Il Crimine dell’anno!

Il Crimine dell’anno!

Tra le tante disgrazie che stanno occorrendo in questi tempi bui, una ha sollevato oltre il solito limite, l’indignazione della popolazione umana.

Il rapimento di bambini!

Nessun dolore è più profondo di quello che prova una famiglia quando un figlio gli viene strappato via all’improvviso.
Il rapimento di un’anima innocente rappresenta una ferita innaturale, una violenza che strappa i legami sacri degli affetti e della famiglia e lascia nelle vittime cicatrici invisibili, e talvolta anche dolorosamente visibili e indelebili.
Il terrore, la solitudine e l’angoscia che piombano sul bambino rapito e sui familiari è un grido straziante e nello stesso tempo un affronto che la società non può e non ha nessuna intenzione di ignorare.
Ogni rapimento è una tragedia di vite spezzate, di infanzie rubate, di speranze infrante, è un’infamia che impone e pretende una risposta ferma e immediata da parte di tutti.

La vera faccia delle ISTITUZIONI

A rendere ancor più grave l’infamia del rapimento è la mano che ha agito. Forze dell’Ordine e Servizi Sociali!!! Ossia proprio quelle ISTITUZIONI che ci aspettiamo agiscano per il bene, la protezione e la sicurezza comune!
Chi ha deciso e perché,  il rapimento dei bambini dal loro padre e dalla loro madre?

Questi schiavi servi senza coscienza hanno avallato la loro azione mostrando documenti senza firma. Hanno avuto perfino l’ardire di identificarsi a video con COGNOME, NOME E GRADO.

Questo identificarsi dimostra non la legittimità e legalità ad agire ma un altro ulteriore arrogante affronto, ossia la certezza di essere “coperti” dai mandanti.

Cosa spinge questi schiavi servi senza coscienza a vessare il prossimo in modo così prepotente?

Che soddisfazione si può trarre da tali infami azioni?

Sono davvero convinti di passarla liscia?

Chi sono i mandanti che ordinano di rubare i bambini ai loro padri e alle loro madri?

Dove li portano? Cosa gli fanno?

A dispetto dei media collusi che tacciono sistematicamente, si sta facendo molto rumore in rete riguardo la piaga del rapimento per mano delle ISTITUZIONI, anche perché a dirla tutta, i bimbi rapiti, come per esempio nel caso di Harald e Nadia e di Nathan Trevillion, erano fantasticamente felici!
Accuditi con cura e con amore. In questi due casi come in moltissimi altri, non ci sono aberranti storie di maltrattamenti.

Quindi a questo punto della storia sorge il dubbio che queste ISTITUZIONI non siano state istituite per il bene comune, ma per farne la volontà di loschi individui per sconosciute (e forse no) ragioni. Queste ISTITUZIONI vanno votate all’estinzione!

Eppure potrebbe esserci anche un’altra ragione, meno conosciuta dalla massa, ma che lentamente e costantemente sta venendo alla luce.

la frode del nome legale

Non tutti sanno che il SISTEMA con l’inganno, ha fatto sì che alla nascita i nostri genitori ci cedessero allo STATO.  Si è appropriato della nostra vita creando di noi una copia cartacea e stabilendo un valore in denaro.

Nel momento esatto in cui un neonato viene registrato all’anagrafe diviene di fatto proprietà dello STATO.
Questo è un reato, anzi, direi a ragione “crimine”, ed è conosciuto come “la frode del nome legale”.
(a questo link una breve ma chiarissima spiegazione di barbara banco, assolutamente da ascoltare con attenzione)

Questo inganno è stato scoperto e oggi gli uomini possono riappropriarsi del proprio valore (tra l’altro impossibile da quantificare in valuta) e del diritto alla vita e alla libertà.
Quest’azione è conosciuta come” autodeterminazione”.

Naturalmente il SISTEMA tramite i suoi schiavi servi senza coscienza (un esempio è descritto sopra) oppone ogni ostacolo possibile per mantenerci in schiavitù. Infatti ogni schiavo che si libera dalle catene è un gruzzolone di milioni di euro o dollari in meno da poter reinvestire in spese di qualsiasi tipo di affare.

Inoltre, cosa ancor più grave dal punto di vista del SISTEMA, ogni schiavo che si rappropria della libertà, è un esempio che potrebbe, se diventa consuetudine, far crollare questa infame schiavitù mondiale.

I bambini sono il valore/valuta, da non perdere, perché a differenza degli adulti non sanno di essere schiavi e di potersi liberare autodeterminandosi.

Quindi il SISTEMA, con i rapimenti dei minori salvaguarda i SUOI interessi.

Messaggio e obiettivo del SISTEMA

Cosa vuole ottenere il SISTEMA con queste azioni? Personalmente mi vien da pensare che voglia:

  • punire il singolo per educare la massa; Chiunque voglia staccarsi dal SISTEMA e dal PENSIERO IMPOSTO viene punito a monito per chi volesse seguirne l’esempio. (esempio dei bambini rapiti alle famiglie che vivono fuori città)
  • tenere al sicuro il valore/valuta/merce umana; chi si autodetermina è una perdita in denaro per il SISTEMA, perciò rapiscono i bambini prima che i genitori li proteggano con l’autodeterminazione, ma a quanto pare anche in quel caso se ne appropriano!
  • radunare le persone nelle città per poterle controllare completamente.
  • con la menzogna espropriare case e terreni per poter installare indisturbati campi eolici e fotovoltaici per produrre energia per l’IA. La Sardegna è un tragico esempio
  • incaprettare la specie umana riducendola al minimo indispensabile per sostituirla con le macchine, lo afferma LARRY FINK.

Dici che sono fissazioni mentali? Me lo auguro di cuore!

lo strumento e il problema siamo noi!

Non credo che si possa cancellare con un colpo di spugna questo CANCRO MONDIALE pilotato da entità non di origine umana e supportato da schiavi servi senza coscienza di cui siamo circondati!

Credo che intanto dobbiamo guardarci intorno, tra noi gente comune, e scegliere con cura chi frequentare e da chi guardarsi, perché sono proprio gli uomini lo strumento di cui si serve il SISTEMA per schiavizzarci!

C’è molto da dire sulla situazione attuale, e ogni disgrazia provocata a danno della razza umana è collegata a questo crimine.

Se vuoi saperne di più sull’argomento, ho trovato molto interessante ed esaustivo di spiegazioni il sito Noi è Io Sono

Altri video interessanti che fanno luce sull’inganno del SISTEMA e come salvaguardarsi:

Specchio Riflesso” e “Non sono favole” tanto per iniziare ad aprire gli occhi.

Cosa possiamo fare?

Siamo in gran numero a detestare questo SISTEMA marcio.
Forse non possiamo eliminarlo del tutto, ma se ognuno di noi che aborre questi comportamenti e azioni criminali nega il consenso agendo di volta in volta con consapevolezza e polso fermo, con sani principi e virtù propri dell’homo vivo, contribuirà costruttivamente a DARGLI una fragorosa frenata.

Il nostro “no” deve diventare consuetudine e di conseguenza Legge. E’ arrivato il momento di fare appello e applicare la legge naturale e le leggi sui diritti umani. Infatti, anche se vengono sempre applicate altre leggi/regole capestro, la legge naturale e la legge sui diritti umani sono ancora e più che mai in vigore. Che ognuno faccia la propria parte.

Il ballo sardo, un antica usanza quotidiana

Il ballo sardo, un antica usanza quotidiana

Mi è capitato spesso di trovarmi a delle feste sarde, dove tra le proposte di artigianato e prodotti locali, a fine giornata il pubblico viene intrattenuto con uno spettacolo di ballo sardo.

I gruppi folcloristici sono davvero molto belli da vedere.

Bellissimi e variopinti abiti tradizionali, indossati con fierezza ed eleganza, da ballerini, perfettamente sincronizzati che ipnotizzano lo spettatore per tutto il tempo del ballo.

La maestria dei musicisti che danno il ritmo alla magia del ballo sardo, anch’essi rigorosamente in abito tradizionale.

Tutto è sempre perfetto! Non so se dipende dal fatto che sono sarda e amo profondamene la mia terra, ma ogni volta rimango estasiata, e mi lascio andare anche solo per pochi minuti all’immaginazione che mi proietta nella sardegna antica, dove sono nate queste splendide tradizioni, così profondamente radicate che resistono perfino a questi tempi moderni, che con le loro mode vorrebbero annientarle.

Lo svago nella Sardegna di una volta

Il ballo sardo in passato,  ha sempre accompagnato la vita della comunità.
Ci si riuniva in musica e balli per propiziare i raccolti, o nuove attività della famiglia o della comunità, e anche alla fine di una raccolta, di una vendemmia, o di qualsiasi lavoro.

Non si aspettavano necessariamente i giorni di festa per dilettarsi con canti a tenore e ballos tundos.

Che usanza preziosa! Continuo a immaginare come poteva essere la vita nell’antica Sardegna …
Sicuramente era più faticosa rispetto ai nostri tempi.

Allora si lavorava nei campi senza le comodità delle macchine agricole.
I pastori dopo una giornata a “pastorigare” (condurre le pecore al pascolo) dovevano mungere e preparare ricotta e formaggi, sia per la provvista familiare sia per la vendita.

Le donne badavano alla casa e ai figli e preparavano il pane, lavavano i panni a mano e dovevano andare alla fonte per prendere l’acqua. Allora le massaie non avevano il lavoro alleggerito dagli elettrodomestici oggi comuni in tutte le case.

Questa quotidianità era comune a tutte le donne ed era occasione per stare insieme quando preparavano il pane, si scambiavano buone nuove o cattive nuove mentre lavavano i panni al fiume o al lavatoio, oppure facevano la strada insieme con le brocche sulla testa fino alla fonte per prendere l’acqua.

A quei tempi, dopo una faticosa giornata il momento di svago era sicuramente consumare il pasto serale insieme a parenti e amici e tra una “tassichedda de filu e ferru o vinu nigheddu” cantare a “birombae” accompagnati da un organetto o da una trunfa, o anche da una chitarra, e ballare a “ballu tundu tottus impari alligros e cuntentos”.

Oggi è diverso!

Anche oggi si sta insieme agli amici e ai parenti, si fa vita di società, e si frequentano locali dove si canta e si balla. Temo però che tutto questo non abbia lo stesso sapore di allora.

Oggi siamo intrappolati in una vita troppo frenetica e piena di cose inutili che ci rubano tempo. Abbiamo perso per strada la consapevolezza di ciò che è davvero importante e la saggezza dei valori.

A volte sento che questo modernismo mi sta stretto e mi sfianca con le sue pretese che mi obbligano a “stare al passo” e mi chiedo se io non sia nata nell’epoca sbagliata … !?

Chissà se sono la sola a sentire questa “nostalgia” dei tempi antichi ed è per questo che del ballo e del canto sardo ne ho fatto una professione!?

Titoli professionali… maschile o femminile?

Titoli professionali… maschile o femminile?

Il titolo professionale corretto taglia la testa alla discriminazione.

Ho letto in rete dei post che volevano focalizzare l’attenzione sul fatto che le donne vengono discriminate nell’uso dei titoli professionali, e supportavano come l’esempio dell’immagine qui sopra, la forma grammaticale femminile di questi titoli appunto.

A mio parere, se proprio vogliamo metterla sul piano dei diritti, specificare la forma femminile di un termine potrebbe invece sottolineare in modo distorto una “differenza di importanza del ruolo professionale” tra le due identità.

Io credo che l’eleganza di una lingua così come il prestigio di un titolo professionale, niente ha a che vedere con la parità dei sessi.

Uomini e donne sono di pari importanza nei ruoli che occupano e hanno gli stessi diritti di scelta della professione verso la quale sono più inclini.

Entrambi possono essere dentisti, avvocati, sindaci, per citare alcune professioni i cui titoli sono stati “sfregiati” dall’uso improprio, al fine secondo me, di sporcare la bella lingua italiana, per farla scomparire.

Strategia manipolativa.

Anche questa è una strategia adottata per “annacquare” l’identità di un popolo. La lingua di un popolo fa parte di quegli ingredienti essenziali a contraddistinguerlo dagli altri popoli. Parlare la propria lingua fa si che l’individuo avverta profondamente il senso di appartenza alle sue origini.

La lingua di un popolo è un valore forgiato nel tempo. E’ qualcosa di prezioso da salvaguardare.

Per come la vedo io, la lingua italiana è una lingua elegante, espressiva, ricca. E al di fuori di chi parla nel gergo del proprio paese o città di residenza, chi parla in italiano ha il dovere di parlare in modo corretto. Il che esula dal contesto che vuole ostentare una violazione di “diritti di parità” che non sussiste.

Un uomo che si laurea in giurisprudenza diventa avvocato.
Una donna che si laurea in giurisprudenza diventa avvocato.

Un uomo che si laurea in odontoiatria diventa odontoiatra.
Una donna che si laurea in odontoiatria diventa odontoiatra.

Un uomo che vince le elezioni al paese diventa sindaco.
Una donna che vince le elezioni al paese diventa sindaco.

Così come nel caso di laurea in medicina anche la donna è “medico” e non “medica” o “medichessa”.

Oppure nel caso che una donna prenda un dottorato, sarà “dottore” o “dottoressa” ma mai di certo “dottora”!

“Avvocata”, “odontoiatro”, “sindaca”, “medichessa”, “dottora” … sono termini scorretti e stonati nella nostra bella ed elegante lingua italiana. E’ gravissimo che i “professionisti” della comunicazione che dovrebbero usare un linguaggio irreprensibilmente corretto, trasmettano quotidiamente queste storpiature attraverso i media.

Questa è la stessa strategia che usa la pubblicità per fissare nella mente delle persone determinati prodotti commerciali per spingerle inconsciamente all’acquisto. Questi sedicenti professionisti abituano l’orecchio delle persone, ormai disabituate a riflettere su ciò che ascoltano, a questi “stridori” indecenti. E si sa che l’abitudine fa diventare normale, buono o giusto, anche ciò che è anormale, cattivo e sbagliato.

Una generazione senza storia non ha passato nè futuro
Robert Anson Eeinlein

Abbiamo un preciso dovere nei confronti della nostra evoluzione e crescita culturale e personale. Aprire un libro di grammatica.

Meglio se di almeno dieci anni fa, dal momento che anche alcuni tra i più famosi vocabolari attualmente in commercio accolgono tra le loro pagine questi pietosi termini.

E dopo averlo aperto studiare con cognizione di causa

Un’altra moda linguistica da correggere.

Un’altra stortura che va tanto di moda, perchè di questo si tratta, è il modo si esporre un azione che si è in procinto di compiere. La troviamo in molti video tutorial di qualsiasi genere e naturalmente nelle trasmissioni TV.

La costruzione grammaticale incriminata è questa: (esempio) in un tutorial di cucina, il cuoco deve togliere la pietanza dalla pentola in cui sta cuocendo per metterla sul piatto di portata e dice: “… bene! la carne è cotta al punto giusto, la vado a prendere e la vado a mettere sul piatto di portata …” !!!

Alle mie orecchie è come il gesso che scricchiola sulla lavagna!!!
Chi diavolo ha messo in giro questo modo di esprimere un azione!? Qualcuno lo arresti con tutti quelli che dicono “avvocata ” e “sindaca”!!!
Nel caso tu non abbia mai fatto caso a questo e te lo stessi chiedendo, il modo corretto di esprimere l’azione dell’esempio, e questo: “Prendo la pietanza dalla pentola e la metto sul piatto di portata”, o al massimo ” vado a metterla” e non “la vado a mettere” !!!

Dobbiamo sempre ricordare che verità e correttezza non sono scontate solo perchè proposte dai media, dai libri, dai quotidiani, e perfino purtroppo dai vocabolari come nel caso di “avvocata” e “sindaca”.

Chi prende sotto gamba questo aspetto allarmante che ha tanto il sapore di una pericolosa moda, non ha capito che è destinato ad essere scollegato dalle sue origini.

Come una generazione senza storia non ha passato nè futuro, così non ha futuro neanche una generazione senza lingua.

Buona vita e buon studio.

Ciò che è giusto… come stabilirlo?

Ciò che è giusto… come stabilirlo?

Ammesso che siamo interessati a ciò che è giusto, come facciamo a stabilire se ciò che riteniamo giusto sia effettivamente … giusto?

Ci sono regole e Leggi, dirai.

Ma le regole e le leggi possono davvero racchiudere tutto lo scibile umano?

Le regole sono norme che appunto “regolano” il comportamento sociale al fine di promuovere ordine e armonia nella comunità.
Sono utili sopratutto nel caso in cui un individuo tenti di venir meno ai propri doveri nei confronti del prossimo o voglia approffittarsene indebitamente.

Questo tipo di individui sono detti: opportunisti. Essi meritano senza ombra di dubbio di essere assoggettati alle regole e obbligati a rispettarle.

Ma cosa ne è del diritto di fare quello che ci pare?

Qualcuno potrebbe azzardare il concetto di “libero arbitrio” . Tutti hanno diritto di agire in piena libertà e fare ciò che gli pare come gli pare, compreso essere opportunista.

E’ vero. E il libero arbitrio, la libertà individuale di scelta e di azione, sono sacrosanti.
Nasciamo già liberi. E nessuno, anche se osa farlo, ha il diritto o l’autorità di privarci della nostra libertà.

E’ semplicemente impossibile, perché il libero arbitrio è parte di noi come il nostro sangue, la nostra pelle, il soffio vitale che ci anima.

Chiunque tenti di privare qualcuno della propria libertà, lo sta di fatto violando, danneggiando, uccidendolo, commette reato e merita di essere fermato e punito.

Nessuno che privi qualcuno della propria libertà e dei propri diritti, ha diritto di reclamare a sua volta libertà e diritti.

Il diritto di fare quello che ci pare però, implica il rispetto dei diritti altrui, quando legittimi.

Di certo una persona moralmente sana giammai vorrà rispettare il (non) diritto altrui di depredare qualcuno di un suo bene o un suo diritto, o di approffittarsi indebitamente della sua buona fede o della sua onestà.

Allora sì, in caso di mancanza di rispetto, regole e Leggi sono utili e vanno osservate.


CI SONO REGOLE E REGOLE

Le regole sulla strada (per esempio)

Alcune regole vanno assolutamente rispettate al fine di contribuire alla sicurezza propria e altrui. Per esempio le regole sulla strada.

Si viaggia con l’auto sulla corsia di destra.
I pedoni attraversano sulle striscie che sono debitamente evidenziate dalla segnaletica verticale.
Ci si ferma col semaforo rosso e ci si avvia col semaforo verde.
Si lascia il passo all’ambulanza con la sirena accesa.
Si da la precedenza al parcheggio all’auto che sta nella carregiata del posto libero
ecc. ecc.

Chiunque capisce che queste regole sono assolutamente da rispettare, poichè violarle vorrebbe dire mettere a repentaglio la propria vita e quella altrui.

Regole morali

Poi ci sono le regole morali, quelle che si potrebbe scegliere di rispettare oppure no.

Il risultato di una scelta in questo caso potrebbe anche esulare da un azione in termini di Legge, ma potrebbe riflettersi in positivo o negativo sia sulla persona che fa la scelta che su altre persone coinvolte.

Per esempio le regole morali sono quelle che interessano i rapporti di amicizia.
I rapporti di lavoro.
Il rispetto della fila all’ufficio postale.

Evitare di pettegolare a danno di qualcuno è un importantissima regola morale che oltre che dare un infima immagine di chi la viola, danneggia la reputazione di colui a cui sono indirizzati i pettegolezzi, spesso infondati quanto invece ingigantiti dal passaparola.

Mantenere la parola data è un’altra regola morale che determina l’affidabilità e quindi la reputazione di una persona.

I contesti in cui si applicano le regole morali sono infiniti e quotidiani.


Le regole sono comunque solo linee guida

Le regole vanno applicate e rispettate giudiziosamente applicando quello che viene definito “buon senso”.

Una regola non è giusta solo perché è tale. E non va rispettata solo perchè è una regola.

Un esempio che potrebbe rendere l’idea.
E’ noto che il furto è un reato punibile penalmente. Quindi di regola non si ruba.

Mettiamo che un uomo venga sorpreso mentre ruba una pecora da un ovile.
La legge vuole che il ladro sia condannato e come recita l’articolo 624 del Codice Penale punito con una multa che va dai 154 € ai 516 € e con reclusione da sei mesi a tre anni.

In seguito alle dovute indagini si appura che l’uomo ha perso il lavoro, e nonostante gli sforzi è stato impossibile per lui fino a quel momento trovare anche solo uno straccio di impiego. Chiedere aiuto gli ha fatto prendere atto di poter contare solo su se stesso.

I risparmi messi da parte in tempi migliori servono per pagare l’affitto in modo da garantire momentaneamente un tetto alla famiglia. Ma mancano i soldi per la spesa.

Il poveretto ha “rubato” per sfamare moglie e figli.

Se la Legge e il senso di giustizia condanna il furto, di contro però, se proprio non riusciamo ad arrivarci col nostro senso umano,

la Dichiarazione Universale sui Diritti Umani, anche conosciuta come DUDU, recita:

Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la
salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare
riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, e alle cure
mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in
caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in
altro caso di perdita di mezzi di sussistenza per circostanze
indipendenti dalla sua volontà.

In coscienza, in un caso come questo quale regola credi che sia giusto applicare?
Io personalmente sono certa e ferma sulla risposta e su CHI ricade la responsabilità di una situazione inaccettabile in un epoca che vanta benessere e progresso.

Lo scopo di regole e Leggi

Regole e Leggi sono state promulgate per garantire sicurezza, benessere e diritti alla persona umana, e per proteggere i più deboli dai malvagi.

Dove regole e leggi sono promulgate per asservire la popolazione, c’è da chiedersi da chi vengano, trovare gli autori, privarli di beni e libertà e punirli in modo esemplare a monito di chi pensa di poter fare altrettanto.

E necessario e urgente scongiurare una situazione che pare gli aguzzini del popolo vogliano creare nella nostra nazione e che prende a esempio quella infame che esiste in un paese martoriato dalla dittatura.

Qualsiasi iniziativa finalizzata alla protezione dei diritti dell’essere umano è supportata da Leggi apposite e tutt’ora in vigore. In assenza di Leggi o di negligenza nell’osservarle da parte delle Istituzioni, vige la Legge Universale cui nessuno può opporsi. E’ la Legge del popolo. E’ la Legge del giusto.

Questa Legge vuole ogni individuo libero, giusto, giudice, autorità.

Responsabilità personale

Sebbene molti lo ignorino volutamente, per meschino tornaconto personale, tutti abbiamo la responsabilità di condurre una vita moralmente corretta.

Corretta nei nostri confronti innanzi tutto e nei confronti degli altri di conseguenza.

Sia chiaro che questo concetto niente ha a che vedere con ciò che viene considerato “perbenismo”. Il perbenismo è la maschera che nasconde la pochezza di individui che hanno la pretesa di essere buoni, giusti, e sopratutto superiori a qualcun altro, mentre nella realtà sono incapaci di pensare ad altro che a se stessi.

Se tutti applicassimo il Princìpio della buona etica, e capissimo che ogni diritto è immancabilmente legato ad un dovere, la nostra sarebbe una società migliore.

Avremmo meno bisogno dell’interevento delle autorità costituite a salvaguardia di quei diritti che abbiamo visto talvolta esse stesse violare. E forse i “governazzi” avrebbero trovato un muro di granito ad impedirgli di prosperare sul popolo.

Come riconoscere il modo giusto di agire?

E’ semplice! Prima di applicare la regola si deve applicare il Princìpio.

Va sempre ricercato il motivo per cui una persona compie un furto, o dà un pugno in faccia a qualcuno. Si potrebbe arrivare a rubare per fame e per disperazione. Così come si potrebbe essere costretti a intervenire manescamente per difendersi o per difendere qualcuno dall’aggressione di un malintenzionato.

Giudicare per sentito dire è la scelta peggiore che si possa fare. Il modo giusto di agire è farci guidare dal nostro “sentire”.

Buona vita.