gruppi muscolari specifici con precisione. Nell’hip-hop, ad esempio, l’isolamento di spalle e anche, è fondamentale.

    • Equilibrio e coordinazione, che consiste nella gestione del centro di gravità in movimento, specialmente in piroette, salti o figure di coppia.

Dimensione ritmica e musicale

    • La padronanza tecnica include anche la capacità di abitare il tempo musicale, non solo seguire il ritmo, ma interpretare accenti, pause, sincopi e fraseggi. Un ballerino tecnicamente completo sa dove stare nel beat, non solo quando arrivarci.

    • Qualità del movimento. Non basta eseguire un passo: è importante anche e soprattutto come viene eseguito. Questo include il flow (fluidità o frammentazione intenzionale), la dinamica (variazioni di velocità, peso, tensione) e la qualità del tono muscolare.

Memoria corporea e automatizzazione

La vera padronanza si raggiunge quando le sequenze tecniche diventano automatiche, liberando l’attenzione del ballerino per l’espressione artistica. È il passaggio dal “pensare il passo” al “vivere il passo”.

Il paradosso della tecnica

Un aspetto interessante è che la padronanza tecnica, alla fine, deve diventare invisibile: il pubblico non dovrebbe vedere lo sforzo, ma l’intenzione e l’emozione, la leggerezza, la disinvoltura. La tecnica è il mezzo per arrivare a un tale risultato, non il fine; è ciò che permette all’artista di dire qualcosa attraverso il corpo senza che i limiti fisici e mentali lo ostacolino.

I segnali della mancanza di tecnica nel ballo

La mancanza di padronanza tecnica in un ballerino si rivela attraverso diversi segnali, sia visivi che cinestesici:

Corpo e postura

    • Allineamento scorretto: schiena curva, spalle tese, testa in avanti o collo rigido indicano che il danzatore non ha ancora interiorizzato la postura di base del proprio stile.

    • Centro di gravità instabile: la difficoltà a mantenere l’equilibrio in posizioni statiche o durante le piroette, tradisce una scarsa connessione con il core (muscoli profondi dell’addome e del pavimento pelvico).

    • Tensione muscolare eccessiva: braccia rigide, mascella serrata, mani contratte sono segnali che il corpo “lsi sforza di lavorare” per compensare la mancanza di controllo

Movimento e coordinazione

    • Mancanza di isolamento: è l’incapacità di muovere singole parti del corpo in modo indipendente (es. fianchi mantenendo immobili le spalle), fondamentale in stili come jazz, hip-hop o danze caraibiche.

    • Ritmo impreciso: è quando il ballerino arriva in ritardo sui tempi forti, anticipa i cambi o perde il filo della musica durante le sequenze complesse.

    • Transizioni brusche: sono evidenti quando i passaggi tra un movimento e l’altro risultano spezzati, privi di quel legato (continuità fluida, scorrevole) che distingue un danzatore formato.

Spazio e dinamica

    • Uso dello spazio limitato o caotico: si nota quando il ballerino non è in grado di posizionarsi in modo corretto e tende a “rimpicciolirsi” oppure occupa lo spazio in modo casuale, senza intenzione coreografica.

    • Dinamica piatta: risalta quando tutti i movimenti hanno la stessa intensità e velocità; mancano i contrasti tra forte/piano, veloce/lento, pesante/leggero, tutti aspetti che danno vita alla danza.

Il segnale più importante

    • Paradossalmente, il segnale più eloquente è spesso lo sguardo: un ballerino tecnicamente insicuro tende a guardare i propri piedi, a perdere l’espressione del viso, e sembra mentalmente impegnato a ricordare invece che a danzare. La tecnica vera è quella che scompare nel corpo, che dà leggerezza, liberando la mente per l’espressione artistica.

Riconoscere i segnali di una tecnica ancora in costruzione non serve a giudicare, ma a crescere.

Che tu sia un appassionato che guarda uno spettacolo con occhi nuovi o un aspirante ballerino alle prime armi che si sta scoprendo davanti allo specchio, sapere cosa osservare è già il primo passo verso una comprensione più profonda della danza.
La tecnica non è un traguardo riservato ai professionisti: è un viaggio continuo, fatto di consapevolezza, ascolto del proprio corpo e pazienza. Il vero obiettivo, per chiunque danzi, è arrivare a quel momento magico in cui i passi smettono di essere un esercizio mentale e diventano semplicemente movimento. Quando la tecnica “scompare nel corpo” , è da quel momento in poi che inizia la vera danza.

Ma una cosa è sapere “cosa” fare, un’altra è imparare “come” farlo!

Per questo esistono le scuole di ballo con corsi dedicati a discipline specifiche.
Partecipa a un corso dedicato; trova il tuo team e trasforma l’esercizio in pura espressione, perché la vera danza inizia quando la tecnica scompare nella naturalezza di gesti e movimenti.

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Balli sardi: Vale la pena tramandare una tradizione?

Balli sardi: Vale la pena tramandare una tradizione?

A manu tenta

C’è un gesto che in Sardegna si ripete da millenni: prendersi per mano, formare un cerchio, muoversi insieme al ritmo di una musica che invita tutti a ballare ma non aspetta nessuno. Non è una performance. Non è un museo vivente. È su ballu sardu, e chi lo ha visto almeno una volta in una piazza di paese ha desiderato di farne parte, perché il ballo sardo risveglia il sentimento di appartenenza. In quei momenti chi non è sardo vorrebbe esserlo.

Non si balla per ricordare il passato, si balla per esistere insieme.

In Sardegna le danze popolari non solo hanno mantenuto viva una tradizione, ma hanno conservato una sorprendente ricchezza di forme, stili e significati. La tradizione sarda non è qualcosa di imbalsamato in un museo etnografico: i balli sardi sono praticati, contesi, discussi. Vivi, nel senso più letterale.

Quando ballare era un atto sacro

Su un vaso risalente a circa 3000 anni fa, prodotto dalla cultura di Ozieri, è documentata una scena tipica di ballo sardo. Le origini precise restano sfumate, ma si suppone che i balli sardi derivino dalle cerimonie sacre preistoriche, celebrate per propiziarsi un buon raccolto o una caccia abbondante. La danza non era intrattenimento: era linguaggio collettivo, strumento per comunicare con forze più grandi, per tenere insieme la comunità nei momenti di crisi o di festa.

Questi balli avevano un profondo legame con il fuoco, e ancora oggi, alla vigilia di alcune feste paesane, si preparano i fuochi intorno ai quali si danza. Il filo tra antico e contemporaneo non è metaforico. è fisico, incarnato nei corpi che ballano.

La forma è il messaggio

Il tratto più riconoscibile del ballo sardo è il cerchio: tutti i danzatori si tengono per mano o per le braccia formando un cerchio che ruota in senso orario, e dal punto di vista ritmico e melodico vi è uno stretto legame tra chi esegue la musica e chi la balla, confermando l’importanza dell’unione comunitaria durante i momenti più significativi di aggregazione sociale.

Il Ballo Sardo: la tradizione che custodisce un grande potere

Non è un dettaglio estetico. Su ballu tundu è una danza collettiva nella quale i balladores non sono semplici esecutori, ma partecipanti attivi di un evento comunitario, sacro e rituale. Il cerchio include, non esclude. Non c’è un palco, non c’è un pubblico: c’è solo dentro e fuori, e chiunque può entrare. È proprio la sinergia che unisce la musica ai danzatori a costituire uno dei tratti più peculiari del ballo sardo: un dualismo di musica e passi ripetuti in maniera composta, fluida, costante. La parte superiore del corpo resta ferma, mentre i piedi tracciano ritmi precisi, a volte semplici e a volte complessi. C’è qualcosa di ipnotico in questi movimenti perfettamente sincronizzati.

Tramandare non significa congelare

Uno degli errori più comuni quando si parla di tradizioni è confondere la trasmissione con la conservazione statica. I balli sardi smentiscono questa idea. Accanto alle forme autoctone, la tradizione ha assorbito nel tempo anche danze di origine esterna, come la muffulina, probabilmente derivata dalla manfrina rinascimentale, o lo scotis, danza ottocentesca centro-europea. La tradizione ha sempre preso, trasformato, reinterpretato, senza mai perdere il filo.

Oggi queste danze vengono mantenute vive e tramandate grazie ai gruppi folk presenti in tutti i paesi dell’isola, unitamente alle associazioni culturali che si occupano di promuoverli costantemente anche nelle numerose feste paesane. Ma la vera anima della tradizione sono le persone comuni, quelle che quando parte la musica si uniscono prontamente in un cerchio, come in antichità, quando ancora non esistevano i gruppi folk con le loro coreografie. Ogni generazione decide cosa vuole portare avanti, e il fatto che i balli sardi siano ancora qui, ancora ballati, dimostra che la tradizione non è nostalgia, è scelta attiva, è costume, è un modo di vivere e di esprimere il piacere di vivere il dono della comunità.

Perché importa anche se non sei sardo?

Anche se non sei sardo, avrai comunque le tue origini e di conseguenza anche le tue tradizioni.
Tramandare una tradizione non vuol dire conservare e trasmettere un ricordo. Piuttosto è un modo di rispondere a una delle domande più urgenti del nostro tempo: chi siamo quando le identità si frammentano e le comunità si disperdono?

Le comunità sarde, grazie al ballo e alla musica, sottolineavano la propria identità e diversità rispetto alle comunità limitrofe, poiché erano occasioni privilegiate oltre che per propiziare buoni eventi, anche per dar sfoggio degli abiti tradizionali e dei gioielli più preziosi. La tradizione è sempre stata anche questo: un modo di dire “noi esistiamo, e siamo fatti così.”

In un’epoca in cui tutti si conformano a pensieri e usanze di massa, e le esperienze si scambiano con un clic, un cerchio di persone che si tengono per mano e muovono i piedi sincronicamente, ha qualcosa di radicalmente controcorrente. Non perché sia antico. Ma perché è reale, è fisico, è condiviso, irriducibile a uno schermo.

A manu tenta (tenersi per mano). Forse la tradizione più importante da tramandare è proprio questa: la capacità di rimanere connessi alle generazioni passate, vivendo il nostro presente per lasciare questa eredità ai posteri. In questo modo manteniamo ben salda la nostra identità sarda, o come si usa dire oggi, la nostra sardità.
Quindi si! Vale la pena tramandare le tradizioni, perché i balli sardi non sono folklore, sono memoria viva.

Tramandare è un verbo che ha bisogno di un soggetto

C’è una parola che torna spesso quando si parla di tradizioni: tramandare. La usiamo al passivo, quasi fosse un processo automatico, qualcosa che accade da se, per inerzia, o per fortuna. Ma tramandare è un verbo attivo, e come tutti i verbi attivi ha bisogno di qualcuno che lo compia. Ha bisogno di un insegnante che mostri il passo, di un allievo che lo ripeta fino a farlo suo, di una comunità che crei lo spazio perché questo scambio avvenga. Ha bisogno, in una parola, di una scelta.

Quella scelta puoi farla tu. Non domani, non quando avrai più tempo o più sicurezza. ma adesso, con quello che sei. I miei corsi di ballo sardo e gli stage nascono proprio per questo: per offrire uno spazio in cui la trasmissione non sia solo un concetto astratto ma un’esperienza concreta, fatta di corpo, ritmo e relazione. Imparare a ballare su ballu sardu significa essere custodi di un patrimonio di incommensurabile valore culturale.

E se la prossima volta fossi tu a tenere la mano a qualcuno?

La tradizione non si conserva guardandola. Si conserva vivendola. Ogni persona che impara un passo, che entra per la prima volta in un cerchio, che sente sotto i piedi il ritmo di una musica antica di secoli, diventa automaticamente parte di una catena, un anello vivo tra chi è venuto prima e chi verrà dopo. Non serve essere sardi di nascita, non serve avere un costume nell’armadio o un nonno che ballava in piazza. Serve il desiderio di volerne far parte vivendola. di imparare, e il coraggio di prendere la mano che ti viene tesa.

È esattamente da questa convinzione che nascono i miei corsi di ballo sardo e gli stage: non come esercizio nostalgico, non come attrazione folkloristica, ma come occasione concreta di partecipare a qualcosa che esiste da millenni e che ha bisogno, oggi più che mai, di persone disposte a portarlo avanti. Dentro un cerchio non ci sono spettatori. Ci sei tu, c’è chi ti sta accanto, e c’è tutto quello che insieme decidete di non lasciare andare, di tenere vivo.

Le parole però possono arrivare fino a un certo punto, Una tradizione, sopratutto quella dei balli sardi, non si tramanda leggendola, ma vivendola. Il cerchio è aperto. Se senti che è il momento di fare il primo passo, i prossimi corsi e stage di ballo sardo sono il posto giusto dove farlo, e scegliere di esserci significa scegliere di essere parte di qualcosa che ci sopravvivrà.

Che legame hanno i balli sardi col territorio?

Che legame hanno i balli sardi col territorio?

Questa domanda mi è stata fatta da un lettore che per sua definizione è un ricercatore etnografico. Potrei rispondere citando molte fonti che si trovano facilmente in rete, ma in questo caso desidero condividere il mio punto di vista.

Per come la vedo io, oggi il legame dei balli sardi col territorio è di natura “tradizionale” ossia, è qualcosa che è stato tramandato di generazione in generazione. I balli sardi devono avere avuto un profondo valore e importanza in antichità dal momento che hanno attraversato secoli di storia arrivando fino ai nostri giorni praticamente immutati.

Allora si danzava per propiziare iniziative di qualsiasi sorta come un sodalizio tra commercianti, un matrimonio, una nascita ecc… o per ottenere buoni raccolti e prosperità nel proprio lavoro. L’atmosfera che si creava stando insieme in allegria e armonia, predisponeva a frequenze benefiche che facevano andare bene le cose. I Sardi antichi applicavano quella che oggi è definita la “Legge di Risonanza” secondo cui, emozioni positive attraggono situazioni positive. In pochi sanno che il potere simbolico di qualcosa, in questo caso del ballo sardo, si attiva con la consapevolezza.

Io credo, anzi tutti siamo sappiamo, che in passato si dava un altro valore alle cose, si dava VERO valore. Ogni cosa si otteneva a prezzo di fatica, dedizione e costanza e l’auspicio della riuscita era un augurio sincero. Era con questi sentimenti che ci si riuniva e con questi sentimenti si influenzava la danza, la musica, il canto…

Oggi è diverso!

Come ho detto sopra, oggi si balla per tradizione senza sapere quali valori questa tradizione custodisce in sé. Il modernismo ha cambiato le nostre vite e si dà un altro valore alle cose. La vita frenetica e le distrazioni, hanno pian piano allontanato la consapevolezza e il bisogno di avere cura dell’aspetto spirituale della vita. Balliamo per divertici, balliamo per moda… ma in questo divertimento quali sentimenti o auspici portiamo? Con quali vibrazioni influenziamo le nostre danze? Ecco perché ho affermato all’inizio di questo articolo che il legame col territorio è di natura tradizionale.

Di certo il ballo sardo afferma e conferma la nostra appartenenza e il legame con la nostra terra. Le danze, la musica e il canto hanno sempre il potere di riunire una comunità, lo si nota in modo particolare in occasione di festa. Quando ci riuniamo per ballare condividiamo il piacere di stare insieme, e per tutta la durata della festa percepiamo di far parte di qualcosa che, anche se non riusciamo a definire, ci fa sentire bene.

E lontano da casa?

I balli sardi sono il legame con la nostra terra anche quando siamo lontani da casa. Nella penisola italica, come in tutto il mondo, i Sardi creano associazioni culturali dedicate alla Sardegna, allo scopo di affermare il senso di appartenenza al proprio popolo proponendone la cultura e le tradizioni tra cui, e sopra tutto, il ballo sardo.

Dulcis in fundo…

Dulcis in fundo, secondo me, i balli sardi non hanno un legame col nostro territorio, SONO il legame col nostro territorio, ci identificano come popolo, come d’altronde tutte le nostre tradizioni, sia che ne conosciamo la storia oppure no.

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Marielene e il ballo sardo

Marielene e il ballo sardo

Nella Sardegna di una volta la fanciullezza veniva investita presto della responsabilità del lavoro. I bimbi facevano le prime esperienze nella campagna, per aiutare nei campi o pascere le greggi. Le bimbe invece imparavano a diventare brave massaie aiutando in casa.

Così, tra i doveri in famiglia e la scuola, il tempo passava e i bimbi diventavano giovani uomini e donne in età di matrimonio. Ed ecco che altri impegni e altre responsabilità incalzavano e rubavano tempo ai sogni o ai desideri.

Questa è anche la storia di Marielene, che proprio a causa degli impegni quotidiani che fin dalla più tenera età si era trovata suo malgrado costretta ad adempiere, era arrivata alla mezza età senza aver mai potuto dedicare il tempo necessario a realizzare il suo desiderio: imparare a ballare le danze della sua terra, per l’appunto la Sardegna.

Ogni occasione è buona

Marielene aveva cercato di imparare approffittando di tutte le occasioni che si presentavano alle feste di paese, dove musica e balli erano parte integrante dell’evento.
Qualche passo era anche riuscita ad ingranarlo, trascinata dall’entusiasmo e dagli altri ballerini, ma non era mai andata oltre. Questo la faceva soffrire.

Tutto sembrava facile vedendo gli altri ballare, ma a lei non riusciva facile per niente, e arrivò perfino a pensare che, nonostante la passione probabilmente non era portata per la danza!

Come se volessero mettere il “carico da undici”, le circostanze della vita la portarono ad espatriare dalla sua bella Sardegna, e così vennero meno anche le opportunità delle feste. Addio musica e balli e la possibilità, anche se remota, di imparare a ballare.
Il suo desiderio sembrava proprio destinato a rimanere custodito in un angolo del suo cuore.

Cogliere l’attimo

Tutti prima o poi facciamo l’esperienza di pensare che, sopratutto per le cose a cui teniamo in modo particolare, non ci sia niente da fare, e con rassegnazione tendiamo a metterci una pietra sopra. Ma la vita non si stanca mai di darci lezioni. O almeno ci prova…

Un pomeriggio, uno dei tanti, dopo aver riassettato la cucina, Marielene si sedette sulla sua poltrona preferita per riposare un pò e approffittare per fare una capatina sui social.
Iniziò a scorrere senza troppo interesse i post. L’estate era agli sgoccioli e tutti pian piano tornavano alla vita lavorativa o alla normalità post vacanze. Tutti pubblicavano scorci delle loro giornate, chi con nostalgia del dolce far niente, chi con l’entusiasmo di chi, ricaricatosi di nuova energia tornava al lavoro quasi con piacere.

Tra scollare e leggere notizie più o meno interessanti, a un certo punto un post particolare attirò la sua attenzione…

Questo era un treno che non avrebbe perso! Non ebbe bisogno di pensarci su!
Era arrivato il momento di perseguire concretamente il suo sogno.
Colse l’attimo, e pochi minuti dopo era iscritta al suo corso di danze sarde popolari.

Inizia l’avventura

Le prime lezioni furono, come dire… caotiche, un pò perché per i principianti tutto era novità, un pò perchè ci si voleva conoscere tra compagni di corso e fare amicizia.
Furono comunque determinanti per inquadrare il metodo di insegnamento ed entrare nell’ottica giusta della lezione. L’atmosfera allegra e rumorosa era l’espressione dell’entusiasmo dei partecipanti e contribuì a far sentire tutti a proprio agio.

Ma il meglio doveva ancora arrivare.

Sebbene le lezioni durassero più meno un ora e mezza, per Marielene e i suoi compagni erano sempre troppo corte, e le settimane tra un appuntamento e l’altro, sempre più lunghe!
Marielene copriva questo gap ripassando a casa la lezione. Si rese subito conto che esercitarsi da sola l’aiutava a mantenere il filo tra una lezione e l’altra, e imparare nuove cose diventava via via sempre più facile.

Il piacere di doversi ricredere

Dopo solo qualche mese Marielene e i suoi compagni di corso furono in grado eseguire in modo quasi impeccabile, le principali danze popolari della Sardegna.
Si erano impegnati tutti con serietà e determinazione, seguendo coscienziosamente i consigli dell’insegnante. Per questo motivo la loro crescita fu costante e i risultati arrivarono prima di quanto essi stessi si aspettassero.

Tra i partecipanti al corso Marielene fu quella che più di tutti sentiva la gratificazione di saper ballare. Dovette ricredersi, con molta soddisfazione per altro, dall’idea sbagliata di non essere portata per la danza. Aveva solo bisogno che qualcuno competente le spiegasse cosa fare e come farlo.

Lei da parte sua ce l’aveva messa tutta. Aveva vinto il primo round, le principali danze popolari.
Ma la tradizione sarda è ricchissima di danze e lei aveva deciso che le avrebbe imparate tutte.

La più grande soddisfazione

Ci sono moltissime comunità dei sardi sparse per la penisola italica (anche all’estero). Il loro punto di riferimento sono i “Circoli”, nati allo scopo di preserevare, proporre e far sentire un pò meno la nostalgia di casa a chi come Marielene vive fuori dall’Isola.

Con appuntamenti annuali questi Circoli organizzano eventi di tre, talvolta anche quattro giorni, che ospitano l’artigianato, la cucina, la musica Sarda. C’è sempre una grande affluenza di gente tra sardi e nativi del posto.

Marielene non ha mai perso un appuntamento! Tutti gli anni partecipa con entusiasmo a queste manifestazioni della tradizione sarda, ma questa volta l’occasione è più speciale che mai, perchè ora sa ballare, e non ha più bisogno di raccomandarsi alla gentilezza di qualche anima buona che la guidi nelle danze. Ora può definirsi una vera ballerina di ballo sardo, star indiscussa del suo sogno.

L’avventura per Marielene continua.

E tu? A che punto della storia di Marielene ti trovi? Pensi anche tu di non essere portato o portata per la danze sarde? Come Marielene coglierai l’attimo?

Su ballu tundu, la tradizione che custodisce un grande potere.

Su ballu tundu, la tradizione che custodisce un grande potere.

Su ballu tundu, grazie anche ai gruppi folk, oggi è conosciuto pressochè in tutto il mondo.

Molto apprezzato, ammirato, amato e ballato da una moltitudine di sardi e appassionati di danze popolari, questa tradizione è arrivata fino ai nostri giorni quasi intatta.

In origine infatti questa danza , era ballata in cerchio, con i ballerini rivolti verso l’interno. Non si ballava per intrattenere un pubblico, e finchè non c’è stata questa “esigenza” la danza si svolgeva dall’inizio alla fine in forma circolare.

E’ risaputo che su ballu tundu, detto anche ballo sardo, ha origini molto più antiche di quanto non ricordino i nostri i quasi centenari sardi che raccontano de “su ballu in pratza e chresia” , il ballo nella piazza della chiesa alla fine della messa.

Eh si! Questa usanza de su ballu tundu ha resistito perfino al divieto del Sinodo di Torres (1552) che ha tentato di vietare le danze popolari considerandole attività “disoneste”.

Il Sinodo di Cagliari ( 1778) le considerava addirittura un pretesto che poteva condurre al peccato! A pagina 186 del Sinodus Diocesana Ampuriensis , Cagliari 1778, si legge:

“Si ordina sopratutto in occasione delle feste celebrate principalmente in piccoli santuari campestri, di non far giochi, di non condurre danze e altre cose di altro genere dalle quali sogliono derivare occasioni di scandali; si allontani ogni pretesto che possa condurre al peccato”.

Confesso che leggere questo ha suscitato in me un sentimento di indignazione!
Che regola aberrante!

Fortunatamente questi divieti devono avere avuto poca influenza a quei tempi sul popolo dal momento che dopo poco più di un secolo il Sinodo di Cagliari 1886 ancora ordinava:

… sopratutto durante i giorni di festa di astenersi dalle rappresentazioni teatrali e dalle danze
(Acta Concilii Provincialis Calaritani, Cagliari, 1886 – pag 27)

Perchè la chiesa detestava tanto le danze popolari?

La danza era lo strumento con cui l’uomo dava vita ai simboli che rappresentavano le divinità.

Il cerchio per esempio è il simbolo del Principio Creatore, quello che nella mitologia è il Grande Essere dell’Inizio.

Il cerchio è anche considerato il luogo sacro dove si concentrano tutte le energie materiali e spirituali.

Il corpo umano è considerato il tempio dell’anima. Quando i danzatori formano un cerchio tenendosi per mano, danzando creano un tempio in movimento, un vero e proprio tempio vivente che dà vita agli antichi simboli e che si dissolve alla fine della danza. (fonte)

Probabilmente la Chiesa vedeva in questo strumento di espressione popolare un ostacolo all’asservimento del popolo al cristianesimo.

Il segreto nascosto delle danze popolari

Visto il fallimento del divieto ecclesiastico alle danze, è chiaro che il legame dell’uomo con le divinità della creazione è nettamente più forte.

Le danze erano collegate con i cicli della natura e celebravano il cambio delle stagioni.
Con le danze si propiziavano le attività della comunità come la semina, il raccolto, la vendemmia, le nozze e la venuta al mondo di una nuova vita.

Sebbene la maggior parte delle persone non ne sia consapevole, la danza conserva comunque ancora oggi il suo potere propiziatorio e di connessione col nostro divino e con le divinità della natura.

La danza, sopratutto quella in cerchio è anche simbolo di comunione tra individui, è un attività necessaria alla salute sociale in quanto promuove buoni rapporti tra i membri della comunità.

Dove si sta insieme in connessione e armonia si consolidano nuove amicizie, nascono nuove unioni, si creano opportunità di collaborazione anche in ambito lavorativo.

Forse per questo il popolo sardo, che ha conservato viva più che mai la tradizione de su ballu tundu, probabilmente protetto dalla situazione geografica, è famoso per essere generoso e ospitale. E’ potuto rimanere in contatto con la propria terra indisturbato nelle sue tradizioni isolane.

L’importanza di perpetuare le tradizioni

Le tradizioni sono l’ingrediente fondamentale che definisce l’identità di un popolo.

Purtroppo il modernismo ha fatto si che la conoscenza sulle origini di usi e costumi che oggi sono proposti come semplice folklore, sia venuta meno e si danza per fugace divertimento.

Sta a chi insegna portare a conoscenza dei propri discènti il valore e il potere di una tradizione, sopratutto per quanto riguarda la danza. Probabilmente nella maggior parte dei casi ci si andrà a scontrare contro la noncuranza di individui disinteressati a questi aspetti.

In questo caso dovremmo ricordare che “non si fa di tutta l’erba un fascio”:
Un buon insegnamento completo di teoria, pratica e storia, può dividere il grano dalla pula.

Ora, viste le origini di questa danza, su ballu tundu va ballato con la consapevolezza del potere che racchiude. Ricordalo se ti capiterà la fortunata occasione di ballarlo!

Ti auguro buona vita e ti dò appuntamento al prossimo articolo.







Il Ballo Sardo… facile o difficile da ballare?

Il Ballo Sardo… facile o difficile da ballare?

Il ballo sardo è una tradizione popolare tramandata da tempi antichissimi e attualmente ancora molto sentita e praticata in Sardegna.

Per un nativo dell’Isola imparare a ballare le danze tradizionali è come imparare a camminare.

I primi passi di danza li impara fin da piccolo e man mano che cresce perfeziona e interiorizza fino al punto che danzare diventa parte della sua natura.

Questo però non vuol dire che chi non ha potuto imparare a ballare fin’ora, non possa farlo adesso! Ci mancherebbe altro!

Quindi, fermo restando che è comunque importante quanto necessario conoscere alcuni aspetti fondamentali di come sono strutturate le figure del ballo sardo, col giusto metodo e col dovuto impegno ed esercizio è assolutamente possibile imparare.

Danze popolari e danze folk

Qui c’è da fare una distinzione.
Le danze folk si differenziano dalle danze popolari in quanto sono danze coreografate in cui ogni coppia di ballerini deve rispettare le figure coreografiche e i tempi stabiliti dalla coreografia.

Questo vuol dire che per ballare una determinata danza coreografata bisogna necessariamente far parte del gruppo folk a cui appartiene.

Diventa perciò indispensabile partecipare agli appuntamenti in cui il gruppo si riunisce per imparare e mantenersi in esercizio in vista delle esibizioni in pubblico.

La perfezione e il filing tra i componenti del corpo di ballo infatti, non sono qualità che si improvvisano su un palco al momento dell’esibizione. Sono piuttosto il risultato di costante impegno ed esercizio.

E’ giusto affermare che l’ammirazione che suscitano nel pubblico è quanto mai meritata.

Le danze popolari invece sono ballate dalla gente comune, e a parte le strutture di base non ci sono tempi e figure coreografiche da rispettare.
Tutte le danze sarde si possono ballare in cerchio chiuso, in cerchio aperto, in gruppi senza limite di numero di ballerini, o in coppia.

Sopratutto, le danze sarde possono essere ballate da persone di tutte le età anche se molto avanti con gli anni, come mostra l’immagine in cima a questo articolo.

Se può essere di incoraggiamento, sappi che ogni danza sarda è formata da una figura coreografica composta di pochi passi di cui si mantiene la struttura durante tutta la durata del ballo, indipendentemente dalla direzione in cui i ballerini decidano di andare, fermo restando naturalmente il senso orario della direzione di marcia.

Detto quanto sopra, direi che il modo migliore per entrare nella vera dimensione del ballo sardo è iniziare a conoscere le norme fondamentali.

Se il mondo delle danze sarde incontra il tuo interesse ti invito a seguirmi su questo blog.
Tratterò ogni aspetto del ballo sardo in modo approfondito.
A presto e buona vita.